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sabato 4 aprile 2009

SORIA RESTA IN CARCERE PER MALVERSAZIONE, NON PER ABUSI SESSUALI




Torino - Resta in carcere Giuliano Soria, l’ex patron del premio letterario Grinzane Cavour. Il tribunale del riesame di Torino ha confermato la misura cautelare e ha respinto la richiesta di scarcerazione (o, in subordine, della concessione degli arresti domiciliari) avanzata dal suo legale Roberto Piacentino, in relazione però al solo reato di malversazione nei confronti dello Stato, contestato perché, secondo l’accusa, il professore avrebbe usato soldi provenienti da finanziamenti pubblici destinati alla sua associazione per scopi privati.

Le altre accuse Revocata l’ordinanza, invece, per quanto riguarda il reato di violenza sessuale e maltrattamenti ai danni di un domestico extracomunitario, che con la sua denuncia aveva fatto partire l’indagine. In relazione a questo filone d’inchiesta, Soria ha respinto ogni accusa. Il professore è detenuto nel carcere "Lo Russo e Cutugno" di Torino.
IL GIORNALE 4 APRILE 209

venerdì 3 aprile 2009

Soria, parla lo "schiavo" Nitish: "Gli altri non hanno denunciato perchè avevano paura"

Roma«Ho lavorato come una bestia, lui ha cercato di molestarmi, mi toccava, mi insultava». Di Nitish si vedono i jeans e un giubbotto grigio. È il supertestimone del caso Grinzane e non si vuol far riprendere in faccia dalla telecamera. Hemrajsing Dabeedin, dalle Mauritius, è stato fino a poco tempo fa il domestico di Giuliano Soria. Dalla sua denuncia è partita l’inchiesta che ha spalancato le casse di uno dei premi più famosi d’Italia, rivelando la pioggia di finanziamenti (superiori ai 5 milioni di euro nell’ultimo anno) che il presidente avrebbe usato in parte per fini personali.
Il Soria privato, Nitish lo racconta così alle telecamere di Studio Aperto, senza mostrare gli occhi: «Insultava anche i miei genitori, mi insultava con parolacce. Mi sono sentito schiavo. Mi ha anche picchiato. Mi ha dato calci nel sedere e schiaffi. Non l’ho denunciato prima, perché prima di tutto io sono un clandestino». Il viso di Nitish non è ancora pubblico, è lui a non volerlo: «Perché non voglio essere ripreso? Perché non voglio che questa diventi una pubblicità o una vendetta, non vorrei che un giorno uno mi dica che sto facendo pubblicità, io lo faccio per avere giustizia». Il mauriziano ha accusato il patron del Grinzane Cavour di molestie e maltrattamenti. E anche alle telecamere di Matrix lo ha ripetuto: «Ho lavorato sette giorni su sette, 24 ore su 24. Sto facendo questo perché non vorrei che un’altra persona vada lì e soffra di nuovo. Io mi fido della legge italiana, mi aiuterà la legge». Nessun domestico per ora
andrà da Soria perché Soria è in carcere, accusato di molestie e malversazione di fondi pubblici.
Ma di lui ieri sera Matrix non ha trasmesso alcun filmato. Nitish le aveva riprese con il telefonino alcune scene di presunti approcci a sfondo sessuale, nel lussuoso loft torinese dove ha lavorato per quindici mesi. Tre video di vita quotidiana del maggiordomo e di Soria. Piccoli filmati precedenti la denuncia, un’astuzia di Nitish per ribellarsi al padrone. Alcuni fotogrammi già pubblicati mostrano Soria in slip e canottiera che si avvicina al suo maggiordomo. Ma la procura di Torino ha fatto sequestrare il materiale negli studi di Matrix e Studio Aperto. E la trasmissione di Canale 5 ieri sera ha rispettato la decisione: nessun filmato di Soria è andato in onda, ma solo servizi, commentati dagli ospiti in studio Vittorio Sgarbi, Luca Barbareschi, il consigliere del ministro Bondi Mario Resca, la scrittrice Cinzia Tani e il giornalista Fabrizio Rondolino. «Ci atteniamo, ma ci dispiace», ha annunciato il conduttore Alessio Vinci in apertura di
puntata: «Ho visto quei filmati e molte delle frasi che avevo letto sui giornali non ci sono. Poter far vedere quelle immagini avrebbe aiutato la ricerca della verità e avrebbe reso giustizia a Giuliano Soria». Ma per ora solo la procura le ha in mano, l’ipotesi di reato per chi le rende note è la pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. Anche se il contenuto è attinente a uno dei reati per i quali Soria è in carcere, la molestia. Mediaset ricorrerà «in tutte le sedi» contro un atto «lesivo» del diritto di cronaca. Il legale del mauriziano, Gianluca Vitale, ha precisato che i tre video non sono stati consegnati alla stampa «dal mio assistito». Nitish alle telecamere ribadisce: «Mi spiace che lui è in carcere ma voglio avere giustizia. Gli altri non l’hanno denunciato perché tutti avevano paura».
Il giornale 2 aprile 2009

martedì 10 marzo 2009

Inchiesta Grinzane, sei membri giuria Premio si dimettono

2009-03-10 11:47

Protesta di Elkann, Forte, Loy, Mondo, Risset, Sanvitale
(ANSA) - TORINO, 10 MAR - Sei membri su 16 della giuria dei critici del Premio Grinzane Cavour si sono dimessi oggi dall'incarico. Sono Alain Elkann, Luigi Forte, Rosetta Loy, Lorenzo Mondo, Jacqueline Risset e Francesca Sanvitale.Al centro della protesta c'e' la mancata comunicazione ai sei giurati del nuovo assetto del Premio con l'istituzione del Comitato dei garanti decisa lo scorso 27 febbraio, in seguito all'inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il patron Giuliano Soria. (ANSA).

venerdì 27 febbraio 2009

Grinzane: pioggia d'oro agli ospiti vip

Sotto inchiesta il budget del festival di Stresa
MASSIMO NUMA
TORINO
Gli operatori turistici di Stresa sono molto tristi. Quest’anno, niente Grinzane Cinema, un evento che - nel 2008 - aveva mandato in overbooking alberghi, ristoranti e quant’altro. La manifestazione 2009 è stata annullata per le note disavventure giudiziarie in cui è caduto il presidente, Giuliano Soria. Adesso gli inquirenti, i pm Demontis e Longi, con l’aiuto degli investigatori della polizia tributaria della Guardia di finanza stanno verificando anche i file relativi a questo appuntamento finanziato, oltreché da sponsor privati, anche dalle casse del Premio, riempite da una serie infinita di denaro pubblico, soprattutto da parte della Regione. Una macchina complessa e governata, in ogni suo particolare, anche il più minuto, dal Presidente in persona.


Nel «mansionario» consegnato a ogni collaboratore, sono dettagliati tutte le modalità di spostamento degli ospiti che, in base all’importanza, potevano contare su lussuose limo o semplici utilitarie, infine - per gli invitati di categoria b - taxi e mini-bus. En passant, va aggiunto che il Grinzane-staff era alloggiato in pensioncine o alberghetti gelidi, che i collaboratori non potevano sedersi a tavola, «neanche a cena finita», «né stabilire rapporti di confidenza» con i personaggi prescelti: «...dovranno avere un abbigliamento adeguato deciso di volta in volta con la Presidenza e tenere il tesserino di riconoscimento anche in caso di condizioni atmosferiche sfavorevoli...».

Soria però avrebbe rassicurato Roberto Petruzzelli, il direttore del Palazzo Congressi: «Lo faremo in autunno, festival solo rinviato». Prima di entrare nel merito dell’inchiesta, un po’ di storia. Protagonisti delle precedenti edizioni, tra gli altri, Franco Nero, Michele Placido, Dino Risi e Ornella Muti. L’attrice Laura Morante sarebbe stata la madrina 2009 (dall’11 al 14 marzo) e l’anno scorso erano arrivati a Stresa ventimila studenti. Musi lunghi anche al Grand Hotel Des Iles Borromées, dove Soria ospitava gli ospiti di riguardo, lui compreso. Prenotazioni annullate. Un bel danno.

Squadra che vince non si cambia e così Gianni Canova, Steve Della Casa e il prof. Arnaldo Colasanti, già responsabili della direzione 2008, erano pronti alla replica. Sei premi, nuovi focus e sezioni tematiche: luci della ribalta, schermi urbani, pianeta donna e il gusto delle parole. Invitati d’onore il regista Mimmo Calopresti e l’attore Fabio Troiano, un habitué. E purtroppo sono finite al macero anche le migliaia di brochure del Festival.

Dalle carte del Grinzane, emerge una parte delle spese sostenute per il 2008. Quelle per gli ospiti, gli attori, i giornalisti, i Vip (dal ruolo incerto) e la direzione artistica. Il prof. Arnaldo Colasanti, collaboratore del Tg1, 4 mila euro; Steve Della Casa, 2 mila 500; Gianni Canova, 3 mila 500. I premiati: Carlo Verdone ha ricevuto un gettone da 10 mila euro; Claudia Gerini, 8 mila; il regista Giuliano Montaldo, 5 mila; Nelson Blake, scrittore, 5 mila. Seguono i sette relatori, giornalisti e scrittori, tutti liquidati con 500 euro. Poi altri due giornalisti, pagati - non si sa a che titolo - con 500 e 250 euro.

Infine i Soria-Vip. Cinquemila euro per la madrina Zeudi Araya; l’attore Fabio Troiano, 3 mila; la sorella Violante Placido Troiano, 3 mila; Valeria Solarino, 5 mila; Carolina Crescentini, 5 mila. Chiudono la lista il mimo Emilio Frattini (800) e l’attore Massimo Cinque (500), stessa cifra per un «violinista». Totale, 64 mila 300 euro.

domenica 15 febbraio 2009

Soria, i racconti dei testimoni:"Viveva da nababbo, noi maltrattati e senza soldi"

CONFERMATE LE ACCUSE: MALVERSAZIONE E VIOLENZA SESSUALE

Il ciclone della Finanza sul Grinzane



Giuliano Soria, fondatore del premio Grinzane Cavour



Un supertestimone: «Soria viveva da nababbo, noi maltrattati e senza soldi»
MASSIMO NUMA, NICCOLO’ ZANCAN
TORINO
«Povero Giuliano - racconta uno dei più stretti collaboratori - ha passato la mattina a riflettere su un articolo: “L’uomo che scopriva i Nobel”. Si è letto al passato, come un uomo finito, morto...». Giuliano Soria arriva davanti alla sede del Premio Grinzane Cavour all’ora di pranzo. Con lui c’è l’avvocato di fiducia, Claudio Morra. Dentro, nei locali di uno dei più prestigiosi premi letterari europei, gli ispettori della procura stanno continuando il lavoro. Ora si dedicano alle copie di tutti gli hard-disk dei computer. Seguono un doppio filone di indagine. Quello che riguarda la gestione dei flussi di denaro: contributi, stipendi, collaborazioni. E quello delle molestie sessuali e dei maltrattamenti denunciati da un uomo di 28 anni, nato alle Mauritius.

L’ira dei collaboratori
«Lo avete definito maggiordomo - dice l’avvocato Morra - credo che abbiate esagerato. Si occupava dell’archivio del Grinzane. Per un periodo è stato anche il badante dell’anziana madre del professor Soria». Sulle accuse: «Mi sembrano risibili. Finora non siamo stati convocati in procura ma potremo spiegare ogni cosa. Ho già parlato con i pm Longi e De Montis. Mi sono sembrati molto cauti. Ed è un invito che estendo a tutti: non si può distruggere una persona così importante». Il professore cammina atterrito verso l’ingresso: «So di avere un carattere difficile ma non mi spiego questo accanimento contro di me». Semplificando, per quello che si può capire di un’indagine agli inizi e ancora tutta da pesare, sembra la rivolta dei sudditi. Segretarie, archivisti, decoratori, addetti stampa, collaboratori a progetto. In procura sfila la rabbia di tutti quelli che lavoravano ai margini dell’impero.

C’è un supertestimone ansioso di raccontare la sua storia. Ha lavorato al Grinzane per quattro anni, adesso ha tre cartelle piene di documenti, dati, registri, estratti conto. «Soria vive come un re, mentre i suoi dipendenti, che lavorano anche 15 ore al giorno, li ha sempre lasciati crepare di fame. Li arruola all’Università, con il miraggio di entrare nel salotto buono. Per due anni stagisti a costo zero. Dopo propone contratti a progetto, fra 500 e 800 euro al mese. Spesso non paga. A me deve ancora migliaia di euro. Quando ho cercato di ottenere quanto mi spettava, lui mi ha riso in faccia. “Tu non sei nessuno”, ha detto». Lui invece, era il presidente. E in un decalogo specificava: «Fedeltà al presidente e all’istituzione». Ed ecco la casa del Grinzane, quasi una leggenda: «L’enorme cantina colma di vini pregiati. Soprattutto Barolo: lo regala agli amici, dettagliando il numero di bottiglie in base a ruolo, simpatia, importanza. Fra i pochi esclusi, per antipatia conclamata, il sindaco Chiamparino».

Casa Soria è un cantiere aperto. Stanno ristrutturando tutto. «Lui vive in un loft pazzesco - racconta il testimone - 600 metri da favola. Grandi finestre sulla Mole. Dicono che la copia originale del poster del film Cabiria sia attaccata alle sue pareti, non a quelle del Museo del Cinema». I dipendenti stanno ai piani bassi, l’anziana madre Iolanda Beccaris ha un’ala per sé. Poi c’è il piano dei misteri: «Conserva i regali ricevuti da aziende, società, artisti e cittadini. Un museo della vanità».

Le case
Ecco il documento archiviato, sotto la voce disposizioni di servizio, martedì 17 giugno: «Pietro Malerba e Davide Agnello (custode del palazzo e collaboratore di fiducia) verificano gli omaggi giunti. Agnello sollecita le aziende che non hanno ancora inviati gli omaggi...». Il supertestimone racconta dei viaggi pagati dalla fondazione, 20 voli da fine dicembre a oggi, quasi tutti a Francoforte: «La gestione economica del Grinzane era su computer separati, anche i più stretti collaboratori non avevano accesso. Ma tutti sapevamo della casa di Soria nel centro di Parigi, chiamata la casa di Matisse. Tutti sapevano delle proprietà a Costigliole d’Asti». Anche lì sono andati i finanzieri. Soldi e molestie. «Ho visto piangere il ragazzo che ha fatto scattare la denuncia - racconta il testimone - chiedeva aiuto: si era preso delle botte per un cappuccino fatto male. Diceva di essere maltrattato, segregato in casa, per giorni senza stipendio. Gli abbiamo consigliato di registrare tutto. Così ha fatto, poi è scappato».

sabato 14 febbraio 2009

Soria: Accude assurde, è una trappola"

14/2/2009 (8:33) - INTERVISTA A GIULIANO SORIA
Giuliano Soria, patron del premio letterario Grinzane Cavour


«Ho tanti nemici e un pessimo carattere»
EMANUELA MINUCCI
TORINO
«Molestie sessuali? Vessazioni sul posto di lavoro? Ma siamo impazziti? E chi mi accuserebbe? Il mio maggiordomo? Ma stiamo scherzando? Io non ho neanche mai avuto un maggiordomo: è una trappola, un complotto». Giuliano Soria, patron del Grinzane Cavour, riceve la telefonata dei cronisti nel pomeriggio di ieri, nel suo alloggio di via Montebello 21, proprio sotto la Mole Antonelliana, nello stesso elegante stabile dove ha sede la fondazione del premio letterario. Ostenta tranquillità, Soria. E conserva la grinta nel respingere al mittente ogni tipo di accusa: soprattutto quelle in grado di gettare gravi ombre sulla sua immagine. «Ho un carattere difficile e tanti nemici - spiega battagliero - non può essere un caso che a ventiquattr’ore da una giornata come il San Valentino della cultura, qualcuno abbia voluto farmi questo bel pacchetto. Io però non ho nulla da rimproverarmi, se non appunto, di essere stato a volte un po’ duro con i miei dipendenti. Di qui a sentirmi colpevole di reati che non stanno né in cielo né in terra, mi creda, ne passa».

Professore, partiamo da venerdì. Lei era a Genova quando sono arrivati gli agenti della Guardia di Finanza e l’ispettore del lavoro?
«Sì. I miei collaboratori mi hanno informato che gli ispettori si erano mossi per fare chiarezza sulle posizioni contrattuali di alcuni dipendenti. Tutto qui. Ero sicuro fosse una perquisizione amministrativa, controlli degli ispettori del lavoro, come ce ne sono tanti. E io posso anche immaginare chi me li ha mandati. Ma nessuno prima d’ora mi aveva detto che l’inchiesta avrebbe riguardato reati tanto gravi».

Ma in che rapporti era con questo maggiordomo?
«Non era il mio maggiordomo. Era un ragazzo di Mauritius che abbiamo assunto come collaboratore per fare le pulizie in archivio. Poi è andato da mia madre a lavorare come badante. Ora non lo vedo da un anno, ma le accuse che mi rivolge sono prive di fondamento».

Ma allora come può essere successo che sia scattata la denuncia?
«Posso pensare, come le ho detto, soltanto ad una trappola, a una vendetta. Magari si è sentito trattato male. Ripeto: a volte non so pesare le parole. E anche con lui non sono stato tenero. Ma da qui a vessarlo sul posto di lavoro, o ancor peggio, farlo oggetto di molestie sessuali ne passa. Non esiste proprio».

Quanti anni ha, il ragazzo?
«Sui ventotto».

Ma è vero che oggi (ieri per chi legge, ndr) i militari della Finanza hanno messo i sigilli alla vostra sede?
«L’ufficio è stato chiuso da noi, essendo venerdì pomeriggio, attorno alle 17. Ma domattina (oggi per chi legge, ndr) riapriremo».

E' già stato interrogato?
«Io per ora non ho visto nessuna carta, e non ho incontrato magistrati. Piuttosto ho parlato, ma soltanto per pochi minuti, giovedì, con il personale della polizia intervenuta nei nostri uffici».

Insomma, lei ritiene di non avere nulla da rimproverarsi...
«Lo ripeto, io ho solo un brutto carattere. Ho lavorato per 28 anni dando moltissimo a questa città. Non ho ucciso nessuno, mi sento sereno e la verità verrà fuori quanto prima».

E il San Valentino della cultura?
«Il Grinzane ha partecipato a questa manifestazione portando tre scrittori: è la loro presenza che conta, non certo la mia».

La Stampa 14 febbraio 2009

Premio Grinzane, indagine su Soria: Spese private con fondi pubblici e abusi sessuali

Indagine su Soria, il re del Grinzane

Giuliano Soria, patron del premio letterario Grinzane Cavour



Nel mirino spese private con fondi pubblici. Un ex dipendente denuncia abusi sessuali
MASSIMO NUMA
TORINO
C’è un cartello fissato con lo scotch, sulla porta dell’associazione Grinzane Cavour di Torino: «chiuso per motivi tecnico-informatici», scritto in fretta e furia con un pennarello nero. Da lontano, sembravano quasi i sigilli di sequestro dell’autorità giudiziaria; invece è stato solo un modo ingenuo per nascondere le ombre pesanti che si addensano da qualche ora sul presidente, Giuliano Soria, e anche sull’associazione, a proposito degli ingenti fondi pubblici finiti, da anni, nelle casse del Grinzane. Ci sono due indagini parallele. I pm della sezione «Fasce deboli» della procura, De Montis e Longi, lavorano su una serie di precise ipotesi di reati, che ora appaiono per certi versi incredibili: molestie sessuali e vessazioni sul posto di lavoro.

La Finanza invece sugli aspetti amministrativi e fiscali. L’ex maggiordomo di Soria, un giovane nativo dell’isola Mauritius, lo avrebbe denunciato dichiarandosi vittima di «approcci di natura sessuale», di «comportamenti prepotenti», ancora tutti da dimostrare. Il giovane straniero, per documentare le sue accuse, avrebbe videofilmato e registrato segretamente gli episodi più gravi. Ma le indagini sono ancora in corso, e potrebbero riservare altre sorprese: come l’emergere di un disegno diabolico, non si esclude nemmeno una vendetta costruita ad arte contro Soria, con lo scopo di distruggerne l’immagine e, contestualmente, anche quella del Grinzane Cavour. Ieri in procura è iniziata la sfilata dei testimoni convocati dai pm e sentiti dai carabinieri. Quasi tutti collaboratori o ex dell’associazione. Le domande più insistenti riguardavano i tre filoni dell’inchiesta: le attività culturali in essere, il modo di fatturare i soldi pubblici utilizzati da Soria e altri, il tipo di rapporti che il presidente intratteneva con i collaboratori.

Infine se sapevano o no dell’esistenza di M., il giovane nativo delle Mauritius, visto da alcuni mentre indossava una candida livrea, impegnato a trasportare le valigie del suo datore di lavoro, dall’auto sino al portone di casa. Ma il riserbo che circonda l’indagine non consente per ora di tracciare un quadro definitivo delle gravi accuse mosse al presidente. Poi c’è la seconda tranche dell’inchiesta, delegata dai pm della procura di Torino alla Guardia di finanza. Le fiamme gialle, nel corso di un lungo blitz, a cui hanno partecipato decine di militari, hanno sequestrato negli uffici dell’associazione computer, faldoni pieni di documenti, carte contabili e altro materiale. Sono state perquisite anche le case private e le altre sedi piemontesi. Più incerto il quadro dell’accusa ma è evidente che i magistrati vogliono ricostruire il percorso del flusso di denaro pubblico affidato nel corso degli anni ai responsabili del Grinzane. Al centro, una lunga teoria di voli tra Torino, Roma e altre destinazioni che sarebbero stati fatturati all’associazione.

Un capitolo a parte riguarda il tipo di rapporti di lavoro che erano stati instaurati all’interno dell’organizzazione, cioè se i contratti di assunzione fossero o no regolari, o se ci fossero «sacche» di lavoro nero. Infine un capitolo molto delicato, come di presunte regalie, sempre effettuate con i fondi pubblici, a favore di esponenti politici del Piemonte o a loro familiari. Completamente muti gli inquirenti. «L’indagine è agli inizi, attenzione a non trarre conclusioni affrettate», dicono. Il grande accusatore di Soria s’è affidato a un noto studio legale di Torino che lo protegge dalla curiosità e dall’assedio del media. A tutti i testimoni, abbastanza provati dopo il confronto in procura, gli investigatori hanno infine chiesto «se avessero mai conosciuto personalmente il servitore del presidente e se mai si fosse confidato con loro». Ma è certo che l’ormai ex domestico passava la maggior parte del suo tempo in casa. A proposito delle angherie e del resto, la procura vuole accertare se le accuse possano essere anche il frutto di una reazione-vendetta di un dipendente deluso per la fine del rapporto di lavoro.
La Stampa 14 febbraio 2009

VIAGGI

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