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venerdì 3 aprile 2009

Soria, parla lo "schiavo" Nitish: "Gli altri non hanno denunciato perchè avevano paura"

Roma«Ho lavorato come una bestia, lui ha cercato di molestarmi, mi toccava, mi insultava». Di Nitish si vedono i jeans e un giubbotto grigio. È il supertestimone del caso Grinzane e non si vuol far riprendere in faccia dalla telecamera. Hemrajsing Dabeedin, dalle Mauritius, è stato fino a poco tempo fa il domestico di Giuliano Soria. Dalla sua denuncia è partita l’inchiesta che ha spalancato le casse di uno dei premi più famosi d’Italia, rivelando la pioggia di finanziamenti (superiori ai 5 milioni di euro nell’ultimo anno) che il presidente avrebbe usato in parte per fini personali.
Il Soria privato, Nitish lo racconta così alle telecamere di Studio Aperto, senza mostrare gli occhi: «Insultava anche i miei genitori, mi insultava con parolacce. Mi sono sentito schiavo. Mi ha anche picchiato. Mi ha dato calci nel sedere e schiaffi. Non l’ho denunciato prima, perché prima di tutto io sono un clandestino». Il viso di Nitish non è ancora pubblico, è lui a non volerlo: «Perché non voglio essere ripreso? Perché non voglio che questa diventi una pubblicità o una vendetta, non vorrei che un giorno uno mi dica che sto facendo pubblicità, io lo faccio per avere giustizia». Il mauriziano ha accusato il patron del Grinzane Cavour di molestie e maltrattamenti. E anche alle telecamere di Matrix lo ha ripetuto: «Ho lavorato sette giorni su sette, 24 ore su 24. Sto facendo questo perché non vorrei che un’altra persona vada lì e soffra di nuovo. Io mi fido della legge italiana, mi aiuterà la legge». Nessun domestico per ora
andrà da Soria perché Soria è in carcere, accusato di molestie e malversazione di fondi pubblici.
Ma di lui ieri sera Matrix non ha trasmesso alcun filmato. Nitish le aveva riprese con il telefonino alcune scene di presunti approcci a sfondo sessuale, nel lussuoso loft torinese dove ha lavorato per quindici mesi. Tre video di vita quotidiana del maggiordomo e di Soria. Piccoli filmati precedenti la denuncia, un’astuzia di Nitish per ribellarsi al padrone. Alcuni fotogrammi già pubblicati mostrano Soria in slip e canottiera che si avvicina al suo maggiordomo. Ma la procura di Torino ha fatto sequestrare il materiale negli studi di Matrix e Studio Aperto. E la trasmissione di Canale 5 ieri sera ha rispettato la decisione: nessun filmato di Soria è andato in onda, ma solo servizi, commentati dagli ospiti in studio Vittorio Sgarbi, Luca Barbareschi, il consigliere del ministro Bondi Mario Resca, la scrittrice Cinzia Tani e il giornalista Fabrizio Rondolino. «Ci atteniamo, ma ci dispiace», ha annunciato il conduttore Alessio Vinci in apertura di
puntata: «Ho visto quei filmati e molte delle frasi che avevo letto sui giornali non ci sono. Poter far vedere quelle immagini avrebbe aiutato la ricerca della verità e avrebbe reso giustizia a Giuliano Soria». Ma per ora solo la procura le ha in mano, l’ipotesi di reato per chi le rende note è la pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. Anche se il contenuto è attinente a uno dei reati per i quali Soria è in carcere, la molestia. Mediaset ricorrerà «in tutte le sedi» contro un atto «lesivo» del diritto di cronaca. Il legale del mauriziano, Gianluca Vitale, ha precisato che i tre video non sono stati consegnati alla stampa «dal mio assistito». Nitish alle telecamere ribadisce: «Mi spiace che lui è in carcere ma voglio avere giustizia. Gli altri non l’hanno denunciato perché tutti avevano paura».
Il giornale 2 aprile 2009

mercoledì 1 aprile 2009

Giuliano Soria: aggiornamenti 1 aprile

Altra scena, Soria urla: «Nitish! Questo cappuccino fa schifo. Ti tolgo 50 euro dallo stipendio...» La madre annuisce




Torino. Una famiglia all’antica quella dei Soria, uniti negli affetti come negli affari. I fratelli Giuliano e Angelo e l’anziana madre Jolanda Beccaris, 83 anni portati con classe ed eleganza, hanno dato vita ad un «sistema Soria» dove ognuno aveva il suo ruolo e il suo tornaconto.
Il volto noto, il personaggio pubblico era lui, Giuliano: sempre sorridente nelle fotografie e gentile durante le interviste, a lui arrivavano i finanziamenti regionali che in pochi anni lo hanno reso un uomo famoso e potente, con il soprannome «Mister Premio». Più schivo il fratello Angelo che si era ritagliato un ruolo defilato, da dietro le quinte, ma di grande importanza: firmare le delibere regionali attraverso le quali finanziare il Premio Grinzane e altre società collegate. Poi c’era lei, la mamma. Coccolata così come lei, a suo tempo aveva fatto con i due figli. Un affetto che, quantificato in denaro, era pari a 5mila euro l’anno che riceveva per tenere in ordine i conti del Grinzane. Una piccola somma, che però fa capire come funzionasse l’impresa Soria. In uno dei tre filmati registrati di nascosto dal giovane maggiordomo che ha incastrato Giuliano Soria si vede anche donna Jolanda: seduta in poltrona accanto al figlio, annuisce in segno di approvazione per i rimproveri rivolti in malo modo al domestico.
Se Giuliano era la mente e Angelo la cassaforte, la madre era la contabile della «Soria family». Il primo sfornava idee che si trasformavano in manifestazioni, premi e mostre; il secondo procurava i finanziamenti, erogati - evidentemente - senza dover rendere conto a nessuno e la madre teneva i conti, cancellando così ogni confine tra pubblico e privato. Angelo Soria - ora in ferie - era direttore del settore comunicazione istituzionale della giunta regionale del Piemonte e - come sembrano aver accertato gli inquirenti - concedeva denaro pubblico al fratello Giuliano e all’amico socio in affari Bruno Libralon. Quest’ultimo è un imprenditore che ha fondato l’Icif, l’Italian culinary institute for foreigners, una scuola di cucina per stranieri. Tra le sue sedi il castello di Costigliole d’Asti, il maniero da anni in ristrutturazione con denaro pubblico, in gestione a Giuliano Soria e al suo Premio. Libralon è anche socio in affari con Angelo dal 2005, quando fondarono la Everything, che «organizza fiere, mostre, esposizioni, convegni e manifestazioni simili». La srl non riceveva contributi regionali che però finiscono nelle casse dell’Icif. Soria firma i documenti con contributi e affida incarichi a trattativa privata alla scuola diretta dal socio: dal 2005 al 2008 le risorse sono di 917mila euro. Non sempre gli impegni di spesa di Angelo finivano al fratello tramite il Premio Grinzane, ma attraverso un’altra associazione collegata: la «Civiltà dei territori letterari» che nel solo agosto del 2007 riceve 30mila euro. Il tutto riporta sempre a Giuliano Soria: i luoghi e i tempi sono quelli dei vari Premi Grinzane. E la sede della «Civiltà dei territori letterari» è nei locali di piazza Castello 9 a Torino, quartier generale di Antenna culturale europea, altra creatura di «Mister Premio».
Sulle operazioni che riguardano finanziamenti pubblici e fatturazioni emesse a carico del Premio Grinzane, si concentrano le indagini che puntano a stabilire le modalità di alcuni stanziamenti regionali a firma di Angelo Soria, che negli ultimi tre anni ammontano a un milione 950mila euro, erogati con criteri che gli inquirenti definiscono «quantomeno bizzarri».

il giornale 1 aprile 2009

venerdì 20 febbraio 2009

Grinzane: Nitish, l'uomo che ha denunciato Soria

Ecco l’uomo che lo ha denunciato
Nitish, 28 anni, originario delle Mauritius, ex domestico di Soria





"Ora sono sereno e ho un nuovo lavoro"
TORINO
«Ora sono sereno, ho trovato un nuovo lavoro, sono il domestico di una famiglia torinese che mi tratta finalmente in modo civile. Da Soria me ne sono andato perché ero stufo di sentirmi apostrofare “sporco negro”...».

Nitish, il ventottenne originario delle Mauritius che, con la sua denuncia per molestie e abusi sessuali, ha innescato l’inchiesta dei pm Longi e De Montis, si sta lentamente riprendendo dallo stress provocato dai quasi due anni trascorsi in casa Soria. Difeso dall’avvocato Gianluca Vitale, vive in una località segreta, per evitare la curiosità dei media e anche possibili ritorsioni.

Nel suo racconto, molti i momenti drammatici: «Il professore tentò di abusare più volte di me, cercando di coricarsi nel mio letto...Ero continuamente angariato, insultato per un nonnulla. Pagato in nero e costretto a orari impossibili, in cicli di lavoro estenuanti, impegnato nelle incombenze più pesanti. Mi umiliava sempre, per il colore della mia pelle: “Sei nato per fare lo schiavo...”.

E altri insulti, a sfondo razziale». Le accuse di Nitish sono documentate in una serie di video filmati, registrati con il cellulare, ora nelle mani della Procura. La Guardia di finanza, in queste ore, sta controllando tutti i documenti contabili del Premio Grinzane e quelli del presidente

La Stampa 16 febbraio 2009

«Multato per un cappuccino»
Soria, parla il maggiordomo

«Via 30 euro in caso di pulizie contestate. Provò a entrare nel mio letto, mi chiamava schiavo»

Dal nostro inviato Giusi Fasano


Giuliano Soria (Ansa)
Giuliano Soria (Ansa)
TORINO — «Quando provavo a difendermi diceva: forse non hai capito bene. La legge qui sono io. Io sono grande e tu sei piccolo, ti schiaccio come e quando voglio, chiaro?». Nitish si schiarisce un po' la voce e scandisce ogni sillaba: «Era ve-ra-mente ca-tti-vo». Mette assieme i ricordi di un anno e tre mesi «da incubo», come dice lui: quelli passati al servizio (come aiutante tuttofare) di Giuliano Soria, fondatore, padre e padrone del Premio letterario Grinzane Cavour. Oggi le parti sono invertite. Il «grande» adesso è lui, il ragazzo mauriziano di 28 anni che si fa chiamare Nitish (in realtà si chiama Hemratjing Dabeedin) e che con la sua denuncia, con le sue quattro ore di interrogatorio davanti ai pubblici ministeri, con la sua audio-prova registrata con il telefonino ha fatto decollare uno scandalo che rischia di distruggere il Premio Grinzane. E il «piccolo» del momento, Soria, per adesso incassa i colpi di Nitish, comprese le accuse di molestie sessuali e di maltrattamenti e vessazioni di ogni genere.

«Voleva che io fossi a disposizione giorno e notte, magari per dirmi di lavare le scale all'una del mattino. Si arrabbiava ogni volta che non era soddisfatto: mi diceva "ti butto giù dal balcone" e mi toglieva soldi dalla paga, 30 euro se pulivo male, 50 per un cappuccino che non gli piaceva. Ma le parole che mi ferivano di più erano quelle razziste: negro, non sei fatto per vivere qui, sei un bastardo schiavo, mi diceva. E quando l'altra domestica lo pregava di smetterla lui urlava ancora di più: "È qui per lavorare, non per dormire. E deve fare quello che dico io". Mi costringeva perfino a mangiare carne rossa che per gli induisti come me non è consentito». Nitish dice di temere ritorsioni. «Ho paura che mi faccia cacciare dal-l'Italia. Lo diceva sempre: "Io ho tanti amici in polizia... una persona del suo giro mi ha mandato un sms di minaccia... ma io non ho fatto nulla di male. Ho studiato biologia e vorrei finire gli studi e vivere in Italia. Lo so che sono stato sfortunato. A parte lui io sono grato a questo Paese».

La procura torinese accusa Soria di maltrattamenti («qualche volta mi ha dato sberle», racconta Nitish), di violenza sessuale per le avances registrate in audio dal ragazzo («ha provato a entrare nel mio letto, mi ha messo le mani addosso») e di malversazione, perché avrebbe usato illecitamente i fondi pubblici destinati alle attività culturali. Ma di quest'ultima accusa non è Nitish l'autore. Sono le decine di suoi ex collaboratori che stanno aiutando i pm a ricostruire il puzzle del potere di Soria, capace come nessun altro, in Piemonte, di raccogliere milioni di euro di finanziamenti. Su una cosa sono tutti d'accordo, amici e nemici: Giuliano Soria non è un campione di rapporti umani. Conosce la diplomazia se deve trattare con premi Nobel e letterati, «ma è anche un uomo che vive di prepotenza, forse perché alla fine è un tipo insicuro » valuta Luciano De Venezia, per un anno e mezzo suo consulente per le comunicazioni esterne. «Io sono di Napoli e quando mi vide la prima volta mi disse "tu saresti il terrone che vuole venire a lavorare qui al Nord...". Fortuna che ero stato avvertito del suo carattere. Gli ho risposto per le rime ed è rimasto così spiazzato che poi andavamo quasi d'accordo. Ma se ti mostravi più debole era un disastro. Si partiva da cose tipo "oggi lei è vestito che è uno schifo" oppure "lei è troppo idiota per restare qui" fino alle fobie sulla segretezza dei computer».

Eppure quel «disastro» di padre- padrone in questa settimana nera ha raccolto un migliaio di messaggi di solidarietà. Il mondo letterario lo difende. Primo fra tutti il suo amico Sepúlveda. L'ultima a fargli sapere che lo stima è stata Ingrid Betancourt, qualche giorno fa. Lui passa di tanto in tanto dai suoi dipendenti, al Grinzane, prova a convincerli che la bufera passerà: «Lo so che è dura, ragazzi, ma vedrete che ce la faremo. Contro di me hanno montato attacchi personali. Tanto onore, tanti nemici. Ma il Premio deve andare avanti ».


Corriere della Sera 20 febbraio 2009

VIAGGI

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