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martedì 10 marzo 2009

Grinzane, il fratello di Soria girava fondi regionali ai soci

Spuntano i documenti dai quali si evince che il fratello del patron del Premio, Angelo, alto funzionario regionale, girava fondi pubblici senza controllo a un suo socio in affari. Finanziamenti dal 2002 a oggi per viaggi, degustazioni e corsi
di Massimo Novelli
La sede del premio Grinzane
La sede del premio Grinzane
Tutti insieme appassionatamente: fratelli, amici, soci. E un confine fra privato e pubblico così esiguo da apparire un miraggio. Accadeva nei reami dei fratelli Giuliano Soria e Angelo Soria da Costigliole d´Asti.

Scarpe un pochino grosse, forse, ma cervello fino. Se il primo con il suo Grinzane Cavour in quasi tre decenni ha potuto cementare un «premificio», con clientele e fornitori invariati nel corso degli anni, che non ha eguali in Italia, il secondo, alto funzionario della Regione Piemonte, ha messo in piedi un «deliberificio» altrettanto enorme nel campo dei finanziamenti regionali. Erogati senza rendere conto a nessuno.

L´attuale responsabile della comunicazione istituzionale della giunta Bresso, già potente con l´amministrazione Ghigo, concedeva denaro pubblico tanto al fratello Giuliano, come è ormai emerso chiaramente, quanto a Bruno Libralon. É un intraprendente titolare di ristoranti che si è poi dedicato alla sua creatura chiamata Icif, l´Italian Culinary Institute for Foreigners, vale a dire una scuola di cucina destinata agli stranieri. Tra le sue sedi può vantare il castello di Costigliole d´Asti. Sì, proprio quello in ristrutturazione da tempo immemorabile, con denaro al solito di provenienza pubblica, dato in gestione, guarda che caso, a don Giuliano Soria e al suo Premio Grinzane Cavour.

Il fatto ancora più singolare, però, è che Angelo Soria ha firmato svariate «determine» per impegni di spesa verso Libralon e il suo Icif pur essendo in società con lui. Lo è dal 2005, da quando, insomma, con l´ex padrone del ristorante Antica Zecca di Caselle ha creato la Everything, un srl che ha come oggetto la «organizzazione di fiere, mostre, esposizioni, convegni e manifestazioni simili». Non risulta che il dirigente regionale ne abbia venduto le quote.

Eppure tutto ciò, alla faccia del conflitto d´interessi, non gli ha impedito di finanziare l´Icif dal 2002 a oggi. Si va dalle fatture per quasi otto mila euro (esattamente 7958,609) del 2002 ai 120 mila euro con cui, il 18 agosto del 2005, Soria aderisce al «progetto presentato nella sede Icif di Shangai da realizzare attraverso il Nuovo Istituto di Cucina, Enologia e Cultura delle Regioni Italiane», passando per altri progetti analoghi. Per esempio l´adesione all´iniziativa «Gusta il Piemonte», sempre a Shangai (80 mila euro, deliberati nell´ottobre 2006) e sempre con l´Icif in primo piano. E come i 1800 euro sborsati alla scuola di Libralon, nella stessa data, per un corso di cucina di due ore, per ventidue persone, al Castello di Costigliole. Curiosamente nelle «determine» di Angelo Soria l´Icif è indicata quale «associazione senza fine di lucro», la medesima usata per il Premio Grinzane Cavour. Il creatore dell´Icif, inoltre, partecipava ai famosi viaggi per il mondo del Grinzane di don Giuliano, popolati dai soliti noti. Uno di questi è la gitarella in Brasile del marzo 2008, nella quale Libralon, oltre a giostrare da par suo i suoi cuochi, partecipa pure a un convegno sulla globalizzazione.

C´erano tanti modi per far felici amici, soci e parenti. Se gli impegni di spesa di Angelo a volte non finivano a Giuliano tramite il Premio Grinzane, c´era l´associazione Civiltà dei Territori Letterari a monetizzarli: 7500 euro il 31 gennaio del 2006; 30 mila, il 10 agosto del 2007, per un viaggio a Salamanca; e altri 30 mila, il 9 luglio 2007, per un´escursione a Mosca. Direte voi: ma che cosa c´entra Soria con questa associazione? Risposta: tutto. I luoghi e i tempi sono quelli dei vari Premi Grinzane all´estero. E la sede della Civiltà dei Territori Letterari è ubicata nei locali di piazza Castello 9, quartier generale della fantomatica Antenna Culturale Europea, altra creatura di padron Giuliano. L´indirizzo Internet, infine, è il seguente: grinzanetin. it.
(La Repubblica 07 marzo 2009)

sabato 7 marzo 2009

OMICIDIO GARLASCO: TRE NUOVE CONSULENZE CONTRO ALBERTO STASI


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Vigevano, 7 mar. - (Adnkronos) - Accusa e parte civile sono pronte a dimostrare, attraverso nuove consulenze, che le prove finora raccolte contro Alberto Stasi sono indiscutibili e resta lui il colpevole dell'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Durate la seconda udienza preliminare, che si e' tenuta davanti al gup di Vigevano Stefano Vitelli, il pm Rosa Muscio ha consegnato una nuova relazione firmata dal Ris di Parma guidato dal colonnello Luciano Garofano. Poche pagine per ribadire i punti centrali dell'accusa: sono di Alberto le impronte, miste al dna della vittima, trovate sull'erogatore del sapone liquido del bagno al piano terra della villetta di via Pascoli in cui e' avvenuto il delitto del 13 agosto 2007.

Inoltre, secondo gli esperti, il 25enne non poteva scoprire il corpo di Chiara senza sporcarsi le scarpe. Troppo imbrattato di sangue, per l'accusa, il pavimento dell'abitazione. Teorie, supportate da dati tecnici e scientifici, che ribattono alle conclusioni della difesa che, il 23 febbraio scorso, aveva depositato una memoria corposa per dimostrare l'innocenza del bocconiano. Pagine, quelle del Ris, che si affiancano alle due brevi relazioni affidate ai consulenti della famiglia Poggi. Il biologo Marzio Capra ha fornito, in una mini memoria di quattro pagine, nuove prove a supporto della sua tesi.

Il biologo-genetista si scaglia contro le insinuazioni fatte dai consulenti della difesa: "e' assolutamente inaccettabile e scorretto il tentativo di invalidare i risultati delle analisi condotte sull'erogatore", scrive. Non solo: il Dna trovato sul portasapone e' stato "rilevato nonostante la preventiva e necessaria esecuzione di parzialmente distruttivi trattamenti chimico-fisici per l'esaltazione delle impronte digitali".
Adnkronos) - Per quanto esigua quella traccia non lascia dubbi: Alberto ha toccato il portasapone con le mani sporche del sangue di Chiara. Una conclusione accolta in pieno e rafforzata dagli esperti del Ris. Inoltre Capa difende la sua ipotesi, denigrata dai consulenti dell'unico indagato, che il 25enne abbia lavato la sua bicicletta per cancellare ogni traccia. Sui pedali, pero', c'e' il dna della vittima.

Infine, l'esperto, e' categorico: impossibile ''al di la di ogni ragionevole dubbio'' che Alberto non si sia sporcato le scarpe Lacoste, color bronzo, che indossava quando ha scoperto il cadavere della fidanzata. "La diffusione di tracce ematiche visibili sulla scena del crimine e' enormemente inferiore alla reale ed effettiva distribuzione sui medesimi luoghi di Dna della povera ragazza". Parole confermate dagli esperti dell'accusa che 'smontano' la teoria del consulente della difesa: qualunque sia stata la 'falcata' di Alberto doveva sporcarsi le suole. A puntare il dito contro il biondino e' anche Paolo Reale.

In 9 pagine, l'ingegnere al quale la famiglia della vittima si e' affidato per analizzare il computer dell'indagato ribatte alle conclusioni di Enrico Cerati, consulente della difesa. Un'analisi precisa con una sola conclusione: non c'e' stata nessuna violazione dei diritti dell'indagato e tra documenti e memorie 'virtuali' non c'e' l'alibi di Alberto. Cosi' ai 18 faldoni gia' esistenti si sommano nuovi riscontri per ribadire che quella della difesa, sussurra qualche inquirente, e' una ricostruzione ''aprioristica e approssimativa''.

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