mercoledì 30 novembre 2011
MELANIA, CHI L'HA VISTO: L'AVV. BISCOTTI SI OFFRI' ANCHE ALLA FAMIGLIA REA
Gli attuali avvocati di Salvatore Parolisi, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, secondo quanto affermato stasera dai familiari di Melania Rea durante la trasmissione "Chi l'ha visto", precedentemente avrebbero telefonato alla famiglia Rea, per offrirsi come loro legali. In trasmissione è stato anche detto che l'offerta di assistenza legale era stata fatta a titolo gratuito, e il commento dell'ex amico di Parolisi, in studio, è stato che, considerando che Salvatore teneva tanto ai soldi, gli avrà fatto piacere non spendere.
wildgreta-30 novembre 2011
Omicidio Federica Squarise: El Gordo condannato a 17 anni e 9 mesi.
160mila euro di risarcimento ai parenti della vittima
'El Gordo' condannato a 17 anni e 9 mesi. Legale famiglia Squarise: pena troppo lieve
ultimo aggiornamento: 30 novembre, ore 21:33
Padova - (Adnkronos) - L'uruguaiano è reo confesso dell'omicidio di Federica, uccisa a Lloret de Mar in Spagna nell'estate del 2008. L'avvocato dei familiari della vittima all'Adnkronos: ''I genitori della ragazza sono molto dispiaciuti, faremo ricorso''. E sottolinea: ''Stupiti che gli abbiano riconosciuto attenuante della collaborazione, ha confessato solo quando è stato preso''
Padova, 30 nov. (Adnkronos) - Victor Silva Diaza, soprannominato 'El Gordo', l'uruguaiano reo confesso dell'omicidio della giovane veneta Federica Squarise, uccisa a Lloret de Mar in Spagna nell'estate del 2008, è stato condannato dal tribunale spagnolo a 17 anni e 9 mesi di reclusione. Lo riferisce l'avvocato Agnese Usai, legale della famiglia Squarise.
Il 'Gordo' è stato condannato per abuso sessuale e per omicidio volontario. Al 'Gordo', fa sapere l'avvocato, è stata concessa l'attenuante della collaborazione. E' stato condannato anche al risarcimento di 160mila euro ai genitori della vittima.
''Faremo ricorso in Cassazione" contro la sentenza del tribunale spagnolo, ha annunciato all'Adnkronos il legale della famiglia. "Ci ha stupito il fatto che gli sia stata concessa l'attenuante della collaborazione - prosegue - Era inizialmente scappato, si era fatto aiutare. Noi abbiamo sempre sostenuto che quelli non erano certo requisiti di una collaborazione: è vero che ha confessato ma solo quando è stato preso".
Per i giudici invece, spiega il legale, la confessione è arrivata prima della formale comunicazione del fatto che era indagato. Da qui il riconoscimento dell'attenuante. "Ci aspettavamo di più e avremmo ottenuto una pena più pesante se non fosse stata applicata l'attenuante della collaborazione - osserva - Speravamo e confidavamo inoltre che ci fosse la qualificazione di aggressione sessuale e non dell'abuso", che è meno grave. Anche l'avvocato del 'Gordo', ha riferito Usai, "ha già annunciato che farà ricorso in Cassazione".
I genitori di Federica "sono molto dispiaciuti", riferisce Usai, che ha parlato con la famiglia della vittima dopo la sentenza. I genitori della ragazza, sottolinea l'avvocato, sono dispiaciuti "perché l'applicazione dell'attenuante appare poco equa. Secondo noi non era applicabile".
martedì 29 novembre 2011
OMICIDIO REA: PER PROCURA INDAGINI CHIUSE ENTRO DICEMBRE
TERAMO - Entro dicembre, al più tardi entro la metà di gennaio, la procura della Repubblica di Teramo chiuderà le indagini sull'omicidio di Melania Rea, il cui unico indiziato resta Salvatore Parolisi, nei confronti del quale la Cassazione ieri sera ha confermato la misura cautelare in carcere decisa dal gip di Teramo, poi confermata dal Riesame.
lunedì 28 novembre 2011
Melania Rea, quella macchia non scagiona Parolisi"
FOTO POLSINO
di Mario Di Vito
Ascoli Piceno, 27 novembre 2011 – Si riparte. Dopo una lunga pausa che dura da agosto (ovvero, da quando si è pronunciato il tribunale del Riesame di L’Aquila), il caso di Melania Rea torna nelle aule di tribunale. Domani, infatti, la prima sezione della corte di Cassazione deciderà sulla detenzione di Salvatore Parolisi, in carcere con l’accusa di omicidio nei confronti di sua moglie. Una decisione che ha trovato d’accordo le procure e i Gip di Ascoli e Teramo, oltre che il tribunale del Riesame del capoluogo abruzzese.
Così, nella lunga e snervante partita tra l’accusa e gli onnipresenti avvocati del caporalmaggiore, si aggiungerà un nuovo tassello. "Salvatore Parolisi chiede con insistenza che inizi presto il suo processo perché vuole dimostrare la sua assoluta innocenza", così ha commentato Walter Biscotti, nell’attesa che precede l’ennesimo giorno cruciale della vicenda che si è consumata a una velocità folle tra tradimenti, bugie, soldi e colpi di scena clamorosi, il tutto, ovviamente, in diretta televisiva permanente.
“Ci aspettiamo che i giudici della Cassazione prendano doverosamente in considerazione le nostre argomentazioni — prosegue il legale —, e annullino la sentenza del Riesame che ha lasciato Salvatore in carcere. Perché lui è innocente. E adesso c’è un nuovo elemento a dimostrarlo: la strisciata di sangue sulla gamba della povera Melania”.
domenica 27 novembre 2011
Misseri in tv, sdegno di mamma Concetta «Lacrime false, è un uomo abominevole»
uccisa in casa dell'uomo che ora rilascia interviste come un divo. E' così che Concetta Serrano, mamma di Sarah Scazzi, ha scritto una lettera per accusare Michele Misseri, il cognato che a gennaio sarà processato per aver gettato il cadavere della piccola Sarah in un pozzo. Con lui, nell'aula della Corte d'Assise di Taranto, compariranno anche la moglie Cosima e la figlia Sabrina, entrambe accusate di aver ucciso la ragazzina,
Michele Misseri «ostenta in giro con orgoglio l'atteggiamento di un divo di Hollywood, come se avesse commesso un'azione vanagloriosa invece di chiudersi in casa e soffrire di rimorsi perchè in tutto questo tempo lui e la sua famiglia hanno soltanto dimostrato presunzione e falsità…, infischiandosene del male che hanno fatto alla povera Sarah». Così scrive Concetta nella lettera spedita a Filomena Rorro, l'inviata di 'Quarto Grado' (Retequattro).
«Sono arrabbiata - prosegue Concetta - ed indignata da quest'uomo: manca di dignità…, prima verso se stesso, e le lacrime che versa, quando menziona anche solo il nome di Sarah, sono piene di falsit…à, come quelle che è stato abituato a vedere nella propria famiglia, in tutto questo tempo che è passato».
«È vergognoso sentir chiamare quest'uomo zio Michele in toni affettuosi, come se si stesse parlando dell'omino pio, del 'Fatebenefratelli'. Ma ci rendiamo conto che una bambina di 15 anni che avrebbe dovuto vivere la vita con gioia e spensieratezza è stata soppressa da quest'uomo abominevole, che ha anche il coraggio di farsi intervistare in uno studio televisivo?».
«La Bibbia - scrive ancora la mamma di Sarah - mi ha insegnato che non c'è scampo per coloro che mentono. Geova Dio tiene conto delle loro opere malvagie ed essendo un Dio che non tollera cattiverie ed ingiustizie, a tempo debito dar…à a ciascuno i risultati di ciò che è stato seminato ed è questa la fiducia e la certezza che mi aiuta ad andare avanti».
il mattino Sabato 26 Novembre 2011 - 10:06
martedì 22 novembre 2011
GARLASCO: PG, CHIARA UCCISA CON MARTELLO, CHIESTI 30 ANNI PER STASI
PG, CHIARA UCCISA CON MARTELLO, GRADINI FULCRO OMICIDIO
Per dimostrarlo la pg ha chiesto dei nuovi esami sull'essiccazione delle macchie di sangue presenti sui gradini. Oggi ha parlato anche la parte civile, rappresentata dall'avvocato Gian Luigi Tizzoni, che ha mostrato in aula un filmato per ricostruire le fasi dell'aggressione. Tizzoni (e non, come scritto in precedenza, il pg) ha anche sostenuto la tesi che Alberto utilizzo' due biciclette, una nera e una bordo', la mattina del delitto. La prima per recarsi a casa di Chiara, che poi uccise, la seconda per andare a sbarazzarsi dell'arma e dei vestiti sporchi di sangue .
lunedì 21 novembre 2011
PAROLISI PROTAGONISTA DI UN LIBRO: LA DONNA DEL SOLDATO
Note di Wildgreta: ogni volta che si cerca di monetizzare la morte, ho un senso di nausea.
"Parolisi è un grande bugiardo", la verità della sua ex in un libro
S alvatore Parolisi, il caporalmaggiore in carcere con l'accusa di aver ucciso la moglie Melania Rea, diventa il protagonista di un libro. A scriverlo sono stati Grazia Longo e Roberto Tallei: "La donna del soldato" che ricostruisce tutti gli spostamenti dell'uomo prima e dopo il delitto. Nel volume ci sono i bollenti messaggi e le foto via Facebook tra lui e l'amante soldatessa, le intercettazioni prima dell'arresto, le bugie, le versioni contraddittorie e la proclamazione d'innocenza di Salvatore e si conclude con il dolore e la delusione della famiglia Rea.
Nel libro sono contenute delle dichiarazioni inedite di Loredana, la soldatessa che dal 2009 aveva una relazione con Salvatore Parolisi. Dice La donna: "Salvatore? È un Don Giovanni che si è sempre destreggiato tra una bugia e l'altra". E ancora: "Mi fidavo di lui perchè mi ha confessato tutta la sua vita, tutte le palle che ha dovuto raccontare. Poi però mi diceva che con me era diverso, che con me era sempre sincero perchè si trovava bene. E io gli credevo. Credevo che lui fosse cambiato per me", si è sfogata Ludovica, che si dice ancora assolutamente convinta dell'innocenza di Parolisi. Per i giudici proprio la relazione extraconiugale tra Parolisi e la soldatessa sarebbe il possibile movente dell'omicidio. Salvatore potrebbe aver perso la testa per lo stress derivante dal dover gestire una vita parallela.
martedì 15 novembre 2011
"SABRINA E COSIMA RESTANO IN CARCERE":TESTO ORDINANZA GUP
“Sabrina e sua madre sono bugiarde, restino in carcere”. LEGGI Le 18 pagine dell\'ordinanza del gup
TARANTO — Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano «per tutto il corso delle indagini hanno mentito, mentito e poi ancora mentito, spudoratamente, pervicacemente, per giunta giungendo a lanciare accuse e sospetti su persone che esse sapevano perfettamente essere del tutto innocenti».
Sono sufficienti queste considerazioni per dare un peso alla decisione di ieri del gup del Tribunale di Taranto, Pompeo Carrieri, con la quale ha respinto la richiesta di scarcerazione delle due donne così come avevano richiesto i loro avvocati.
Un’ordinanza di diciotto pagine che non è errato accomunare ad una sentenza di condanna nei confronti delle imputate su cui lo stesso giudice, il prossimo 21 novembre, si esprimerà sul rinvio a giudizio o, a questo punto improbabile, proscioglimento. Madre e figlia, secondo il gup, devono quindi restare in carcere perché «possono ancora inquinare le prove», «possono fuggire» e «ripetere il delitto» del quale si sarebbero macchiate uccidendo la loro parente di soli quindici anni. Per uno dei difensori di Sabrina, Nicola Marseglia, il rigetto dell’istanza di scarcerazione «è una decisione che non ci aspettavamo»
Dopo una premessa che a prima vista sembra volere escludere qualsiasi condizionamento con la decisione che dovrà prendere tra sei giorni («esso non interferisce con l’oggetto della decisione da assumersi all’esito di questa fase processuale, ossia in ordine all’accoglimento o meno della richiesta di rinvio a giudizio»), il magistrato non fa più mistero dei suoi giudizi quando, a pagina 2 del provvedimento, ritiene «condivisibili» le due ordinanze del 20 giugno e 12 luglio scorsi con cui il tribunale del riesame ha confermato le misure cautelari e tutti i reati contestai dai pm e confermati dal gip.
Ma dice molto di più quando si sofferma sulla personalità delle imputate e sul loro comportamento tenuto nelle fasi post omicidio. Rifacendosi anche al parere della suprema corte che le riguarda (10 ottobre scorso), Carriere giunge alla conclusione che «sin dai primissimi momenti successivi alla morte della bambina, tutti i tre soggetti di cui sopra, in realtà, sapessero esattamente come erano andate le cose».
venerdì 11 novembre 2011
Elisa Claps: Danilo Restivo condannato a 30 anni
Danilo Restivo
il processo a salerno la morte della studentessa 16enne nel 1993
Elisa Claps, la sentenza per l'omicidio: Danilo Restivo condannato a 30 anni
L'uomo si era trasferito in Inghilterra dove nel 2010 è stato condannato all'ergastolo per aver ucciso la vicina
SALERNO - Dopo 18 anni arriva la prima verità giudiziaria sul giallo dell'omicidio di Elisa Claps. I giudici del tribunale di Salerno, accogliendo la richieste dell'accusa, hanno riconosciuto Danilo Restivo colpevole dell'omicidio della studentessa potentina 16enne, condannando il 39enne a una pena di 30 anni di reclusione. La massima condanna possibile nel processo celebrato con rito abbreviato davanti al gup Elisabetta Boccassini.
LA STORIA DI ELISA - Elisa Claps, ultima di tre figli, sparisce nel nulla il 12 settembre del 1993. È domenica, Elisa, che frequenta il primo liceo classico, lascia casa dei genitori al mattino per andare in chiesa e da allora non dà più notizie. Un'amica riferisce che Elisa le ha detto di dover incontrare una persona nella Chiesa della Santissima Trinità e da lì la madre, Filomena, e il fratello, Gildo, cominciano le ricerche della giovane scomparsa, chiedendo vanamente che si proceda a una perquisizione dell'edificio.
martedì 8 novembre 2011
GARLASCO, INIZIA IL PROCESSO D'APPELLO. MAMMA CHIARA POGGI: "TROVATE IL KILLER"
MILANO - Domani mattina Alberto Stasi ritorna a rivivere il suo «incubo». Ritorna sul banco degli imputati per difendersi dall'accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà per il brutale massacro della sua fidanzata Chiara poggi, uccisa il 13 agosto di quattro anni fa. Una vicenda per cui, a dicembre 2009, è stato assolto in primo grado ma con formula dubitativa a causa di indagini incomplete, e che adesso si riapre. Con lui che spera di essere di nuovo giudicato innocente e con i genitori di Chiara che chiedono di sapere la verità, nome e cognome dell'assassino di loro figlia. Così alle nove in punto, in un Palazzo di Giustizia che come per i processi a Silvio Berlusconi, sarà off-limits per le telecamere e i fotografi, davanti alla seconda sezione penale della Corte d'Assise d'Appello si alzerà il sipario su quello ormai noto come il 'giallo di Garlasco'.
Udienza a porte chiuse perchè il giudizio, come era accaduto davanti al gup di Vigevano Stefano Vitelli, è con rito abbreviato. In aula quindi oltre a otto giudici, due togati e sei popolari, che dovranno emettere il verdetto, ci saranno il sostituto procuratore generale Laura Barbaini, Stasi e i Poggi con i loro rispettivi legali, ma non il pubblico e nemmeno i numerosi giornalisti. Insomma un deja-vu, come un deja-vu è l'attenzione mediatica che di giorno in giorno sta di nuovo crescendo attorno al caso. Caso che il pg Barbaini e i Poggi puntano a far riaprire per ottenere la condanna di Alberto: chiederanno nuovi accertamenti e perizie su quelli che sono ritenuti gli 'elementi cardine' dell'inchiesta per cercare di ricostruire cosa davvero accadde quella mattina di agosto di quattro anni fa nella villetta di via Pascoli.
Si va dalla simulazione dei possibili percorsi del giovane all'interno della villetta del massacro, all'esame delle suole delle scarpe Lacoste calzate dal ragazzo quando ritrovò in cadavere della fidanzata per capire se potevano trattenere o meno «tracce ematiche». Il motivo: nonostante ci fosse sangue dappertutto, dalle analisi di laboratorio, sono risultate inspiegabilmente pulite. E poi gli esami sul computer di Stasi, sul capello biondo e corto ritrovato in mezzo alla ciocca scura che Chiara stringeva tra le dita, sul «materiale» rivenuto sotto le sue unghie e infine, altra richiesta, l'ascolto il aula della registrazione della telefonata fatta da Alberto al 118 per dare l'allarme.
mercoledì 2 novembre 2011
Sarah Scazzi, Zio Michele a Valentina «L'ho calata per i piedi»
L'OMICIDIO DI SARAH SCAZZI
Le conversazioni in carcere tra il contadino e sua figlia
Dieci giorni prima che confessasse il delitto della nipote
Melania Rea: la vita di Parolisi appesa al filo di due date

di Roberta Calò.
Sono due le date importanti per Salvatore Parolisi, l'uomo accusato di uxoricidio ai danni della giovane Melania Rea, scomparsa lo scorso 18 Aprile e ritrovata uccisa da 35 coltellate nel Bosco delle Casermette in zona Ripe di Civitella.
E' stata anticipata al 28 Novembre l'udienza dalla Cassazione nel corso della quale i giudici della Corte Suprema renderanno palese il loro verdetto circa la colpevolezza del caporalmaggiore. Si tratta del terzo step per il collegio difensivo che ha già visto rigettare la richiesta di scarcerazione dell'uomo sia in fase preliminare che in fase di Ricorso.
Nelle ordinanze di custodia cautelare precedenti gli inquirenti hanno individuato un movente ambivalente; secondo tale imbuto emotivo l'uomo avrebbe commesso l'efferato delitto in quanto spinto dalle pressioni dell'amante Ludovica Perrone ad abbandonare la famiglia e dalle responsabilità economiche a cui avrebbe dovuto far fronte in caso di separazione.
Ad avvallare l'ipotesi di colpevolezza ci sarebbe anche un tentativo di depistaggio operato con dei segni infarti sul corpo della vittima che, per tempistiche e modalità d'azione, avrebbe potuto compiere solo la medesima persona che si è resa autrice del delitto.
domenica 5 dicembre 2010
Yara, tunisino intercettato: "Allah mi perdoni ma non l’ho uccisa io".Forse coinvolte altre persone
I tg nazionali non hanno escluso il coinvolgimento di altre persone, anche se nulla trapela dagli inquirenti. Nel frattempo,
le ricerche per ritrovare il corpo di Yara Gambirasio si stanno concentrando dietro al centro sportivo di Ambivere, dove c'è una collina da cui si diparte una strada sterrata. Gli inquirenti avrebbero fatto arrivare un'idrovora.I mezzi e i volontari impegnati nella ricerca di Yara si sono diretti, improvvisamente, come a seguito di una segnalazione, nei boschi sulla collina in territorio del comune di Ambivere, a pochi chilometri da Brembate. Le forze dell’ordine hanno sbarrato le stradine di campagna, nei pressi di un centro sportivo, e hanno cominciato a perlustrare i prati e i campi di granoturco. Al momento non si è riusciti a sapere se in questa area le ricerche siano state dirette da una nuova segnalazione.
«Che Allah mi perdoni, ma non l’ho uccisa io». Secondo indiscrezioni, sarebbe stata questa frase, intercettata al telefono, a convincere i Carabinieri che investigavano sulla scomparsa di Yara Gambirasio della responsabilità del magrebino sottoposto a fermo per sequestro di persona, omicidio e ora anche occultamento di cadavere. Pare che i sospetti fossero indirizzati nei suoi confronti quando l’uomo si è assentato dal lavoro nei giorni successivi alla scomparsa di Yara.
domenica 28 novembre 2010
SARAH, MICHELE HA DETTO LA VERITA' SOLO AL PARROCO DEL CARCERE
Misseri usa ancora il plurale, la verità solo al parroco del carcere
AVETRANA – «Il pozzo era pieno d’acqua?», chiede il giudice. «C’era acqua dentro. Ora, quando “siamo andati” l’ultima volta, era un mare piccolo: non si poteva entrare più». Ancora una volta Michele Misseri parla al plurale per raccontare l’omicidio della nipote Sarah Scazzi. A provocare l’ambigua risposta durante l’incidente probatorio del 19 ottobre, è l’avvocatessa Emilia Velletri che vuole sapere perché Michele ha deciso di spogliare la nipote prima di immergerla nella cisterna. «Senta: ma lei non ha voluto buttare i vestiti nel pozzo perché, secondo lei, si consumavano dopo il cadavere…», chiede la legale. «I vestiti non li ho messi – spiega Michele – perché quando piove là, che si riempie, escono tutti fuori (…) e possono essere trovati». Il contadino accusato di avere ucciso la nipote in concorso con la figlia Sabrina, spiega come tornando sul luogo della sepoltura, lui e qualcun altro («quando siamo andati l’ultima volta»), hanno trovato la superficie completamente sommersa dall’acqua piovana. Già altre volte Misseri è scivolato sulla stessa declinazione al plurale.
venerdì 26 novembre 2010
Michele Misseri: verbali incidente probatorio (testo integrale)
domenica 14 novembre 2010
SARAH SCAZZI: DELITTO IDENTICO NELLA SERIE "DELITTI IMPERFETTI RIS ROMA" (VIDEO)
Qui potrete leggere la notizia della trama assolutamente identica:http://tv.vos.it/2010/11/clamoroso-una-puntata-di-r-i-s-roma-come-il-delitto-di-sarah-scazzi/. Sul blog di paolo Franceschetti, però, troverete un'analisi dettagliata delle similitudini e relativa lettura in "chiave complottista". Consiglio la lettura dell'articolo di Franceschetti, per arricchire la propria conoscenza, a prescindere che si creda o meno a quanto egli afferma.
mercoledì 27 ottobre 2010
SARAH SCAZZI: UN BUCO DI 45 MINUTI NELL'ALIBI DI SABRINA
«Sabrina ha gettato Sarah in quel pozzo assieme al padre»
Gli investigatori: lo dimostrano i tabulati dei cellulari. Buco di 45 minuti nel suo alibi. Lei: falso
AVETRANA (Taranto) - Sabrina era con il padre quando lui ha buttato il cadavere di Sarah nel pozzo della contrada Mosca. È il sospetto degli investigatori dopo aver esaminato i tabulati telefonici che agganciano la stessa cella, quella della zona di Nardò, e che i carabinieri del Raggruppamento operativo speciale di Lecce hanno ormai finito di esaminare. «Non è vero, stavo con Mariangela», si difende lei fino allo stremo nell'interrogatorio alla fine del quale l'arrestano, il 15 ottobre. Ma proprio nel difendersi fa confusione, racconta una cosa per poi dire il contrario, accusa il padre di essere pazzo perché l'ha tirata in ballo e non spiega niente (solo molti «non ricordo») su orari e circostanze che non tornano e che i magistrati le contestano. Secondo la ricostruzione dei carabinieri del Ros ci sarebbe un buco di 45 minuti nell'alibi di Sabrina: dalle 15 alle 15.45, lo stesso arco di tempo durante il quale suo padre, Michele Misseri, dice di essersi disfatto del corpo di Sarah, strangolata nel garage di casa sua mentre, dice lui, Sabrina la teneva stretta per le braccia. E proprio fra le 15 e le 15.45 Sabrina manda un messaggio a Ivano, l'amico di cui sia lei sia Sarah erano invaghite: l'sms parte dal cellulare di Sabrina alle 15.19, la cella è quella della zona del pozzo, la stessa che aggancia poi anche una chiamata sul telefono di Michele Misseri alle 15.25. Sabrina giura che quando manda quel messaggio a Ivano, («Ti stavo chiamando, è scomparsa Sarah») era assieme a Mariangela ma in quel momento Mariangela, sempre secondo i tabulati telefonici, risulta essere da un'altra parte.
LA MADRE E LA VIOLENZA - C'è dell'altro: Sabrina, agitata e con il pretesto di avvisarla e aggiornarla sulla scomparsa di Sarah, ha ripetutamente chiamato sua madre, subito dopo le 15. Lo ha fatto durante il percorso fra casa sua (da dove oggi spariranno le troupe televisive per ordine del sindaco) e la cisterna di contrada Mosca (all'inizio, quando ancora la cella agganciata era quella di Avetrana) perché temeva che la madre avesse intuito o, peggio, visto qualcosa. Tutto questo aiuterebbe Cosima, la moglie di Michele Misseri, che quindi, salvo ulteriori sorprese dall'inchiesta, non avrebbe partecipato né all'omicidio né all'occultamento del cadavere. Resta la confessione degli abusi di Michele sul cadavere di Sarah: gli investigatori continuano a non escluderli ma ritengono possibile anche l'ipotesti che quegli abusi non ci siano stati, soprattutto se Sabrina era davvero accanto a lui.
La morte di Sarah
DOMANDE E DIFFICOLTÀ - Nell'interrogatorio del 15 ottobre Sabrina è in difficoltà.
Ufficiale di polizia giudiziaria: «Quello delle 15,19 e 51. C'è Sabrina che manda un sms a Ivano in cui c'è scritto "Ti stavo chiamando è scomparsa Sarah. Quando lei ha mandato questo messaggio stava con Mariangela?».
Sabrina: «Sì».
Ufficiale pg: «Guardi, dalle celle telefoniche risulta che lei ha agganciato una cella di Nardò mentre la sua amica Mariangela nello stesso arco di tempo, che ha fatto una telefonata al papà, ha agganciato una cella di Avetrana. Mi può dire... Lei mi dice che stavate assieme e agganciate celle proprio completamente...».
Sabrina: «Ma stavamo insieme, però».
Ufficiale pg: «E come si spiega questo fatto che lei aggancia una cella a Nardò, località Fattezze frazione Santa Chiara... La sua amica aggancia una cella Avetrana via XXIV maggio 22?».
Pubblico ministero Mariano Buccoliero: «Sa che significa questo? Che voi non stavate insieme...».
Sabrina: «No, stavamo insieme... Su questa cosa io ne sono convinta (...) lì non mi riesco a spiegare, perché stavo con Mariangela».
Pm Buccoliero: «E come mai risulta invece una cella diversa a Mariangela?».
Sabrina: «È proprio quello che non riesco a capire...».
Ufficiale pg: «Qui stiamo parlando dei tabulati, non delle dichiarazioni di Mariangela, va bene? I tabulati ci dicono che state in due posti diversi nello stesso orario... forse non è chiara la cosa».
Sabrina: «E io ribadisco che stavo con Mariangela».
Pm Buccoliero: «Benissimo... quindi contrariamente a quanto risulta dai tabulati lei stava con Mariangela... Benissimo».
corriere della sera Giusi Fasano
27 ottobre 2010
sabato 23 ottobre 2010
SARAH SCAZZI, SABRINA PIANGE PENSANDO ALLA CUGINA
Sarah Scazzi/ Legale Sabrina: in carcere piange e pensa a cugina
- 23 ottobre 2010
- apcom
Taranto , 23 ott. (Apcom) - E' appena uscito dal carcere di Taranto, Vito Russo, l'avvocato di Sabrina Misseri. Ha parlato con la ragazza ed è preoccupato per lo stato di prostrazione in cui è caduta. "Sabrina pensa a Sarah e piange - spiega Russo - non riesce a trattenere le lacrime quando ricorda la cugina". La figlia di Michele Misseri, accusata insieme al padre dell'omicidio della quindicenne, ha chiesto al suo legale notizie della mamma Cosima, della sorella Valentina e della zia Concetta. Solo del padre, Sabrina non vuole sapere niente. E' come se volesse cancellarlo dalla sua mente. "Non riesce a credere a quanto Michele Misseri è stato capace di compiere - riferisce Russo - e soprattutto non si capacita del motivo per cui anche lei è rinchiusa in carcere". L'avvocato Russo racconta del libro che Sabrina sta leggendo nella sua cella, 'Cado dalle nubi' del comico Checco Zelone. "Gliel'ho consigliato io - spiega il legale - per aiutarla a pensare in positivo e a stare un pò più serena. Ha bisogno di essere tranquilla e lucida per ricordare con precisione quanto ha vissuto il giorno della scomparsa di Sarah e potersi difendere". Sabrina è demoralizzata, si trova in isolamento giudiziario, non può guardare la televisione, legge i giornali e si sente sola. Per questo Vito Russo e la moglie Emilia Velletri, entrambi difensori della ragazza, si recano ogni giorno in carcere a trovarla.
Caso Scazzi
Domani chiuse ad Avetrana alcune strade che portano a casa Misseri
A cura della Redazione Interni
Quando la morbosità porta a decisioni che sfociano nell'assurdo. Parte l'annuncio che domani, dalla Basilicata e dalla Calabria sarebbero partiti pullmann pieni di turisti, diretti ad Avetrana, per vedere casa Misseri, luogo del delitto di Sarah Scazzi.
Uno scandalo tutto italiano. Con saggezza e prontezza, il Sindaco di Avetrana ha deciso di chiudere nella giornata di domani alcune vie che portano direttamente a casa Misseri.
L'agghiacciante pratica di recarsi sui luoghi del delitto non è nuova in Italia e il timore è che l'esodo potrebbe partire comunque, diretto però alla campagna è stato ritrovato il cadavere della piccola Sarah.
La città di Avetrana si trova quindi ad avere a che fare con una delle pratiche più riprovevoli e censurabili che le persone possano avere: andare a visitare, prese da curiosità morbosa, i luoghi di un delitto.
Sarah Scazzi: scatta la guerra tra i legali
È questa l’indagine conoscitiva aperta dall’Ordine forense di Taranto per appurare eventuali comportamenti non deontologici dei legali di Miche e Sabrina Misseri.
L’Ordine degli Avvocati valuterò così tutti i filmati e gli articoli di stampa di questi ultimi giorni al fine di valutare la vicenda e fare chiarezza su quella che è stata definita una “guerra tra avvocati”.
La “vessata quaestio” fra gli avvocati difensori di Michele Misseri e Sabrina Misseri, rispettivamente l’avvocato Daniele Galoppa e gli avvocati Vito Russo e Emilia Velletri, nasce dalle reciproche accuse che soprattutto attraverso i media si sono “gratuitamente” scambiati.
La storia nasce soprattutto dalla vicenda attraverso la quale l’avvocato Vito Russo ha dichiarato ai microfoni dei giornalisti il sospetto che la lunga confessione di Michele Misseri, compresa quella nella quale chiama in correità la figlia Sabrina per la partecipazione all'omicidio, sia stata in qualche modo ispirata e guidata dal suo difensore. Dopo poche ore invece il collega Daniele Galoppa ha segnalato dinanzi alle telecamere la presenza "sospetta" dell’avvocato Russo, la mattina del 15 ottobre, nelle vicinanze del magazzino dell’abitazione di Michele Misseri nel quale erano in corso rilievi da parte dei Carabinieri con lo stesso reo confesso.
Secondo Galoppa la presenza di Russo era da ritenersi “sospetta” in quanto subito dopo venne chiamato ad assistere Sabrina Misseri nell'interrogatorio nella caserma dei carabinieri di Manduria (Taranto) conclusosi col fermo della ragazza.
La decisione dell’Ordine di aprire un fascicolo nasce anche dal “fuori programma” di Matrix dove Russo simula un gesto volgare che è stato anche mandato in onda dalla trasmissione “Striscia la Notizia”.
A cura di Francescochristian Schembri
cronaca | 23/10/2010 | ore 16.52 »
ORDINANZA GIP
(Adnkronos) - Rosati contesta a Sabrina, punto per punto, tutti questi aspetti. Ad esempio, sul momento in cui avrebbe detto a Mariangela 'l'hanno presa...l'hanno presa', il gip ritiene che ''si e' patentemente contraddetta, nel tentativo di spostare piu' in la' tale sua affermazione, collocandola ora al momento del primo incontro con la zia Concetta, presso l'abitazione di quest'ultima, ora a quello del successivo ritorno a casa sua, ora a quello, ancora successivo, del suo ulteriore ritorno a casa Scazzi''.
E, infine, ha affermato ''di non essere mai stata lasciata a casa da Mariangela'', dopo l'andirivieni tra le due abitazioni, Scazzi e Misseri, ma di fronte alle contestazioni degli inquirenti si e' avvitata in molti ''non ricordo''.
Per il gip ''Sabrina ha la necessita' di coprire quel lasso temporale di qualche ora, in cui si e' staccata da Mariangela ed e' rimasta con sua madre e durante il quale, stando al racconto di Michele Misseri, ha aiutato costui a ricercare la sim del telefono di Sarah nel garage di casa''.
mercoledì 20 ottobre 2010
OMICIDIO SARAH SCAZZI, MISSERI FORSE DORMIVA, INTERCETTAZIONI CONFERMEREBBERO NUOVA IPOTESI
Di Wildgreta
Da ieri sera i colpi di scena nel giallo del delitto della piccola Sarah si susseguono senza sosta.Tra indiscrezioni, anticipazioni e deduzioni, abbiamo capito che:
1)Misseri potrebbe aver mentito ed essersi immolato per salvare un “guaio” combinato da qualcun’altro (Sabrina? Sua moglie Cosima? Qualcun’altro?)
2) Misseri forse all’ora del delitto dormiva.Infatti amici di Misseri testimoniano che alle 14.00 Misseri faceva sempre un riposino pomeridianoe l’ipotesi sarebbe confermata anche da alcune intercettazioni. Ma, secondo ipotesi non confermate, potrebbe essere stato svegliato da moglie e figlia subito dopo l’omicidio per accordarsi sulla strategia.La sua presenza davanti al garage, intento a sistemare qualcosa nel bagagliaio dell’auto, all’arrivo dall’amica di Sabrina, Mariangela, confermerebbe questa ipotesi.
3) Il Gip attende le intercettazioni, previsto per oggi, per confermare o meno l’arresto di Sabrina
4) L’avvocato di Michele Misseri ha chiesto che il suo cliente venga nuovamente interrogato perchè non ha detto tutta la verità.A suo avviso, alla fine per Misseri l’unica imputazione che resterà sarà l’occultamento di cadavere.
5) Già annunciata da Misseri la ritrattazione della violenza sul corpo della vittima.
6) Le molestie dello zio sulla piccola Sarah non sono confermate da nessuno.Ne parla solo Misseri
7) Ieri sera a Porta a Porta il professor Crepet si accorge di colpo che manca il movente dell’omicidio.
8) Misseri viene descritto e si descrive come una sorta di “schiavo” in famiglia, “Io lavavo i piatti dove loro avevano mangiato e mangiavo con le mani”.Il suo avvocato afferma che ”in casa non contava nulla”.Le personalità forti della famiglia Misseri sarebbero soprattutto Sabrina seguita dalla moglie Cosima.
9) Stamattina, 20 ottobre, ci svegliamo con una novità: la famiglia Misseri, sapendo di essere intercettata e spiata anche in casa, avrebbe comunicato attraverso dei pizzini.
10) Giornalisti e opinionisti, impegnati in veri e propri tour de force per partecipare in diretta a speciali e talk show sul caso Sarah Scazzi, si lasciano andare ad improbabili mea culpa per occuparsi troppo della orrenda fine di una innocente ragazzina. Farebbero meglio a stare a casa, se proprio ritengono riprovevole parlare di questo.
wildgreta, 20 ottobre 2010
domenica 17 ottobre 2010
Sarah Scazzi, Intercettazione Sabrina:«Il cellulare di Sarah lo abbiamo toccato tutti»
di MIMMO MAZZA
AVETRANA - Sono le 3 e 16 minuti del mattino del 7 ottobre. Michele Misseri ha già confessato l’omicidio della nipote Sarah Scazzi, l’occultamento e il vilipendio del suo cadavere e una squadra di sommozzatori dei carabinieri si sta dirigendo nelle campagne di Avetrana per recuperare il corpo della ragazzina. Il provvedimento di fermo di polizia giudiziaria nei suoi confronti è praticamente pronto quando il verbale di interrogatorio viene improvvisamente riaperto, perché lo zio orco vuole aggiungere una frase, questa: «Volevo che Sabrina mi aiutasse a cercare la scheda del cellulare di Sarah che ritenevo fosse caduta nel garage, senza che mia figlia si accorgesse di nulla». Una frase dalla quale i carabinieri del Reparto operativo e del nucleo di polizia giudiziaria, coordinati dal procuratore aggiunto Pietro Argentino e dal sostituto Mariano Buccoliero, sono partiti per giungere al fermo di Sabrina Misseri, avvenuto venerdì sera.
Michele Misseri si agita molto il 29 settembre scorso, giorno in cui fa ritrovare ai carabinieri, in aperta campagna, il cellulare della nipote. Ascolta dai telegiornali che dal telefonino di Sarah manca la scheda Sim e non sa spiegarsi il perché, abboccando così alla trappola tesa dagli inquirenti che volutamente fanno circolare la falsa notizia della scomparsa della scheda del portatile. Misseri allora chiede alla figlia, almeno così fa mettere a verbale, di aiutarlo a cercare nel garage e questa circostanza fa capire agli investigatori che evidentemente Sabrina un ruolo nell’omicidio di Sarah lo aveva avuto, un ruolo tutto da valutare sull’aspetto penale perché il favoreggiamento non è imputabile visto il rapporto di parentela col padre.
Stando ad alcune indiscrezioni ci sono, però, anche altre intercettazioni telefoniche e ambientali che rendono traballante la tesi della più giovane di casa Misseri. In una circostanza, in particolare, Sabrina accusa il padre: «perché ha fatto trovare il cellulare, il giorno prima lo abbiamo toccato tutti quel telefono, ci sono anche le nostre impronte.... ». Una frase che rischia di rivelare altre complicità in famiglia.
Anche le dichiarazioni rese da Mariangela Spagnoletti non rendono credibile la versione di Sabrina perché l’amica con la quale doveva andare al mare quel giorno, dice ai carabinieri di averla trovata fuori dall’abitazione, e non era mai accaduto in precedenza, visibilmente agitata. Mariangela smentisce Sabrina in maniera abbastanza netta su un aspetto, su quello che accade a casa Misseri nei minuti concitati della scomparsa di Sarah, sul quale maggiormente si concentrano le attenzioni dei magistrati. Sabrina in precedenza aveva detto di aver atteso Mariangela nel cortile della sua villetta, una affermazione che serviva anche per giustificare come mai non aveva visto Sarah entrare nel garage. Se era per strada, come dice Mariangela, qualcosa avrebbe dovuto vedere.
Tutto questo però non basta per inchiodare Sabrina, occorre qualcos’altro, qualcosa di più sostanzioso dal punto di vista indiziario e a fornirlo ai carabinieri è Michele Misseri. Non la mattina di venerdì, quando torna nella sua casa di via Deledda per l’esperimento giudiziale e conferma di aver fatto tutto da solo, indicando il luogo dove ha strangolato la nipote. In quella occasione, ripete quanto ha già detto in precedenza e cioè che Sarah è entrata volontariamente e da sola nella cantina e di aver avuto un raptus dopo aver cercato un contatto sessuale.
Ma qualche ora dopo, nella sede della compagnia dei carabinieri di Manduria, quando cambia nuovamente, e chissà se definitivamente, versione. Sereno, serafico, preciso, risponde alla domanda dei magistrati: «Ma possibile che Sarah è venuta da sola in garage, scendendo tutto la rampa?». «No, dice, l’ha portata Sabrina, dovevamo rimproverarla perché non dicesse in giro che io il 23 le avevo toccato il sedere. Sabrina la teneva per i fianchi e io, come avevo concordato con mia figlia, le ho stretto la corda che tenevo sul trattore, attorno al collo. Purtroppo la situazione ci è sfuggita di mano, Sarah è caduta a terra ormai morta». Queste sono le accuse a carico di Sabrina (che continua a proclmarasi innocente), indizi che domattina alle 12 il giudice per le indagini preliminari Martino Rosati dovrà vagliare per decidere, al termine dell’interrogatorio di convalida del fermo, se emettere o meno a suo carico ordinanza di custodia cautelare in carcere per sequestro di persona e concorso nell’omicidio di Sarah.
la gazzetta del Mezzogiorno 17 ottobre 2010
