lunedì 2 marzo 2009

Reggio: In viaggio di nozze con l'amante, neosposa chiede separazione

2/3/2009

In viaggio di nozze con l'amante

Reggio, moglie lo scopre e si separano

Non voleva farsi mancare nulla e così, oltre alla moglie, un reggiano poco più che 30enne si è portato in viaggio di nozze anche l'amante. Il triangolo si è consumato senza intoppi fra le sabbie bianchissime di un atollo nell’Oceano Indiano, all'insaputa della neosposa, ma poi la tresca è venuta a galla e la malcapitata ha chiesto immediatamente il divorzio e l'annullamento del matrimonio. Ora è seguita da uno psicologo per superare lo shock.

I due sposi, stando alla Gazzetta di Reggio, si conoscono nel 2007, sul luogo di lavoro. Lei ha 25 anni, lui poco più di 30 ed ha appena appena rotto con la fidanzata storica. Nel giro di un anno scocca la scintilla e la coppia decide di fare il grande passo. Qualche tempo prima del matrimonio lui però incontra la sua ex, con cui riallaccia i rapporti e intavola una relazione parallela.

Le nozze sono dietro l'angolo e il quasi sposo non se la sente di mandare tutto a rotoli e troncare con la compagna ufficiale. Contemporaneamente non vuole "staccarsi" dall'amante e così trova una soluzione in perfetto stile boccaccesco. Si accorda con "l'altra", dandosi appuntamento sull'atollo corallino scelto per il viaggio di nozze. Il matrimonio si svolge regolarmente, poi i novelli sposi partono per la luna di miele.

Alle Maldive, immersi in una natura mozzafiato, i due si godono il mare e il sole. Lui però si gode anche l'amante, che incontra lontano da occhi indiscreti con la scusa di un corso di sub che lo tiene lontano dalla struttura turistica tutto il giorno. La fresca sposina, ignara di tutto, trascorre dodici giorni di continua solitudine, passando ore e ore in spiaggia a curare la tintarella. Poi, incalzata anche dalle domande degli altri ospiti del villaggio, le viene qualche sospetto e chiede spiegazione. Lui la tranquillizza e tutto torna come prima.

Anche il viaggio di ritorno è a tre, ma lei no si accorge di nulla. A chiarire il triangolo ci penserà invece la memoria del cellulare del marito, in cui la giovane, una volta a casa, cerca qualche risposta all'insolito viaggio di nozze. Armeggiando con il telefonino, la neosposa trova i messaggi inequivocabili che i due amanti si mandavano alle Maldive per darsi appuntamento. Per la 25enne è un colpo tremendo, si confida con la madre e poi si rivolge a un legale per ottenere il divorzio e l'annullamento del matrimonio. Per superare la brutta esperienza è costretta ad affidarsi anche a uno psicologo. La storia finisce in un lampo, così come era iniziata. Ma la vicenda ormai è sulla bocca di tutti.

007LICENZA DI USURA: CONNERY NEI GUAI

Ginevra, l'attore denunciato dal figlio di un suo amico. Al quale avrebbe prestato somme ingenti, per farsi poi restituire importi 10 volte superiori. Il tribunale lo chiama Sean Connery sotto accusa "Prestò soldi come un usuraio"



Sean Connery sotto accusa

"Prestò soldi come un usuraio""
La vicenda sarebbe iniziata nel 1972, quando il già allora ricchissimo Sean Connery prese a prestare soldi a breve termine all'amico immobiliarista, impegnato in lucrosi affari, nel sud della Francia. I prestiti diventano sempre più importanti e più a lungo termine. Connery nel frattempo diventava anche socio in affari di Jean-René.

Nel '78, pochi mesi dopo l'uscita de "La spia che mi amava", l'attore comunica a Renè che le garanzie fino ad allora ricevute non coprivano più i prestiti concessi. Per rientrare, allora, Connery, secondo le accuse, iniziarebbe a vendere alcuni dei beni ricevuti in pegno dal socio, tra cui un prezioso solitario. Nell'88, poi, è la volta di una residenza nella campagna francese, da cui ricavò 15 milioni di franchi.

Intanto gli affari di Jean-Renè, che iniziava ad accusare i sintomi di una grave malattia, presero ad andare a rotoli. Morì nel 2002 e, adesso, è il figlio e suo unico erede, Christian, che non riesce a capire se il padre gli abbia lasciato degli attivi o dei passivi. "Chi deve che cosa a chi?", è la domanda che l'uomo si è fatto innumerevoli volte e che ha tentato, inutilmente, di girare a Sean Connery, scrivendogli a più riprese a Nassau, alle Bahamas, dove la star scozzese, nota per la sua idiosincrasia nei confronti del fisco, risiede da tempo.

Non avendo ricevuto alcuna risposta Christian si è, allora, rivolto alla giustizia svizzera. L'erede di Jean-René tiene a precisare di non volere soldi da Connery, la cui fortuna è stimata a 170 milioni di dollari, ma solo delle spiegazioni. Ma questa volta James Bond non dovrà comparire davanti al mitico "M", il capo dell'M16, ma di fronte ad un più banale magistrato svizzero.
la repubblica 2 marzo 2009

domenica 1 marzo 2009

Filmini hot con hostess Alitalia: indagato per violenza e diffamazione

Le performance venivano riprese dall'imputato e utilizzate per ricattare la donna
Dopo la diffusione delle immagini, il licenziamento in tronco dalla compagnia di bandiera

Milano - Ha registrato con telecamere e macchine fotografiche gli incontri a luci rosse avuti con una hostess del gruppo Alitalia e ne ha diffuso le immagini sul web. Per questo motivo M. L., direttore generale di un'azienda che lavora per conto della Regione, è stato rinviato a giudizio dal gup Marcello Liotta con l'accusa di tentata violenza sessuale e diffamazione.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, l'uomo, 47enne, durante una relazione con la hostess avuta tra l'agosto e il novembre del 2006, organizzava incontri hard a cui partecipavano anche altri uomini trovati su internet tramite annunci. Le performance venivano quindi riprese dall'imputato e utilizzate per ricattare la donna, costringendola a continuare la relazione. Le intimidazioni sono poi diventate realtà quando l'uomo ha inviato foto e filmati al fidanzato e ai genitori della donna nonchè ad Alitalia, che ha licenziato senza preavviso la dipendente.

A dare l'avvio all'inchiesta della magistratura è stata proprio una denuncia della donna e dei suoi avvocati, Mariano e Benedetto Buratti. Il processo inizierà il prossimo 8 luglio davanti alla VI sezione del tribunale penale collegiale. Il gup ha disposto il sequestro preventivo di tutte le immagini per evitare l'ulteriore diffusione dei filmati.

La Voce 1 marzo 2009

Processo Perugia: Resoconto Udienza 28 febbraio

Meredith. Sollecito punta il dito contro la polizia


1 Marzo 2009

Ieri Raffaele Sollecito ha fatto una dichiarazione spontanea durante il processo per l'omicidio di Meredith Kercher. L'indagato se l'è presa prende con la polizia che gli avrebbe negato i diritti più basilari: "Non voglio fare accuse, ma ho sentito cose imprecise e vorrei fare alcune precisazioni chiarendo dei particolari".

"La notte tra il 5 e il 6 novembre sono stato per lungo tempo in Questura. Più volte ho chiesto e fatto presente alla polizia che volevo contattare mio padre. Volevo parlarci in qualsiasi modo, ma loro me lo hanno negato".

Sollecito ha anche spiegato che gli è stato negato di chiamare un avvocato. "Quando sono stato portato in carcere sono stato messo in una cella e non ho potuto parlare con nessuno fino a quando non sono comparso davanti al gip Matteini". E ancora, durante il primo interrogatorio: "Mi hanno tenuto di fatto a piedi nudi per tutta la notte fino al mattino successivo. Mi hanno lasciato scalzo senza spiegarmi il motivo...".

Sollecito, infine, ha detto di aver utilizzato cannabis solo quando aveva 18 anni per "fare un esperimento" e di averlo ripetuto saltuariamente negli anni successivi: "Mi sono reso conto dell'errore fatto all'epoca... Lascio a voi le conclusioni".


Accuse alla polizia da Amanda e Raffaele

PERUGIA - Lanciano accuse alla polizia Amanda Knox e Raffaele Sollecito nella loro dichiarazione spontanea avvenuta oggi durante il processo per l'uccisione della studentessa inglese Meredith Kercher. I due si riferiscono ai momenti vissuti subito dopo il loro fermo. "Sono stata trattata come una persona solo dopo avere fatto dichiarazioni - ha specificato la Knox". "Ho chiesto di chiamare mio padre e un avvocato - ha affermato Sollecito - ma non mi è stato permesso". (Agr)

Meredith/ Seattle si schiera con Amanda, "troppe bugie su di lei"
The Observer nella città di Knox: "non supervamp, ragazza dolce"


Roma, 1 mar. (Apcom) - Chi è Amanda Knox, imputata a Perugia nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher? Di certo, secondo i suoi concittadini, non la ragazzetta supersexy e cinica che emerge dai ritratti dei giornali italiani e di quelli inglesi. Il domenicale The Observer è andato a Seattle, città natale della americana che condivideva a Perugia l'appartamento con l'inglese Kercher, ritrovata in casa con la gola tagliata.

Il caso, suggerisce The Observer, riceve una attenzione mediatica straordinaria perché Amanda è molto carina (assai meno si parla del coimputato Raffaele Sollecito) e perché è diventata il simbolo dei giovani stranieri che in Italia col pretesto di studiare passano un anno di gioia fra feste, droga e sesso.

Capofila degli sforzi pro-Amanda a Seattle è Anne Bremner, ex procuratore distrettuale, secondo cui "cambiare la percezione che si ha di lei è come far virare una petroliera: un processo lento, lungo e laborioso".

Aiutato da Bremner, il gruppo "Friends of Amanda" ha messo assieme siti web, tenuto riunioni di finanziamento e contattato giornalisti per dare pubblicità alla sua verità sulla ragazza: una fanciulla dolce e un po' hippy precipitata in un incubo, accusata di un delitto che non solo non ha commesso ma per cui già è in carcere Rudy Guede, condannato a trent'anni. Tutto falso che la morte di Meredith sia stato il risultato di un'orgia con Guede, Sollecito e Knox. Tutto basato sulla confessione di Amanda che ha detto che era nella casa al momento della morte: confessione secondo loro (e lei) estorta dalla polizia.

"Vogliamo un processo giusto" dice Bremner; e con lei gli amici della famiglia borghese dove Amanda è cresciuta in un quartiere tranquillo. Così il website dei Friends of Amanda contiene foto, un kit per i media, le dichiarazioni del processo; ha avuto oltre 50mila contatti nelle ultime settimane. Inoltre il gruppo raccoglie finanziamenti per pagare le spese legali e le spese di viaggio alla famiglia, economicamente provatissima dalla vicenda. E ha attirato l'attenzione e il supporto di alcuni nomi di grido fra cui Paul Ciolino, un investigatore di Chicago, e Douglas Preston, autore di "The Monster of Florence", libro sul caso Pacciani.

Ciolino ha attaccato il procuratore Giuliano Mignini che perseguirebbe una "teoria della cospirazione vendicativa", tesi sostenuta sul West Seattle Herald in un articolo per cui Mignini ha minacciato querela. A seguire, un editoriale del Seattle Post-Intelligencer si è scagliato contro il procuratore italiano: "ha qualcosa da temere dalla stampa libera?"

L'articolo dell'Observer critica il tono dei media incentrato sul gossip e sulla figura di Amanda piuttosto che sulla vittima, Meredith Kercher della cui tragedia quasi non si parla più; ma critica anche le "eccentricità del sistema giudiziario italiano dove il processo si tiene solo due giorni a settimana e alla giuria è consentito andare a casa a leggere tutti i giornali che vogliono sull'omicidio".

Meredith/ Ispettore: "Amanda mi chiese carta e penna"
Sabato, 28 Febbraio 2009 - 12:32

"Amanda mi chiese carta e penna perché aveva intenzione di scrivere e mi disse:'voglio farti un regalo'". Ha ricordato cosi' oggi in aula, l'ispettorecapo, Rita Ficarra, in servizio presso la squadra mobile di Perugia, il momento in cui, la mattina del sei novembre 2007, dopo il fermo della Knox e le sue dichiarazioni che tirarono in ballo il musicista congolese Patrick Lumumba, la giovane studentessa di Seattle chiese di poter avere carta e penna per scrivere quello che e' poi stato definito il 'memoriale di Amanda'.

Incubo pedofilia a Napoli e provincia. Protezione Civile organizza volantinaggio

I genitori: "Sì alle ronde"

Domenica 1 Marzo 2009


Incubo pedofilia a Napoli e provincia. I genitori: "Sì alle ronde"
L’allarme pedofilia ha aperto uno squarcio inquietante a Napoli e provincia, ed ora la gente ha paura.
Troppi casi di abusi, di molestie, di violenze sui minori sia nel capoluogo campano sia nelle città dell’hinterland vesuviano. La conseguenza è che nelle ultime ore sono arrivate decine di telefonate alla Protezione Civile. Al numero verde 800343435 hanno chiamato soprattutto genitori preoccupati, allarmati per un fenomeno che ormai ha fatto scattare il terrore delle violenze degli orchi. C’è l’emergenza pedofilia, ma anche quella della pedopornografia, con adescamenti in rete da parte di uomini senza scrupoli pronti a “collezionare” minori nelle loro bacheche on-line.
E la paura, ovviamente, porta alla richiesta di aiuto: così, i genitori chiedono le ronde antiviolenza, chiedono che venga applicata quella parte del decreto fresco di alcuni giorni e sfornato dal governo per far fronte alle violenze sulle donne e sui bambini. Ronde sì, ma non di quelle armate. Basterebbe, per stare più tranquilli, che ci fosse la presenza fissa di “controllori” davanti alle scuole dei loro figli.
Le richieste di aiuto sono arrivate tra venerdì, sabato e ieri, dopo i due casi di Napoli e dopo le violenze di Massa di Somma e di Cicciano. A renderlo noto è l’assessore provinciale alla Protezione Civile, Francesco Borrelli che oggi, proprio davanti ad alcune scuole di Napoli, ha organizzato una manifestazione anti-pedofilia.
Si parte dal quartiere Vomero e dalla distribuzione di volantini dove il messaggio è chiaro: «Denuncia chi pensi possa essere un pedofilo».
Venti volontari staranno davanti a cinque scuole, “ma se gli altri quartieri ci chiameranno noi andremo”, dice l’assessore che, però, precisa “sia chiaro non siamo ronde antipedofilia”. E spiega perché. “Noi siamo volontari che vogliono dare una mano alle forze dell’ordine, ai cittadini - spiega Borrelli - non siamo pistoleri fai da te, ma personale preparato che vuole fare da deterrente”. Borrelli aveva già dato la disponibilità alla Prefettura di fornire un elenco di volontari per il controllo del territorio. Lo aveva fatto all’indomani dell’approvazione del decreto antiviolenza voluto dal governo Berlusconi.
Al numero verde, aggiunge Borrelli, oltre ai genitori stanno chiamando anche i ragazzi stessi: “Vogliono prendere parte al nostro presidio sul territorio”. “I genitori hanno paura dei pedofili. Non ci hanno chiesto pistole e manganelli ma una presenza - conclude -. Ed è quello che cercheremo di dare”.
Ad essere favorevole alle ronde anti-violenza, è anche il sindaco di Cicciano, Giuseppe Caccavale, scosso, come la città intera, dalla violenza ai danni di un bambino romeno di otto anni, per la quale è finito in carcere un 28enne insospettabile, vicino di casa della piccola vittima. Un comune che non ha dimenticato il dramma del piccolo Silvestro Delle Cave, ucciso dai pedofili quando aveva solo nove anni. E allora, dal sindaco arriva un appello: “Sì ai controlli”.
“Sono favorevole a queste iniziative - spiega - anche se a Cicciano il controllo del territorio è garantito, oltre che dalle forze dell’ordine e dalla polizia municipale, con la quale abbiamo istituito il vigile di quartiere, anche dalle guardie ambientali, volontari che pattugliano costantemente il paese”.
“Purtroppo, secondo quanto abbiamo appreso, la violenza è avvenuta in un appartamento, e non in strada - ha concluso - Il presunto pedofilo, infatti, ha adescato la sua piccola vittima in un cortile nel quale era di ‘casa’. Conosceva i bambini che si sono fidati di lui, e l’hanno seguito in un appartamento poco distante, quasi in pieno centro urbano”.
A Cicciano, intanto, si attende con ansia la convalida del fermo di Aniello Gradito, il 28enne accusato di violenza sessuale nei confronti del piccolo romeno di otto anni. Il magistrato dovrebbe decidere oggi se convalidare o meno l’arresto del presunto orco, anche se la popolazione ha già condannato il “mostro”, e si è schierata al fianco della famiglia di immigrati romeni, perfettamente integrati con la comunità locale.
Una vicenda che ha profondamente scosso tutti,
compreso il sindaco Giuseppe Caccavale, il quale ha già dato la
piena disponibilità dell’amministrazione, a stare accanto al
bambino ed alla sua famiglia in tutte le sedi opportune. (ANSA).
1 marzo 2009

Turismo Sessuale: dall'Italia partono 80.000 pedofili all'anno

Pedofilia, in 80mila sui voli all inclusive
a caccia di piccole vittime nel mondo

In Italia turismo sessuale più sviluppato che in ogni altro Paese

di Marida Lombrado Pijola
ROMA (1° marzo) - Se li vedeste salire su certi voli charter stranamente affollati da uomini soli, da Roma o da Milano, diretti in Brasile, Kenya, Bali, Filippine, Costa Rica, India, Cambogia, Russia o Cecoslovacchia, coi loro trolley firmati, e i loro giacconi sportivi da turisti, e in tasca il pacchetto ”all inclusive” fornito da certe agenzie, e i vaucher pronti in mano, fareste fatica a proiettarli nella sequenza successiva di quel viaggio. Partono dall’Italia in ottantamila all’anno, più che da qualunque altro Paese. Tra poco, staranno a raccattare bambine e bambini brasiliani sul lungomare di Fortaleza, per stuprarli in cambio di un giocattolo o un piatto di minestra, o vagheranno a caccia lungo le autostrade ceche, tirando sul prezzo con le madri che espongono i figli come souvenirs locali.

E se li vedeste tranquillamente seduti alla sera, dopo cena, davanti ad un pc, magari nella stanza accanto a quella dove dormono i loro genitori o i loro figli, fareste fatica a immaginare che tipo di sequenze agghiaccianti stanno scambiando, guardando, vendendo, scaricando, con quali strategie diaboliche stanno cercando di adescare minorenni per ottenere foto, filmati, prestazioni. Sono centinaia di migliaia, e sono al quinto posto nel mondo nel consumo di pedopornografia.

Se potreste guardali in faccia conoscendo le loro abitudini, provereste, oltre alla ripugnanza, qualcosa che assomiglia al disorientamento e alla sorpresa. Gli orchi internauti, gli orchi hacker, gli orchi viaggiatori, che sono variabili moderne e globalizzate degli orchi tradizionali, non lasceranno trapelare nulla che possa insospettirvi, se cercherete di smascherarli dall’aspetto, dalla condizione sociale, all’età: giovani, colti, socialmente integrati, reddito medio alto, spesso sposati e padri, pertanto più spregevoli degli altri, nella scelta di rapinare l’infanzia a milioni di bambini per annoiarsi di meno, cercare emozioni estreme, trasgredire, dissacrare, sperimentare la violenza, misurare il proprio potere vessatorio sugli inermi.

Se poteste guardarli in faccia, dunque, restereste inorriditi dalla loro apparente normalità. Guardarli in faccia è impossibile, però, perché sono nascosti e irrintracciabili come l’anima nera dell’Italia, dell’Europa, degli Stati Uniti. E sono tanti. Tanti quanto l’intera popolazione di Gela, di Busto Arsizio o di Treviso, quelli che partono ogni anno dall’Italia per andare a prendersi la propria quota di abusi tra i quasi quattrocentomila turisti del sesso che partono dal mondo occidentale, per stuprare nove milioni di bambine e un milione di bambini, come ci informa, in un rapporto, l’Ecpat.

«Hanno tra i venti e i trent’anni- assicura Marco Scarpati, presidente di Ecpat Italia- e cercano un sesso che hanno visto spiando dal buco della serratura di Internet: un sesso diverso da quello normale, che spesso filmeranno coi loro telefonini, per farlo vedere agli amici».

Il nuovo pedofilo è così: col vuoto interiore che gli ha deformato i sentimenti, e un kit tecnologico che lo ha istigato, attrezzato, socializzato, disinibito. E allora la Rete diventa il grande untore. Incoraggia, legittima, aggrega, propone, corrompe la fantasia, affina le tecniche dei predatori, moltiplica a dismisura il numero delle prede potenziali. Un diagramma in ascesa costante, regolare come le stagioni. La linea ”Hot 114” di Telefono Azzurro «ha registrato un incremento del 34 per cento dei contatti negli ultimi otto mesi», dice il presidente, Ernesto Caffo. La maggior parte, trentasette per cento, riguardano materiale pedopornografico nel quale qualcuno si è imbattuto navigando in Rete.

La mano dell’orco arriva ovunque: pagine web, portali, siti, social network, spam, programmi di file sharing, chat, newsgroup. Un pianeta sommerso che propone, scambia, vende, contamina, cerca di cooptare nuovi adepti, cerca di catturare nuove prede con il ”grooming”, raffinatissima tecnica di adescamento in cinque fasi, che getta le rete tra i preadolescenti ed i bambini sempre più web dipendenti.

Così le statistiche schizzano verso l’alto, con progressione sempre più intensa e inarrestabile. Telefono Arcobaleno segnala quasi il quaranta per cento di siti rilevati in più, nel primo semestre del 2008, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

«Otto nuovi bambini schiavi ogni giorno». Vanno a ingrossare una popolazione mondiale di piccoli fantasmi che qualcuno stima attorno ai due milioni. Hanno dodici, dieci, sette, tre anni, anche di meno. La maggior parte di loro si perderanno in un magma di orrore senza riemergerne mai più. «Nel database dell’Interpol - informa Save the Children - ci sono ventimila immagini di bimbi abusati. Solo cinquecento di loro sono stati identificati». Gli altri non hanno nome, non hanno volto, non hanno futuro.
Il Messaggero 1 marzo 2009

Fratellini di Gravina, per questore di Bari nessun errore in indagini


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28 febbraio 2009 - Il questore di Bari, Vincenzo Maria Speranza, nel corso della conferenza stampa di saluto prima di lasciare la Polizia per entrare in pensione, è tornato sul caso dei fratellini di Gravina. "Io conosco gli atti - ha dichiarato Speranza - e non mi risulta ci siano né errori né tantomeno modifiche di atti per dare ad altri responsabilità." Speranza ha poi proseguito:"Non è stato lasciato nulla di intentato. Su alcune argomentazioni la magistratura non si è ancora pronunciata". Francesco e Salvatore Pappalardi furono trovati morti il 25 febbraio del 2008 dopo 20 mesi dalla loro scomparsa, ma la procura di Bari continua ad indagare. Alcuni giorni fa è stata infatti acquisita, come disposto dal procuratore aggiunto Marco Dinapoli, la richiesta di archiviazione firmata dal pm Antonino Lupo nei confronti del papà delle due vittime, Filippo Pappalardi, per capire se il magistrato nella richiesta ha calunniato la polizia o se è stato vittima di un falso che gli investigatori della polizia hanno commesso posticipando la data di un verbale. Errore, questo, che avrebbe contraddistinto due anni di indagini su Pappalardi, detenuto per 130 giorni agli arresti con l'accusa di aver ucciso e nascosto i corpi dei figli, mentre tentava di dar loro una punizione esemplare. Ciccio e Tore morirono di fame, di sete e di freddo cadendo accidentalmente, forse durante un gioco, nella cisterna interrata di una casa nobiliare disabitata della loro città lo stesso giorno della scomparsa, il 5 giugno 2006. Lo si apprende dall'Ansa.

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