TARANTO - Michele Misseri riferì più volte, sin dall'inizio della sua detenzione, alla psicologa e allo psichiatra del carcere di Taranto, nel quale era rinchiuso, di essere l'unico colpevole dell'omicidio della nipote quindicenne Sarah Scazzi. Lo hanno confermato gli stessi professionisti - Dora Chiloiro, psicologa, e Giovanni Primiani, psichiatra - ascoltati oggi come testimoni in udienza preliminare (ultime battute l'11 novembre) su richiesta, accolta una settimana fa dal gup Pompeo Carriere, della difesa di Sabrina Misseri.
I testimoni convocati erano tre, ma uno - padre Saverio Calabrese, cappellano del carcere, citato dalla Procura - si è appellato al 'segreto confessionalè che gli si impone nel momento in cui svolge il suo ministero all'interno della casa circondariale, e dunque non ha potuto riferire nulla. Per quanto si è appreso di una udienza preliminare che in ogni caso si tiene a porte chiuse, come fissa il codice di procedura penale, lo psichiatra ha anche riferito che 'zio Michele' gli disse di aver assunto farmaci che gli avrebbero causato perdita parziale di lucidità nelle ore che precedettero, il 15 ottore 2010, la sua chiamata in correità della figlia Sabrina per l'omicidio di Sarah.
Assunzione di farmaci che però viene smentita dalle testimonianze, già presenti da tempo negli atti, di quattro operatori del carcere, corredate dal rifiuto sottoscritto dallo stesso Misseri ad assumere farmaci, così come risulterebbe anche dalla cartella clinica.