mercoledì 28 novembre 2007

Gravina.L'ordinanza del Gip: Francesco aveva capito che il padre poteva ucciderlo

BARI (28 novembre) - Francesco Pappalardi temeva per la sua vita. A soli 13 anni era quasi certo che il papà Filippo era un serio pericolo per la sua esistenza. Era troppo duro, lo picchiava, gli usava violenze. Tremava solo all'idea di essere affidato al padre, cosa che realmente avvenne 20 giorni prima della scomparsa sua e del fratellino Salvatore, di 11 anni.

Le paure di Francesco emergono chiaramente dall'ordinanza di custodia cautelare del gip Giuseppe De Benedictis che ieri ha portato in carcere Filippo Pappalardi, autotrasportatore di 41 anni, accusato di aver ucciso i due figli e di aver abilmente nascosto i loro corpi. L'uomo dal carcere continua a proclamarsi innocente e ha chiesto al suo legale di preparare il ricorso al tribunale del Riesame per tentare di riottenere la libertà.

Francesco - scrive il giudice - «aveva già percepito con sicurezza di essere in pericolo di vita proprio a causa del padre». A sostegno di questa tesi, il gip cita passaggi di intercettazioni ambientali. Uno è del 9 giugno 2006, quattro giorni dopo la scomparsa. La mamma di Francesco e Salvatore, Rosa Carlucci, all'epoca al centro dei sospetti della polizia, dice al convivente Nicola Nuzzolese: «i bambini dicevano che non volevano stare con il padre altrimenti se ne sarebbero andati via. Ciccio diceva che papà ha da pagare i danni che ha fatto. Papà deve pagare! il male che mi ha fatto».

Ma la paura serpeggiava anche nella nuova famiglia di Pappalardi, che da qualche anno conviveva con Maria Ricupero, vedova e madre di tre figli. Secondo il gip, i componenti la famiglia Pappalardi-Ricupero, obbligati dall'uomo a non parlare al telefono e a ogni forma possibile di cautela, «sono gli unici detentori di un segreto, quello della reale dinamica dei fatti» della sera della scomparsa dei fratellini. Un segreto - continua - che hanno custodito gelosamente non lasciando trapelare ufficialmente ciò che in realtà è accaduto.

Ma su questa famiglia - secondo il giudice e la procura - incombe un pericolo, quello della reiterazione del reato. Il ragionamento della procura è questo: «Un giorno la convivenza potrebbe incrinarsi per le ragioni più disparate (come ad esempio la fine del rapporto con la Ricupero, profondi contrasti con le figlie in età adolescenziale) e potrebbe accadere l'irreparabile»: «i presupposti ci sono tutti!», chiosa il gip.

Ai magistrati quasi fa eco la relazione del novembre 2006 della psicologa consulente del tribunale per i minorenne di Bari, Rosa Giusti, che parla della «forte aggressività latente» di Pappalardi, dell'assenza nell'uomo di «affettività» e rileva che «la scomparsa dei due figli non lo sconvolge emotivamente».

La relazione è condivisa appieno dal giudice De Benedictis nel provvedimento cautelare e certifica un aspetto non certo oscuro della personalità violenta dell'uomo, che finora al tribunale per i minorenni non era noto. Non a caso lo stesso tribunale, 20 giorni prima della scomparsa, aveva affidato i due bambini al loro papà ritenendolo il più idoneo a prendersi cura dei piccoli
Il Messaggero 28 novembre 2007

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