Visualizzazione post con etichetta 8 novembre 2011. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 8 novembre 2011. Mostra tutti i post

martedì 8 novembre 2011

PEDOFILIA CUBA,CONDANNATI 3 ITALIANI: "AIUTATECI, SIAMO INNOCENTI"

Angelo Malavasi e Luigi Sartorio (da ilgazzettino.it)























VICENZA - Condanne pesantissime: 25 e 20 anni di carcere da scontare a Cuba. Questo l'esito del processo a tre italiani, processati per la morte di una dodicenne avvenuta a Bayamo il 14 maggio 2010 dopo un festino a base di sesso e droga.
Il reato contestato è corruzione di minorenne: Luigi Sartorio, 44 anni, vicentino, è stato condannato a 20 anni di carcere, mentre Angelo Malavasi, 45enne originario di Mirandola nel Modenese, è stato condannato a 25 anni, come Simone Pini, 43 anni, fiorentino.

A pronunciare la sentenza è stato il giudice del Tribunale provinciale di Granma a Bayamo, che non ha creduto alla proclamazione di innocenza dei tre italiani. Ad essere condannati sono stati anche sei cubani.
Al principale imputato, Vicel Ramos Cedeno, sono stati inflitti 30 anni di pena, agli altri tra i 20 e 25 anni.
Secondo l'accusa, il gruppo di italiani e cubani trascinò Lillian Ramirez Espinosa, ragazzina con gravi problemi asmatici, in un locale di Bayamo.
La 12enne venne poi caricata su un'auto e abbandonata senza vita in un campo.
Sartorio e Malavasi sono stati condotti nel carcere di Este y La Condesa,
Pini in quello di Las Mangas a Bayamo.
Tutti e tre erano stati arrestati nelle settimane successive alla morte della minorenne.

«SONO INNOCENTE» «Io non c'entro nulla con questa storia. Ero a Cuba in quel periodo, ma altrove, e al festino non ho mai partecipato. Dovete fare qualcosa in Italia, dovete toglierci da questa situazione, io, Pini e Sartorio: siamo tutti e tre innocenti e in carcere senza motivo». Parla al 'Resto del Carlinò dal carcere La Condesa, alla periferia della capitale L'Avana, Angelo Malavasi, 46 anni, di Casalgrande (Reggio Emilia), condannato con i connazionali in seguito alla morte di una dodicenne avvenuta a Bayamo, sull'isola caraibica, il 14 maggio 2010 dopo un festino a base di sesso e droga. Malavasi è stato condannato a 25 anni; stessa pena per Simone Pini, 43 anni, fiorentino, mentre Luigi Sartorio, 44, vicentino, è stato condannato a venti anni per corruzione di minore.

SARAH SCAZZI, "MISSERI ACCUSÒ SABRINA SOTTO EFFETTO DI FARMACI"

Lunedì 07 Novembre 2011 - 2

TARANTO - Michele Misseri riferì più volte, sin dall'inizio della sua detenzione, alla psicologa e allo psichiatra del carcere di Taranto, nel quale era rinchiuso, di essere l'unico colpevole dell'omicidio della nipote quindicenne Sarah Scazzi. Lo hanno confermato gli stessi professionisti - Dora Chiloiro, psicologa, e Giovanni Primiani, psichiatra - ascoltati oggi come testimoni in udienza preliminare (ultime battute l'11 novembre) su richiesta, accolta una settimana fa dal gup Pompeo Carriere, della difesa di Sabrina Misseri.

I testimoni convocati erano tre, ma uno - padre Saverio Calabrese, cappellano del carcere, citato dalla Procura - si è appellato al 'segreto confessionalè che gli si impone nel momento in cui svolge il suo ministero all'interno della casa circondariale, e dunque non ha potuto riferire nulla. Per quanto si è appreso di una udienza preliminare che in ogni caso si tiene a porte chiuse, come fissa il codice di procedura penale, lo psichiatra ha anche riferito che 'zio Michele' gli disse di aver assunto farmaci che gli avrebbero causato perdita parziale di lucidità nelle ore che precedettero, il 15 ottore 2010, la sua chiamata in correità della figlia Sabrina per l'omicidio di Sarah.

Assunzione di farmaci che però viene smentita dalle testimonianze, già presenti da tempo negli atti, di quattro operatori del carcere, corredate dal rifiuto sottoscritto dallo stesso Misseri ad assumere farmaci, così come risulterebbe anche dalla cartella clinica.

GARLASCO, INIZIA IL PROCESSO D'APPELLO. MAMMA CHIARA POGGI: "TROVATE IL KILLER"

Lunedì 07 Novembre 2011 - 20:08

MILANO - Domani mattina Alberto Stasi ritorna a rivivere il suo «incubo». Ritorna sul banco degli imputati per difendersi dall'accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà per il brutale massacro della sua fidanzata Chiara poggi, uccisa il 13 agosto di quattro anni fa. Una vicenda per cui, a dicembre 2009, è stato assolto in primo grado ma con formula dubitativa a causa di indagini incomplete, e che adesso si riapre. Con lui che spera di essere di nuovo giudicato innocente e con i genitori di Chiara che chiedono di sapere la verità, nome e cognome dell'assassino di loro figlia. Così alle nove in punto, in un Palazzo di Giustizia che come per i processi a Silvio Berlusconi, sarà off-limits per le telecamere e i fotografi, davanti alla seconda sezione penale della Corte d'Assise d'Appello si alzerà il sipario su quello ormai noto come il 'giallo di Garlasco'.

Udienza a porte chiuse perchè il giudizio, come era accaduto davanti al gup di Vigevano Stefano Vitelli, è con rito abbreviato. In aula quindi oltre a otto giudici, due togati e sei popolari, che dovranno emettere il verdetto, ci saranno il sostituto procuratore generale Laura Barbaini, Stasi e i Poggi con i loro rispettivi legali, ma non il pubblico e nemmeno i numerosi giornalisti. Insomma un deja-vu, come un deja-vu è l'attenzione mediatica che di giorno in giorno sta di nuovo crescendo attorno al caso. Caso che il pg Barbaini e i Poggi puntano a far riaprire per ottenere la condanna di Alberto: chiederanno nuovi accertamenti e perizie su quelli che sono ritenuti gli 'elementi cardine' dell'inchiesta per cercare di ricostruire cosa davvero accadde quella mattina di agosto di quattro anni fa nella villetta di via Pascoli.

Si va dalla simulazione dei possibili percorsi del giovane all'interno della villetta del massacro, all'esame delle suole delle scarpe Lacoste calzate dal ragazzo quando ritrovò in cadavere della fidanzata per capire se potevano trattenere o meno «tracce ematiche». Il motivo: nonostante ci fosse sangue dappertutto, dalle analisi di laboratorio, sono risultate inspiegabilmente pulite. E poi gli esami sul computer di Stasi, sul capello biondo e corto ritrovato in mezzo alla ciocca scura che Chiara stringeva tra le dita, sul «materiale» rivenuto sotto le sue unghie e infine, altra richiesta, l'ascolto il aula della registrazione della telefonata fatta da Alberto al 118 per dare l'allarme.

VIAGGI

Partenza:
Camere:
Adulti:
Ritorno: