Non c’è pace per la famiglia Onofri. Dopo la tragedia del piccolo Tommaso, il bimbo rapito e ucciso la sera del 2 marzo, oggi il tribunale di Parma ha dichiarato l’interdizione del padre, Paolo Onofri, in coma vegetativo da più di un anno dopo essere stato colpito da un infarto. Valutate le gravissime lesioni cerebrali subite, era gia’ stato dichiarato totalmente incapace di intendere e volere. Poi la moglie, Paola Pellinghelli, ha fatto istanza di interdizione per poter gestire le vicende familiari dopo la doppia tragedia. Durante questa fase istruttoria era anche stato nominato un tutore provvisorio, ma ora, essendo stata depositata la sentenza, spetterà al giudice tutelare sceglierne uno definitivo che si esprimerà sul consenso alle cure mediche.
venerdì 18 settembre 2009
lunedì 14 settembre 2009
Meredith, Knox-Sollecito alleati contro la procura: "Violati diritti delle difese"
di RedazionePerugia - Per la prima volta alleati in aula. Amanda Knox e Raffaele Sollecito attaccano la procura, attraverso i loro legali alla ripresa del processo sulla morte di Meredith Kercher. L’udienza si è aperta con un attacco congiunto delle difese per la relazione sul dna, elaborata da Patrizia Stefanoni, e sulla mancanta messa a disposizione di alcuni atti - sulle analisi dei reperti - a favore delle difese.
La Bongiorno La parola è stata presa a inizio udienza dall’avvocato Giulia Bongiorno, legale di Raffaele Sollecito che ha chiesto la nullità della richiesta di rinvio a giudizio e del decreto con il quale è stato disposto il processo e l’inutilizzabilità di alcuni stralci della relazione sul materiale genetico analizzato sui reperti. "È stato leso il diritto della difesa - ha spiegato in aula Bongiorno che ha presentato anche una memoria scitta - sugli esami del dna. Un elemento per noi fondamentale dato che le accuse rivolte a Sollecito si basano esclusivamente su materiale genetico, secondo l’accusa, ritrovato su reperti riguardanti l’omicidio. Le prove del dna non sono una semplice equazione, ma richiede una lettura e un'interpretazione. Infatti i due consulenti interpellati, dell’accusa e della difesa, hanno dato una interpretazione diversa. La relazione del consulente dottoressa Stefanoni è paragonabile a un’etichetta dove si danno risultati senza spiegare il procedimento utilizzato. Mancano grafici e passaggi".
Rinvio a giudizio errato Un’assenza di file che avrebbero leso il diritto della difesa dato che potevano indirizzare differentemente l’operato dei difensori. E per l’avvocato Bongiorno ha creato problemi anche al gup che ha determinato il rinvio a giudizio di Sollecito e Knox. "Il gup - ha spiegato in aula il legale - senza questi atti relativi alla relazione sul dna ha preso una decisione al buio".
I legali di Amanda Anche per gli avvocati Carlo Della Vedova e Luciano Ghirga, legali di Amanda Knox, l’assenza di atti che hanno portato alla elaborazione della relazione sul dna del funzionario della Scientifica, Patrizia Stefanoni, hanno alimentato lesioni al diritto della difesa. Nel corso della udienza del processo quindi si sono associati alla richiesta di nullità del decreto di rinvio a giudizio e lo stralcio di alcune parti della relazione del consulente. "Una serie di eccezioni - ha spiegato Della Vedova - le vogliamo sollevare anche noi. In parte sono le stesse della difesa di Solecito, per il resto riguardano il reperto 36 che è il coltello che secondo l’accusa sarebbe quello utilizzato dagli assassini di Meredith". Continua il legale della Vedova: "Soltanto il 30 luglio scorso abbiamo avuto documenti fondamentali ai fini della nostra strategia difensiva. Nei documenti depositati (300 pagine) risulta accertata la quantità del materiale genetico sulla lama del coltello che è stato attribuito a Meredith. Nei documenti che hanno preceduto la relazione Stefanoni c’è scritto a penna 'troppo basso' riferendosi al materiale genetico. Se avessi saputo questo dai documenti avrei impostato una difesa tutta incentrata su questo aspetto".
il Giornale 14 settembre 2009
domenica 13 settembre 2009
Garlasco, video della perquisizione
Esclusiva trasmessa da Mattino Cinque
La trasmissione “Mattino cinque” ha mandato in onda venerdì mattina su Canale 5 le immagini esclusive del secondo sopralluogo dei carabinieri effettuato il 20 agosto 2007 a casa di Alberto Stasi, l’unico indagato sul caso di Garlasco. La prima perquisizione in casa Stasi è avvenuta il 14 agosto 2007, ma con un mandato ridotto, dal momento che Alberto Stasi non era ancora stato indagato.
Sei giorni dopo, il 20 agosto 2007, un nuovo e più approfondito controllo nella casa fa emergere nuovi particolari utili alle indagini: nessuno degli attrezzi ritrovati è risultato compatibile con le ferite inferte alla vittima. Sono stati analizzati anche tutti gli indumenti di Stasi, ma non sono state ritrovate macchie.
È stato trovato anche un panno sporco di sangue, ma, una volta analizzato, il sangue non è risultato appartenente alla vittima. Analizzate anche le scarpe da ginnastica di Stasi (le foto documentano il controllo su diverse paia di scarpe) che erano pulite e non collimano con le impronte impresse sul sangue ritrovate a casa di Chiara Poggi.
L’unica traccia utile è arrivata dai pedali della bicicletta del fidanzato di Chiara su cui sono state ritrovate tracce del dna della vittima. Non sono passati inosservati neanche gli occhiali di Stasi, ma anche in questo caso nessuna traccia rilevante per le indagini.
Perugia, affittata la casa del delitto. E lunedì riprende il processo
- P
Amanda Knox
Conclusi i lavori per rimetterla a nuovo, la casa di Perugia dove venne uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher è di nuovo disponibile per essere affittata dagli studenti universitari, anche se la proprietaria non è ancora riuscita a trovare nessun cliente.
Dopo essere stato dissequestrato, il casolare in via della Pergola ha subito diversi lavori: rinnovati mobili e arredi, tinteggiate le stanze e collocate le grate alle finestre; curato appare anche il giardino circostante. Sistemato anche l’appartamento di sotto, dove vivevano alcuni studenti.
La proprietaria - che si è costituita parte civile nel processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, chiedendo un risarcimento di 100.000 euro attraverso l’avvocato Letizia Magnini - avrebbe anche contattato un’agenzia per affittare quanto prima la casa.
Intanto, lunedì, dopo la pausa estiva, torneranno in aula i due giovani accusati del delitto insieme con Rudy Guede (condannato a 30 anni di carcere e per il quale il 18 novembre incomincerà il processo d’appello): si parlerà ancora di questioni legate al Dna con il medico legale Adriano Tagliabracci, consulente della difesa Sollecito. La sua deposizione venne sospesa il 18 luglio scorso, quando la Corte aveva disposto che tutta la documentazione relativa agli esami di laboratorio compiuti dalla polizia Scientifica fosse messa a disposizione delle parti. Dati sui quali accusa e difese si confronteranno.
| Il casolare di via della Pergola |
Le udienze proseguiranno anche martedì, venerdì e sabato della prossima settimana; entro i primi giorni di ottobre potrebbero essere esauriti i testimoni delle difese e quindi i legali di Sollecito e la Knox - che si proclamano innocenti - potrebbero chiedere di disporre una superperizia sulle questioni genetiche dell’indagine.
il secolo XIX 12 SETTEMBRE 2009
lunedì 31 agosto 2009
CIRCEO E STRAGE PIAZZA DELLA LOGGIA: GIANNI GUIDO SVELERA' COLLEGAMENTI?
A unire il giallo del Circeo alla strage bresciana sarebbero le rivelazioni fatte da Ermanno Buzzi (neofascista bresciano condannato per la strage e poi ucciso in carcere nel 1981) allo stesso Gianni Guido quando entrambi erano reclusi nel carcere di San Gimignano (1977).
Era stato Angelo Izzo (altro autore del massacro del Circeo nel quale perse la vita Rosaria Lopez e riuscì a salvarsi, fingendosi morta, Donatella Colasanti) il 19 gennaio 1984 interrogato dal Procuratore della Repubblica di Firenze nell’ambito di un’indagine sugli attentati ferroviari avvenuti in Toscana, a parlare di quelle "confidenze": ovvero che la strage era stata effettivamente compiuta da un gruppo di fascisti bresciani (in stretto collegamento operativo con un gruppo milanese) e di cui lo stesso Buzzi faceva parte.
Si apriva così un altro capitolo nel grande buco nero dello stragismo che ha insanguinato il nostro Paese con in controluce, costantemente, il ruolo dei cosiddetti servizi segreti ”deviati”.
Nella città lombarda il 25 novembre 2008 nel frattempo è iniziato il processo di primo grado della quinta istruttoria. E forse questa sarà l'ultima occasione per ricostruire i fatti, non solo di Brescia, ma dell'intero quinquennio 69-74 da piazza Fontana all'Italicus.
Cosa significhi oggi il processo? 1000 testimoni e 800 mila pagine di atti istruttori. Centotrentacinque i testi non ammessi relativi tra l'altro anche alla strage di Piazza Fontana. Un dibattimento che si svolge al ritmo di due udienze ogni settimana (martedì e giovedì) e la decisione del procuratore Roberto Di Martino e del sostituto Francesco Piantoni di non sentire testimoni "illustri" come Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Emilio Colombo e Arnaldo Forlani.
Da 35 anni, però, ci sono donne e uomini che aspettano di sapere, non tanto forse il perché, ma chi progettò la strage. Sono i familiari di Giulietta Banzi Bazoli ( 34 anni insegnante), Livia Bottardi Milani (32 anni insegnante), Alberto Trebeschi (marito di Clem 37 anni docente), Clementina Calzari Trebeschi (per tutti Clem 31 anni insegnante), Luigi Pinto (25 anni insegnante), Euplo Natali (69 anni pensionato), Bartolomeo Talenti (detto Bartolo 56 anni armaiolo) e Vittorio Zambarda (60 anni) quel giorno in piazza per manifestare.
"Un processo che avviene a 35 anni dai fatti è la dimostrazione di un fallimento. La giustizia ha senso se ha tempi rapidi. Qui siamo di fronte a qualcosa che è quasi una ricerca storica" sostiene Manlio Milani presidente dell'Associazione Familiari Vittime della Strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974 che un anno fa aveva inviato una lettera al ministro degli esteri Franco Frattini chiedendo l'intervento del governo presso le autorità argentine per chiarire le circostanze in cui si sono perse le tracce di un importante documento nel fascicolo che riguardava proprio Gianni Guido e le rivelazioni fatte, come dicevamo, da Ermanno Buzzi.
La vicenda era riemersa in una puntata della trasmissione di Rai Tre ''Chi l'ha visto?'' (16 giugno 2008) .
Ovvero: che l'allora giudice titolare dell'inchiesta Giampaolo Zorzi della Procura di Brescia, voleva interrogare Guido.
Tutto peraltro anche ricostruito nell'ordinanza del giudice istruttore di Milano Guido Salvini sull' eversione di estrema destra che portò anche all'inchiesta sulla strage di Piazza Fontana a Milano.
Nei documenti infatti emerge che quando venne reso noto il racconto di Angelo Izzo sulle rivelazioni fatte da Buzzi a Guido "il giudice istruttore di Brescia si era quindi subito attivato chiedendo alle autorità argentine mediante una rogatoria internazionale di poter interrogare personalmente Gianni Guido".
Il giudice di Buenos Aires, incaricato dell'organizzazione della rogatoria, aveva comunicato all'ambasciata d'Italia di Buenos Aires che l'interrogatorio avrebbe potuto aver luogo l'11 marzo (1985) ma pochi giorni prima di tale data il ministero degli esteri argentino aveva chiesto di differire l'interrogatorio in quanto non meglio identificate autorità italiane avevano comunicato che i magistrati bresciani non avrebbero potuto essere presenti per tale data".
L'interrogatorio fu fissato al 23 aprile, ma proprio pochi giorni prima, il 4 aprile, Guido riuscì a scappare dalla prigione, anzi dall'ospedale Rocca di Buenos Aires, dove si trovava per "circostanze mai chiarite" ha scritto ancora Salvini.
Nessuno è mai riuscito a risalire a chi avesse chiesto di spostare la data dell'interrogatorio (depistaggio?) nel frattempo però Guido riuscì a fare perdere le proprie tracce.
Sparito anche il documento che rinviava l’interrogatorio e l’intero fascicolo del caso.
Chissà se oggi, da uomo libero, Gianni Guido risponderà a quelle domande.
Fonte: http://antefatto.ilcannocc
GARLASCO, SUPERPERIZIA: STASI AL PC MENTRE CHIARA VENIVA UCCISA
Caso Stasi, Ris sotto accusa
scontro con il piemme di Vigevano
Al centro dello scontro sono i nuovi dati emersi dalle analisi compiute sul computer di Stasi, che dimostrerebbero come l’unico imputato per l’omicidio di Chiara Poggi, al momento del delitto, stava in realtà utilizzando il computer per salvare la sua tesi di laurea e visualizzare foto e video. Secondo il medico legale infatti il delitto sarebbe avvenuto tra la le 11 e le 11.30, mentre sul Pc i files sarebbero stati salvati tra le 10.20 e le 12.20.
Il magistrato sempre secondo la ricostruzione offerta dal Corriere sarebbe esplosa: “Io mi chiedo com’è stato possibile… Come?” A poco sarebbero valse le spiegazioni che gli accertamenti, nello specifico, erano particolarmente complessi, al punto che sono stati necessari ben otto consulenti informatici. Per l’accusa si tratta di un vero e proprio smacco, che rischia di fa cadere tutto l’i mpianto su cui si fondava l’imputazione di Stasi. A meno di non riuscire a dimostrare un’alterazione dell’orario del computer. Ipotesi che al momento pare poco probabile.
Insomma il Ris sembra aver fornito un formidabile assist alla difesa, che potrebbe essere determinate per il destino di Alberto Stasi. Le tensioni tra gli investigatori di Parma e il magistrato milanese non sono nuove. Il Corriere della Sera ricorda infatti anche l’attrito per le tracce ematiche sul pedale della bicicletta di Alberto. La vicenda si concluse allora con la scarcerazione di Stasi, mentre la battaglia sulle tracce continua ancor oggi, a colpi di perizie.
Il 30 settembre i 22 periti consegneranno alla procura le relazioni. La speranza della Muscio è che non vi siano altre sorprese in una inchiesta che ne ha già conosciute troppe.
GARLASCO: PERITI, STASI AL PC MENTRE CHIARA VENIVA UCCISA
(AGI) - Milano, 31 ago. - Tra le 10.20 e le 12.20 del 13 agosto 2007 Alberto Stasi salvava file e salvava i salvataggi di questi file sul suo computer. E’ la verita’ condivisa da tutti i consulenti, di accusa, difesa e parte civile, che emerge dai risultati ancora parziali della perizia informatica ordinata dal gup di Vigevano Stefano Vitelli, nell’ambito del processo sull’omicidio di Chiara Poggi. L’esame non e’ ancora stato completato, le prime indiscrezioni fanno riferimento a verbali parziali, ma fonti della difesa confermano quanto anticipato oggi dal ‘Corriere della Sera’ e cioe’ che Alberto, quella mattina, ha acceso il computer alle 9.36, ha guardato filmini e immagini pornografiche e ha salvato piu’ volte file di Word fra le 10.20 e le 12.20. Proprio nell’arco di tempo un cui, secondo l’accusa, la fidanzata veniva uccisa. Decisiva per arrivare alla stesura di un verbale firmato dai rappresentanti di tutte le parti in causa e’ stata l’analisi di un’area del computer, quella che riguarda i salvataggi dei salvataggi, finora ignorata da carabinieri ed esperti che in questi mesi si sono affannati nella ricerca della verita’. (AGI)
Cli/Gla
sabato 15 agosto 2009
I DELITTI D'AGOSTO, DA VIA POMA A LLORET DE MAR
Risolti o rimasti senza un colpevole, i delitti estivi hanno impegnato a lungo gli investigatori in indagini complesse e controverse, trasformandosi in veri e propri rompicapo che hanno lasciato ombre e misteri su colpevoli e moventi, spesso di tipo passionale. Il caso più famoso è l' assassinio di Simonetta Cesaroni, l' impiegata dell' associazione degli ostelli della gioventù massacrata con 30 coltellate nell' ufficio di via Poma, a Roma, il 7 agosto di 19 anni fa. Le indagini su quell' omicidio - che avevano coinvolto personaggi poi usciti di scena, come il portiere Pietrino Vanacore e il giovane Federico Valle, nipote di un anziano architetto che abitava nel palazzo - non si sono mai fermate: proprio due mesi mesi fa il Gup ha fissato per il 24 settembre prossimo l' udienza per esaminare la richiesta della procura della capitale di rinviare a giudizio Raniero Busco, ex fidanzato della ragazza. Busco, che oggi ha 44 anni, é accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà ma si è sempre proclamato innocente. Gli inquirenti hanno puntato i riflettori su di lui grazie ai progressi delle tecniche investigative, come i test per il Dna. Stando agli accertamenti, inoltre, il segno di un morso trovato sul seno sinistro di Simonetta e lasciato, secondo gli esperti, al momento dell' omicidio, è compatibile con l' arcata dentale di Busco. LUGLIO 2008 - Federica Squarise, 23enne di Padova, scompare la notte dell'1 luglio a Lloret de Mar, sulla costa Brava dove era in vacanza. Viene trovata morta una settimana dopo. Per il suo omicidio è sotto processo in Spagna Victor Diaz Silva, l'uruguayano 30enne, reo confesso, che soffocò la ragazza - conosciuta ad una festa - perché non voleva avere un rapporto sessuale con lui. AGOSTO 2007 - L'omicidio di Chiara Poggi macchia il Ferragosto di due anni fa. La mattina del 13 agosto il fidanzato della vittima Alberto Stasi la trova riversa a terra nella villetta di Garlasco (Pavia): l'assassino le ha sfondato il cranio. Già dopo una settimana, il 24enne studente della Bocconi viene iscritto nel registro degli indagati. Indizi e dubbi continuano a dividere innocentisti e colpevolisti. Dalle scarpe immacolate indossate da Alberto quando ha scoperto il cadavere, alle macchie sui pedali della sua bici. Ad aprile scorso, al termine della camera di consiglio del processo con rito abbreviato in cui è imputato Stasi, il gup invece di emettere una sentenza ha riaperto le indagini e disposto nuovi accertamenti. A 24 mesi di distanza la morte di Chiara resta un delitto irrisolto. AGOSTO 2006 - Una relazione finita male è la causa della morte del noto pittore Aldo Bresciani. Il 20 agosto viene trovato senza vita, nudo e avvolto in un lenzuolo nel suo attico di Brescia. Ad ucciderlo Hamine Safie, un 25enne maghrebino con cui il pittore 72enne da qualche tempo aveva una relazione che il ragazzo aveva deciso di troncare. AGOSTO 2005 - Durarono venti giorni le ricerche dei due anziani coniugi Donegani, trovati poi morti nei boschi del bresciano, fatti a pezzi e rinchiusi in sacchi neri per spazzatura. A denunciarne la scomparsa era stato il nipote, Guglielmo Gatti, condannato all'ergastolo nel giugno del 2008. Secondo i giudici avrebbe agito perché, caduto in uno stato depressivo dopo la perdita dei genitori, non sopportava la serenità in cui vivevano gli zii. AGOSTO 2004 - Il ritrovamento del cadavere di una turista tedesca nel Tevere apre il giallo di Roma. In un primo momento viene accusato dell'omicidio Nabil Benyahya. Durante le indagini il marocchino viene anche accusato dello stupro un'altra ragazza romana. Dopo una breve evasione dagli arresti domiciliari, nel 2007 Benyahya è infine stato condannato per aver causato indirettamente la morte della donna annegata nel Tevere, che aveva fatto bere e fumare hascisc prima di abusare di lei in una baracca in riva al fiume. 14 AGOSTO 2009 |