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martedì 15 novembre 2011

MOSCA, DONNA HA UN ALIENO NEL FRIGO E LO FOTOGRAFA

"HO UN ALIENO NEL FRIGO". MISTERO IN RUSSIA 



















MOSCA - "Ho un alieno in frigo". È pronta a giurarlo una donna russa, Marta Yegorovnam. La signora, residente a Petrozavodsk, ha trovato anche qualcuno disposto a crederle. Si tratta niente di meno che dell'Accademia delle Scienze di Carelia Petrozavodsk, che sta studiando la storia di Marta. La donna ha raccontato di aver conservato il corpo di un alieno nel proprio frigorifero per due anni e che adeso avrebbe deciso di scattare delle immagini come prova della presenza dell'extra-terrestre.

I "critici", o gli "scettici" se si vuole, fanno presente che l'"alieno" sembrerebbe proprio un vegetale rinsecchito che assomiglia un "omino verde" dei film di fantascienza. Ma l'Accademia delle scienze è stata inamovibile nel prendere in considerazione la bizzarra storia. "Potrebbe trattarsi di un falso elaborato, tuttavia la possibilità che possa essere un alieno vero non dovrebbe essere scartata a prescindere" ha detto l'esperto UFO Michael Cohen.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=148525

"SABRINA E COSIMA RESTANO IN CARCERE":TESTO ORDINANZA GUP

“Sabrina e sua madre sono bugiarde, restino in carcere”. LEGGI Le 18 pagine dell\'ordinanza del gup 

Sabrina e sua madre sono bugiarde, restino in carcere. LEGGI LORDINANZA DEL GUP sabrina misseri cosima serrano 645 300x153

TARANTO — Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano «per tutto il corso delle indagini hanno mentito, mentito e poi ancora mentito, spudoratamente, pervicacemente, per giunta giungendo a lanciare accuse e sospetti su persone che esse sapevano perfettamente essere del tutto innocenti».
Sono sufficienti queste considerazioni per dare un peso alla decisione di ieri del gup del Tribunale di Taranto, Pompeo Carrieri, con la quale ha respinto la richiesta di scarcerazione delle due donne così come avevano richiesto i loro avvocati.

Un’ordinanza di diciotto pagine che non è errato accomunare ad una sentenza di condanna nei confronti delle imputate su cui lo stesso giudice, il prossimo 21 novembre, si esprimerà sul rinvio a giudizio o, a questo punto improbabile, proscioglimento. Madre e figlia, secondo il gup, devono quindi restare in carcere perché «possono ancora inquinare le prove», «possono fuggire» e «ripetere il delitto» del quale si sarebbero macchiate uccidendo la loro parente di soli quindici anni. Per uno dei difensori di Sabrina, Nicola Marseglia, il rigetto dell’istanza di scarcerazione «è una decisione che non ci aspettavamo»
Dopo una premessa che a prima vista sembra volere escludere qualsiasi condizionamento con la decisione che dovrà prendere tra sei giorni («esso non interferisce con l’oggetto della decisione da assumersi all’esito di questa fase processuale, ossia in ordine all’accoglimento o meno della richiesta di rinvio a giudizio»), il magistrato non fa più mistero dei suoi giudizi quando, a pagina 2 del provvedimento, ritiene «condivisibili» le due ordinanze del 20 giugno e 12 luglio scorsi con cui il tribunale del riesame ha confermato le misure cautelari e tutti i reati contestai dai pm e confermati dal gip.
 Ma dice molto di più quando si sofferma sulla personalità delle imputate e sul loro comportamento tenuto nelle fasi post omicidio. Rifacendosi anche al parere della suprema corte che le riguarda (10 ottobre scorso), Carriere giunge alla conclusione che «sin dai primissimi momenti successivi alla morte della bambina, tutti i tre soggetti di cui sopra, in realtà, sapessero esattamente come erano andate le cose».

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