lunedì 20 febbraio 2012

Torino, mamma suicida in comunità: l'assessore Tisi si autoassolve

 

Note di Wildgreta
Riportiamo questo articolo di Roberta Lerici sul caso della mamma suicida insieme alla sua bambina di 3 anni. L'assessore alle politiche sociali del comune di Torino non ha dubbi: non si poteva fare meglio di così...

 Torino, mamma suicida con bimba: l'assessore e il "beneficio risolvente"

di Roberta Lerici
 
Torino, l'assessore Elide Tisi, «Otto storie su 10 ricavano un beneficio “risolvente” dall’accoglienza in famiglia o in struttura. I bambini che hanno subito traumi lentamente recuperano la propria serenità, le madri la forza per continuare una vita anche senza la stampella dei servizi sociali».


"Più di così si muore", sembra dire l'assessore Elide Tisi quando spiega in una intervista a la Stampa, che è stato fatto tutto il possibile per Alessandra, la mamma che si è lanciata nel vuoto dal secondo piano della comunità in cui era rinchiusa da più di un anno, con in braccio la piccola Marianna.Nessun dubbio, nessuna incertezza, neppure un accenno di velata autocritica di fronte ad una tragedia così grande.
"Il comune di Torino è quello che spende di più per i minori in difficoltà", afferma l'assessore che evidentemente non viene neppure sfiorata dall'idea che forse quei soldi si potrebbero anche spendere meglio, o in modo diverso. Ma, del resto, perchè farsi venire dei dubbi quando si afferma che "otto storie su dieci ricavano un beneficio risolvente dall'accoglienza in famiglia o in struttura"?


 I minori in difficoltà per cui il comune di Torino spende 30 milioni all'anno, sono 5000.Dunque se otto storie su dieci finiscono bene, resta un 2% di storie che forse non finiscono, nel senso che continuano nello stesso modo per un tempo indefinito. E la storia di Alessandra dove la collochiamo? Fra quelle destinate a durare chissà quanto o fra quelle finite male non citate dall'assessore? Perchè di fronte ad una tragedia così, bisognerebbe evitare di parlare soltanto di ciò che finisce bene, per concentrarsi sulla percentuale irrisolta, o finita in tragedia.

 E poi, siamo sicuri che otto casi su dieci si risolvano davvero?
E cosa vuol dire "risolvere un caso", per l'assessore? Affidare i bambini a famiglie diverse dalla loro, lasciarli in comunità per anni? O forse vuol dire che le madri vittime di violenza trovano tutte un lavoro e lasciano le case di accoglienza con i loro bambini? E' questo che intende l'assessore? Perchè se così fosse, tutti i comuni dovrebbero inviare degli osservatori a Torino a vedere come si fa a non dividere le famiglie povere, come si fa a non dare in affido i loro figli ad altri.Perchè questa è la prassi:se la madre non è in grado di mantenere i suoi figli, la comunità dopo un po' la manda via trattenendo i figli minori che "devono essere tutelati". E non lo dico io, ma lo scrive sul suo sito la comunità Opera Pia da cui Alessandra si è lanciata nel vuoto.

Non esistono soluzioni per le donne che non possono mantenere i loro figli, per cui i comuni continuano a pagare le rette per i minori, ma lasciano al loro destino le madri. Alessandra si era già vista sottrarre i due figli più grandi per colpe non sue e temeva di perdere anche la terza figlia, Marianna, di tre anni. Sulla pagina di Facebook è la stessa Alessandra, insieme a tanti amici a parlare del suo dramma: non riesce ad accettare di essere stata separata dai suoi figli, teme per la ragazzina che nel 2010 è sparita dalla comunità, e che ha tentato due volte il suicidio.Dice che non riesce a stare lontana da lei, che le proibiscono di vederla, a volte anche di sentirla. Scrive a dicembre 2011" E' tutto fermo, non si muove niente". Il compagno di Alessandra contraddice l'assessore, perchè aveva chiesto di parlare con i servizi sociali, era preoccupato, ma nessuno lo ha ascoltato.L'assessore afferma che per la coppia "ogni volta che era possibile si organizzavano degli incontri in spazi neutri", dando per scontato che tutto il modello di intervento fosse giusto: dalla sottrazione dei due figli più grandi inseriti in altre comunità, alla collocazione di Alessandra e la piccola in un centro dal quale non poteva uscire. Quanto costava tutto ciò al comune? Considerando che a Torino la tariffa unica pare sia di 104 euro a persona, lascio all'assessore il calcolo di quanto costavano Alessandra e i suoi tre figli ogni mese.

Forse è per questo che l'assessor, sempre nell'intervista a La Stampa, afferma:"Abbiamo la certezza di aver fatto il nostro dovere"
Eppure con una cifra molto inferiore si poteva dare ad Alessandra una speranza: una casa popolare, un piccolo sussidio. Ritengo che chi ricopre ruoli di responsabilità a livello istituzionale non dovrebbe mai smettere di interrogarsi, di avere dei dubbi, soprattutto di fronte a una morte così.
La morte è tragica e nobile allo stesso tempo, e il compito delle istituzioni dovrebbe essere quello di ridiscutere i modelli di intervento attuati e magari cambiarli,  in modo da non renderla vana.

 "Quando ti scrivo non trovo mai le parole perchè mi sembra tutto cosi strano, non riesco ancora a crederci.. Penso sempre a tutte le giornate che passavamo insieme, quante risate ci facevamo mamma mia.. quando giocavamo a pallone e rompevano di tutto e di piu:lampioni , finestre e tu ti arrabbiavi e poi iniziavi a ridere come una pazza.. a volte xro ti inca e nn c era nessun modo x farti ridere tranne una cosa..L' abbraccio dei tuoi figli !! "
Dal gruppo di Facebook "Aiutiamo Alessandra a riabbracciare sua figlia"

fonte: http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/2673

Nessun commento:

VIAGGI

Partenza:
Camere:
Adulti:
Ritorno: