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sabato 31 ottobre 2009

Garlasco: recuperato dialogo in chat tra Alberto e Chiara

Stasi in chat: "Chiara, io butto le scarpe rosse"

Recuperato il dialogo tra i due fidanzati. Un’altra prova a favore dell’indagato


CLAUDIO BERSANI
Esce il ritratto di una giovane coppia affiatata che, come scrivono i periti Roberto Porta e Daniele Occhetti, rivela «elementi di significativa complicità e disinibizione anche a fronte di tematiche a sfondo erotico». Ma dalle chat recuperate dal computer di Chiara Poggi e relative al luglio 2007, quando lei era a casa e Alberto a Londra per una vacanza studio, spunta anche un altro elemento molto importante per la difesa, finora mai emerso: la conferma che il giovane avrebbe effettivamente gettato via, prima di rientrare in Italia, un paio di scarpe rosse, «forse marca Diesel». Alberto le aveva sempre ai piedi in quelle quattro settimane, come si ricava dalle foto, e non sono mai state trovate dagli inquirenti: non c’erano tra le sei paia sequestrate a casa sua. «Erano un paio vecchissime – spiegò nell’interrogatorio subito dopo il fermo – non mi ricordo più... rosse... le ho buttate a Londra... le ho lasciate nel cestino della camera». L’accusa sospetta invece che le abbia indossate per commettere il delitto e poi se ne sia liberato. L’ipotesi è la seguente: Alberto uccide Chiara con le scarpe rosse, poi le getta e qualche ora dopo, con altre scarpe ai piedi, un paio di Lacoste color bronzo, finge di trovarne il corpo ma non entra più in casa. Questo spiegherebbe perché non c’era la più piccola traccia di sangue sulle suole delle Lacoste. Invece quella chat sta a dimostrare che Alberto, anche su questo punto, non ha mentito. Il 19 luglio, alla vigilia del weekend in cui Chiara raggiungerà Alberto a Londra, nel loro dialogo a distanza via computer con Messenger i due fidanzati parlano di bagagli. Lei gli conferma che è passata a casa di lui a recuperare alcuni oggetti che deve portargli: un balsamo, uno specchietto, l'ultimo numero di una rivista militare, «Aeronautica e difesa».

E lui le chiede di tornare dai suoi a prendere anche qualcos’altro: «Volevo un altro paio di scarpe». «Ma dove le metto, ho solo un bagaglio a mano», protesta lei. Lui spiega: «Sono quelle rosse, ti ricordi? Sono un po’ vecchie e le lasciavo qui, così le finisco di usare». «Ma non le porti a casa? Le mettevi spesso. Non mi pare il caso di lasciare ai posteri un paio di scarpe». «Sì – spiega Alberto – ma si stanno rompendo. Fra un po’ le butterei lo stesso. Così non rovino quelle della Lacoste, che praticamente le ho su tutto il giorno e si stanno già un po’ sfracellando». Nelle chat i due fidanzati, tra battute scherzose, lamentele sul tempo («Piove ancora?») e sul pessimo cibo inglese, parlano a lungo di «qualcosina di intrigante» che Alberto intende portare a Chiara. Lei avverte: «Niente di porco, la tata è una ragazza per bene. Al sexy shop non so cosa puoi trovare di fine». Sull’argomento tornano pochi giorni prima del suo ritorno, quando Alberto ha comprato i «regalini sexy». Articoli come «un completino trasparente», un perizoma-reggicalze e «due gadgettini per entrambi», che lui le svela poco a poco in un malizioso gioco di indovinelli. Lei non si mostra affatto turbata o scandalizzata, ma anzi sembra decisamente gradire. E lui non perde occasione per farle complimenti: «Non tutte possono permettersi le mise che il tato compra alla tata». Poi ci sono i programmi per i giorni in cui saranno da soli a Garlasco, con le rispettive famiglie in ferie: «Mi fisso dalla tata – promette Alberto – ma i tuoi lo sanno che poi dormo da te?». «Sì – risponde lei – e sono contenti. Non vogliono che sto a casa da sola».

In un altro dialogo, al momento di salutarsi, lui per scacciare la nostalgia della distanza scrive: «Fra meno di 15 giorni ci vediamo e facciamo i piccioni per un mese intero». E lei fa progetti anche per quando, a fine mese, andranno cinque giorni da soli in Liguria: «Al mare sperimentiamo qualche giochino». In diversi passaggi delle conversazioni emerge, tra i due, anche una certa gelosia serpeggiante. Lei gli ripete più volte di «fare il bravo» e non guardare le altre ragazze del college, lui allude a «Filippo», un collega di lavoro di Chiara che le faceva un po’ la corte. Ma il tono è scherzoso e il congedo sempre uno scambio di «kiss», «smack», «tvtb».
la stampa 31 ottobre 2009

PEDOFILIA, RIGNANO: STRETTA FINALE



http://media.panorama.it/media/foto/2007/07/31/482ed79f5eb82_normal.jpg

UDIENZA PRELIMINARE A TIVOLI PIOGGIA DI ECCEZIONI DEGLI AVVOCATI: «LESO IL DIRITTO DI DIFESA DELLA MESTRE»
Stretta finale Pedofili alla Olga Rovere Due verità a confronto

il produttore televisivo Gianfranco Scancarello, e la bidella Cristina Lunerti. Sono loro, secondo il pm di Tivoli Marco Mansi, gli autori degli abusi sessuali consumati ai danni di 21 bambini dentro e fuori la scuola materna «Olga Rovere», a Rignano Flaminio. Ansie e paure. Una barbarie efferata. O solo una psicosi collettiva. Cosa è accaduto davvero a Rignano Flaminio, paese a una quarantina di chilometri da roma? Davvero 21 bambini sono stati abusati dalla maestre che dovevano invece proteggerli? O si è trattato, invece, di un panico incontrollato, una psicosi che ha investito un'intera cittadina, finendo per spaccarlo in due, tra innocentisti e colpevolisti, e arrivando a insinuare l'ansia del dubbio in ogni casa, in ogni famiglia? Due verità opposte. Entrambe atroci. Messe una accanto all'altra in un'aula di tribunale. Una prima risposta dovrà darla il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Tivoli, che dovrà pronunciarsi sui cinque indagati e decidere se rinviarli a giudizio o meno. È cominciata ieri l'udienza preliminare sul caso-Rignano. Le mamme dei bimbi erano tutte lì, in quell'aula del Tribunale di Tivoli. Degli indagati neppure l'ombra. Presento solo gli avvocati.

Un'udienza tecnica dedicata alla costituzione delle parti e a porte chiuse per tutelare i minori coinvolti. Il gup - intenzionato a procedere velocemente, concentrando al massimo l'udienza anche in considerazione dell'impatto mediatico - ha ammesso la costituzione di parte civile di 19 famiglie di bambini, tutti ex alunni della «Olga Rovere», che avrebbero subito molestie sessuali dagli indagati. Altre due famiglie hanno invece scelto di non costituirsi in giudizio. Sulle tante eccezioni sollevate dalla difese, invece, il gup si pronuncerà il prossimo 14 novembre. Tra le questioni preliminari c'è anche la nullità di richiesta di rinvio a giudizio per «genericità dell'imputazione». A sollevare l'eccezione l'avvocato Roberto Borgogno, difensore della maestra Patrizia Del Meglio e dell'autore tv Gianfranco Scancarello. Oltre alla nullità della richiesta di rinvio a giudizio, è stata sollecitata la violazione del diritto della difesa per la non ricezione di copia dei filmati relativi agli incontri tra i bambini e i periti, nonché l'inutilizzabilità e la nullità di tutti gli atti relativi all'«ispezione a quella che è stata definita "la casa degli orrori" perché effettuati senza un avvertimento tempestivo dei difensori e alla presenza di un consulente non psicologo».

Il gup sciolgerà la riserva nell'udienza del 14 novembre, quando dovrebbe aver luogo anche la requisitoria del pm Mansi. Il 15 gennaio sarà invece la volta degli interventi degli legali di parte civile, mentre il 22 toccherà agli avvocati delle difese. Per le parti civili le eccezioni presentate ieri, tuttavia, non dovrebbero costituire un impedimento al regolare svolgimento dell'udienza preliminare. «Riteniamo che le questioni tecniche sollevate dai difensori degli imputati siano assolutamente superabili da parte del giudice preliminare - hanno obiettato gli avvocati Antonio Cardamone e Franco Merlino - Attendiamo di confrontarci sull'enorme quantità di materiale di indagine prodotta dal pm e riteniamo non vi siano dubbi sulla sussistenza degli abusi». Anche l'avvocato Carlo Taormina, pure lui legale di alcune delle famiglie costituitesi parte civile, ha definito «pretestuose e infondate le eccezioni con le quali si è cercato di creare confusione nella testa del gup, che però non ha raccolto la provocazione». Secondo Taromina «è stato tentato di invalidare l'ispezione fatta al "casale degli orrori" con la presenza dei bambini e del consulente del pm, ma l'operazione è fallita. La signora Lunerti può stare tranquilla perché avrà il processo che merita».

Secondo Taormina, il quadro probatorio sarebbe molto chiaro: «La signora Lunerti è rientrata nel processo (il pm aveva chiesto l'archiviazione ma il gip ha disposto l'imputazione coatta, facendo decadere solo le posizioni di Assunta Pisani e del benzinaio cingalese Kelum Weramuni De Silva ndr) grazie a me. Su Rignano c'è stata un'ubriacatura mediatica favorita sia dal lavoro investigativo svolto malissimo dalla Procura e sia dalal Corte di Cassazione, che scarcerò tutti gli indagati. Nell'incidente probatorio dall'audizione dei bambini è uscito un dato incontrovertibile: per 13 o 14 su 19 è stata accertata la capacità a testimoniare. I bambini hanno individuato le persone e fatto i nomi delle maestre specificando gli abusi subìti. Non solo, nell'incidente probatorio è stata accertata la convergenza dei racconti dei bambini». Ma v'è di più.

Per Taormina sull'inchiesta sui casi di pedofilia a Rignano Flaminio ci sarebbero nuove pagine da scrivere. «Da circa un mese - ha spiegato l'avvocato di parte civile - il pm sta lavorando su una nuova pista: nell'inchiesta potrebbero rientrare personaggi già coinvolti e poi usciti di scena».

Le difese in ogni caso confidano nel non luogo a procedere, nella certezza di avere elementi sufficienti per convincere il gup a non celebrare il processo a non concedere il rinvio a giudizio. «È stata un'udienza prettamente tecnica, ma abbiamo rappresentato al giudice tutta una serie di carenze del capo di imputazione delle indagini preliminari che dimostrano l'assoluta inconsistenza dell'accusa nei confronti degli imputati. Fare una contestazione generica sotto il profilo del tempo e delle modalità del fatto contestato dimostra la debolezza, l'insussistenza e l'inconsistenza dell'accusa», hanno detto gli avvocati Roberto Borgogno e Francesca Coppi, difensori della maestra Del Meglio e del marito Scancarello.

il tempo 31 ottobre 2009

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