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giovedì 9 giugno 2011

Avetrana ,dialogo Cosima-Michele: tracce sul compressore (intercettazione)

Cinque tracce biologiche sono state trovate su uno dei due compressori sequestrati nel garage di Michele Misseri, dove la piccola Sarah Scazzi sarebbe stata uccisa. Gli uomini dei Ris di Roma che hanno isolato le tracce dovranno ora confrontale con i dna della vittima, dei Misseri e di Ivano Russo. La speranza è  di trovare qualche elemento utile a capire cosa si davvero accaduto il pomeriggio del 26 agosto.
Altri esami sui reperti sequestrati nel garage di via Deledda verranno condotti nei prossimi giorni. Intanto ieri sono stati ascoltati in Procura alcuni vicini di casa dei Misseri come persone informate sui fatti. Dagli interrogatori si è cercato di fare luce sugli orari di arrivo di Sara a casa degli zii e sugli spostamenti della famiglia Misseri prima e dopo la scomparsa della ragazzina.


Dialogo tratto dalle intercettazioni dei colloqui in carcere fra Michele Misseri e Cosima Serrano (contenunti nell'ultima ordinanza del Gip, a pagina 16):


MICHELE: Che cosa devono analizzare?


COSIMA: ...il compressore...il DNA...


MICHELE: Ah! Si', ma la' se non lo analizzano bene, bene non trovano niente...


COSIMA: Eh, ma se non lo sanno loro cosa devono fare...normale certe volte 


              lo trovano,pero'lo hai usato tante volte e non sappiamo se e' 

              rimasto niente...

MICHELE: Va beh..


COSIMA:   ...praticamente se la ragazza ha solo poggiato cosi' che cosa puo' risultare?


MICHELE: Non so.


COSIMA:   Poi sicuramente hai fatto di tutto per pulire pure...


MICHELE: No di pulir non l'ho pulito se l'ho preso...


COSIMA: Eh pero' se lo hai preso con le mani voglio dire...


MICHELE:  Se l'ho preso e'...


COSIMA: ...Se per le altre cose l'hai tenuta la furbizia...


Autore: wildgreta@blogspot.com

venerdì 27 marzo 2009

Prigioniera per 25 anni, un amico di famiglia:"Laura non sta bene di testa, siè inventata tutto".

Un'orribile storia di violenza sessuale e degrado. L'uomo è finito in manette assieme al figlio accusato di abusi sulle sue bimbe


Prigioniera in casa stuprata per 25 anni dal padre padrone

TORINO 27/03/2009 - Nonè facile guardare nell'abisso e non èsemplice riconoscere il male quando lo incontri. Lo sa bene quel perito del giudice che, 15 anni fa, visitò una ragazzina che denunciava lo zio per abusi sessuali. La giudicò non credibile, le accuse caddero e lei tornò in famiglia. All'incubo di un padre padrone che abusava di lei da quando era bambina.

Ha 34 anni oggi Laura - il nome è di fantasia - e da quando ne aveva 9 doveva soddisfare le voglie del padre padrone, Michele M., un ambulante di origine pugliese - secondo gli archivi delle cronache coinvolto con i figli in un giro di furti di rame, negli anni scorsi - di 61 anni che la considerava sua proprietà. Tanto da non farle terminare le scuole, da impedirle di vivere una vita normale fatta di amicizie e rapporti umani. No: per lei il mondo iniziava e finiva nella stanzetta senza energia elettrica della casa dove viveva con i genitori, nel cuore della Falchera. Violentata per anni, con il silenzio complice della madre e forse anche degli altri nove tra fratelli e sorelle. Una schiava del padre: quando di notte l'uomo aveva esigenze fisiologiche, era lei che doveva portargli il pappagallo e provvedere. Tra i M. si usa che il padre sc... con la prima figlia femmina?e' una"voce di famiglia" che si legge nell'ordinanza del pm.
Ora quest'uomoè in carcere, assieme al figlio Giuseppe di 41 anni. Condividono la stessa accusa. Entrambi hanno abusato di Laura. E Giuseppe anche delle sue quattro figlie.E' stato proprio il padre padrone a denunciare il figlio: perchè all'inizio di febbraio Lauraè scappata di casa, si è rifugiata dal fratello. Il padre ? andato a riprendersela e poi le ha fatto sporgere denuncia contro il fratello: Mi ha costretta a rapporti sessuali orali vicino al cimitero di Sassi recita la denuncia.

Partono le indagini della Procura, coordinate dai pm Pietro Forno e Paolo Scafi, e del commissariato Barriera Milano. Le intercettazioni telefoniche sono decisive: per una fortunata coincidenza - la cornetta rimane sollevata - una di queste si trasforma in "intercettazione ambientale". Gli investigatori sentono tutto, anche quello che ? chiaramente un rapporto sessuale di Giuseppe con una figlia. L?uomo abusa di tutte e quattro le sue figlie di 20, 12, 8 e 6 anni. Per lui scattano le manette. Ma l'incubo nonè finito.

Già, perchè Laura ha un segreto ancora piùpesante da svelare. Sono i 25 anni di incubo e schiavitù sessuale. Dalla quale si sarebbe salvata, se solo uno psichiatra avesse saputo riconoscere il male... Era il 1994: Laura era fuggita di casa e si era rifugiata da uno zio. Il padre se l'era riportata a casa e le aveva fatto sporgere denuncia per abusi sessuali contro il parente. Uno psichiatra incaricato dal giudice aveva incontrato Laura e l'aveva giudicata non credibile. Le accuse erano cadute, ma la ragazza era tornata in famiglia: ad altri 15 anni di prigionia e di umiliazioni sessuali. E il padre padrone non si limitava a lei: anni fa avrebbe abusato anche di una figlia del fratello, che aveva ospitato per qualche tempo. E si sospetta possa aver molestato anche le nipotine. Ora questi due uomini, assistiti dagli avvocati Antonio Foti e Antonio Genovese, sono rinchiusi in carcere con pesanti accuse. Le ragazze sono in comunità protette.

Se si bussa all'alloggio-prigione, la porta si apre solo per un attimo: una donna sui trent'anni, con l'aria stranita si fa sulla soglia. Subito dietro di lei giunge un'altra donna, che strilla "Cosa apri, handicappata?" e poi sbatte la porta in faccia ai cronisti. Un amico di famiglia, un romeno, blocca uno dei fratelli che vorrebbe scagliarsi contro il cronista e poi spiega: "Laura non sta bene di testa, siè inventata tutto".

Gli indagati incastrati dalle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte dalla magistratura



"Papà, vuoi togliere la mano? Sei un bastardo, devi smetterla"

TORINO 27/03/2009 - Il primo a essere smascherato è G.M, il figlio quarantunenne. Poi è il turno di M.M, il padre sessantaquattrenne. G.M. viene tradito dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, M.M. dai racconti orribili della figlia Laura, costretta a subire in silenzio per 25 lunghi anni. Le 9 pagine di ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Silvia Salvadori il 9 marzo scorso, e i dialoghi catturati dalle cimici nascoste dalla polizia svelano un autentico film dell’orrore. Un film che non lascia dubbi sulle responsabilità dei due uomini arrestati e sulle torture fisiche e psicologiche subìte dalle vittime.

Vittime, come le quattro figlie dell’ambulante quarantunenne G.M. Un’intercettazioni telefonica (divenuta poi ambientale grazie a una cornetta del telefono agganciata male) cattura con chiarezza un tentativo di approccio sessuale di G.M. nei confronti della figlia di 8 anni (le altre figlie presenti nell’alloggio hanno 6 e 12 anni, la maggiore ne ha 20 ed è già andata via di casa). È il 19 dicembre 2008. La bimba si lamenta, piange, sussurra qualcosa. Le parole che pronuncia sono chiare, comprensibili: "Papà, vuoi togliere la mano? Sei un bastardo, la smetti?". La piccola piange, piange con insistenza. Si lamenta. Si avverte un rumore di passi, passi che si avvicinano in fretta. È la madre della bambina, la moglie di G.M. La donna entra in camera da letto, nella camera da letto della figlia. Poi comincia a urlare: «Avete rotto i c...., adesso vi sbatto fuori dal letto tutti quanti». La bimba riprende coraggio e risponde alla madre: "Tutti tranne me, naturalmente" La madre: "È logico, non posso mandarti via dal tuo letto. Quando dormi è meglio, non senti un c...". Il 18 febbraio di quest’anno, alle 21.42, viene registrato un altro tentativo di approccio. I protagonisti sono sempre gli stessi, padre e figlia. E ancora una volta la piccola si lamenta, piange, implora il padre di lasciarla in pace. È tutto inutile, le sue preghiere restano inascoltate.

Le intercettazioni ambientali catturano altri due episodi, in entrambi il protagonista è ancora G.M. Nella prima intercettazione, l’uomo si rivolge alla figlia dodicenne e le ordina: "Fammi una s...". La seconda intercettazione, invece, consente chiaramente di ascoltare un rapporto sessuale completo tra il quarantunenne G.M. e la sorella trentaquattrenne Laura. La stessa Laura, poi, ai poliziotti di Barriera Milano riferisce un episodio che si sarebbe verificato nel febbraio di quest’anno nei pressi del cimitero Sassi: "Eravamo seduti in auto - racconta la donna agli agenti - e mio fratello mi ha costretta a un rapporto orale". È questo solo uno dei tanti abusi che Laura sarebbe stata costretta a subire dal fratello durante le due settimane di permanenza nella sua abitazione.

Se a tradire G.M. sono le intercettazioni telefoniche e ambientali, il padre-padrone M.M. viene invece incastrato dai racconti della figlia Laura. Laura che a un certo punto riferisce anche una particolare abitudine del padre: "Quando in piena notte si svegliava e doveva p...., mi chiamava e mi chiedeva di mettere il suo p... nel pappagallo che si trovava sotto il suo letto".

Giovanni Falconieri
FONTE: Cronaca qui 27 marzo 2009


domenica 2 dicembre 2007

Le intercettazioni che hanno portato all'arresto di Azouz Marzouk

Si rifiuta di mangiare e vuole solo dormire. Azouz Marzouk, 27 anni, arrestato con l'accusa di spaccio nell'ambito di una vasta indagine coordinata dalla procura di Como, non ha preso bene il ritorno in cella. Azouz, marito e padre di due delle vittime della strage di Erba, è in cella da solo, nel carcere di Vigevano, ma non in isolamento. Nel suo primo giorno di reclusione ha rifiutato pranzo e cena. Non ha chiesto giornali o libri. Agli agenti di custodia ha ribadito di essere innocente e di non avere niente a che fare con le accuse che gli vengono contestate. Anche se, c'è da dire, il quadro che emerge dalle intercettazioni disposte dagli inquirenti, non depone a suo favore: in particolare, sembra che il tunisino avesse continuato anche in questi mesi, dopo la strage che ha cancellato la sua famiglia, a prendere ordinazioni per partite di stupefacenti.
È il 5 aprile dell' anno scorso. Azouz Marzouk parla al telefono con un amico. «Sai che ti dico? Che sono stati i mesi più belli della mia vita. Pensa che mi hanno perfino proposto soldi in cambio di sesso. Sono arrivati a dirmi quanto vuoi per una scopata?». La celebrità appena assaggiata ha un sapore che sembra piacergli molto. Interviste, apparizioni in televisione, inviti a feste modaiole, serate in discoteca. Tutti pazzi per Azouz, e lui a volte si fa pagare, altre no. Ogni volta, comunque, fatica a frenarsi, come gli consigliano amici, avvocati, parenti.

«Guarda che non puoi andare al Grande Fratello, chissà cosa diranno di te. Non esporti così tanto. Fahmi, diglielo anche tu...» gli ha spiegato in più di un'occasione il cugino Bohren, chiedendo il conforto del fratello di Azouz, appunto, Fahmi (Bohren e Fahmi sono fra gli arrestati di ieri). Nelle oltre 500 pagine di ordinanza di custodia cautelare il capitolo su Azouz Marzouk è lungo, dettagliato. Per descrivere la sua personalità e per far capire al giudice delle indagini preliminari chi è quel ragazzo, il pubblico ministero scrive che alcune delle intercettazioni allegate all' inchiesta «lasciano allibiti». Per la spregiudicatezza dell'indagato, sottintende la procura, soprattutto alla luce dell'immagine pubblica che Azouz ha fatto passare di sé. E nelle carte si citano alcuni dei fatti accertati.

Per esempio l'intercettazione ambientale registrata nella macchina di Azouz il 4 gennaio 2006. Raffaella Castagna, sua moglie, e Youssef, il suo bambino di due anni, non erano ancora stati sepolti. Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due vicini di casa autori della strage, non erano ancora stati arrestati. Di Azouz si parlava e si scriveva ormai da settimane come del «tunisino accusato ingiustamente del massacro ». Ecco. Lui la sera del 4 gennaio era appartato in auto con un'amica italiana per una pausa di sesso. Niente di illecito. Quello che «lascia allibiti» gli investigatori è che lei, amica della moglie uccisa di Azouz, dice «non so se facciamo bene. Io mi sento in colpa».

E lui: «Perché? Non devi sentirti in colpa. Non hai colpe. Facciamolo senza raccomandazioni...», dove per raccomandazioni si intuisce che voleva invece dire «precauzioni». Poi il tunisino confessa che «è la prima volta che lo faccio in macchina» e lei lo redarguisce: «E allora avresti potuto anche portarmi in un posto più bello». La tragedia. E il suo passato da spacciatore. Forse si sentiva già protetto dalla sua improvvisa notorietà, Azouz. E avere a che fare ancora con la droga non lo preoccupava più di tanto. Le cimici e i telefoni l'hanno registrato: «Tanto non ci prenderanno mai».

Arrestato per droga nell' aprile del 2005 e rilasciato con l'indulto ad agosto del 2006, Azouz si sentiva al sicuro, convinto di aver già pagato il suo conto alla giustizia. Non più di un mese fa un'amica ave va messo in guardia lui e i suoi parenti: «Con quella roba state facendo delle grandissime stronzate. Avevate giurato di non farlo più». Lui le aveva riso in faccia e aveva continuato a parlare con i suoi cugini. In un'altra intercettazione ambientale è sempre lui che spiega al suo interlocutore del momento: «A me quando qualcuno mi dice di non sniffare sniffo ancora di più, per ripicca ».

Tre giorni fa è tornato da Napoli dov'era andato a sbrigare «alcuni affari », come diceva ormai spesso in questi ultimi mesi. «Che nottata», si era vantato con qualcuno degli altri oggi indagati. «Ho pippato tutta la notte...». E ancora: in una conversazione telefonica della primavera scorsa parlava di quanto gli girasse tutto bene. «Ho conosciuto gente importante» spiegava. Tutto perfetto, se non fosse stato per un unico rammarico: «Ho fatto sesso sporco», confidava a un amico, espressione che evidentemente hanno colto al volo, dall'altro capo del filo. Perché l'argomento non è stato approfondito.

Giusi Fasano - Corriere della Sera

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