mercoledì 30 settembre 2009

Garlasco,svolta: spunta l'orma di una donna

30/9/2009

Svolta nel giallo dalla superperizia

Svolta a Garlasco. Nella villetta dove è stata uccisa Chiara Poggi c'era l'orma di una scarpa da donna. Probabilmente la suola appartiene all'omicida o a una sua complice. Lo rivela Libero, citando la relazione del perito nominato dal giudice chiamato a decidere se Alberto Stasi è colpevole o innocente. La traccia, lunga 24-26 cm, corrisponderebbe a un numero di piede 36-37 e avrebbe forma e dimensioni di una scarpa da donna.

La superperizia verrà depositata in tribunale il 14 ottobre, infittendo il giallo sull'omicidio di Chiara. Secondo la relazione, infatti, l'assassino non era solo. Sulla scena del delitto è stata rinvenuta anche l'orma di una scarpa presumibilmente femminile.

Le tracce individuate sul luogo del delitto sono di due tipologie. Alcune, di identica foggia, sono state trovate di fronte al tappeto del bagno. Altre, definite "parziali", sono state invece rintracciate al piano terreno, in cima alla scala che conduce alla cantina, dove è stato trovato il corpo di Chiara.

Una di queste impronte, stando alla superperizia, sembrerebbe corrispondere per forma e dimensioni alla scarpa di una donna. Di sicuro, ha precisato l'esperto nominato dal giudice, non appartiene ad Alberto Stasi. Si tratta di una novità nel quadro investigativo che pone nuovi interrogativi. Chi ha ucciso Chiara Poggi? Se le orme trovate nella villetta non appartengono ad Alberto, allora a chi appartengono? Perché in due anni di indagini non sono state rilevate e analizzate dai consulenti della procura?

Nell'autopsia effettuata sul corpo di Chiara risulta inoltre che sulla coscia sinistra della vittima sono presenti echimosi da calpestamento (tacco e punta). Le Lacoste calzate da Stasi di sicuro non hanno né tacco né punta. E dunque ricompare l'ipotesi di una scarpa da donna.
tgcom 30 settembre 2009

domenica 27 settembre 2009

GIALLO DI GARLASCO: 4 TELEFONATE SOTTO LA LENTE DEI PERITI

VIGEVANO (PAVIA) (ANSA)- Quattro telefonate. Tre concentrate intorno a mezzogiorno e una registrata alle 9 e 18 minuti del 13 agosto 2007, quando Chiara Poggi venne uccisa nella sua villetta di via Pascoli a Garlasco (Pavia). Ecco le chiamate su cui si stanno concentrando i nuovi approfondimenti tecnico-informatici del caso Garlasco. Ad effettuare e a ricevere quelle telefonate fu una ragazza molto vicina alla cerchia delle amicizie di Alberto Stasi, il fidanzato a processo per il delitto. Lei, sentita come persona informata sui fatti dai carabinieri.

La sua fu una testimonianza in mezzo a molte altre: "Mi sono svegliata alle 7, ho fatto colazione alle 7,30 e fino alle 13 ho lavorato alla mia tesi di laurea", fece scrivere a verbale. Ora quel verbale è diventato però oggetto di accertamenti da parte dei super periti informatici incaricati dal gup di Vigevano, Stefano Vitelli, di eseguire nuovi supplementi d'indagine. Perché, nonostante la ragazza abbia dichiarato di non essersi mai mossa di casa (molto vicina a quella dell'omicidio), la mattina di quel 13 agosto il suo cellulare agganciò due celle diverse, come risulterebbe dai tabulati telefonici. Se le tre chiamate di mezzogiorno agganciarono una centralina di Garlasco, infatti, la prima delle quattro, quella delle 9,18, si 'attacco'' alla seconda cella. Ora, delle due l'una: o esiste una spiegazione tecnica al cambio di cella oppure la ragazza non avrebbe detto la verità. A questo interrogativo stanno cercando di rispondere i periti del giudice che, entro il 7 ottobre, dovranno consegnare la loro perizia informatica sul caso di Garlasco. Secondo molti esperti del settore, comunque, non è inusuale che, in un Comune piccolo e ricco di edifici bassi (come nel caso di Garlasco), un telefonino si possa agganciare a due celle diverse. Un'eventualità che si registra più spesso quando il chiamante si trova a cavallo di due celle. L'amica di Alberto Stasi non sarebbe l'unica persona finita al centro dei controlli informatici. Altri testimoni, infatti, sono stati oggetto di accertamenti sui propri telefonini per incrociare i dati di chiamate e sms.

sabato 26 settembre 2009

Meredith:PC Sollecito collegato a internet la notte in cui fu arrestato


Il consulente informatico: qualcuno navigò mentre lui era in questura

PERUGIA
Il pc di Raffaele Sollecito, che si trovava nella sua abitazione, si collegò a Internet la notte in cui lui e Amanda Knox vennero arrestati, quando erano già in questura, secondo uno dei consulenti della difesa del giovane pugliese per il quale tale attività potrebbe avere portato alla cancellazione di file anche della sera dell’omicidio di Meredith. Dati che proverebbero che Sollecito era a casa sua e non sulla scena del delitto. «Nessuna traccia di cancellazione di dati e orari comunque compatibili con l’omicidio» invece secondo l’avvocato Francesco Maresca, legale della famiglia Kercher. Si chiude così, con un confronto sul computer portatile di Sollecito, l’esame dei testimoni sentiti per 41 udienze davanti alla Corte d’assise di Perugia. Le parti si ritroveranno il 9 ottobre per esaminare le richieste di integrazione probatoria che si annunciano particolarmente consistenti dalle difese intenzionate a chiede nuove perizie sulle tracce di Dna e sul coltello considerato l’arma del delitto.

Oggi, intanto, Antonio D’Ambrosio, uno dei consulenti dei legali di Sollecito, ha sostenuto che sul computer portatile del giovane venne registrata «interazione» dalle 22.22 del 5 novembre del 2007 alle 9.24 del giorno successivo, collegandosi tra l’altro all’una e alle 2.47 con le notizie relative all’omicidio Kercher presenti sul sito dell’Ansa. «Nessuna ipotesi su chi possa essere stato a collegarsi, ma abbiamo fornito un dato oggettivo» ha detto l’avvocato Luca Maori, uno dei difensori di Sollecito, secondo il quale «quella interazione ha provocato la perdita di alcuni dati». Come quelli - per il legale - relativi ai film «Il favoloso mondo di Amelie» e «Stardust» che il giovane ha sostenuto di avere visto insieme alla Knox il primo novembre nell’orario in cui Mez veniva uccisa. D’Ambrosio ha anche parlato di un’interazione di quattro secondi con la home page della Apple rilevata 58 minuti dopo mezzanotte del 2 novembre. In aula, oggi, anche la genetista Sara Gino, consulente della difesa Knox, che ha riproposto la questione della contaminazione delle tracce di Dna. «Il rischio esiste e va preso in considerazione» ha sottolineato.

Ora il processo si avvia alla sua fase finale e forse per questo oggi Amanda è stata notata nel gesto scaramantico di incrociare le dita in aula. «Siamo stati molto fortunati perchè sono emersi dati oggettivi che hanno escluso ogni responsabilità di mio figlio in questa terribile vicenda» è stato il commento su quanto successo finora di Francesco Sollecito, il padre di Raffaele. Ma di bilancio «assolutamente positivo» ha parlato anche l’avvocato Maresca da sempre convinto della ricostruzione accusatoria.
la stampa 26 settembre 2009

Garlasco:Un'amica di Stasi fra i sospetti

L'ipotesi che nella villetta di Chiara a Garlasco ci fossero due persone era stata fatta dagli inquirenti all'inizio delle indagini. Ora si fanno accertamenti su una ragazza il cui alibi sarebbe smentito dal cellulare.Nel delitto di Garlasco torna in scena una persona comparsa due anni fa come testimone, un'amica di Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio della fidanzata.

Chiara Poggi: la ragazza ora e' "oggetto di nuovi approfondimenti del caso". Lo scrive il Corriere della Sera: secondo il quotidiano il racconto della ragazza ("ero a casa e ci sono rimasta fino al primo pomeriggio") non coincide con i rilievi tecnico informatici, dato che il suo cellulare il giorno dell'omicidio aggancio' due celle diverse del Comune. Questo significa, secondo la ricostruzione del Corriere, che la copertura del cellulare quel giorno fu garantita da due centrali diverse, cosa che di solito succede quando una persona di sposta da un'area all'altra.La ragazza pero' ha sempre testimoniato che la mattina in cui Chiara fu uccisa, il 13 agosto del 2007, resto' in casa a Garlasco, non lontano dalla villetta dei Poggi, a scrivere la tesi e non usci' prima delle quattro. Sono dunque molte le domande
che nascono da questa scoperta, e il perito informativo del giudice Stefano Vitelli, scrive il Corriere, "vuole andare a fondo dei dettagli tecnici e chiedere al gup nuovi accertamenti". La parola d'ordine per gli inquirenti e' "non lasciare niente al
caso".Gli avvocati di Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio, un anno fa avanzarono l'ipotesi che ci fossero due persone sul luogo del delitto: le perizie e gli esami dovrebbero dare risposte anche in merito. Sembra pero', conclude il quotidiano milanese, che gli ulteriori accertamenti riportino alla teoria di una sola persona presente quel giorno nella villetta di Garlasco.
rainews- 24 26 settembre 2009

Meredith/ Lumumba: Amanda ha fatto il mio nome per depistare



Meredith/ Lumumba: Amanda ha fatto il mio nome per depistare Udienza di oggi caratterizzata dai consulenti difesa Knox


Perugia, 25 set. (Apcom) - E' ormai prossimo alla conclusione il processo sulla morte di Meredith Kercher, la ragazza inglese uccisa a Perugia il primo novembre del 2007, che vede sul tavolo degli imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Domani udienza con due testimoni chiamati dalla difesa di Raffaele Sollecito e poi tutto rinviato il 2 e 3 ottobre quando si discuterà su integrazione probatoria proposte dalle parti. Oggi in aula è stata la volta di due consulenti della difesa di Amanda Knox. Il medico legale Patumi ha ribadito che le ferite al collo di Meredith non sono compatibili con il coltello sequestrato in casa di Raffaele Sollecito, dato che la ferita è solo di 8 centimetri contro i 17 della lama dell'arma sequestrata. Per Patumi la ferita mortale è stata prodotta da più colpi di arma e tutti sono penetrati per l'intera lunghezza della lama. Da qui l'incompatibilità. Inoltre Patumi ha espresso la sua convinzione scientifica che chi ha ucciso Meredith prima abbia tentato di violentarla. La violenza sessuale non è stata mai accertata dai medici legali del Pm. E' certo che Meredith però ha avuto un approccio sessuale prima di morire. La relazione del medico legale Patumi mette un ulteriore tassello sulla strada della teoria delle difese che individua in Rudy Guede il killer di Meredith. Guede ha confessato - prima della condanna a 30 anni per l'omicidio - che aveva iniziato un rapporto sessuale con la ragazza inglese quando è stato costretto ad interromperlo per via dei dolori alla pancia che lo hanno costretto ad andare in bagno. In quei minuti poi una coppia, secondo Guede, ha ucciso Meredith. Si è parlato anche in aula delle accuse di Amanda Knox nei confronti di Patrick Lumumba durante un interrogatorio senza avvocato e dove aveva affermato di essere stata a casa, mentre il ragazzo congolese uccideva la sua coinquilina. Per il neurologo Carlo Caltagirone quel racconto è stato frutto dello stress che la ragazza americana ha subito. Lo stress, secondo il consulente, contribuisce a elaborare falsi ricordi. Lumumba, presente in aula e parte offesa in un procedimento per calunnia contro Amanda Knox, non ha creduto a questa ricostruzione. Fuori dall'aula ha ribadito ai giornalisti: "Amanda voleva depistare le indagini. Per questo ha fatto il mio nome".
l'eco di Bergamo 25 settembre 2009

OMICIDIO GARLASCO: NOVITA' SULLA SUPERPERIZIA, CHIARA UCCISA DA UNA SOLA MANO


Milano, 25 set. (Adnkronos) - E' un'attivita' frenetica quella dei periti impegnati a risolvere il giallo di Garlasco e a consegnare, gia' dalla settimana prossima, le conclusioni finali sulle quali il gup di Vigevano, Stefano Vitelli decidera' se assolvere o condannare Alberto Stasi. E' lui, l'allora fidanzato di Chiara Poggi uccisa nella sua villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007, l'unico indagato per l'omicidio.

Dal computer al video, il gup che riscrive Garlasco
Azzerata l’inchiesta si attende l’esito delle perizie per stabilire se Alberto è innocente o colpevole


Dal nostro inviato Giusi Fasano

VIGEVANO — Mancano pochi giorni e molte carte. Mercoledì 30 settembre metà dei periti e consulenti impegnati sul caso Garlasco consegneranno al giudice Stefano Vitelli le loro relazioni: le risposte ai quesiti che lui pose, a sorpresa, cinque mesi fa, azzerando di fatto l’inchiesta invece di decidere per l’assoluzione o la condanna di Alberto Stasi, il biondino di Garlasco accusato di aver ucciso la sua fidanzata, Chiara Poggi, la mattina del 13 agosto 2007.

«Emergono significative incompletezze d’indagine che per la loro rilevanza devono essere oggetto di approfondimento istruttorio», scrisse Vitelli. E giù sette pagine di ordi­nanza per disporre una valan­ga di accertamenti super par­tes . Esami biologici, medi­co- legali, analisi chimiche, riaudizione di testimoni, espe­rimenti «semi-virtuali» per de­finire percorsi, tracce, movi­menti sul luogo del delitto. In­somma, una rivoluzione.

Difficile, nel panorama giu­ridico italiano, imbattersi in un altro giudice Vitelli: da una parte apprezzato (da suoi colle­ghi e da un numero crescente di avvocati) perché «è la pro­va vivente che un giudice non sempre si attiene solo a quello che dice la pubblica accusa», dall’altra criticato (da altri col­leghi e altri legali) perché «questo è il processo della sua vita e lui fa la parte del pm per protagonismo». Parliamo di un processo che si svolge con rito abbreviato: niente dibatti­mento pubblico, sconto di pe­na in caso di condanna e, dice il codice, «decisione presa allo stato degli atti». Salvo che «lo stato degli atti» sia ritenuto, appunto, «incompleto». Il gup di Vigevano non si è acconten­tato praticamente di niente. E, almeno sul fronte della nuova superperizia informatica, ha già incassato un successo pro­fessionale per il solo fatto di averla ordinata: perché sono emersi dati nel computer di Al­berto che nessuna analisi ave­va focalizzato prima. Non cose di poco conto: l’utilizzo certo del pc fra le 9.36 e le 12.20, ora­rio nel quale la procura colloca­va l’omicidio di Chiara. Anche la perizia voluta per stabilire se Alberto ha potuto o meno camminare nella casa dell’omi­cidio senza sporcarsi le scarpe di sangue ha segnato passi avanti rispetto agli accerta­menti precedenti. Il giudice aveva visto giusto riproponen­do il quesito ai suoi periti: per­ché ora, con strumenti partico­lari, risulterebbe una scena del delitto con sangue più esteso di quello visibile a occhio nu­do. I risultati definitivi, in que­sto caso, arriveranno il 14 otto­bre perché proprio per consen­tire analisi più approfondite, il giudice ha concesso una proro­ga alla consegna della relazio­ne.

Slitta al 7 ottobre, invece, l’esito degli esami informatici. Anche qui: si tratta di andare a fondo di alcuni dati marginali anche se in realtà sembra non esserci nulla che Vitelli ritenga davvero marginale. Lui vuole portare in aula tutti, ma pro­prio tutti, i tasselli di questo puzzle e ricomporlo sapendo che stavolta può servirsi delle relazioni dei suoi periti per sciogliere ogni dubbio. Merco­ledì avrà sul tavolo le perizie chimica e medico-legale. Il da­to più importante riguarda l’ora della morte. Se la fascia oraria indicata sarà compresa fra le 9.36 e le 12.20 Alberto avrà un alibi difficilmente smontabile: lavorava alla testi di laurea, al computer.

Il biondino di Garlasco ha già avuto la meglio sulla pro­cura che centrava l’ora del de­litto fra le 11 e le 11.30. Avere dalla sua il perito del giudice su questo dettaglio lo autoriz­zerebbe a sperare in un’assolu­zione, anche se altri particola­ri, in realtà, non vanno nella sua direzione. Le analisi chimi­che dimostrerebbero che le sue scarpe (senza tracce di san­gue) non sono di materiale idrorepellente, come ha soste­nuto la difesa giustificando il fatto che fossero linde. E poi ci sono i tempi del delitto. Può Alberto averlo commesso fra le 9.10 (quando Chiara ha di­sattivato l’allarme) e le 9.36? La difesa dice di no. La parte civile è convinta di sì e mette agli atti un video che simula azione e tempo di fuga: 9 mi­nuti e 4 secondi. Quel video è girato sul luogo del delitto, ca­sa Poggi. Ma né la madre né il padre di Chiara, Rita e Giusep­pe, hanno voluto vederlo. «Sa­rebbe emotivamente troppo forte», valuta la signora Rita, «anche se è solo finzione». Le dispiacerebbe, dice, vederlo scorrere sullo schermo della te­levisione o su qualche sito In­ternet. «Per favore», chiede, «non mandatelo in onda».


corriere della sera 25 settembre 2009

venerdì 25 settembre 2009

VIA POMA, PARLA IL FIDANZATO DI SIMONETTA: "CHI SA, PARLI"

Via Poma, "si continui a indagare"
Ex fidanzato vittima: "Chi sa parli"

Indicato dal 2007 come il presunto assassino dell’ex fidanzata Simonetta Cesaroni, Raniero Busco ha deciso di raccontare la sua verità sul giallo passato alle cronache come il delitto di via Poma. "Accordi, bugie, depistaggi. E ricatti. Questo c'è dietro la morte di Simonetta - rivela Busco - . "Per anni sono rimasto in silenzio, ma ora basta". Il processo riprenderà il 19 ottobre.
(Simonetta Cesaroni -lapresse)

"Non sono andato in aula. Non ho voluto ascoltare chi ha trasformato la mia vita in un inferno. Chi ha voluto rubare la mia serenità con un'accusa infame", racconta Busco sul prossimo numero del settimanale "Vivo".

La ragazza venne uccisa il 7 agosto 1990. Si indaga sul portiere dello stabile, scagionato dalle accuse dopo un mese. Gli investigatori si concentrano allora su un nipote di un inquilino del palazzo e successivamente sul datore di lavoro di Simonetta. Nessuno viene rinviato a giudizio. I protagonisti della vicenda, a vario titolo, entrano ed escono più volte di scena.

Nel 2007 una nuova perizia indica in Raniero Busco un nuovo indagato: gli esperti trovano il suo Dna sulle tracce di saliva sul reggiseno di Simonetta.

"Chi ha mandato Simonetta in via Poma quel martedì? C’era già stata il venerdì precedente in quell’ufficio, ed era pagata per lavorare due giorni la settimana, il martedì e il giovedì. Perché va ancora in via Poma se c’era già stata il venerdì prima? Perché hanno sempre cercato di non lasciarla da sola in quell’ufficio? Qualcuno ha ricevuto due telefonate la sera dell’omicidio: chi le ha fatte? E chi cercavano? E perché?", sono le domande che si pone Busco che chiede a chi sa di parlare.

"Ci vuole coraggio a dire la verità. E i vigliacchi non parlano. E, forse, chi sa non ha solo paura di un’accusa di favoreggiamento. Quella è ormai prescritta. Potrebbe esserci dell’altro.... Il nome di chi l’ha uccisa è negli atti. Basta cercare. Voler capire al di là di quelle che sono le battaglie di consulenti e periti", spiega l'ex fidanzato della vittima.

Per Busco ci sono persone che avrebbero volutamente condizionare le indagini con testimonianze e ricostruzioni confuse. Ma ormai è tardi perché molte vicende processuali sono state archiviate. "Non può chiudersi con me questo delitto - racconta Busco al settimanale - Perché Simonetta merita giustizia".

Udienza rinviata
E' stato rinviato al 19 ottobre il procedimento relativo all'esame della richiesta di rinvio a giudizio di Raniero Busco per l'omicidio di via Poma. Il gup Maddalena Cipriani ha posticipato l'udienza affinché possano essere sentiti tutti i periti e consulenti che si sono occupati della vicenda. Nel dettaglio verranno convocati tutti gli esperti che si sono occupati degli accertamenti sul morso trovato su un seno di Simonetta.
TGCOM 25 SETTEMBRE 2009

VIAGGI

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