domenica 20 settembre 2009

Garlasco, "8 minuti percorso Stasi.Gup: a casa in bici dopo omicidio




Secondo i periti nominati dal Gup di Vigevano (Pavia) Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, avrebbe impiegato otto minuti in bicicletta per tornare a casa sua dopo aver commesso il delitto. La perizia è stata calcolata in maniera virtuale. Come viene spiegato in un'anticipazione pubblicata sulla "Provincia pavese", i periti hanno analizzato i vari percorsi possibili.


I periti hanno analizzato i percorsi possibili con eventuali motivi di rallentamento come semafori, rotatorie e sensi unici. E' stato tenuto presente anche che dopo un delitto la velocità può cambiare rispetto a un percorso normale. Il processo contro Alberto Stasi, che ha sempre respinto tutte le accuse contro di lui, riprendera' il 21 ottobre davanti
al Gup di Vigevano Stefano Vitelli.

tgcom 19 settembre 2009

Meredith, Bomba del perito al processo :"Il coltello non è quello dell'omicidio"

L'arnese da cucina è stato al centro dell'udienza di oggi. Il tecnico, in aula, parla
di lama "non incompatibile". Poi aggiunge: "Come milioni di altre al mondo"

Il dottor Cingolani spiega: "Al giudice l'ho fatto capire. Non ho le prove
tecniche per affermarlo, ma sono convinto che non lo sia"
dall'inviato MEO PONTE

PERUGIA - Lo proteggono come se fosse una santa reliquia. Custodito in una busta di plastica e poi chiuso in una scatola di cartone con tanto di scritta "evidence", ("prova"), è sorvegliato da due poliziotte. Durante l'inchiesta, quando era analizzato nei laboratori della Polizia Scientifica, era impossibile osservarlo da vicino, non solo per i consulenti di parte ma anche per i periti del gip. E anche oggi, nell'aula della Corte d'Assise testimoni e avvocati devono sottostare al rigido protocollo previsto per l'esame delle prove di più delicate per poterlo guardare: mascherina e guanti in lattice ed estrema attenzione a non contaminarlo.

LE IMMAGINI DEL COLTELLO

Precauzioni che appaiono ridicole, dato che ormai è certo che quel coltello sequestrato a casa di Raffaele Sollecito e su cui la polizia scientifica ha rilevato tracce biologiche di Meredith Kercher e di Amanda Knox non è l'arma usata per uccidere la studentessa inglese ammazzata la sera del 1 novembre 2007 in via della Pergola 7 a Perugia. Per rendersene contro basta ascoltare le deposizioni dei tre periti sentiti nell'udienza di oggi dai giudici della Corte d'Assise perugina. In aula sono infatti comparsi i professori Giancarlo Umani Ronchi, Mariano Cingolani e Anna Aprile, gli unici a ricoprire il ruolo di "periti" nell'inchiesta di Perugia. I tre erano stati infatti nominati a suo tempo dal gip Claudia Matteini (autrice dell'ordinanza con cui indicava Patrick Lumumba, ora parte lesa, come autore materiale del delitto) e avevano esposto le conclusioni delle loro analisi in un incidente probatorio. La loro deposizione che è stata richiesta dall'avvocato Giulia Bongiorno, il legale di Raffaele Sollecito rilancia i dubbi sulla fondatezza delle accuse contro lo studente di Giovinazzo e la sua ex fidanzata americana, Amanda Knox, in carcere dal novembre 2007.

Mariano Cingolani, parlando del coltello, ripete quello che ha già detto durante l'incidente probatorio. Ovvero che quel coltello è "non incompatibile" con le ferite. Una doppia negazione inesistente non solo nella letteratura di medicina legale ma anche nella lingua italiana che sinora ha permesso di poter ancora indicare quel coltello da cucina come l'arma usata per uccidere Meredith. Però ora aggiunge: "Come non sono incompatibili tutti gli altri coltelli monofilari". Come a dire tutti i coltelli del mondo che abbiamo una lama ad un solo filo. In più, fuori dall'aula, lo stesso Cingolani, dice: "Vuol sapere se è l'arma del delitto? No, e l'ho detto anche ai giudici in qualche modo. Non avendo però i dati tecnici per poterlo affermare in aula abbiamo dovuto ricorrere a questa formula della "non incompatibilità". Ecco tutto".

Il professor Giancarlo Umani Ronchi è ancora più critico su come è stata condotta l'inchiesta. "Ci hanno chiesto di stabilire l'ora della morte - spiega - ma sono stati commessi inizialmente errori clamorosi. A partire dalla mancata analisi thanatologica del cadavere da parte del primo medico legale intervenuto sulla scena del delitto. Il dottor Luca Lalli è arrivato in via della Pergola 7 alle 14 ma ha dovuto aspettare che fossero effettuati i rilievi della Polizia Scientifica prima di poter esaminare il cadavere. Cosa che ha fatto il giorno dopo, alle 13. Dodici ore dopo quindi con un ritardo le cui conseguenze sono facili da intuire. Ora si cerca di datare la morte di quella povera studentessa attraverso l'analisi dello svuotamento dello stomaco. Un dato che in medicina legale è l'ultimo da esaminare perché soggetto a troppe variabili. E, ritornando al coltello, è impossibile stabilire se quello indicato sia o meno l'arma del delitto dato che non si conosce la dinamica dell'aggressione".

L'unica ad avallare in parte la tesi dell'accusa è la dottoressa Anna Aprile che pur non riuscendo ad affermare senza ombra di dubbio che Meredith sia stata oggetto di violenza carnale spiega: "Ci sono tracce di un rapporto sessuale consumato poco prima della morte. Se consenziente o meno non è possibile dirlo attraverso i dati tecnici". La dottoressa però specifica che comunque una violenza carnale non lascerebbe segni evidenti negli organi genitali di una vittima. Dando di fatto ragione al pm Manuela Comodi (bravissima nel mettere in difficoltà i consulenti delle difese) che sotto una diretta minaccia qualsiasi volontà viene annullata.

Ciò che però è evidente è che il processo di Perugia si sta avvitando sulle indagini scientifiche. Come già successo per il caso di Cogne, si spera in questo modo di dribblare le lacune dell'inchiesta tradizionale. Venerdì però il consulente della difesa di Sollecito, il professor Francesco Vinci, ha dimostrato che le orme di scarpe rilevate sulla scena del crimine e attribuite dalla Scientifica allo studente di Giovinazzo appartengono in realtà a Rudy Guede, già condannato a 30 anni con il rito abbreviato.

Nonostante i dubbi e l'assenza di prove certe (non c'è traccia di rapporti tra Rudy, Amanda e Raffaele, movente e dinamica sono tutt'ora avvolti nel mistero) l'esito del processo appare scontato e la condanna all'ergastolo di Amanda e Raffaele sembra essere inevitabile. E' probabile che per dissipare i dubbi il presidente della Corte d'Assise Giancarlo Massei sia costretto a commissionare una perizia (almeno sul coltello e sul dna trovato sul gancetto del reggiseno di Meredith repetertato con quaranta giorni di ritardi rispetto alla scoperta del cadavere) come d'altronde aveva suggerito il gup Paolo Micheli quando aveva rinviato a giudizio Amanda e Raffaele. Perizia che comunque sarà chiesta dalle difese degli imputati.
(la repubblica 19 settembre 2009)

sabato 19 settembre 2009

Meredith:In aula l'arma del delitto.La morte in sette-dieci minuti

PERUGIA, IL PROCESSO PER L'OMIICIDIO DELLA STUDENTESSA INGLESE

«Meredith morì in sette-dieci minuti»
L'accusa porta in aula l'«arma del delitto»

Il coltello che avrebbe ucciso mostrato in udienza. I periti: «La ragazza potrebbe aver urlato»


Ecco quello che per l'accusa è il coltello con il quale venne uccisa Meredith Kercher mentre viene mostrato nell'aula della Corte d'assise ad Amanda Knox (Ansa)
Ecco quello che per l'accusa è il coltello con il quale venne uccisa Meredith Kercher mentre viene mostrato nell'aula della Corte d'assise ad Amanda Knox (Ansa)
PERUGIA
- Quello che per l'accusa è il coltello con il quale venne uccisa Meredith Kercher è stato mostrato oggi nell'aula della Corte d'assise di Perugia che processa Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Un dibattimento ormai alle battute finali. Nelle udienze fissate la prossima settimana, se il calendario verrà rispettato, terminerà infatti l'esame dei testimoni indicati dalle difese dei due imputati (che si proclamano estranei al delitto). Intanto il quadro del delitto è stato ricostruito dal professor Mariano Cingolani, nella sua deposizione: è uno dei tre medici legali che hanno realizzato per conto del Gip la perizia sulla morte della studentessa inglese. «Meredith Kercher morì nel giro di qualche minuto», da sette a dieci, dal momento in cui le vennero inferte le lesioni sul collo, e «potrebbe avere urlato». Gli esperti non hanno esaminato direttamente il cadavere, ma si sono basati sui dati raccolti nel corso dell'autopsia e hanno analizzato i campioni acquisiti. Cingolani è tornato sul coltello considerato l'arma del delitto, spiegando di averlo esaminato di persona. Ha quindi parlato di «non assoluta incompatibilità» con la ferita più piccola riscontrata sul collo della Kercher, ma ha anche detto che «molti altri potrebbero essere più compatibili».

Il coltello in aula: guarda

GLI ELEMENTI SIGNIFICATIVI - Nella relazione consegnata al gip, i periti avevano comunque spiegato che larghezza e profondità di una ferita da punta e taglio dipendono da vari fattori, tra cui la forza impressa dall'aggressore e i movimenti della vittima. A loro avviso mancano quindi «elementi significativi» per dire se siano stati utilizzati uno o più coltelli. Quello sequestrato dalla squadra mobile di Perugia è stato mostrato oggi in aula durante la deposizione del professor Cingolani che per esaminarlo ha indossato guanti e mascherina. La professoressa Aprile ha invece ribadito che la Kercher ebbe una «attività sessuale» poco prima di morire, spiegando di non poter dire in base ai soli dati biologici se fosse stata consenziente o meno. A suo avviso, tuttavia, il quadro generale suggerisce che «Meredith venne uccisa in un contesto di violenza».

LE DATE - Il collegio presieduto da Giancarlo Massei esaminerà il 2 e il 3 ottobre le richieste di integrazione probatoria che potrebbero essere avanzate dalle parti. Appare scontato che diverse istanze arrivino dalle difese di Sollecito e della Knox sempre più intenzionate a chiedere una superperizia sulle tracce di Dna rilevate nelle indagini condotte dalla polizia. Dalla decisione della Corte dipenderanno i tempi per giungere alla fine del processo e quindi alla sentenza.


corriere della sera 19 settembre 2009

venerdì 18 settembre 2009

Onofri: il tribunale dichiara l’interdizione del “papà di Tommy"

onofri

Non c’è pace per la famiglia Onofri. Dopo la tragedia del piccolo Tommaso, il bimbo rapito e ucciso la sera del 2 marzo, oggi il tribunale di Parma ha dichiarato l’interdizione del padre, Paolo Onofri, in coma vegetativo da più di un anno dopo essere stato colpito da un infarto. Valutate le gravissime lesioni cerebrali subite, era gia’ stato dichiarato totalmente incapace di intendere e volere. Poi la moglie, Paola Pellinghelli, ha fatto istanza di interdizione per poter gestire le vicende familiari dopo la doppia tragedia. Durante questa fase istruttoria era anche stato nominato un tutore provvisorio, ma ora, essendo stata depositata la sentenza, spetterà al giudice tutelare sceglierne uno definitivo che si esprimerà sul consenso alle cure mediche.

fonte

lunedì 14 settembre 2009

Meredith, Knox-Sollecito alleati contro la procura: "Violati diritti delle difese"

di Redazione

Perugia - Per la prima volta alleati in aula. Amanda Knox e Raffaele Sollecito attaccano la procura, attraverso i loro legali alla ripresa del processo sulla morte di Meredith Kercher. L’udienza si è aperta con un attacco congiunto delle difese per la relazione sul dna, elaborata da Patrizia Stefanoni, e sulla mancanta messa a disposizione di alcuni atti - sulle analisi dei reperti - a favore delle difese.

La Bongiorno La parola è stata presa a inizio udienza dall’avvocato Giulia Bongiorno, legale di Raffaele Sollecito che ha chiesto la nullità della richiesta di rinvio a giudizio e del decreto con il quale è stato disposto il processo e l’inutilizzabilità di alcuni stralci della relazione sul materiale genetico analizzato sui reperti. "È stato leso il diritto della difesa - ha spiegato in aula Bongiorno che ha presentato anche una memoria scitta - sugli esami del dna. Un elemento per noi fondamentale dato che le accuse rivolte a Sollecito si basano esclusivamente su materiale genetico, secondo l’accusa, ritrovato su reperti riguardanti l’omicidio. Le prove del dna non sono una semplice equazione, ma richiede una lettura e un'interpretazione. Infatti i due consulenti interpellati, dell’accusa e della difesa, hanno dato una interpretazione diversa. La relazione del consulente dottoressa Stefanoni è paragonabile a un’etichetta dove si danno risultati senza spiegare il procedimento utilizzato. Mancano grafici e passaggi".

Rinvio a giudizio errato Un’assenza di file che avrebbero leso il diritto della difesa dato che potevano indirizzare differentemente l’operato dei difensori. E per l’avvocato Bongiorno ha creato problemi anche al gup che ha determinato il rinvio a giudizio di Sollecito e Knox. "Il gup - ha spiegato in aula il legale - senza questi atti relativi alla relazione sul dna ha preso una decisione al buio".

I legali di Amanda Anche per gli avvocati Carlo Della Vedova e Luciano Ghirga, legali di Amanda Knox, l’assenza di atti che hanno portato alla elaborazione della relazione sul dna del funzionario della Scientifica, Patrizia Stefanoni, hanno alimentato lesioni al diritto della difesa. Nel corso della udienza del processo quindi si sono associati alla richiesta di nullità del decreto di rinvio a giudizio e lo stralcio di alcune parti della relazione del consulente. "Una serie di eccezioni - ha spiegato Della Vedova - le vogliamo sollevare anche noi. In parte sono le stesse della difesa di Solecito, per il resto riguardano il reperto 36 che è il coltello che secondo l’accusa sarebbe quello utilizzato dagli assassini di Meredith". Continua il legale della Vedova: "Soltanto il 30 luglio scorso abbiamo avuto documenti fondamentali ai fini della nostra strategia difensiva. Nei documenti depositati (300 pagine) risulta accertata la quantità del materiale genetico sulla lama del coltello che è stato attribuito a Meredith. Nei documenti che hanno preceduto la relazione Stefanoni c’è scritto a penna 'troppo basso' riferendosi al materiale genetico. Se avessi saputo questo dai documenti avrei impostato una difesa tutta incentrata su questo aspetto".
il Giornale 14 settembre 2009

domenica 13 settembre 2009

Garlasco, video della perquisizione


Esclusiva trasmessa da Mattino Cinque

La trasmissione “Mattino cinque” ha mandato in onda venerdì mattina su Canale 5 le immagini esclusive del secondo sopralluogo dei carabinieri effettuato il 20 agosto 2007 a casa di Alberto Stasi, l’unico indagato sul caso di Garlasco. La prima perquisizione in casa Stasi è avvenuta il 14 agosto 2007, ma con un mandato ridotto, dal momento che Alberto Stasi non era ancora stato indagato.

Sei giorni dopo, il 20 agosto 2007, un nuovo e più approfondito controllo nella casa fa emergere nuovi particolari utili alle indagini: nessuno degli attrezzi ritrovati è risultato compatibile con le ferite inferte alla vittima. Sono stati analizzati anche tutti gli indumenti di Stasi, ma non sono state ritrovate macchie.

È stato trovato anche un panno sporco di sangue, ma, una volta analizzato, il sangue non è risultato appartenente alla vittima. Analizzate anche le scarpe da ginnastica di Stasi (le foto documentano il controllo su diverse paia di scarpe) che erano pulite e non collimano con le impronte impresse sul sangue ritrovate a casa di Chiara Poggi.

L’unica traccia utile è arrivata dai pedali della bicicletta del fidanzato di Chiara su cui sono state ritrovate tracce del dna della vittima. Non sono passati inosservati neanche gli occhiali di Stasi, ma anche in questo caso nessuna traccia rilevante per le indagini.

Perugia, affittata la casa del delitto. E lunedì riprende il processo


12 settembre 2009

  • P
    Amanda Knox

Conclusi i lavori per rimetterla a nuovo, la casa di Perugia dove venne uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher è di nuovo disponibile per essere affittata dagli studenti universitari, anche se la proprietaria non è ancora riuscita a trovare nessun cliente.

Dopo essere stato dissequestrato, il casolare in via della Pergola ha subito diversi lavori: rinnovati mobili e arredi, tinteggiate le stanze e collocate le grate alle finestre; curato appare anche il giardino circostante. Sistemato anche l’appartamento di sotto, dove vivevano alcuni studenti.

La proprietaria - che si è costituita parte civile nel processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, chiedendo un risarcimento di 100.000 euro attraverso l’avvocato Letizia Magnini - avrebbe anche contattato un’agenzia per affittare quanto prima la casa.

Intanto, lunedì, dopo la pausa estiva, torneranno in aula i due giovani accusati del delitto insieme con Rudy Guede (condannato a 30 anni di carcere e per il quale il 18 novembre incomincerà il processo d’appello): si parlerà ancora di questioni legate al Dna con il medico legale Adriano Tagliabracci, consulente della difesa Sollecito. La sua deposizione venne sospesa il 18 luglio scorso, quando la Corte aveva disposto che tutta la documentazione relativa agli esami di laboratorio compiuti dalla polizia Scientifica fosse messa a disposizione delle parti. Dati sui quali accusa e difese si confronteranno.

Il casolare di via della Pergola

Le udienze proseguiranno anche martedì, venerdì e sabato della prossima settimana; entro i primi giorni di ottobre potrebbero essere esauriti i testimoni delle difese e quindi i legali di Sollecito e la Knox - che si proclamano innocenti - potrebbero chiedere di disporre una superperizia sulle questioni genetiche dell’indagine.

il secolo XIX 12 SETTEMBRE 2009

VIAGGI

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