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venerdì 12 giugno 2009

Il patron del Grinzane scarcerato dopo tre mesi: "Vive nell'ossessione della privacy"

Un altro Soria, libero e sconfitto

Giuliano Soria nella sua casa torinese, visibilmente invecchiato

MASSIMO NUMA, NICCOLÒ ZANCAN

TORINO

Con più capelli bianchi e almeno dieci chili in meno, ieri mattina alle otto il professor Giuliano Soria è tornato a casa. Tre mesi di carcere l’hanno profondamente provato. «Un’esperienza molto dura - dice l’avvocato Roberto Piacentino - specie per una persona abituata a tutt’altro tipo di vita».

Era famoso, riverito, aveva 14 mila numeri di telefono nella rubrica, aveva viaggi, cene di gala e una cantina piena di «Barolo Letterario». Ora il professore ricomincia da uomo libero con obbligo di firma, in attesa del rinvio a giudizio. Ricomincia dalla stesso palazzo di via Montebello, con vista Mole Antonelliana, che intreccia tutti i nodi dello scandalo. Ieri mattina, per pochi secondi, si è affacciato al balcone. Sembrava frastornato.

Al primo piano c’erano gli uffici del Premio Grinzane Cavour, ormai fallito e ripudiato da tutti gli estimatori. Al terzo piano, il grande alloggio comprato attraverso il reato di malversazione, come da sua stessa ammissione. Sempre lì, nelle stanze ristrutturate con fondi pubblici, si sarebbero consumati i reati di cui lo accusa l’ex domestico Nitish, un ragazzo di 23 anni originario di Mauritus: violenza sessuale, maltrattamenti, sfruttamento del lavoro clandestino.

Per cinque giorni alla settima, Giuliano Soria dovrà presentarsi negli uffici del commissariato Centro e firmare il registro, come altri 15 ex detenuti che vivono nella zona. «Non può venire la polizia a casa mia?», ha domandato. «È per ragioni di privacy», ha provato a spiegare. Risposta negativa. Salvo diversa disposizione del giudice.

Giuliano Soria non parla, non si fida più di nessuno, è ossessionato dalla privacy. Al punto che ieri mattina, quando ha saputo che i fotografi lo stavano aspettando davanti al carcere, ha chiesto di cambiare protocollo. È passato dall’aula bunker, verso un’uscita secondaria. Poi l’hanno caricato su un furgone della ditta che si occupa della manutenzione. Una ragazza alla guida e lui dietro, fra gli attrezzi da lavoro.

È stato anche - forse soprattutto - il ritorno dall’anziana madre, a cui Giuliano Soria è legatissimo. «L’ho visto smarrito - spiega il custode - con il terrore di guardarla negli occhi da uomo sconfitto». Perché lo scandalo Grinzane è anche una storia di famiglia. Il fratello Angelo, ex dirigente della Regione Piemonte, sponda decisiva per ottenere fondi pubblici, è ancora in carcere. Accusato di peculato continuato in concorso.

«È successo tutto molto in fretta - spiega l’avvocato Piacentino - Giuliano Soria si è visto travolto in tutti gli aspetti della sua vita». In molti, ieri, gli hanno chiesto di parlare, magari di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Ha ricevuto le telefonate di diversi direttori di giornali. Ma il professore, che aveva fatto delle pubbliche relazioni l’arma principale della sua scalata al successo, per ora preferisce tacere.

Tace da mesi, in verità. L’ultima intervista è del 13 febbraio, ad indagini appena iniziate: «È una trappola, un complotto, non ho mai avuto un maggiordomo in vita mia...». Il giorno dopo, commentando i titoli dei giornali con un collaboratore: «Scrivono di me al passato, mi danno già per morto». Poi, silenzio. Interrotto solo da uno sfogo disperato: «Tutti in città sanno che ho un carattere schifoso, ma non sono il mostro di Düsseldorf. Abbiate pietà...». L’arresto è del 12 marzo. Per gli investigatori Giuliano Soria ha ammesso solo quello che non poteva non ammettere.

la stampa 12 giugno 2009

mercoledì 10 giugno 2009

Caso Soria: L'interrogatorio

Soria: "I finanziamenti? Le determine? Chiedete a Angelo, io non so"


di Sarah Martinenghi

Due ore e mezzo di interrogatorio, a pochi giorni dalla sua scarcerazione. Giuliano Soria, l´ex patron del Premio Grinzane Cavour, è stato sentito in procura e ha scelto di parlare, mentre in un´altra stanza il fratello Angelo decideva di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il professore è stato interrogato dai sostituti procuratori Stefano de Montis e Gabriella Viglione, raggiunti poi dal collega Valerio Longi che si doveva occupare, senza successo, di ascoltare l´ex dirigente della Regione. La scelta dei pm di interrogarli nella stessa mattinata aveva un scopo preciso: chiarire una volta per tutte le modalità dei finanziamenti elargiti da Angelo Soria al fratello. Ma nonostante la loquacità del professore, i chiarimenti non hanno soddisfatto gli inquirenti, che si aspettavano qualcosa di più da entrambi gli arrestati.

Dalle nove e mezzo a mezzogiorno, Giuliano Soria, accompagnato dal suo avvocato Roberto Piacentino, ha dunque risposto a una lunga serie di domande che vertevano tutte sull´accusa di peculato. Non si è toccato l´argomento delle molestie sessuali, quelle che il maggiordomo Mauriziano Nitish aveva tirato fuori permettendo ai pm di sollevare il coperchio su una lunga serie di illeciti di tipo economico.

Sono state esaminate nel dettaglio undici delibere per 400 mila euro firmate da Angelo Soria per le società connesse al premio Grinzane, con le relative anomalie. In gran parte ad esempio venivano indicati gli eventi da finanziare come ancora da svolgersi, mentre nelle domande presentate da Giuliano la manifestazione veniva illustrata come già svolta. Incongruenze che dimostrerebbero un atteggiamento di certo più prudente da parte del dirigente del settore comunicazione per la Regione e più ingenuo da parte del professore. Ma soprattutto molte domande si sono concentrate sulle due società satelliti del pianeta Grinzane: Studi Iberici e Civiltà dei Territori. Mentre la prima aveva delle finalità concrete, la seconda, per stessa ammissione di Giuliano Soria era una scatola vuota, uno schermo per ottenere ulteriori finanziamenti. «Ma quei finanziamenti - ha precisato il professore - venivano utilizzati solamente per spese attinenti al Premio Grinzane, non per altro». «Non c´è mai stato un passaggio di denaro diretto tra me e mio fratello - ha poi voluto ribadire - Angelo sapeva che i soldi servivano per il Grinzane, ma diverse volte mi ha negato dei finanziamenti. Io chiedevo, poi era lui a dirmi eventualmente di sì o di no». Ma sulle domande più specifiche sulle determine la risposta del professore è stata sempre la stessa: «Non so, chiedete a mio fratello. Io mi limitavo solo ad organizzare gli eventi».
(la repubblica 07 giugno 2009)

Le mani delle banche sulle case di Soria


Il patron non può pagare i debiti del Grinzane, scatta il decreto ingiuntivo
di Lorenza Pleuteri
«E adesso, pover´uomo?». La domanda che in molti si fanno - prendendo a prestito il titolo del romanzo di Hans Fallada, la storia dell´implacabile discesa di un contabile nei gradini della scala sociale - è quella sul futuro immediato del professor Giuliano Soria. Poche ore lo separano dalla scadenza della custodia cautelare alle Vallette. Uscirà dopodomani. Perché i tre mesi previsti, come gli ha spiegato il suo avvocato Roberto Piacentino, partono dal dies a quo, dal giorno dell´arresto, quel 12 marzo che gli ha cambiato la vita. «È un uomo pieno di ansia - svela chi gli sta a contatto - e molto confuso. Non ha affatto le idee chiare».

Il carcere lo ha segnato, come succede a chiunque abbia la sventura di finirci. E ha lasciato tracce, specularmente, anche in chi fino alle manette gli era amico e vicino. «La detenzione - parola dello psichiatria che lo ha visitato più volte, il professor Vincenzo Villari, primario alle Molinette - è una esperienza che cambia chi la subisce e cambia anche coloro che con la persona interessata erano in relazione». Mamma Iolanda è forse la sola che lo accoglierà a braccia aperte. Il fratello Angelo non potrà dargli conforto, destinato a restare ancora in carcere. Persino uno dei collaboratori più fidati, Davide Agnello, ha preso pure fisicamente le distanze a inizio inchiesta: per coprire il professore, si era beccato un avviso di garanzia per favoreggiamento. Un paio di settimane fa ha riempito le valigie e, in partenza per una località lacustre, ha lasciato l´alloggio che occupava nell´ex quartiere generale di via Montebello.

Il piano occupato da Giuliano Soria e dalla madre, il terzo, è sotto sequestro preventivo. Ma è qui, uno dei topos dell´inchiesta, che potrebbe tornare. I "sigilli" non impediscono l´uso del loft e delle abitazioni contigue e le alternative paiono meno praticabili. La casa di Parigi è fuori portata, quella della Liguria distante dagli studi legali. Il trasloco nelle vecchia tenuta di Costigliole d´Asti, il castello del Grinzane non più in comodato, è sconsigliato dagli "effetti collaterali" che potrebbero derivare dalle chiacchiere di paese, dagli sguardi cattivi di una piccola comunità, dalle malelingue. Le due soffitte di proprietà in città sono poco più grandi di una cella. Un ripiego, una delle possibilità che il professore ha considerato, è il ritorno all´insegnamento e alle trasferte nella capitale. Ma l´università di Roma Tre, dove è in organico, in piena bufera lo ha sospeso e gli ha limato lo stipendio, quasi dimezzato rispetto ai tempi d´oro perché sono state tolte tutte le voci accessorie.

I guai giudiziari noti. Il quasi azzeramento delle entrate. La consapevolezza che il gip potrebbe pure imporre un obbligo di firma o il divieto di espatrio. E la spada di Damocle dei pignoramenti. Quattro banche diverse stanno addosso all´ex patron del Grinzane, per le rate del mutuo immobiliare non più pagate e per i debiti dell´associazione, di cui lui si era fatto garante. Intesa San Paolo, Cassa di Risparmio del Piemonte, Banca del Piemonte e Cassa di Risparmio di Saluzzo hanno ottenuto decreti ingiuntivi per 1 milione 285 mila euro. I gravami pesano sulle unità immobiliari "private" del professore: il terzo piano di via Montebello 21 - sul quale lo Stato ha però la priorità, sempre che al sequestro penale sia dato corso e di passi alla confisca - e gli alloggi siti in via Montebello 22 e in via Riberi 2.
(la repubblica 09 giugno 2009)

venerdì 10 aprile 2009

Scandalo Soria, il quarto uomo è Rocca

È il consulente d´azienda Rocca: faceva fatture false per il Premio

di Lorenza Pleuteri

È Mario Rocca il quarto uomo iscritto nel registro degli indagati per lo scandalo Grinzane Cavour, dopo il patron Giuliano Soria, il fratello Angelo e il factotum Carmelo Pezzino. Gli stessi pm che un mese fa avevano ottenuto l´arresto del professore, lasciato in carcere dal tribunale del riesame, lo accusano di aver firmato fatture false a vantaggio della società Com´media di Pezzino, quest´ultimo costretto a trovare pezze d´appoggio per giustificare l´uscita sistematica di soldi destinati all´amico Soria, far quadrare i conti sulla carta e abbattere il reddito da dichiarare al fisco. Sei mila euro al mese, per un totale che sfiora i 400 mila euro.

L´ultimo indagato, 70 anni compiuti, torinese per nascita e interessi, mercoledì si è presentato spontaneamente a Palazzo di giustizia scortato dall´avvocato Enrico Ugolini e per due ore ha risposto alle domande dei sostituti procuratori Valerio Longi e Gabriella Viglione. Messo di fronte alla documentazione in atti, le carte sequestrate dalla Finanza, si sarebbe sbottonato. «No comment», ieri sera fa muro il diretto interessato, dalla sua bella casa di Moncalieri. «Abbiamo detto tutto quello che c´era da dire - taglia corto l´avvocato Ugolini - e dimostrato che intendiamo dare la massima disponibilità e collaborazione».

Il nome del quarto indagato poco o nulla dice alla gente comune. Ma è un altro di quelli noti e chiacchierati negli ambienti culturali e politici, per il legame a filo doppio con Giuliano Soria e per un altro pasticciaccio, una sorta di scandalo Grinzane in piccolo, mutatis mutandis. Rocca, consulente d´azienda e socio o liquidatore di una dozzina di società, nel 1999 diventa consigliere della Scuola di alto perfezionamento musicale di Saluzzo. Il 10 aprile 2001 Giuliano Soria prende le redini dell´istituto e Rocca è promosso a braccio destro. Diventa, racconta di chi ebbe modo di vederli all´opera «il suo brasseur d´affaires».

Soria già all´epoca si fa notare in negativo. Viene estromesso dalla scuola assieme al fidato Rocca, nell´autunno 2002. Una interrogazione presentata in Regione dall´allora capogruppo Cdu Antonello Angeleri - sottoscritta anche dagli altri gruppi di maggioranza, targati centrodestra - evidenzia errori e metodi non ortodossi nella gestione dell´istituto musicale, l´assessore alla Cultura Giampiero Leo in parte conferma. L´ex patron del Grinzane ha mandato in rosso il bilancio della scuola, non ha pagato gli stipendi ai dipendenti e ha fatto massiccio ricorso a consulenti superpagati. Finì tutto lì. Un fuoco di paglia. Sei anni prima delle manette.

(La Repubblica 10 aprile 2009)


venerdì 3 aprile 2009

Soria, parla lo "schiavo" Nitish: "Gli altri non hanno denunciato perchè avevano paura"

Roma«Ho lavorato come una bestia, lui ha cercato di molestarmi, mi toccava, mi insultava». Di Nitish si vedono i jeans e un giubbotto grigio. È il supertestimone del caso Grinzane e non si vuol far riprendere in faccia dalla telecamera. Hemrajsing Dabeedin, dalle Mauritius, è stato fino a poco tempo fa il domestico di Giuliano Soria. Dalla sua denuncia è partita l’inchiesta che ha spalancato le casse di uno dei premi più famosi d’Italia, rivelando la pioggia di finanziamenti (superiori ai 5 milioni di euro nell’ultimo anno) che il presidente avrebbe usato in parte per fini personali.
Il Soria privato, Nitish lo racconta così alle telecamere di Studio Aperto, senza mostrare gli occhi: «Insultava anche i miei genitori, mi insultava con parolacce. Mi sono sentito schiavo. Mi ha anche picchiato. Mi ha dato calci nel sedere e schiaffi. Non l’ho denunciato prima, perché prima di tutto io sono un clandestino». Il viso di Nitish non è ancora pubblico, è lui a non volerlo: «Perché non voglio essere ripreso? Perché non voglio che questa diventi una pubblicità o una vendetta, non vorrei che un giorno uno mi dica che sto facendo pubblicità, io lo faccio per avere giustizia». Il mauriziano ha accusato il patron del Grinzane Cavour di molestie e maltrattamenti. E anche alle telecamere di Matrix lo ha ripetuto: «Ho lavorato sette giorni su sette, 24 ore su 24. Sto facendo questo perché non vorrei che un’altra persona vada lì e soffra di nuovo. Io mi fido della legge italiana, mi aiuterà la legge». Nessun domestico per ora
andrà da Soria perché Soria è in carcere, accusato di molestie e malversazione di fondi pubblici.
Ma di lui ieri sera Matrix non ha trasmesso alcun filmato. Nitish le aveva riprese con il telefonino alcune scene di presunti approcci a sfondo sessuale, nel lussuoso loft torinese dove ha lavorato per quindici mesi. Tre video di vita quotidiana del maggiordomo e di Soria. Piccoli filmati precedenti la denuncia, un’astuzia di Nitish per ribellarsi al padrone. Alcuni fotogrammi già pubblicati mostrano Soria in slip e canottiera che si avvicina al suo maggiordomo. Ma la procura di Torino ha fatto sequestrare il materiale negli studi di Matrix e Studio Aperto. E la trasmissione di Canale 5 ieri sera ha rispettato la decisione: nessun filmato di Soria è andato in onda, ma solo servizi, commentati dagli ospiti in studio Vittorio Sgarbi, Luca Barbareschi, il consigliere del ministro Bondi Mario Resca, la scrittrice Cinzia Tani e il giornalista Fabrizio Rondolino. «Ci atteniamo, ma ci dispiace», ha annunciato il conduttore Alessio Vinci in apertura di
puntata: «Ho visto quei filmati e molte delle frasi che avevo letto sui giornali non ci sono. Poter far vedere quelle immagini avrebbe aiutato la ricerca della verità e avrebbe reso giustizia a Giuliano Soria». Ma per ora solo la procura le ha in mano, l’ipotesi di reato per chi le rende note è la pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. Anche se il contenuto è attinente a uno dei reati per i quali Soria è in carcere, la molestia. Mediaset ricorrerà «in tutte le sedi» contro un atto «lesivo» del diritto di cronaca. Il legale del mauriziano, Gianluca Vitale, ha precisato che i tre video non sono stati consegnati alla stampa «dal mio assistito». Nitish alle telecamere ribadisce: «Mi spiace che lui è in carcere ma voglio avere giustizia. Gli altri non l’hanno denunciato perché tutti avevano paura».
Il giornale 2 aprile 2009

martedì 31 marzo 2009

Grinzane: Angelo Soria Non Risponde a Pm, Domani Riesame Per il Giuliano Soria


(ASCA) - Torino, 30 mar - Si e' avvalso della facolta' di non rispondere agli inquirenti Angelo Soria, dirigente della regione Piemonte indagato per peculato nell'inchiesta che ha portato il 12 marzo scorso il fratello Giuliano in carcere. Intanto, per l'ideatore del premio Grinzane, e' attesa domani la decisione del giudice del riesame sulla richiesta di scarcerazione o di arresti domiciliari bocciata nei giorni scorsi dal gip.

giovedì 26 marzo 2009

PREMI: INCHIESTA GRINZANE, NUOVO INTERROGATORIO PER SORIA

Torino, 25 mar. - (Adnkronos) - Quattro giorni dopo la decisione del gip di respingere la richiesta di scarcerazione o, in subordine, di arresti domiciliari, l'ex presidente dell'associazione Premio Grinzane Cavour, Giuliano Soria, e' tornato davanti ai magistrati per un nuovo interrogatorio.

Gia' la scorsa settimana Soria era stato sentito dalla Procura facendo parziali ammissioni e in seguito agli interrogatori il suo legale, l'avvocato Roberto Piacentino, aveva fatto istanza di revoca della custodia cautelare in carcere. Richiesta che e' stata respinta dal gip sabato, anche su parere conforme della Procura. In seguito a questo il difensore ha gia' fatto ricorso al Tribunale del Riesame. Soria e' indagato per malversazione e violenza sessuale.

Grinzane Cavour/ Legale Soria:Oggi interrogatorio di manutenzione

Udienza per Riesame fissata il 31 marzo


Torino, 25 mar. (Apcom) - "E' stato un interrogatorio lungo e approfondito, che definirei di manutenzione cioè con l'esame di maggiori dettagli. Credo che la situazione da un punto di vista probatorio sia stazionaria". Questo il commento del legale difensore di Giuliano Soria, Roberto Piacentino, al termine dell'interrogatorio che si è svolto oggi a Torino durante il quale Giuliano Soria è stato sentito dai pubblici ministeri Longi, Demontis, Viglione e Forno. L'interrogatorio era cominciato questo pomeriggio alle 15 ed è terminato alle 18.40. Piacentino ha poi ribadito la disponibilità di Giuliano Soria a chiarire tutti i particolari e ha affermato che non c'è stato alcun allargamento: "Il professore si è messo a disposizione per chiarire tutto quello che sarà necessario - ha dichiarato - ci sarà più avanti una rivisitazione con i documenti alla mano; non c'è stato alcun allargamento nè delle contestazioni nè del materiale probatorio. La Procura e la Finanza stanno lavorando nel dettaglio". Riguardo alla liquidazione dell'associazione fondata da Soria Piacentino ha dichiarato che l'ex patron del Premio Grinzane Cavour "non ha commentato in alcun modo. Soria ha preso le distanze dalla situazione preesistente, dagli errori commessi in passato che ha ammesso e si sta sforzando di capire". L'udienza al Tribunale della Libertà è stata fissata per il prossimo 31 marzo.
25 marzo ansa-

sabato 14 marzo 2009

Soria: Sotto antidepressivi pensa al suicidio

"Trattato peggio del mostro di Düsseldorf"


Guardia di Finanza e vigili del fuoco ieri sotto casa di Soria







"Vedo tutta la mia vita andare in pezzi. Sono un uomo morto, penso al suicidio"
NICCOLÒ ZANCAN
TORINO
Pietà. Giuliano Soria ripete cinque volte questa parola prima di salutare. La pronuncia con una lentezza esasperata, la voce stanca, di sofferenza pura: «Parlo della pietas che si deve a tutti, sempre e comunque. Avete scritto ogni giorno due pagine su di me, non dico che avete fatto male. Ho avuto rapporti molto schietti con i giornali, li rispetto. Ma sono stato trattato peggio del mostro di Düsseldorf. Io un mestiere come il vostro non sarei mai capace di farlo». Per giorni il professor Giuliano Soria è rimasto fedele al consiglio dell’avvocato Claudio Morra, membro del consiglio di amministrazione del Premio Grinzane Cavour. Silenzio. Controllatissimo. Un’ostinata e per lui inconsueta rinuncia alla parola: «Grazie, ma preferisco non parlare. Magari un giorno farò un’intervista, magari persino una conferenza stampa, ma non adesso». Fino a una sera di dolore più forte, forse di una solitudine troppo acuta, quando il professore decide di sfogarsi: «Si spiegherà tutto, prima o poi, di questa tragedia. Ne sono sicuro. Lo dico con le lacrime agli occhi. Per me è una persecuzione. Non sto scherzando. Qualcuno ha deciso di distruggermi. Adesso sono danneggiato fisicamente e mentalmente. Ci sono sintomi precisi: qualsiasi psicanalista lo sa bene. Quando vedi la tua vita intera andare in pezzi. Ma chi mi rifonderà i danni? Ormai sono un uomo finito, morto».

Negli ultimi giorni gli erano rimati accanto in due. I suoi due collaboratori più stretti. Stefano Bellu e Davide Agnello, forse gli unici a non aver abbandonato il Grinzane che stava affondando. «Devo dire grazie ai pochi amici che mi sono rimasti. Ho pensato al suicido molte volte in questi giorni. La tentazione di buttarmi giù dalla finestra è forte, ora so cos’è la depressione». Ondate di malinconia. Rapidi scatti di orgoglio. Attimi di rabbia soffocata. Come a domanda precisa sulle accuse di maltrattamento e violenza sessuale: «Certe frasi estrapolate dal contesto hanno un senso completamente diverso. Ma poi lo sanno tutti in città che io ho un carattere di merda». L’ultimo giorno è stato di sconforto puro. Tutto incentrato sull’appuntamento con il nuovo avvocato, Roberto Piacentino. Alle cinque il professore ha saluto Stefano Bellu in partenza per Roma, un abbraccio commosso notato da molti dipendenti del Grinzane Cavour. Al primo piano di via Montebello, negli uffici perquisiti, svuotati di pratiche, senza telefonate da giorni.

Poi l’hanno visto passare ancora una volta dalle cantine, con una piccola valigetta in mano, per raggiungere l’uscita secondaria di via Montebello. Non voleva farsi vedere. Non così. Provato, ingrassato, la barba lunga e un cappottone blu. Si è fatto accompagnare in corso Matteotti, voleva discutere la sua strategia difensiva. Ma non ha fatto in tempo. Gli agenti lo hanno bloccato nella sala d’aspetto dello studio legale. Quindi riaccompagnato a casa a prendere il necessario. Soria è sceso dall’Alfa degli agenti della polizia giudiziaria, che cercavo di proteggerlo dai curiosi, come un uomo che si stava incamminando verso il nero più nero. Un signora, commerciante della zona, ha detto seria: «Dovremmo tirargli le monetine, come a Craxi». Qualcuno, al bar dell’angolo, ha stappato delle bottiglie di spumante.

«Festeggiamo la liberazione dall’arroganza di Soria». Lui, in questi giorni d’inchiesta, si è sempre sentito una vittima: «Ho dedicato 28 anni al Grinzane, non ho ammazzato nessuno, mi rendo conto che questo è uno sfogo da depresso. Ma c’è una domanda che mi tormenta: a Torino chi è stato trattato peggio di me? Ci penso continuamente. Mi rispondo che forse solo Luigi Odasso, il direttore generale delle Molinette accusato di aver preso tangenti, è stato sputtanato così. Non è normale. Ci vuole pietà». Ma quello del professore è uno sfogo che non ammette domande: «In questi giorni avrei voluto rispondere, controbattere. Su ogni articolo avrei voluto dire, ma non posso. Ci difenderemo davanti al giudice». Prima Giuliano Soria dice ancora una cosa, sembra quasi un messaggio in codice: «In questo momento, nel mondo, ci sarà uno stupratore, uno spacciatore di cocaina, qualcuno più riprovevole di me? Io dico di sì. Invece sembra che io sia il peggiore di tutti. Avevo un po’ di fama, qualche conoscenza, un premio letterario apprezzato da molti. Ora sono solo, come il peggiore di tutti i malvagi».
La Stampa 14 marzo 2009

Arresto Soria, l'ordinanza: Il racconto della segretaria

L'ordinanza. Un conto mensile gestito dalla madre
Il «sistema» Soria e le accuse

«Così sbloccavo i soldi per il prof» Il racconto di una segretaria. E le spese per resort, mazzi di fiori e aerei Il gip scrive: Soria è un individuo incline alle ingiurie e alle prevaricazioni, che sfrutta la sua posizione di potere

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

TORINO — Spiega una segretaria: «Avevamo una cassa presidenziale che funzionava così: il professore ci chiedeva un anticipo per le spese per il mese in corso e noi sbloccavamo i soldi, 3-4 mila euro alla volta. Questa piccola contabilità veniva gestita dalla mamma del professore…». E un'altra: «Ho assistito un sacco di volte a irregolarità di cassa della presidenza. Con quei soldi altro che Grinzane… noi compravamo di tutto per Soria, specie i suoi continui viaggi a Roma». «Tanto per fare un esempio», scrivono i magistrati: «l'archivista personale di Soria ricorda acquisti tipo mazzi di fiori da mandare alla madre per il compleanno, creme di bellezza per sé e per altri, soggiorni nei centri benessere. Tutti attribuiti poi all'Associazione come spese di rappresentanza».

Nelle 36 pagine dell'ordinanza che tiene in carcere da due giorni Giuliano Soria, fondatore del Premio Grinzane, non ci sono solo i grandi affari (quasi un milione di euro secondo l'accusa) del professore accusato di malversazione, appropriazione indebita, violenza sessuale, ingiurie, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. C'è il «sistema Soria ». Il «convinto e reiterato comportamento nel tempo» di un uomo che per 27 anni ha fatto la fortuna del Premio, sì. Ma soprattutto la sua. Con un fiume di denaro usato come patrimonio personale e una gestione «a dir poco clientelare», dicono gli investigatori, della sua multinazionale della cultura: regali, inviti a cena, viaggi, casse di vino pregiato... Il professore, annota il gip Silvia Salvatori, era convinto di poter contare sulla sua personalità di «individuo incline alle ingiurie e alle prevaricazioni, in grado di sfruttare sapientemente la sua posizione di potere e di influenza per assoggettare alle proprie pretese le persone con cui entrava in contatto anche attraverso l'umiliazione psicologica dei vari dipendenti ». Per esempio Nitish, il mauriziano che lo accusa delle molestie e che lui, stando all'indagine, ha più volte maltrattato con «contumelie e intemperanze».

L'ordinanza dice che l'ha costretto «a spostare nottetempo quadri» a «cambiare l'acqua dei fiori a ogni ora», a «essere disponibile 24 ore su 24», a «subire, anche in presenza di altri, approcci sessuali, insulti verso sua madre», a «mangiare carne proibita dalla sua religione o cioccolato scaduto» e, non ultimo, a «non percepire compensi per 4 mesi». Tutto in nome della sua «autorità». Che usò con molti collaboratori. A una dipendente disse: «Oca, sindacalista di merda, lei non capisce un cazzo. Io sono il presidente e quindi faccio quello che mi pare». Ma il comportamento più stupefacente di Soria, rivelano gli inquirenti, è quello post-scandalo. Il professore chiamò un collaboratore (Pasqualino Pulcino) e si fece comprare una scheda telefonica per evitare intercettazioni. Poi cercò di aggiustare le versioni sulle molestie e sui soldi. Fino a inventare un furto. Al telefono con la domestica Vincenza Marazzotta, spiegò cosa rispondere sul muratore tuttofare, Giovanni Ruggeri, che lavorò a casa sua per tre anni con pagamento a nome Grinzane-Cavour. «Lei dica che Giovanni è stato da noi dieci giorni, solo a dare un aiuto, a venire a controllare le cose dopo che hanno rubato qui, al quinto piano... E poi un'altra cosa: lei sa bene con quanto affetto ho sempre trattato Nitish. Solo un grande affetto, vero?».

A Veronica Basilotta, impiegata convinta di aver ricevuto l'ispettorato (era la Finanza) per controlli al Grinzane lui disse al telefono: «Lei doveva buttarsi per terra e poi denunciarli per molestie». Ad Antonella Cavallo, collaboratrice, spiegò: «Stringiamo i ranghi, nessuno parli con l'esterno, vigilanza assoluta». Ma più di tutto si fece insistente con Giuseppe Cavaliere, titolare del muratore. «Se ti chiamano non devi negare tutto. Devi solo evitare di dire che hai fatto lavorare il tuo uomo al terzo piano per casa mia. Dì che il lavoro era per il Grinzane agli altri piani». Alla polizia tributaria della Finanza sono convinti che il caso Soria sia solo all'inizio. Ieri gli uomini del colonnello Francesco Greco hanno sequestrato 40 scatoloni di carte in Regione e altre nel Castello astigiano di Costigliole D'Asti, una delle sedi del Premio, altre ancora in una società di Bologna.

Tutto questo mentre la governatrice Mercedes Bresso annunciava una costituzione di parte civile, se le accuse arriveranno a un processo, e i finanzieri perquisivano le abitazione di due nuovi indagati, uno dei quali è il fratello, Angelo Soria, funzionario regionale nel settore delle comunicazioni (l'altro è un imprenditore). La procura di Giancarlo Caselli indaga anche sulla recente cena a casa Soria: giornalisti, politici e un imprenditore del vino. A lui il professore avrebbe chiesto, non si sa a che titolo, un milione e 200 mila euro.
Giusi Fasano
corriere della sera 14 marzo 2009

venerdì 13 marzo 2009

Inchiesta Grinzane, pm: Soria suggerì a impiegata calunnia


Accusa di malversazione: usò soldi pubblici per scopi privati
Carcere per rischio reiterazione reato e inquinamento prove



TORINO (13 marzo) - Reiterazione del reato e inquinamento delle prove: sono questi i rischi che hanno portato la procura di Torino a ottenere l'arresto di Giuliano Soria, patron del “Grinzane Cavour". Il pericolo di inquinamento è stato considerato sia per quel che riguarda il filone d'inchiesta sulla malversazione, sia quello sulla violenza sessuale, mentre la reiterazione è stata considerata solo per il reato di malversazione. Gli inquirenti si sono decisi a intervenire dopo aver scoperto una serie di episodi, grazie anche - come ha spiegato il procuratore aggiunto Pietro Forno nel corso di una conferenza stampa - alle intercettazioni telefoniche. In una di esse si sente Soria rimproverare aspramente una collaboratrice perchè, durante una perquisizione, avrebbe dovuto - secondo lui - buttarsi per terra e fingere di essere stata molestata da uno degli investigatori.

Malversazione. Soria è stato arrestato per aver usato a scopi personali 915 mila euro di finanziamenti pubblici. A questo si riferisce l'accusa di malversazione mossa dalla procura. Avrebbe impiegato una parte dei fondi ricevuti dal ministero dei Beni Culturali, Regione Piemonte e altri enti pubblici, per lavori legati alle sue abitazioni private a Torino, Ospedaletti (Imperia) e Parigi.

L'ultimo sfogo. «La mia paura? Che muoia il premio che ho fondato e fatto crescere come un figlio: io che di figli non ne ho avuti. Poi, ho una paura che è di queste ore: un'angoscia che non riesce a farmi passare neppure il mio avvocato...», cioè «di finire in prigione: non mi sento un malfattore e non credo di aver ucciso o stuprato nessuno». È l'ultimo sfogo di Giuliano Soria in un'intervista rilasciata a Repubblica negli ultimi giorni di febbraio, quando la bufera, cominciata con l'accusa di molestie sessuali da parte di un maggiordomo e finita con l'arresto di ieri, è già nel pieno.

Altri due indagati a piede libero. Sono altri due gli indagati a piede libero nell'ambito dell'inchiesta. Da questa mattina sono in corso nuove perquisizioni in abitazioni private di persone legate in qualche modo a Soria e coinvolte nell'inchiesta, e anche in Regione, negli uffici competenti, dove i militari della Guardia di finanza stanno raccogliendo documentazione necessaria per gli accertamenti sui finanziamenti concessi al Premio.
Il Messaggero 13 marzo 2009

martedì 10 marzo 2009

Grinzane, il fratello di Soria girava fondi regionali ai soci

Spuntano i documenti dai quali si evince che il fratello del patron del Premio, Angelo, alto funzionario regionale, girava fondi pubblici senza controllo a un suo socio in affari. Finanziamenti dal 2002 a oggi per viaggi, degustazioni e corsi
di Massimo Novelli
La sede del premio Grinzane
La sede del premio Grinzane
Tutti insieme appassionatamente: fratelli, amici, soci. E un confine fra privato e pubblico così esiguo da apparire un miraggio. Accadeva nei reami dei fratelli Giuliano Soria e Angelo Soria da Costigliole d´Asti.

Scarpe un pochino grosse, forse, ma cervello fino. Se il primo con il suo Grinzane Cavour in quasi tre decenni ha potuto cementare un «premificio», con clientele e fornitori invariati nel corso degli anni, che non ha eguali in Italia, il secondo, alto funzionario della Regione Piemonte, ha messo in piedi un «deliberificio» altrettanto enorme nel campo dei finanziamenti regionali. Erogati senza rendere conto a nessuno.

L´attuale responsabile della comunicazione istituzionale della giunta Bresso, già potente con l´amministrazione Ghigo, concedeva denaro pubblico tanto al fratello Giuliano, come è ormai emerso chiaramente, quanto a Bruno Libralon. É un intraprendente titolare di ristoranti che si è poi dedicato alla sua creatura chiamata Icif, l´Italian Culinary Institute for Foreigners, vale a dire una scuola di cucina destinata agli stranieri. Tra le sue sedi può vantare il castello di Costigliole d´Asti. Sì, proprio quello in ristrutturazione da tempo immemorabile, con denaro al solito di provenienza pubblica, dato in gestione, guarda che caso, a don Giuliano Soria e al suo Premio Grinzane Cavour.

Il fatto ancora più singolare, però, è che Angelo Soria ha firmato svariate «determine» per impegni di spesa verso Libralon e il suo Icif pur essendo in società con lui. Lo è dal 2005, da quando, insomma, con l´ex padrone del ristorante Antica Zecca di Caselle ha creato la Everything, un srl che ha come oggetto la «organizzazione di fiere, mostre, esposizioni, convegni e manifestazioni simili». Non risulta che il dirigente regionale ne abbia venduto le quote.

Eppure tutto ciò, alla faccia del conflitto d´interessi, non gli ha impedito di finanziare l´Icif dal 2002 a oggi. Si va dalle fatture per quasi otto mila euro (esattamente 7958,609) del 2002 ai 120 mila euro con cui, il 18 agosto del 2005, Soria aderisce al «progetto presentato nella sede Icif di Shangai da realizzare attraverso il Nuovo Istituto di Cucina, Enologia e Cultura delle Regioni Italiane», passando per altri progetti analoghi. Per esempio l´adesione all´iniziativa «Gusta il Piemonte», sempre a Shangai (80 mila euro, deliberati nell´ottobre 2006) e sempre con l´Icif in primo piano. E come i 1800 euro sborsati alla scuola di Libralon, nella stessa data, per un corso di cucina di due ore, per ventidue persone, al Castello di Costigliole. Curiosamente nelle «determine» di Angelo Soria l´Icif è indicata quale «associazione senza fine di lucro», la medesima usata per il Premio Grinzane Cavour. Il creatore dell´Icif, inoltre, partecipava ai famosi viaggi per il mondo del Grinzane di don Giuliano, popolati dai soliti noti. Uno di questi è la gitarella in Brasile del marzo 2008, nella quale Libralon, oltre a giostrare da par suo i suoi cuochi, partecipa pure a un convegno sulla globalizzazione.

C´erano tanti modi per far felici amici, soci e parenti. Se gli impegni di spesa di Angelo a volte non finivano a Giuliano tramite il Premio Grinzane, c´era l´associazione Civiltà dei Territori Letterari a monetizzarli: 7500 euro il 31 gennaio del 2006; 30 mila, il 10 agosto del 2007, per un viaggio a Salamanca; e altri 30 mila, il 9 luglio 2007, per un´escursione a Mosca. Direte voi: ma che cosa c´entra Soria con questa associazione? Risposta: tutto. I luoghi e i tempi sono quelli dei vari Premi Grinzane all´estero. E la sede della Civiltà dei Territori Letterari è ubicata nei locali di piazza Castello 9, quartier generale della fantomatica Antenna Culturale Europea, altra creatura di padron Giuliano. L´indirizzo Internet, infine, è il seguente: grinzanetin. it.
(La Repubblica 07 marzo 2009)

Inchiesta Grinzane, sei membri giuria Premio si dimettono

2009-03-10 11:47

Protesta di Elkann, Forte, Loy, Mondo, Risset, Sanvitale
(ANSA) - TORINO, 10 MAR - Sei membri su 16 della giuria dei critici del Premio Grinzane Cavour si sono dimessi oggi dall'incarico. Sono Alain Elkann, Luigi Forte, Rosetta Loy, Lorenzo Mondo, Jacqueline Risset e Francesca Sanvitale.Al centro della protesta c'e' la mancata comunicazione ai sei giurati del nuovo assetto del Premio con l'istituzione del Comitato dei garanti decisa lo scorso 27 febbraio, in seguito all'inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il patron Giuliano Soria. (ANSA).

venerdì 27 febbraio 2009

Grinzane: pioggia d'oro agli ospiti vip

Sotto inchiesta il budget del festival di Stresa
MASSIMO NUMA
TORINO
Gli operatori turistici di Stresa sono molto tristi. Quest’anno, niente Grinzane Cinema, un evento che - nel 2008 - aveva mandato in overbooking alberghi, ristoranti e quant’altro. La manifestazione 2009 è stata annullata per le note disavventure giudiziarie in cui è caduto il presidente, Giuliano Soria. Adesso gli inquirenti, i pm Demontis e Longi, con l’aiuto degli investigatori della polizia tributaria della Guardia di finanza stanno verificando anche i file relativi a questo appuntamento finanziato, oltreché da sponsor privati, anche dalle casse del Premio, riempite da una serie infinita di denaro pubblico, soprattutto da parte della Regione. Una macchina complessa e governata, in ogni suo particolare, anche il più minuto, dal Presidente in persona.


Nel «mansionario» consegnato a ogni collaboratore, sono dettagliati tutte le modalità di spostamento degli ospiti che, in base all’importanza, potevano contare su lussuose limo o semplici utilitarie, infine - per gli invitati di categoria b - taxi e mini-bus. En passant, va aggiunto che il Grinzane-staff era alloggiato in pensioncine o alberghetti gelidi, che i collaboratori non potevano sedersi a tavola, «neanche a cena finita», «né stabilire rapporti di confidenza» con i personaggi prescelti: «...dovranno avere un abbigliamento adeguato deciso di volta in volta con la Presidenza e tenere il tesserino di riconoscimento anche in caso di condizioni atmosferiche sfavorevoli...».

Soria però avrebbe rassicurato Roberto Petruzzelli, il direttore del Palazzo Congressi: «Lo faremo in autunno, festival solo rinviato». Prima di entrare nel merito dell’inchiesta, un po’ di storia. Protagonisti delle precedenti edizioni, tra gli altri, Franco Nero, Michele Placido, Dino Risi e Ornella Muti. L’attrice Laura Morante sarebbe stata la madrina 2009 (dall’11 al 14 marzo) e l’anno scorso erano arrivati a Stresa ventimila studenti. Musi lunghi anche al Grand Hotel Des Iles Borromées, dove Soria ospitava gli ospiti di riguardo, lui compreso. Prenotazioni annullate. Un bel danno.

Squadra che vince non si cambia e così Gianni Canova, Steve Della Casa e il prof. Arnaldo Colasanti, già responsabili della direzione 2008, erano pronti alla replica. Sei premi, nuovi focus e sezioni tematiche: luci della ribalta, schermi urbani, pianeta donna e il gusto delle parole. Invitati d’onore il regista Mimmo Calopresti e l’attore Fabio Troiano, un habitué. E purtroppo sono finite al macero anche le migliaia di brochure del Festival.

Dalle carte del Grinzane, emerge una parte delle spese sostenute per il 2008. Quelle per gli ospiti, gli attori, i giornalisti, i Vip (dal ruolo incerto) e la direzione artistica. Il prof. Arnaldo Colasanti, collaboratore del Tg1, 4 mila euro; Steve Della Casa, 2 mila 500; Gianni Canova, 3 mila 500. I premiati: Carlo Verdone ha ricevuto un gettone da 10 mila euro; Claudia Gerini, 8 mila; il regista Giuliano Montaldo, 5 mila; Nelson Blake, scrittore, 5 mila. Seguono i sette relatori, giornalisti e scrittori, tutti liquidati con 500 euro. Poi altri due giornalisti, pagati - non si sa a che titolo - con 500 e 250 euro.

Infine i Soria-Vip. Cinquemila euro per la madrina Zeudi Araya; l’attore Fabio Troiano, 3 mila; la sorella Violante Placido Troiano, 3 mila; Valeria Solarino, 5 mila; Carolina Crescentini, 5 mila. Chiudono la lista il mimo Emilio Frattini (800) e l’attore Massimo Cinque (500), stessa cifra per un «violinista». Totale, 64 mila 300 euro.

Giuliano, il Barolo e il conto aperto coi grandi del vino

Grinzane Cavour, Stefania Sandrelli alla vendemmia letteraria del 2006






Nelle cantine un buco per migliaia di euro
MASSIMO NUMA, ELISA SCHIFFO
TORINO
Nessuno speri che Gigi Rosso, il vignaiolo di Castiglione Falletto, a un passo da Alba, padrone di una delle più prestigiose e antiche cantine della Langa, (con quasi 60 vendemmie alle spalle) racconti l’intricata e sfortunata storia del Barolo Letterario, prodotto con le uve del vigneto - un ettaro e mezzo - del conte Camillo Benso di Cavour, nel castello di Grinzane. Lui, chiuso nel suo ufficio, nella cascina di famiglia in strada Alba-Barolo 46, tace su tutta la linea. E’ un uomo che amava il Premio Grinzane; lo ha visto nascere e svilupparsi. Con qualche amarezza, come quando Giuliano Soria, costigliolese (Asti) doc, decise di dirottare eventi culturali ed enogastronomici, e soprattutto soldi pubblici, nel paese natio. A scapito di Alba, dove restò solo il premio Alba Pompeia. L’ultimo a ritirare il gettone da 6 mila euro, il cantautore Roberto Vecchioni. Gigi Rosso, come s’è detto, tace e mastica amaro. Nella sua splendida cascina di Diano d’Alba, i due fratelli Soria, Angelo (dirigente della Regione) e Giuliano organizzavano la Vendemmia Letteraria. Per quattro anni di seguito.

Dunque, nel 2001, Soria riesce ad ottenere la gestione dell’antico vigneto di Cavour. Lo curano gli studenti dell’istituto agrario. Alle “Vendemmie Letterarie” alla cascina dei Rosso e poi dai Ceretto, la solita compagnia Vip, fotografata mentre staccava qualche grappolo. Tra gli altri, Stefania Sandrelli, Lucia Bosé, Catherine Spaak e Eleonora Giorgi.

La «Gigi Rosso», anche per spirito di servizio, accetta di vinificare le uve del vigneto di Grinzane, in grado di produrre in media dai 3 mila 500 ai 5 mila litri. Nel 2002, il barolo del fu conte Camillo, finì nelle botti dei Rosso. Dove avrebbe riposato, come vuole la norma, per tre anni. Nel 2006, Soria si fa vivo e spedisce nella severa cantina di Castiglione Falletto artisti e grafici. Per disegnare l’etichetta. Poi arrivano le bottiglie: vetro spesso, pesanti, costosissime. Quindi le veline, i pendagli e il libretto. Una parte, circa mille, le ritira il fedelissimo del professore, Davide Agnello, per essere inviate a «ambasciatori, vip, gente importante!». Il resto rimane in cantina.

Qualcuno avrebbe dovuto pagare il conto, ridotto all’osso, sempre per spirito di servizio: 14 mila 500 euro, mentre nelle «barrique» ci sono ancora 8400 litri, pari a 11 mila bottiglie di «Barolo Letterario». Le fatture sono intestate né a Soria, né al «sig. Premio», come è accaduto per altre forniture ma alla società Territori di Cultura, al 95 per cento di proprietà del Premio, il 5 nelle mani di Giuliano. Amministratore unico Carmelo Pezzino, uffici a Torino e Bologna. Una delibera del Premio, con la firma di Soria, indicava la data del bonifico «autorizzato», settembre 2008, destinato alla Territori di Cultura e, quindi, alla «Gigi Rosso». Ma ad Alba non è più arrivato nemmeno un cent. Che fine farà il «Letterario»? Forse sequestrato e poi all’asta. Che malinconia.
La Stampa 25 febbraio 2009

Grinzane, il superteste sui viaggi con i parenti





Si allarga ad altre persone l’inchiesta di mobbing ai dipendenti
MASSIMO NUMA
TORINO
Un week-end all’insegna del relax. Giuliano Soria, accompagnato da uno dei suoi fedelissimi, avrebbe trascorso il fine settimana, pare, nel Verbano Cusio Ossola. Una corsa in autostrada, uscita Gravellona Toce, e poi la meta, un albergo di lusso, a 30 chilometri dal confine svizzero. Intanto, l’indagine del pm Valerio Longi e della polizia tributaria della Guardia di finanza procede serrata. Soria è poi ritornato lunedì nel bunker di via Montebello 21. Riceverebbe solo alcuni amici, in un’ala dei suoi appartamenti privati.

Da una parte gli interrogatori, dall’altra l’esame delle carte. In tempi brevi saranno convocati, oltre agli ultimi collaboratori o ex, anche gli amministratori pubblici che hanno erogato, in questi anni, ingenti finanziamenti al Premio o che erano presenti alle manifestazioni culturali. Uno dei dirigenti più vicini al professore avrebbe chiarito alcuni punti controversi; in particolare in merito alla presenza, a fianco di personaggi invitati o premiati, comunque con un ruolo preciso, anche altri soggetti: conviventi, suocere, bimbi piccoli, giornalisti, per esempio. Che hanno soggiornato in alberghi, consumato pranzi e cene, viaggiato in aereo o con altri mezzi, tutti pagati dal Grinzane. Uno dei responsabili dell’organizzazione si faceva accompagnare dall’attuale convivente. Su questo ed altri aspetti non secondari ci sarebbero già le prime ammissioni. I pm hanno richiamato i testi, ricordando loro di dire la verità, per non correre il rischio di trasformarsi a loro volta in imputati.

C’è un aspetto, forse decisivo, per mettere a fuoco il reato di malversazione: ricostruire ogni passaggio di un evento particolare, la «Vendemmia Letteraria», la cui organizzazione era personalmente curata in ogni dettaglio, dalle cartoline per gli inviti ai Vip, al catering e alle hostess, dai fratelli Soria, Giuliano e Angelo, alto dirigente della Regione. Alcune edizioni si tennero nella cascina dei Rosso a Diano d’Alba, le ultime dai Ceretto. Ombretta Bonomi, dell’Agenzia Uno, ne curava l’immagine: «Le fatture le pagava il Premio Grinzane, su questo non c’è dubbio. Non ci siamo mai curati di sapere di che tipo di evento si trattasse, se fosse una festa privata o no». Ma tutti i conti sono stati onorati? «No comment».

La parola, adesso, a Marina Ramasso, chef dell’Osteria del Paluch, strada Superga 44: «Sì, sono orgogliosa di aver partecipato per cinque edizioni alla “Vendemmia Letteraria”...Tutte le fatture erano intestate al Premio Grinzane Cavour. Prima eravamo a Diano, poi da Ceretto. L’ultima fattura, di 11 mila euro, è ancora in sofferenza ma non importa. Io ero e sono felice di poter promuovere, a questi livelli, i nostri prodotti. L’idea di coniugare cibo e cultura, per me, era splendida».

Nel mare degli elementi oggetto dell’indagine emergono particolari sempre nuovi: ogni anno Soria trascorreva periodi di cura nel celebre istituto Méssegué. Gli inquirenti vogliono accertare se i conti erano pagati da Soria o dall’amministrazione del Premio.

Altre denunce penali stanno per piovere contro il presidente e due suoi collaboratori, Stefano Bellu, direttore del Premio, e Davide Agnello, il suo factotum. Questa volta per il reato di mobbing. Ieri gli ispettori dell’Ufficio del lavoro hanno sentito per sei ore alcuni testi-chiave dell’inchiesta della procura. Sono stati minuziosamente ricostruiti i rapporti di lavoro tra il Grinzane e gli impiegati, spesso assunti con contratti a termine. Tra le persone che dovranno testimoniare sulle condizioni di lavoro di una decina di uomini e donne, anche i politici che partecipavano assiduamente ai banchetti e ai viaggi organizzati da Soria. Emergono particolari sconcertanti, se veri: la «pagella» mensile per i recalcitranti. In caso di voti negativi, multe in denaro e demansionamenti. Poi le «disposizioni di servizio».

Una serie di ordini molto severi e perentori su ferie, permessi, amicizie, rapporti con parenti, gestione del sito web, i riposi dopo i voli intercontinentali (Frammenti di verbale: «...Dissi a Soria che mia madre, in Veneto, si era gravemente ferita. Gli chiesi di lasciarmi andare. Mi rispose “Non è colpa mia se sua madre s’è rotta la schiena”. Niente permesso»).
La Stampa 26 febbraio 2009

domenica 22 febbraio 2009

Soria, il socio:"Ora assumo io Nitish, lo umiliava davanti a tutti"

Un nuovo capitolo di indagine sull´Antenna europea: "È una scatola vuota"
di Meo Ponte

L´inchiesta della Procura della Repubblica sull´impero di Giuliano Soria continua a ritmi serrati e il fascicolo aperto dai pm Valerio Longi e Stefano De Montis sui maltrattamenti e le molestie al giovane Nitish, il tuttofare originario di Mauritius, ma soprattutto sulle supposte malversazioni dei fondi pubblici, è rimpinguato ogni giorno da nuove testimonianze.

L´altro ieri è stata sentita Marcella Mondini, responsabile dell´Antenna Europea, ufficio in piazza Castello 9 e presidenza naturalmente assegnata a Giuliano Soria. «Una scatola vuota», è stata definita dagli investigatori, che però ha una storia singolare e riconducibile alle protezione di cui ha potuto godere negli anni il patron del Grinzane Cavour. Istituite dalla Commissione europea della cultura, le «antenne» in tutti gli altri paesi sono state aperte direttamente nei ministeri dei Beni Culturali. In Italia invece nel ‘98 l´Antenna è stata istituita a Torino («su appalto del ministero dei Beni Culturali», sottolinea Marcella Mondini) e solo nel 2006 ne è stata creata un´altra a Roma, presso il ministero. Con differenze sostanziali: a Roma gli stagisti che vi lavoravano erano pagati, a Torino no.

«La parte d´inchiesta riguardante maltrattamenti e molestie è in parte conclusa - spiegano in Procura - quella riguardante le malversazioni dei fondi pubblici invece è ancora all´inizio. Aspettiamo il rapporto della Guardia di Finanza che ha appena iniziato l´analisi della documentazione sequestrata».

Tra i tanti documenti contabili sequestrati nella sede del Grinzane Cavour ci sono anche quelli sulla strana storia del Ristorante Letterario aperto a Costigliole d´Asti. Roberto Franci, 52 anni, dirigente di Art Hotel Italia e titolare dell´Hotel Boston a Torino, ricorda con rabbia il momento in cui davanti a un notaio firmò il contratto con Giuliano Soria, il 21 dicembre 2007, per quello che doveva essere «un relais di charme» e contemporaneamente uno spazio espositivo in cui letteratura, arte e cultura materiale incontravano l´enogastronomia in un contesto unico.

«Avrei dovuto capire quello che mi aspettava quando Soria cambiò gli ultimi codicilli del contratto davanti al notaio - spiega Franci - Feci comunque buon viso a cattivo gioco. L´impegno era di pagare 3.500 euro al mese di affitto e avere la gestione del locale arredato con i quadri di Art Hotel Italia, tra cui Burri e Mirò».

Ben presto però l´Hyde-Jekill del Grinzane mostra il suo vero volto. «A Parigi a una cena (tra l´altro mai pagata) per il Grinzane France aggredì senza motivo quel povero ragazzo, Nitish, chiamandolo: "Sei uno sporco negro di m." - ricorda Franci - Ho capito in quel momento che non potevo continuare ad avere rapporti di lavoro con una persona che aveva comportamenti di quel tipo». Alla prepotenza che Soria rivela non solo nei confronti di Nitish ma anche di stagisti e dipendenti, incurante della presenza di testimoni, si aggiungono presto le inadempienze economiche.

«Una volta nella sede del premio di fronte a noi umiliò un ragazzo gettando per terra un fascio di fogli e ordinandogli di raccoglierli. Comportamenti che non potevano essere avallati. In più c´era anche la questione dei soldi. Di fatto lui non pagava mai. Aveva anche la faccia tosta di farsi rimborsare dal premio Grinzane (240 euro a volta) i viaggi che facevamo a Costigliole e che in realtà erano pagati da me. Il 15 giugno 2008 gli ho scritto una lettera con cui rompevo il contratto - spiega Franci che ora vanta un credito di circa 100mila euro e si è già rivolto ad un avvocato per far valere i suoi diritti - e il 30 giugno il Letterario ha chiuso».

Franci, testimone involontario dell´aggressione subita da Nitish, ha deciso di assumere il giovane straniero. «Volevo farlo già dopo aver assistito a quella scena a Parigi, ma Nitish era terrorizzato da Soria, non aveva avuto il coraggio di accettare la mia offerta», aggiunge. Ieri sera Roberto Franci ha telefonato al giovane di Mauritius per rinnovargli la sua offerta di lavoro.

L´episodio conferma che Giuliano Soria ha potuto in tutti questi anni contare su un´intricata rete di protezioni. Non solo politiche. Gli investigatori stanno ora ricostruendo gli intrecci che hanno consentito al presidente del Grinzane Cavour di ottenere finanziamenti pubblici per milioni di euro senza che ci fosse sostanzialmente un controllo sulla loro destinazione.
(la repubblica 21 febbraio 2009)

Grinzane, sotto torchio i vice di Soria


Giuliano Soria, patron del Premio Grinzane Cavour



Un assegno dimostra i flussi di denaro tra i finanziamenti Ue e il Premio
MASSIMO NUMA, NICCOLÒ ZANCAN
TORINO
Assegno numero 100943046-08. Non trasferibile. Banca Unicredit. Firma in apparenza illeggibile. Importo, 600 euro. Il numero del conto corrente corrisponde a quello della sede torinese dell’Antenna Culturale Ue, in piazza Castello 9.

Intestato a uno stretto collaboratore di Giuliano Soria e dipendente sotto contratto del premio Grinzane, con scrivania e tutto il resto in via Montebello 21c. In teoria, dall’Antenna, il cui presidente è lo stesso professor Soria, la somma sarebbe stata corrisposta, nel novembre 2006, per «attività di traduzione svolta occasionalmente per l’Antenna Culturale Europea». Ma, nella realtà, nessuna traduzione, nessuna attività lavorativa fu mai svolta a favore dell’Antenna, da parte del collaboratore di Soria, che - semplicemente - aveva chiesto ai responsabili del Premio di pagargli stipendi e collaborazioni arretrate. Tocca ai pm della procura di Torino, De Montis e Longi, ricostruire i passaggi di denaro tra l’Antenna e il Premio Grinzane, presieduti dallo stesso soggetto, ma con finalità profondamente diverse. Ogni anno, i contributi europei ammontano a circa 90 mila euro. E anche questa tranche è al centro dell’inchiesta della polizia tributaria della Guardia Finanza, coordinata dal tenente colonnello Mario Salerno. Un lavoro appena agli inizi, che procede però con una certa decisione. E’ stato sentito per ore, negli uffici della procura, uno dei luogotenenti del professore, Stefano B., dopo gli interrogatori fiume di uno degli ex capi della segreteria del presidente, Mattia N.

Nel fortino di via Montebello, intanto, impiegati e collaboratori sono tornati al lavoro. I capi sono stati chiari: «Tutto è sotto controllo, non è cambiato niente, siamo pronti a presentare querele e denunce contro chi ci accusa, i programmi del Premio vanno avanti». I computer sono stati riattivati e idem le linee telefoniche. Poche parole, chiare e decise, pronunciate su ordine del professore, chiuso in casa al piano di sopra. Avrebbe compiuto solo un paio di visite, dritto nel suo studio, dove c’è la cassaforte piena di documenti e, secondo un’altra leggenda, anche di denaro in contante. Dicono che, passata la bufera, convocherà una conferenza stampa per «smontare tutte le accuse, una per una», compresa quella di un uso non corretto dei fondi pubblici destinati, dall’82, all’associazione.

Se la procura procede a piccoli passi, l’Ispettorato del Lavoro è già nel cuore delll’azione. Sono già iniziate le convocazioni degli ex dipendenti del Grinzane che hanno denunciato i contratti irregolari.

Nel mare sterminato delle carte di Soria, multi-proprietario immobiliare a Torino, Costigliole, Ospedaletti e Parigi, c’è l’immenso data base scovato dai tecnici delle Fiamme Gialle nella memoria dei pc sotto sequestro. Una mole impressionante di dati anche sensibili, e relativi a migliaia di persone, tra cui centinaia di Vip di altissimo livello, compresi esponenti politici di tutti gli schieramenti; ma anche schede personalizzate, con i nomi, i ruoli, le attitudini di mogli, figli e parentele varie. I files sugli omaggi natalizi, anche se almeno in teoria non di valore, sono divisi in due settori ben distinti: quelli per i Vip, anche amici personali e tutti gli altri. Le differenze tra i regali sono evidenti. I super-vip, pochi in verità, oltre alle bottiglie di vino pregiato (cartoni da sei o dodici) ricevevano anche «un pacco». Consegne a mano o col corriere. Tra i destinatari anche scrittori illustri, raggiunti in tutto il mondo dai cadeau con il logo del castello di Grinzane Cavour. L’indagine di pm del settore fasce deboli si concentrano sull’aspetto più delicato, quello delle molestie sessuali. Presto sarà convocato il maggiordomo in servizio prima di Nitish, il peruviano Carlo D.S. A lui chiederanno quali erano quali erano le condizioni di vita e di lavoro in casa Soria, prima del suo abbandono.
La Stampa 21 febbraio 2009

VIAGGI

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