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lunedì 24 ottobre 2011

Morte Simoncelli, Valentino Rossi a pezzi: ora smetto

La disperazione di Valentino Rossi dopo la morte di Marco Simoncelli (Alive)

Pesaro, 24 ottobre 2011 - DICONO che Valentino stia accarezzando l’idea di smettere. Di piantarla lì, travolto da un dolore che non ha bisogno di spiegazioni. La Ducati giustamente ha smentito, ma ci sono cose che non appartengono ad un team, ad una scuderia, ad una azienda.
Il mondo ha visto, in una crudele diretta, le immagini sconvolgenti di un Rossi devastato dalla tristezza, seduto incredulo in un garage di Sepang. ‘Oddio oddio’,gli hanno sentito dire, gli occhi pieni di lacrime, di fianco a un altro simbolo dell’Italia che ama le due ruote, Loris Capirossi. Il silenzio sgomento di entrambi valeva più di qualunque dichiarazione, di qualsiasi esternazione.
L’EREDE. Per Valentino, quel Simoncelli fiammeggiante e aggressivo, mai cattivo ma nemmeno mai ruffiano, era una sorta di clone. Un erede, ecco. Rossi non l’ha detto perché non ce n’era bisogno, andando lui stesso ancora in pista a gareggiare. Ma si vedeva, si capiva, si intuiva che l’ex ragazzo di Tavullia aveva individuato in Super Sic il continuatore di una dinastia. A Valentino non servivano le parole: semplicemente, in Marco riconosceva il se stesso di una generazione fa, roba della seconda metà anni Novanta. E quando c’erano state polemiche, a proposito degli atteggiamenti in pista del ragazzo, Vale non aveva risparmiato le critiche, ma sempre privilegiando l’affetto nel giudizio. Il Maestro sapeva essere indulgente, nei confronti dell’Allievo.

sabato 20 novembre 2010

L'avvocato di Sabrina lascia l'incarico
«Il caso Sarah trasformato in business»

Michele inchioda Sabrina: «Quando sono arrivato in garage Sarah era già fredda. Lo stupro? Volevo essere credibile»


«Quando sono sceso in garage l'ho vista per terra con una cinta al collo, le ho toccato gli occhi ed era già fredda. Era morta. Allora ho detto mi prendo tutta la colpa io». E alla domanda dei magistrati sul perchè fosse così certo della morte di Sarah e non avesse invece ipotizzato un malore o uno svenimento Michele avrebbe risposto solamente ribadendo «era morta, era morta». Ai giudici Michele avrebbe anche ripetuto con un secco «no» alla domanda del perchè in quei quaranta giorni trascorsi dalla scomparsa di Sarah al suo arresto non avrebbero mai parlato della vicenda in casa e sarebbe stato molto determinato nel non chiamare mai in causa nel corso delle 11 ore la moglie Cosima, respingendo con fermezza ogni domanda di questo tipo. 

MICHELE MISSERI A SABRINA: SARAH L'HAI UCCISA TU

20/11/2010 - IL CASO


Michele alla figlia: "Sarah l'hai uccisa tu"


Tra i Misseri drammatico confronto in carcere: ma i loro sguardi non si sono mai incrociati




MARIA CORBI


Papà ti voglio bene». Nel giorno dell’incontro con suo padre, Sabrina consegna questa frase ai suoi avvocati. Avrebbe voluto dirgliele lei, ma le è stato spiegato che la condizione della sua presenza nell’aula dove si è svolto, ieri, l’incidente probatorio, era quella di non proferire parola. «Non riesce ad odiarlo e a non continuare a considerarlo un padre», ha spiegato la psicologa Cinzia Gimelli. La dichiarazione d’amore del padre per la figlia invece ha il peso di una condanna: «A Sabrina voglio bene, è mia figlia, ma deve pagare per quello che ha fatto».


È la sala polifunzionale della sezione femminile ad ospitare questo interrogatorio che cristallizza per il giudizio la versione di papà Michele. Una scenografia allestita con attenzione, la cattedra con i magistrati, Misseri davanti a loro, che si tormenta tra le mani il tau, il crocifisso francescano, protetto da un cordone di dieci guardie penitenziarie, uno scudo tra lui e la figlia. Sabrina la tigre che riesce a intimidire il contadino stanco, il padre avvilito e maltrattato. Così è stata dipinta. E invece Sabrina a chi l’ha vista è parsa uno scricciolo, i chili in più dissolti nella sua cella, ma anche nella sua disperazione.


All’interrogatorio presieduto dal gip del tribunale di Taranto Martino Rosati ci sono il procuratore Franco Sebastio, il procuratore aggiunto, Pietro Argentino e il sostituito procuratore Mariano Buccoliero. Ci sono gli avvocati delle parti, anche quelli della famiglia Scazzi e i consulenti di parte. Una folla di criminologi. Sono da poco passate le tre quando inizia questo ennesimo atto della tragica saga. E si va avanti ad oltranza con momenti di grande tensione tanto che il Gip pensa di aggiornare la seduta dopo che Misseri riconferma ai giudici la versione del 5 novembre, quella in cui addossa la responsabilità del delitto alla figlia mossa dalla gelosia per Ivano. «Stavo dormendo in casa, Sabrina mi ha svegliato e ha detto “papà è successo un guaio”». Sabrina, secondo Michele gli avrebbe detto che stavano giocando con la cinta insieme a Sarah come se fosse stato un incidente. «Sabrina mi aveva detto così». Su sua moglie Cosima, Michele avrebbe continuato a dire che non ha mai saputo niente. Il primo colpo di scena quando ritratta ancora una volta la violenza su Sarah. Sia il vilipendio di cadavere che le molestie. «Non l’ho mai sfiorata la creatura». Sarebbe in questo caso un punto a favore della difesa visto che solo 14 giorni fa aveva circostanziato in due pagine di interrogatorio quell’atto assurdo e crudele sulla ragazzina ormai morta. E in quell’occasione era stata proprio la sua consulente Roberta Bruzzone a fargli la domanda decisiva, che lo aveva spinto a chiarire esattamente cosa era successo. Il continuo cambio di versione non aiuta certo la credibilità di Michele nella veste di chiamante in correità. Ma qualora la procura decidesse di credergli, per lui potrebbero anche riaprirsi le porte del carcere. Michele ha aggiunto particolari anche alla fase dell’occultamento. «Quando ho messo Sarah nel pozzo prima con la sua mano le ho fatto segnare il petto e la fronte». Un pietoso segno della croce. Emilia Velletri e Francesca Conte che hanno controinterrogato Misseri hanno cercano di farlo cadere in contraddizione, di capire se c’è qualcuno che lo ha condizionato.


 Gli chiedono anche delle rivelazioni che avrebbe fatto a Cosima e alla figlia Valentina durante le visite in carcere. Misseri avrebbe detto in queste conversazioni, di essere certo di finire presto in un convento, dove poter continuare a zappare la terra. E mentre in carcere Michele prosegue il suo racconto, negli uffici del comando provinciale dei carabinieri di Taranto sono stati sentiti nuovamente alcuni testimoni, tra i quali due fidanzati che riferirono di aver visto Sarah il 26 agosto verso le 14,25 che camminava dirigendosi verso casa della cugina, con la quale doveva andare al mare. Solo anticipando l’orario del delitto infatti i pezzi del puzzle che vogliono Sabrina colpevole si incastrerebbero con maggiore precisione. E in questa direzione va anche la testimonianza di Francesca, che ha detto di aver mandato all’amichetta Sarah un messaggino alle 14,18 e di averle telefonato alle 14,23, senza mai ricevere risposta. A quell’ora per gli inquirenti Sarah poteva essere, dunque già morta. Sarebbe stata dunque Sabrina a chiamarsi con il cellulare della cuginetta per confezionarsi un alibi.
la stampa 20 novembre 2010

INCIDENTE PROBATORIO, MICHELE CONFERMA ACCUSE A SABRINA E COSIMA NON SAPEVA NULLA

Sarah Scazzi, concluso l’incidente probatorio
Non ho mai molestato mia nipote, non ho commesso vilipendio


Ecco ciò che è emerso quando si è appena concluso l'incidente probatorio.Michele Misseri ha ritrattato le violenze su Sarah, sia prima che dopo la sua tragica morte. Ha confermato le accuse contro sua figlia Sabrina, ma avrebbe anche detto di non conoscere il movente per cui Sabrina avrebbe ucciso Sarahe che la sua morte  sarebbe stato un "incidente".Nel corso del programma Quarto Grado, una giornalista sottolinea come Michele abbia sempre difeso la moglie Cosima, che però è sempre rimasta nell'ombra.Ha citato due versamenti da 4000 euro che Michele avrebbe fatto la mattina del 26 agosto in banca, sul conto di Cosima che, stando al registro della ditta per cui raccoglieva i pomodori in agosto, era al lavoro.Il proprietario, però, nega che si sia recata al lavoro quella mattina.


Sarah Scazzi, durante l’incidente probatorio Sabrina si sente male


Sabrina Misseri ha accusato un lieve malore verso la fine dell’incidente probatorio nel carcere di Taranto dove è stato sentito per oltre 11 ore il padre Michele.
La ragazza, accusata dal padre di aver ucciso Sarah, ha lasciato la sala dove il padre stava raccontando la sua versione dei fatti, rinnovando le accuse nei suoi confronti, circa un’ora prima della fine dell’interrogatorio ed è stata riportata in cella.


Si è concluso dopo 11 ore nel carcere di Taranto l’interrogatorio sotto forma di incidente probatorio di Michele Misseri.
Poco dopo le 23,30 il procuratore di Taranto Franco Sebastio ha lasciato il penitenziario e subito dopo è uscito uno degli avvocati di Sabrina, la figlia di Michele che è stata accusata dal padre di aver ucciso Sarah.
19 novembre 2010 | 23:43


Sarah Scazzi/ Zio Michele conferma: è stata Sabrina ad uccidere


Non ho mai molestato mia nipote, non ho commesso vilipendio
Taranto, 19 nov. (Apcom) - "Ad uccidere Sarah Scazzi lo scorso 26 agosto nel garage della villetta di via Deledda è stata mia figlia Sabrina, che poi è venuta in cucina a chiamarmi mentre io dormivo". A confermarlo davanti al Gip Martino Rosati che lo sta interrogando è stato Michele Misseri lo zio di Sarah e padre di Sabrina. L'uomo avrebbe anche aggiunto che non ha mai molestato la nipote e non ha mai fatto violenza sul cadavere. Ma lo stesso Michele avrebbe anche confermato che l'omicidio della quindicenne è avvenuto in garage e che sua moglie Cosima non sapeva nulla di quanto fosse accaduto. L'interrogatorio di Michele Misseri che si era, in un primo momento, autoaccusato probabilmente per salvare la figlia sta proseguendo con il contro esame da parte della difesa di Sabrina.

venerdì 19 novembre 2010

ORE 12 INCIDENTE PROBATORIO MICHELE MISSERI, MAMMA SARAH: LUI SA LA VERITA'

Sarah,Sabrina e Michele a confronto

Concetta: lui sa la verità, spero parli

Attesa a Taranto per l'incidente probatorio di Michele Misseri dove racconterà la versione definitiva sul delitto della nipote. Dovrà ripetere per l'ultima volta quello che accadde il 26 agosto e tutto quello che dirà non potrà più essere modificato in vista del processo. Ad ascoltarlo anche Sabrina, tenuta a debita distanza e senza alcuna possibilità diinteragire. Concetta Scazzi a News Mediaset: "Michele sa la verità, spero che oggi la dica"
Michele Misseri
Come richiesto dalla difesa, Michele Misseri non potrà né vedere, né sentire la figlia Sabrina durante l'incidente probatorio. Nella sua ultima confessione di due settimane fa, che ora dovrebbe confermare, Misseri addossò l'intera responsabilità dell'omicidio alla figlia Sabrina ed ammise soltanto di avere occultato il cadavere nel pozzo di contrada Mosca.

L'atto istruttorio si svolgerà al primo piano dell'ex sezione femminile del penitenziario di Taranto, nel locale più grande per accogliere le tante figure che dovranno presenziare. Oltre al procuratore Franco Sebastio, all'aggiunto Pietro Argentino e al sostituto Mariano Buccoliero, e all'avvocato di Misseri, Daniele Galoppa, ci sarà il collegio difensivo di Sabrina, i legali Francesca Conte ed Emilia Velletri, i consulenti di parte, i gli avvocati della famiglia Scazzi e i loro consulenti.
Per non subire influenze, pressioni e rimanere lucido in vista dell'incidente probatorio, Michele nei giorni scorsi aveva persino rifiutato di incontrare la moglie Cosima e l'altra figlia Valentina.

Nel frattempo si attende ancora di conoscere le motivazioni per cui il Tribunale del Riesame ha deciso di rigettare la richiesta di scarcerazione di Sabrina Misseri. Non si esclude che, a questo punto, il deposito in cancelleria delle motivazioni possa slittare a sabato o all'inizio della prossima settimana.

Giovedì, infine, gli investigatori hanno riascoltato due amiche di Sarah, Maria e Francesca, e il padre di quest'ultima, che hanno confermato la paura che Sabrina incuteva a Sarah.

mercoledì 17 novembre 2010

Omicidio Scazzi: legale famiglia Sarah, Michele Misseri sa tutta la verita'

Taranto, 17 nov. - (Adnkronos) - ''Quella dell'incidente probatorio di venerdi' e' una occasione importante perche' ci troveremo di fronte a una persona che su questa vicenda sa tutta la verita'. E' uno dei pochi casi giudiziari degli ultimi 30-40 anni in cui cio' succede''. Cosi' all'ADNKRONOS l'avvocato Walter Biscotti, uno dei legali della famiglia di Sarah Scazzi, la 15enne di Avetrana, in provincia di Taranto, uccisa lo scorso 26 agosto, a proposito dell'interrogatorio previsto venerdi' di Michele Misseri, l'uomo che si e' prima accusato di essere l'autore del delitto ma poi ha addossato la colpa alla figlia Sabrina e ha riferito di essersi incaricato successivamente del compito di far sparire il cadavere. ''Misseri non ha uno spessore criminale elevato - aggiunge Biscotti - sara' compito di chi lo interroga e di chi lo controinterroga fare emergere questa verita'''. Secondo Biscotti ''va chiarito l'uso di due plurali'' che Misseri fa in due diversi interrogatori. Nel primo dice 'abbiamo parcheggiato' riferendosi al momento in cui arriva nella zona del pozzo cisterna in cui getto' il corpo di Sarah e l'altro in cui riferendosi al momento in cui la vittima venne portata in garage dice 'se l'hanno trascinata in garage non lo so...'. Il collegio difensivo della parte lesa e' composto, oltre che dall'avvocato Biscotti, anche dagli avvocati Nicodemo Gentile e Antonio Cozza, tre legali quanti sono i componenti della famiglia Scazzi, Concetta, Giacomo e Claudio, e si avvale come consulente scientifico dell'ex comandante dei Ris di Parma, generale Luciano Garofano, del criminologo Massimo Picozzi (entrambi saranno presenti all'interrogatorio di venerdi') e dello psichiatra Alessandro Meluzzi.
(la repubblica 17 novembre 2010 ore 20.48)

domenica 11 aprile 2010

MUORE A ROMA IL FIGLIO DI DONATELLA PAPI, MOGLIE DEL MOSTRO DEL CIRCEO


Incidenti, muore il figlio di Donatella Papi la donna che ha sposato il 'mostro del Cicero'

Incidenti, muore il figlio di Donatella Papi
la donna che ha sposato il 'mostro del Cicero'
Solo ieri aveva consegnato alla polizia una denuncia per le minacce a lei e alla famiglia
Chiede l'autopsia sul cadavere del giovane: "Da anni eravamo sotto ricatti e pressioni"


Jacopo Fanfani, 17 anni - nipote di Amintore Fanfani e figlio di Donatella Papi, la donna che recentemente ha sposato in carcere Angelo Izzo, uno dei mostri del Circeo - è morto la scorsa notte in un incidente stradale avvenuto nella Capitale.

Stando alle prime informazioni, il giovane si trovava a bordo di una minicar sulla tangenziale di Roma, all'altezza del Foro Italico, quando improvvisamente la piccola auto si è ribaltata ed è uscita di strada. Il giovane è morto durante il trasporto in ospedale.

Donatella Papi ha chiesto che sia fatta l'autopsia sul cadavere del figlio. "La morte di mio figlio - ha detto la donna - è un sacrificio per la patria. Da anni eravamo sotto ricatti e pressioni. Proprio ieri ho consegnato alla polizia postale una denuncia per gravi minacce e rischi per la mia persona, per mio marito e per i miei familiari. Ho chiesto, in relazione alla morte di mio figlio, che siano eseguite l'autopsia ed indagini rigorose".



(11 aprile 2010)

giovedì 6 dicembre 2007

Rignano, indagini su altri tre bambini?

Cronaca - Sono 19 le audizioni già disposte dal gip di Tivoli Elvira Tamburelli. Ma il pm Mansi chiede che siano interrogate nuove presunte vittime di abusi pedofili. Proseguono intanto le perizie psicologiche. Interdetto un libro sulla vicenda

Roma, 6 dicembre 2007 - Altri tre bambini potrebbero essere ascoltati in incidente probatorio nell'ambito dell'inchiesta sui presunti abusi sessuali ai danni dei minori nella scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. Sono già 19 i piccoli per i quali e' stata disposta l'audizione, ma ora il pm di Tivoli Marco Mansi chiede questi nuovi interrogatori al gip Elvira Tamburelli, previa indagine psicologica sulla capacità dei bambini di testimoniare.

LE PERIZIE - Degli iniziali 19 bambini per i quali era stata decisa l'audizione ne sono stati sentiti finora tre sui quattro gia' periziati dalla neuropsichiatra infantile Angela Gigante. I tre, secondo le parti civili, hanno lanciato accuse alle maestre Patrizia Del Meglio e Marisa Pucci, due dei sette indagati, mentre per i difensori degli accusati si e' trattato di racconti fantasiosi, contraddittori e privi di riscontri. Il quarto minore sottoposto ad indagine psicologica, una bambina, non e' stata ritenuta idonea ad essere sentita. Attualmente il pool di esperti nominato dal gip Tamburelli sta eseguendo verifiche su altri otto bambini appartenenti al primo gruppo di 19 dei quali Mansi ha ottenuto di raccogliere la testimonianza.

IL LIBRO INTERDETTO - Intanto il giudice del tribunale civile di Roma Marta Ienzi ha disposto l'inibizione della vendita, la distribuzione e la ulteriore diffusione del libro ''Ho visto l'uomo nero'' del giornalista Claudio Cerasa. Il magistrato, accogliendo un ricorso presentato dagli avvocati Franco Merlino e Antonio Cardamone per conto di alcuni dei genitori dei minori coinvolti come parte offesa nel procedimento della magistratura di Tivoli, ha ritenuto che sia fondata la considerazione che nel testo sono indicati dati che rendono agevole l'identificazione dei piccoli, con conseguente violazione del diritto alla riservatezza. Il giudice, nel condannare lo stesso Cerasa e la societa' editrice ''Castelvecchi'' a pagare 5.500 euro sotto forma di spese di lite, ha scritto nel provvedimento che ''la quantita' dei particolari inseriti rende facilmente riconoscibili le parti ed i minori di cui, tra l'altro, e' stata fornita la vera iniziale del nome di battesimo insieme con i veri nomi dei genitori".
Romaone 6 dicembre 2007

martedì 4 dicembre 2007

Orge "sataniche" a Salerno. Coinvolti anche tre bambini. Denunciato il padre

Fonte: www.bambinicoraggiosi.com

Orrore in città: indagine della Procura su presunti abusi sessuali. In un appartamento ed in una villa del capoluogo.

di Barbara Cangiano

Minori abusati. E costretti, a loro volta, ad abusare di altri coetanei. Una catena di sevizie, consumata in appartamenti o ville private. Complici e protagonisti adulti - tra cui diretti familiari - incappucciati o travestiti che invocano e usano Satana per dare un nome alle proprie perversioni. Accade a Salerno, anche se non se ne parla. L’ultimo episodio - su cui da mesi sta indagando la Procura - ha coinvolto tre fratellini. Padre salernitano, madre straniera. A far scoppiare la bomba, una vicina di casa, insospettita dal comportamento e dalle frasi di uno dei tre bambini. «Ma anche tu fai a tua figlia queste cose?», le chiese il più grande mimando un atto sessuale. Poi l’iter drammaticamente lungo com’è prassi in questi casi: le denunce, le perizie, un pm che sta raccogliendo elementi per arrivare alla fase dibattimentale del processo ed appurare se, quanto raccontato dai tre fratellini, corrisponda al vero. Se le loro parole ed i loro disegni - analizzati anche da periti di Torino - raffigurano quello che realmente hanno subìto, di satanico c’è solo la perversione reiterata tradotta in un abuso collettivo e rituale. A cui avrebbe partecipato il padre, il nonno e un nutrito gruppo di amici di famiglia. Liberi professionisti e commercianti, dediti a riunioni in un appartamento salernitano ed in una villa appena fuori le porte cittadine. Vere e proprie orge, con bambini violentati ripetutamente e costretti a replicare i comportamenti degli adulti su altri coetanei. I tre fratellini, nel ricco dossier sottoposto all’attenzione della Procura, hanno riferito di altri tre bambini coinvolti, alla cui identitá i magistrati stanno cercando di risalire. Si parla di adulti incappucciati e travestiti, di pozioni da ingurgitare - «sennò non diventi figlio del diavolo» - a base di sangue, sperma e droghe, probabilmente anfetamine. Per chi le sette sataniche doc le conosce bene, questa di casa nostra è solo una brutta copia priva di organigrammi, rituali e finanche di una pur discutibilissima filosofia guida. Resta l’orrore delle sevizie, degli abusi e delle violenze, su cui la Procura salernitana è chiamata a fare luce. La madre è intenzionata ad andare fino in fondo: senza esitazione ha denunciato il marito, che in passato aveva picchiato anche lei. Si cercano conferme, indizi, prove su quanto raccontato dai tre fratellini ai vari psicoterapeuti che li hanno ascoltati e che li stanno affiancando. «Sono battaglie lunghe e dolorose, ma per noi la salvaguardia dei minori è una missione - tuona Sandra Pagliuca, psicoterapeuta presidente della cooperativa salernitana "Minor Amati" - Purtroppo c’è la tendenza a non dare troppo credito a quanto raccontano i bambini. Ma un esperto del settore riconosce subito un minore abusato. Lo legge perfino nel modo in cui parla o cammina. Negli ultimi tre anni mi è capitato di occuparmi di tre "sette sataniche" nel Salernitano. I processi sono ancora aperti e generalmente durano anni. Nel frattempo i minori soffrono e questi personaggi se la spassano».

( Repubblica-La Città di Salerno 02 dicembre 2007)

Commento: chissà se anche a Salerno parleranno di "caccia alle streghe", "bambini suggestionati", "genitori ansiosi" e " psicologi incapaci".

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