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lunedì 5 dicembre 2011

Nuova maxi-perizia per il delitto Cesaroni

Secondo la Corte gli esperti dovranno «esprimere le loro valutazioni in merito alle contrastanti prospettazioni dei consulenti del pubblico ministero e delle parti private»


Carlo Previderè e Paolo Fattorini, due dei tre periti (Foto Ansa) 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Carlo Previderè e Paolo Fattorini, due dei tre periti (Foto Ansa)
 
ROMA - Orario e cause della morte, natura delle lesioni sul seno di Simonetta, modalità di conservazione dei reperti. Su questo dovrà esprimersi la maxiperizia affidata lunedì dalla Corte d'Assise d'Appello di Roma davanti alla quale si celebra il processo per la morte di Simonetta Cesaroni, uccisa il 7 agosto del 1990 a Roma. SI COMINCIA IL 20 DICEMBRE - I tre periti, Carlo Previterè, Paolo Fattorini e Corrado Cipolla, dovranno «esprimere le loro valutazioni - è quanto richiesto dalla corte - in merito alle contrastanti prospettazioni dei consulenti del pubblico ministero e delle parti private, con particolare riguardo all'orario della morte, alle cause e ai mezzi che l'anno prodotta, alla natura e all'epoca di determinazioni delle lesioni riportate dalla vittima sul seno sinistro e in regione sterno claveare, nonchè‚ alle modalità di conservazione dei reperti utilizzati per le analisi genetiche e alla attribuibilità delle relative tracce».

lunedì 12 aprile 2010

Delitto di via Poma: il grande imbarazzo del datore di lavoro di Simonetta Cesaroni Salvatore Volponi

fonte:http://oknotizie.virgilio.it/info/51651a31a7bfc01e/delitto_di_via_poma_il_grande_imbarazzo_del_datore_di_lavoro_di_simonetta_cesaroni_salvatore_volponi_-_2_.html


Il processo a Raniero Busco probabilmente è il frutto di pressioni esterne affinchè si facesse un processo che dimostrasse che il caso di Simoneta Cesaroni riguardava soltanto suoi rapporti personali e che solo casualmente il delitto avvenne all’interno di uffici in uso al Sisde, secondo la tesi contenuta nel libro di Salavatore Volponi "Io Simonetta e........", edito dallo stesso Sisde

Senonchè l'inmiziativa si è rivelata un autogol perchè il processo sta evidenziando ancora di più le responsabilità dei funzionari del Sisde in quel delitto.

Tanti erano già prima i tasselli che legavano il delitto al Servizio Segreto Civile molto ben condensati in un'interrogazione parlamentare che presentò il deputato leghista Erminio Boso nel 1996.

Questi vigente il primo governo Prodi in un' interrogazione presentata al Presidente del Consiglio e ai ministri dell' Interno e della Giustizia nel 1996 ripercorreva una serie infinita di vicende legate al delitto del 7 agosto del ' 90, all'austriaco Roland Voller, arrestato per depistaggio, alle attivita' di societa' di copertura del Sisde, allo scandalo dei fondi neri degli stessi servizi segreti culminato con gli arresti di Maurizio Broccoletti Michele Finocchi Riccardo Malpica, Rosa Soprrentino, Antonio Galati, Gerardo De Pascale e di altri funzionari del Servizio. L' interrogazione manifestava il sospetto, che l' inchiesta sull' omicidio di via Poma era stata pesantemente condizionata da manovre e depistaggi. Messi in atto – come confessò il commissario del Falminio Antonio Del Grande - dal capo della Polizia Vincenzo Parisi e da suo genero il vicequestore Sergio Costa.

Secondo il parlamentare tal Rudolf Voller, un pregiudicato austriaco grande accusatore di Federico Valle, uno studente universitario ingiustamente accusato del delitto "aveva in uso un telefono cellulare intestato al ministero dell' Interno". Lo stesso austriaco aveva in uso una cassetta di sicurezza nel caveau della Bnl di via Bissolati "ottenuta grazie a una lettera di raccomandazione su carta intestata della Questura di Roma firmata dal commissario Antonio Del Greco, all' epoca dei fatti dirigente della V sezione della Squadra mobile romana impegnata, su delega del pm Pietro Catalani, nelle indagini sull' omicidio di Simonetta Cesaroni". Il senatore leghista nell' interrogazione sosteneva che Voller "custodiva fra le altre carte nella sua cassetta di sicurezza una fascetta del tipo utilizzato per avvolgere le banconote con un numero di serie non emesso dalla Banca d' Italia e quindi proveniente, probabilmente, da fondi riservati gestiti dal ministero dell' Interno". Insomma, l' austriaco, un noto truffatore, era stipendiato dal Sisde (e secondo il commissario Del Grande era anche socio in affari dell'ex capo della polizia Parisi).

Boso poi accennava a tentativi di Sergio Costa, genero del defunto ex capo della polizia Vincenzo Parisi, di "indirizzare la pista investigativa verso l' ex portiere dello stabile, Pietrino Vanacore". . Il parlamentare sottolineava poi il primo esame, disposto da Catalani, sul computer sul quale stava lavorando Simonetta quando e' stata uccisa e che e' stato eseguito dall' ingegner Stefano Carucci: Boso ricordava che il professionista "faceva parte della societa' Insirio Spa, in cui figurano, tra gli altri, personaggi direttamente collegabili al Sisde e alla societa' Immobiliare Gradoli Spa, la quale ha gestito gran parte degli appartamenti del palazzo di via Gradoli 96 dove, il 18 aprile del 1978, durante il sequestro dell' onorevole Aldo Moro, venne scoperto un covo delle Brigate Rosse". Ancora. il parlamentare voleva sapere per quale motivo Catalani non aveva interrogato il proprietario dell' appartamento nel quale fu ammazzata Simonetta, Manlio Indaco Giammona, secondo lui "abitante nello stesso palazzo in cui si trovavano alcuni appartamenti di proprieta' di una societa' di copertura del Sisde, la Servo Immobiliare".

Ma a tutti questi tasselli questo dibattimento ne aggiunge un altro. Salvatore Volponi, il datore di lavoro di Simonetta Cesaroni il giorno del delito e nel corso dell'indagine, ha detto un mare di bugie.

Non conosceva l’ufficio, non conosceva il numero di telefono, non conosceva cosa Simonetta facesse in quell’ufficio. Dall’esame di tutti gli altri testi è risultato invece esattamente il contrario. Sapeva il numero di telefono tanto vero che varie volte telefonò per parlare con Simonetta. Sapeva dov’era l’ufficio, tanto vero che il primo giorno venne personalmente lui per presentarla agli altri impiegati dell’Ufficio. Invece la sera del delitto sosteneva di non sapere alcunchè col chiaro intento di ritardare i tempi allo scopo di favorire la rimozione del cadavere da parte di altri del suo stesso gruppo o del gruppo del Sisde che egli intendeva tradire.

Ormai è chiaro che Salvatore Volponi strumentalizzò Simonetta Cesaroni, chiedendole di fare escursioni non autorizzate sui computer del Sisde, esponendola a rischi altissimi che l’hanno portata a subire quella tragica fine.

E si è compreso anche che Simonetta Cesaroni fu assunta solo un mese prima il 1° luglio 1990 su iniziativa del presidente Francesco Caracciolo Di Sarno d’intesa con Salvatore Volponi proprio con l’intento specifico di mandarla a lavorare da sola il pomeriggio in quell’Ufficio dei Servizi Segreti quando non c’era più nessuno, per estrapolare questo materiale riservato. Che evidentemente serviva ad una altra fazione del Sisde oppure a terzi estranei al Servizio Segreto.

Si parla in più di un sito della rete che Simonetta Cesaroni era stata incaricata in particolare di individuare una lista di nomi che avrebbe dovuto scaricare e consegnare a una persona che quello stesso pomeriggio doveva passare a ritirarla. Che cosa sia poi successo non si sa. Ma si immagina. Qualcuno di coloro in danno dei quali era stata concepita l’operazione, è arrivato prima.

Molte cose potrebbero essere chiarite da Salvatore Volponi ma questi pare che sia caduto in uno stato depressivo di tale portata da non consentirgli la partecipazione al processo. Questo stato depressivo si è accentuato dopo che ha verificato che coloro contro i quali egli ha tramato nel 1990 sono ancora in grado di ammazzare chi vogliono loro (vedi caso Vanacore) e trovano ancora Magistrati che esaminano il caso come suicidio.

Volponi ha chiesto tramite un avvocato che la sua deposizione sia calendarizzata al termine del dibattimento dopo quella di tutti gli altri.

E’ la prima volta – credo - che un testimone chieda formalmente lui di stabilire l’ordine di escussione dei testimoni autoponendosi in fondo alla lista allo scopo di potersi regolare in base a quanto dicono tutti gli altri. Siamo alla frutta! Peraltro qui c’è poco da regolarsi. Ormai è chiaro che il libro e le deposizioni di Volponi sono l’ennesimo tentativo di depistare le indagini per riversare su un estraneo (Raniero Busco) un delitto ingiustificatamente commesso da qualcuno del Sisde per le lotte intestine che avvennero in seno al Sisde nel 1990 per tutte le illiceità che nel Sisde in quel tempo si andavano consumando o si andavano preparando (stragi comprese). Attività tutte rimaste impunite solo perché targate Sisde.

Che vergogna !

Artemide 2. fine

lunedì 9 novembre 2009

Via Poma: Raniero Busco, fidanzato di Simonetta, rinviato a giudizio


ROMA (9 novembre) - Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, è stato rinviato a giudizio dal gup Maddalena Cipriani per il delitto di via Poma. Il gup ha accolto le richieste del pubblico ministero Ilaria Calò, dopo averne ascoltato l'intervento, che è stato seguito da quelli dell'avvocato di parte civile Lucio Molinaro e del difensore Paolo Loria. Il processo comincerà il 3 febbraio prossimo davanti ai giudici della Terza corte d'Assise. Busco, che oggi è sposato e ha due figlie, lavora come meccanico presso l'aeroporto di Fiumicino.

Simonetta Cesaroni venne uccisa con 29 colpi di tagliacarte il 7 agosto del 1990, nella sede dell'Associazione italiana alberghi della gioventù in via Carlo Poma. Per anni le indagini non avevano portato ad alcun esito. Ma nel 2007 il pubblico ministero Roberto Cavallone soffermò la sua attenzione su Raniero Busco esaminando una sua intervista alla Rai mai trasmessa. Nel corso delle indagini del pubblico ministero vennero svolte indagini genetiche affidate al maggiore Marco Pizzamiglio, al tenente colonnello Luciano Garofano e al professor Vincenzo Pascali. Gli accertamenti sulla macchia di sangue rilevata su una porta dell'ufficio di via Poma non permisero di confermare o escludere la presenza di materiale genetico di Busco in questa traccia di sangue. Ulteriori elementi d'accusa sono sorti dall'esame del reggiseno che la Cesaroni indossava al momento del fatto, reggiseno sul quale sono state trovate tracce di saliva corrispondente al dna di Busco. Ma un elemento decisivo per convincere che Busco poteva essere l'assassino della Cesaroni è venuto dalla comparazione di un morso rilevato sul seno sinistro della vittima con la fotografia dell'arco dentale superiore dell'ex fidanzato.

«Busco è stato incastrato», afferma l'avvocato Paolo Loria, esprimendo «estrema delusione. Il rinvio a giudizio di oggi - aggiunge il penalista - è dovuto a quella traccia di saliva che è stata trovata sul corpetto della Cesaroni. In aula dimostreremo che non ci sono prove a carico di Busco, ma solo quella traccia che potrebbe essere frutto di una contaminazione fra reperti. Faremo emergere le contraddizioni di cui è piena questa vicenda. Il pm ha sostenuto la sua tesi accusatoria, ma ha presentato solo delle mezze prove. Pensavamo non ci fossero elementi evidenti per arrivare al rinvio a giudizio. Le argomentazioni del pm non sono convincenti: c'è stata una interpretazione possibilista sul sangue commisto e sul morso».

L'avvocato Lucio Molinaro, legale di parte civile della famiglia Cesaroni ha mostrato soddisfazione, sottolineando che «la parte civile non può non essere appagata da questa conclusione. Il rapporto dei due era ormai esasperato dalle troppe liti e uno dei due alla fine ha ceduto. È un fatto noto che i rapporti tra i due non fossero idilliaci. Da parte di Simonetta c'erano lamentele e risentimento per essere trascurata, da parte di lui una indifferenza giovanile». Secondo il penalista «risulta anche dai diari della Cesaroni». La morte è stata una conclusione inaspettata dopo un tentativo di chiarimento, avvenuto il giorno della morte.

Busco non era presente in aula. Hanno invece presenziato all'udienza, stando però fuori dall'aula, un gruppo di abitanti di Morena, dove abita l'imputato, sostenitori dell'innocenza di Busco, che hanno espresso in maniera composta il loro malcontento per la decisione del gup.

Il Messaggero 9 novembre 2009

Via Poma, i 19 anni di caccia al colpevole


7 agosto 1990
In via Poma, nell'ufficio dell'Associazione alberghi della gioventù, viene uccisa Simonetta Cesaroni. Il cadavere viene trovato grazie all'insistenza della sorella Paola, preoccupata per il suo ritardo. Simonetta è nuda, ma non ha subito violenza carnale. Il cadavere è stato trafitto con 29 colpi di tagliacarte, vibrati su quasi tutte le parti del corpo.

10 agosto 1990
Fermato Pietrino Vanacore, uno dei portieri dello stabile di via Poma, che sarà scarcerato il 30 agosto.

8 ottobre 1990
Consegnati i risultati dell'autopsia. Il corpo ha una lesione ad un'arcata sopracciliare e diverse ecchimosi. La morte, avvenuta tra le 18 e le 18,30, è dovuta alle coltellate, vibrate sul corpo senza vestiti.

16 novembre 1990
Il pm Catalani chiede l'archiviazione della posizione di Salvatore Volponi, datore di lavoro di Simonetta.

26 aprile 1991
Il gip Giuseppe Pizzuti accoglie la richiesta di Catalani e archivia gli atti riguardanti Pietrino Vanacore e altre cinque persone. Il fascicolo resta aperto contro ignoti.

3 aprile 1992
Avviso di garanzia a Federico Valle, nipote dell'architetto Cesare Valle, che abita nel palazzo di via Poma e che la notte del delitto ha ospitato Vanacore. Valle è coinvolto dalle dichiarazioni dell'austriaco Roland Voller.

16 giugno 1993
Il gip Antonio Cappiello proscioglie Valle per non aver commesso il fatto e Vanacore perchè il fatto non sussiste.

30 gennaio 1995
Escono di scena definitivamente Valle e Vanacore: la Cassazione conferma la decisione della Corte d'appello di non rinviare a giudizio i due indiziati.

12 gennaio 2007
La trasmissione Matrix rivela che dalle analisi del Ris di Parma sarebbe emerso che il dna trovato sugli indumenti di Simonetta è dell'ex fidanzato Raniero Busco. Simonetta inoltre non sarebbe morta alle 18, ma alle 16. Il pm Cavallone decide di querelare Mentana per le rivelazioni.

6 settembre 2007
Busco è iscritto dalla procura di Roma sul registro degli indagati per omicidio volontario.

28 maggio 2009
La procura di Roma chiede il rinvio a giudizio di Raniero Busco.

Il Messaggero 9 novembre 2009

VIAGGI

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