giovedì 19 febbraio 2009
Meredith, incursione nella casa del delitto. Rinvenuti candele e coltelli
PERUGIA. SONO ENTRATI NELLA CASA DI VIA DELLA PERGOLA
19 Febbraio 2009 04.13 - di Adriano Lorenzoni - Fonte: Terni in rete -
E' incredibile quanto scoperto ieri mattina nella casa di via della Pergola, a Perugia, dove è stata uccisa Meredith Kercher. Ignoti sono penetrati all'interno dell'abitazione che è sottoposta a sequestro dalla notte del 2 Novembre 2007. ed hanno messo tutto a soqquadro. Gli intrusi hanno sfondato una finestra e lasciato dei coltelli e delle candele sul pavimento. Sembra che sia i coltelli che le candele fossero già presenti all'interno dell'abitazione. Gli inquirenti cercano di dare una spiegazione a quanto accaduto. Si è trattato di un terribile scherzo oppure qualcuno aveva interesse a dimostrare quanto era facile entrare in quella casa? Infatti, i legali di Raffaele Sollecito sono partiti subito all'attacco...." ciò che è accaduto ieri, dimostra quanto era facile entrare nella casa sia dalla parte anteriore che da quella posteriore dell'abitazione. E' un ulteriore conferma di quello che sosteniamo da tempo." Anche l'avvocato della famiglia di Meredith Kercher ha commentato l'accaduto.." Si tratta di una brutta storia, con un pò di dietrologia si potrebbe pensare alla regia di un grande vecchio."
Mez, nella casa candele e coltelli
PERUGIA - Coltelli sparsi per la casa, uno, grande, su una busta di plastica con la scritta polizia, e i resti di una candela che qualcuno aveva utilizzato probabilmente per fare luce: è lo scenario che si sono trovati davanti stamani gli agenti quando sono arrivati nella casa dove venne uccisa Meredith Kercher.
Un’incursione - compiuta da qualcuno entrato dopo avere sfondato una finestra sul retro - sulla quale sono ora in corso indagini della Squadra mobile coordinata dalla procura del capoluogo umbro. Le indagini sono in corso a tutto campo. Si starebbero valutando varie piste, da quella di un’incursione legata a una sorta di rito a un atto a sfondo intimidatorio.
I locali sono stati trovati a soqquadro dalla polizia che si era recata nell’appartamento per recuperare alcuni oggetti da restituire alle inquiline italiane. Quando gli agenti hanno aperto la porta d’ingresso si sono subito accorti che qualcosa non andava. La polizia ha individuato alcuni coltelli sistemati - ha reso noto la procura perugina - «in posizione molto visibile» sul pavimento della cucina. Uno era collocato sopra a una busta di plastica con la scritta «polizia.it». Un altro coltello è stato recuperato su un mobile antistante la camera dove venne uccisa Meredith. Oggetti ora all’esame della polizia.
Grinzane: Parlano gli schiavi di Soria
Cultura/ Grinzane Cavour, finanziamenti per 4,9 milioni di euro
La metà arrivano dalla Regione Piemonte
Grinzane/ Patron Soria a maggiordomo: "Tu sei il mio schiavo"
Grinzane Cavour: ascoltati collaboratori Soria
Lo sfogo di Nitish
"Dovevo mangiare il cibo scaduto"
19-02-2009
Continuano le indagini sul patron del Grinzane Cavour Giuliano Soria. Ieri, nel filone che riguarda la gestione dei fondi dell’associazione, sono stati ascoltati in procura diversi testimoni che hanno collaborato con il presidente. Al centro dell’attenzione la gestione dei fondi, le transazioni su conti correnti francesi e le consulenze esterne. Intanto, la Regione, per salvare il premio, starebbe pensando alla creazione di un gruppo di saggi, alla cui guida vi sarebbe la scrittice Dacia Maraini.
Grinzane/ Patron Soria a maggiordomo: "Tu sei il mio schiavo"
Il racconto nei verbali del giovane Nitish
Torino, 18 feb. (Apcom) - "Dovevo essere sempre disponibile, a qualsiasi ora, anche sabato e domenica. Non potevo mai uscire di casa. Nessun giorno di riposo e per le commissioni avevo i minuti contati. Se facevo un errore mi toglieva i soldi: 50 euro per un cappuccino che non gli piaceva, 30 euro per le pulizie non perfette. Il professore mi pagava sempre in nero, certe volte a rate. Altre volte non mi pagava per niente".
È quanto ha dichiarato Nitish, 28 anni, giovane maggiordomo e collaboratore di Giuliano Soria ai Pm Valerio Longi e Stefano De Montis che indagano sulle attività illecite del patron del Grinzane Cavour, Giuliano Soria, e sull'accusa di violenza sessuale lanciata proprio dal ragazzo originario delle Isole Mauritius.
"Il professore mi obbligava a mangiare i rifiuti, il cibo scaduto e la carne rossa: Io sono induista e la mia religione non me lo permette - continua la testimonianza di Nitish - ma lui urlava 'tu sei mio schiavo, decido io quello che fai'". Il giovane maggiordomo racconta di aver conosciuto il professore un anno e quattro mesi fa, quando fu proprio Giuliano Soria a fargli il colloquio di assunzione. E quando arrivò la notizia che poteva lavorare nella casa di via Montebello era contento. Ora Nitish è preoccupato visto che la sua posizione in Italia non è regolarizzata, è clandestina. "Ho chiesto diverse volte al professore di mettermi a posto e lui mi ha detto di stare tranquillo che se ne sarebbe occupato. Ricordo bene la frase esatta: la legge sono io ...". Ma non l'ha mai fatto. Lo insultava invece chiamandolo "idiota, bastardo, schiavo, sporco negro".
Cultura/ Grinzane Cavour, finanziamenti per 4,9 milioni di euro
La metà arrivano dalla Regione Piemonte
Torino, 18 feb. (Apcom) - Man mano che le cifre salgono agli onori della cronaca, prende forma la realtà del Grinzane Cavour, diventato nel tempo un Premio letterario dalle dimensioni di un'industria, culturale, ma pur sempre un'industria. E' emerso un bilancio di 4,9 milioni di euro di finanziamenti pubblici entrati nelle casse della fondazione amministrata da Giuliano Soria, la metà dei quali concessi dalla Regione Piemonte per un totale di 2,3 milioni di euro. Una parte dei fondi del Grinzane arrivano poi da fondi governativi: tra gli sponsor figurano il ministero dei Beni culturali, la Presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero della Salute.
Il Grinzane ha esportato la sua attività anche in Liguria, Puglia e Molise; le tre Regioni hanno finanziato i vari progetti e sono intervenute anche Fondazioni bancarie come la fondazione Crt, le Casse di risparmio di Cuneo, Saluzzo, di Calabria e Lucania (Carical) e la Compagnia di San Paolo. E poi le Province di Cuneo, Torino e Verbano-Cusio-Ossola. Dal bilancio emergono altre voci: ristoranti 242.164 euro, alberghi 238mila euro, viaggi 285mila euro. Il catering assorbe poco più di 27mila euro.
Lo sfogo di Nitish
"Dovevo mangiare il cibo scaduto"
I verbali del giovane di Mauritius: "Se facevo un errore mi toglieva i soldi"
NICCOLÒ ZANCAN
TORINO
Il professore mi obbligava a mangiare i rifiuti, il cibo scaduto, anche la carne rossa. Io sono induista, non posso. Ma lui urlava: “Tu sei il mio schiavo, decido io quello che fai”».
È un ragazzo magro, bello, con la voce calma. Un viso perfetto di lineamenti sottili, la pelle ambrata. Originario di Mauritius, è in Italia dal 2006. Non sembra arrabbiato, non cerca vendette. Con l’avvocato Gianluca Vitale ha scelto la strada del massimo riserbo. Quattro mesi di silenzio assoluto. La denuncia, corredata di video e registrazioni audio, è stata depositata in Procura alla fine di settembre. Nitish, 28 anni, ex maggiordomo di casa Soria, è stato sentito per la prima volta all’inizio di ottobre. Quel giorno, davanti ai pm Valerio Longi e Stefano De Montis, ha messo a verbale la sua ricostruzione dei fatti. Da allora vive fra Milano e Torino, lavora saltuariamente, aspetta. Dice che avrebbe preferito che questa storia rimasse segreta: «Non cerco pubblicità, non mi interessano le interviste. Voglio solo giustizia, un lavoro serio, restare in Italia». Perché Nitish è preoccupato soprattutto per questo: è clandestino.
«Ho conosciuto il professore un anno e quattro mesi fa. È stato lui a farmi il colloquio di assunzione. Su suggerimento di un amico, mi ero iscritto a un’agenzia. Quando mi ha detto che potevo lavorare nella casa di via Montebello, ero contento». Primo stipendio: 700 euro per otto ore di lavoro.
Poi cosa è successo? «Dovevo essere sempre disponibile, a qualsiasi ora, anche sabato e domenica. Non potevo mai uscire di casa. Nessun giorno di riposo. Per le commissioni avevo i minuti prestabiliti. Se facevo un errore mi toglieva soldi: 50 euro per un cappuccino che non gli piaceva, 30 euro per le pulizie non perfette. Il professore mi pagava sempre in nero, certe volte a rate. Altre volte non mi pagava per niente».
Nitish si sdoppia, si triplica, non si arrende. Cuoco, domestico, cameriere, badante dell’anziana madre di Giuliano Soria, archivista del Grinzane Cavour, lo vedono al Ristorante Letterario di Costigliole d’Asti, spesso fa anche l’autista: «Nei viaggi a Parigi, il professore mi faceva guidare per otto ore di seguito. Io avevo paura, perché non ho i documenti, non sono in regola».
Questo è il tema centrale, il permesso di soggiorno: «Ho chiesto diverse volte al professore di mettermi a posto. Lui mi ha insultato, si è arrabbiato molto. Quando mi sgridava, urlava: “Idiota, bastardo, schiavo, sporco negro”. Certe volte mi faceva saltare il pranzo».
Nitish va a chiedere il permesso di soggiorno ancora una volta, all’inizio di giugno. Era sconvolto, perché lo aveva appena fermato la polizia: «Allora il professore mi ha detto di stare tranquillo, che se ne sarebbe occupato. Ricordo bene la frase esatta: “La legge sono io...”».
Questo è il contesto, secondo Nitish. Il clima in cui si sarebbero consumate le violenze sessuali. Mani addosso, scherzi pesanti. Nel video si vede qualcosa: un breve palpeggiamento. Il resto è nella denuncia: «Per tre volte il professore si è infilato nel mio lettino, io mi sono sempre difeso». Nitish dice che un po’ se lo aspettava: «Mi aveva messo in guardia il precedente maggiordomo peruviano».
La Stampa 17 febbraio 2009
mercoledì 18 febbraio 2009
Vallo Della Lucania:Abusi e violenze, processo alla suora dell’asilo
Suor Soledad va a giudizio. La religiosa di origine peruviana che prestava servizio nell’asilo di Vallo della Lucania dal 15 ottobre prossimo dovrà comparire dinanzi al tribunale di Vallo della Lucania con l’accusa di abusi e violenze sessuali nei confrotni di 27 bambini. Il rinvio a giudizio è arrivato ieri pomeriggio dopo circa sei ore di udienza. Il gip Lariccia ha così confermato l’inchiesta condotta fin dal 2006 dall’ex procuratore della Repubblica Alfredo Greco. «Bambini attendibili, perizie credibili» sostiene il gip. «Una sorta di psicosi collettiva, un virus tra le famiglie» ha invece detto il professore Guglielmo Gullota, avvocato di suor Soledad e ritenuto uno ei legali di maggiore esperienza in tema di reati contro la persona a sfondo sessuale. Nonostante questa difesa, il gip ha ritenuto fondato e credibile l’impianto accusatorio della procura sostenuto in udienza dal pm Cardillo e dagli avvcoati di parte civile (Felice Lentini, Silverio Marchetti, Angelo Sansone, Attilio Taiani, Mario Carrato, Domenico Del Gaudio, Maria Rosaria Oricchio). L'inchiesta che coinvolge suor Soledad parte a fine maggio 2006, quando prima una mamma e poi subito altri genitori si presentano in Procura per denunciare i presunti abusi subiti dai propri figli. I piccoli, tutti di età compresa tra i 3 e i 5 anni, sono iscritti alla scuola materna dove la religiosa ha coadiuvato le maestre per un anno con compiti esterni alle aule. Il procuratore della repubblica Greco dispone l'apertura di un'inchiesta ed ascolta sia le religiose dell'istituto che tutti i genitori degli alunni. Nel giro di alcune settimane, gli esposti-denunce dei genitori arrivano a quota 40. A metà giugno 2006 suor Soledad, che si trova a Roma, è raggiunta da un'ordinanza cautelare ed è associata al carcere di Fuorni, ma dopo pochi giorni, interrogata dal gip Roberta Zizanovich, viene trasferita agli arresti domiciliari presso l'istituto di Roma. Il pm, intanto, chiede e ottiene dal giudice per le indagini preliminari lo svolgimento di un'audizione assistita dei 34 bambini che si presume siano stati vittima degli abusi. L'ascolto dei minori avviene al tribunale di Vallo in audizione assistita, tra il 22 settembre e il 13 ottobre 2006, con un proseguo peritale a gennaio 2008. Dopo un anno trascorso agli arresti domiciliari, suor Soledad viene rimessa in libertà, mentre l'inchiesta va avanti. Le tappe dell’inchiesta che coinvolge suor Soledad sono scandite in 10.800 pagine, raccolte in 9 faldoni. Proprio nei mesi successivi all’inchiesta di Vallo una raffica di arresto sconvolge Rignano Flaminio. Una inchiesta identica: a Vallo con esiti giudiziari ed un solo arresto, a Rignano decine di arresti e inchiesta crollata. Intanto l’inchiesta va avanti e va verso la conclusione: la procura di Vallo chiede l gip l’archiviazione per tutti gli indagati nell’ambito dell’inchiesta sui presunti abusi sessuali alla scuola materna “Paolo VI” di Vallo, tranne che per suor Soledad. Si tratta di altri 12 indiziati, invece, per i quali la procura chiede l’archiviazione, perché gli elementi raccolti nel corso delle indagini non sono sufficienti a sostenere le accuse in giudizio. Questa richiesta di archiviazione interessa anche tre suore dell’Istituto Santa Teresa per le quali erano stati formalizzati i capi di imputazione per favoreggiamento. Suor Soledad, 25 anni, confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa, arrivò nella scuola materna Paolo VI dallo scorso settembre. Di origini peruviane, si era trasferita in Italia da 5 anni. Alla scuola di Vallo aveva il compito di tenere d'occhio i bimbi quando uscivano nel corridoio, accompagnandoli nello spogliatoio o in bagno e aiutandoli a lavarsi. ant.man.
Il Mattino Salerno 17 febbraio 2009
martedì 17 febbraio 2009
Giallo Garlasco, Stasi: Due parole nel pc "salvate", ma la sera prima
smonta l'alibi di Alberto.
Due parole nel PC di Alberto. Le avrebbe «salvate», ma la sera prima del delitto
MILANO — Due parole per smontare l'alibi di Alberto Stasi: sono «Garbarino» e «inerentemente». Le loro tracce nel suo computer dimostrerebbero che lui — unico indagato per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi il 13 agosto 2007 — ha mentito dicendo che passò la mattina del delitto a scrivere quattro pagine della sua tesi di laurea. «Garbarino» è il nome del professore relatore della sua tesi, «inerentemente», invece, è un avverbio che Alberto ha usato più volte nella stesura di quelle ultime quattro pagine. Il fatto è che l'allora laureando ordinò al suo programma di scrittura (Word2003) di non segnalare i due termini come un errore ogni volta che li digitava ma di inserirle nel suo dizionario personalizzato. Il programma eseguì e di quell'operazione sono rimaste le tracce. «Inerentemente» fu inserito nel dizionario alle 23.34 del 12 agosto e «Garbarino» poco prima.
lunedì 16 febbraio 2009
Garlasco: Lavata la bici di Alberto, ma le scarpe lo incastrano
La rigorosa dimostrazione scientifica circa l'impossibilità di entrare e uscire dalla villetta di Garlasco senza sporcarsi le scarpe, come documentano due foto. Il dna di Chiara sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, dovuto a materiale organico della vittima pestato in precedenza. Bicicletta che risulterebbe addirittura ripulita in epoca successiva all'omicidio. E le tracce sul dispenser del portasapone in bagno dove, spiega il consulente, l'assassino si è lavato per cancellare le evidenze organiche: è stato rilevato solo il dna della vittima e due impronte digitali di Alberto Stasi che avrebbe ripulito quelle di Chiara non riuscendo però a cancellare il suo dna. Sono queste le conclusioni più importanti del consulente della difesa della famiglia Poggi, Marzio Capra, sul delitto di Garlasco, che attribuiscono ogni responsabilità dell'omicidio all'unico indagato Alberto Stasi. La consulenza è stata depositata stamattina all'ufficio del gup di Vigevano, che il 24 febbraio deciderà se rinviare a giudizio o prosciogliere Alberto. Consegnata anche una nuova consulenza sul suo computer nella quale si rileva, come già evidenziato dai ris, l'assenza di attività del pc il giorno del delitto tra le 10.37 e le 11.58, e l'uso di due chiavette usb una di Chiara e una mai ritrovata.
PAVIA: OMICIDIO GARLASCO, ALBERTO HA LAVATO LA SUA BICI MA LE SCARPE LO INCASTRANO
(Adnkronos) - Il consulente Capra sottolinea inoltre come sia impossibile per Alberto calpestare il pavimento della villetta senza sporcarsi minimamente le scarpe. Capra ''non ha dubbi nell'escludere che l'indagato Alberto Stasi indossasse effettivamente le scarpe Lacoste'' che lo studente ha consegnato ai carabinieri al termine del primo interrogatorio. Elementi che insieme alle impronte di Alberto miste al Dna di Chiara trovate sull'erogatore del sapone liquido in bagno ''incastrano per l'accusa l'unico indagato''. Ci sono solo le impronte di Alberto Stasi e dei famigliari della vittima nella villetta di via Pascoli. Un indizio che esclude la presenza di estranei e che finisce, secondo l'accusa, per aggravare la posizione del 25enne. La consulenza di Capra abbraccia le conclusioni del Ris e dell'accusa e ritiene Alberto colpevole al di la' di ogni dubbio. Il 24 febbraio e' attesa l'udienza preliminare per stabilire se l'ex fidanzato dovra' rispondere dell'omicidio dell'ex fidanzata. Insieme alla consulenza scientifica e' stata depositata una consulenza tecnica sul computer dell'unico indagato. L'ingegnere informatico Paolo Reale arriva alla conclusione che mentre Chiara moriva sotto i colpi del killer, Alberto non lavorava alla sua tesi di laurea, come sempre sostenuto dall'ex fidanzato. (Afe/Opr/Adnkronos)
domenica 15 febbraio 2009
Soria, i racconti dei testimoni:"Viveva da nababbo, noi maltrattati e senza soldi"
Il ciclone della Finanza sul Grinzane
| Giuliano Soria, fondatore del premio Grinzane Cavour |
«Povero Giuliano - racconta uno dei più stretti collaboratori - ha passato la mattina a riflettere su un articolo: “L’uomo che scopriva i Nobel”. Si è letto al passato, come un uomo finito, morto...». Giuliano Soria arriva davanti alla sede del Premio Grinzane Cavour all’ora di pranzo. Con lui c’è l’avvocato di fiducia, Claudio Morra. Dentro, nei locali di uno dei più prestigiosi premi letterari europei, gli ispettori della procura stanno continuando il lavoro. Ora si dedicano alle copie di tutti gli hard-disk dei computer. Seguono un doppio filone di indagine. Quello che riguarda la gestione dei flussi di denaro: contributi, stipendi, collaborazioni. E quello delle molestie sessuali e dei maltrattamenti denunciati da un uomo di 28 anni, nato alle Mauritius.
L’ira dei collaboratori
«Lo avete definito maggiordomo - dice l’avvocato Morra - credo che abbiate esagerato. Si occupava dell’archivio del Grinzane. Per un periodo è stato anche il badante dell’anziana madre del professor Soria». Sulle accuse: «Mi sembrano risibili. Finora non siamo stati convocati in procura ma potremo spiegare ogni cosa. Ho già parlato con i pm Longi e De Montis. Mi sono sembrati molto cauti. Ed è un invito che estendo a tutti: non si può distruggere una persona così importante». Il professore cammina atterrito verso l’ingresso: «So di avere un carattere difficile ma non mi spiego questo accanimento contro di me». Semplificando, per quello che si può capire di un’indagine agli inizi e ancora tutta da pesare, sembra la rivolta dei sudditi. Segretarie, archivisti, decoratori, addetti stampa, collaboratori a progetto. In procura sfila la rabbia di tutti quelli che lavoravano ai margini dell’impero.
C’è un supertestimone ansioso di raccontare la sua storia. Ha lavorato al Grinzane per quattro anni, adesso ha tre cartelle piene di documenti, dati, registri, estratti conto. «Soria vive come un re, mentre i suoi dipendenti, che lavorano anche 15 ore al giorno, li ha sempre lasciati crepare di fame. Li arruola all’Università, con il miraggio di entrare nel salotto buono. Per due anni stagisti a costo zero. Dopo propone contratti a progetto, fra 500 e 800 euro al mese. Spesso non paga. A me deve ancora migliaia di euro. Quando ho cercato di ottenere quanto mi spettava, lui mi ha riso in faccia. “Tu non sei nessuno”, ha detto». Lui invece, era il presidente. E in un decalogo specificava: «Fedeltà al presidente e all’istituzione». Ed ecco la casa del Grinzane, quasi una leggenda: «L’enorme cantina colma di vini pregiati. Soprattutto Barolo: lo regala agli amici, dettagliando il numero di bottiglie in base a ruolo, simpatia, importanza. Fra i pochi esclusi, per antipatia conclamata, il sindaco Chiamparino».
Casa Soria è un cantiere aperto. Stanno ristrutturando tutto. «Lui vive in un loft pazzesco - racconta il testimone - 600 metri da favola. Grandi finestre sulla Mole. Dicono che la copia originale del poster del film Cabiria sia attaccata alle sue pareti, non a quelle del Museo del Cinema». I dipendenti stanno ai piani bassi, l’anziana madre Iolanda Beccaris ha un’ala per sé. Poi c’è il piano dei misteri: «Conserva i regali ricevuti da aziende, società, artisti e cittadini. Un museo della vanità».
Le case
Ecco il documento archiviato, sotto la voce disposizioni di servizio, martedì 17 giugno: «Pietro Malerba e Davide Agnello (custode del palazzo e collaboratore di fiducia) verificano gli omaggi giunti. Agnello sollecita le aziende che non hanno ancora inviati gli omaggi...». Il supertestimone racconta dei viaggi pagati dalla fondazione, 20 voli da fine dicembre a oggi, quasi tutti a Francoforte: «La gestione economica del Grinzane era su computer separati, anche i più stretti collaboratori non avevano accesso. Ma tutti sapevamo della casa di Soria nel centro di Parigi, chiamata la casa di Matisse. Tutti sapevano delle proprietà a Costigliole d’Asti». Anche lì sono andati i finanzieri. Soldi e molestie. «Ho visto piangere il ragazzo che ha fatto scattare la denuncia - racconta il testimone - chiedeva aiuto: si era preso delle botte per un cappuccino fatto male. Diceva di essere maltrattato, segregato in casa, per giorni senza stipendio. Gli abbiamo consigliato di registrare tutto. Così ha fatto, poi è scappato».
