Torino, 11 giu. (Apcom) - Giuliano Soria, l'ex patron del Premio Grinzane Cavour, è stato scarcerato questa mattina intorno alle 8.00. Per Soria, detenuto nel carcere delle Vallette dal 12 marzo, sono scaduti oggi, infatti, i termini di custodia cautelare e la procura ne ha disposto il ritorno in libertà con l'obbligo di firma quattro volte a settimana. "Il professore si trova in buone condizioni fisiche ed è molto sollevato - ha dichiarato il legale di Giuliano Soria, Roberto Piacentino - ora attendiamo la chiusura dell'indagine preliminare e siamo pronti ad affrontare il processo. Per questo motivo siamo a completa disposizione della Guardia di finanza che continua l'esame tecnico della documentazione. Ritengo l'obbligo di firma - ha concluso Piacentino - un provvedimento incongruo visto che non sussiste il pericolo di reiterazione del reato e non esiste pericolo di fuga. L'ex patron del Premio letterario, che attualmente si trova nella sua residenza torinese di via Montebello - già sede del Grinzane Cavour - è accusato di maltrattamenti e molestie sessuali nei confronti dell'ex maggiordomo originario delle Mauritius e di malversazione ai danni dello Stato (per 915mila euro)oltre che di concorso in peculato (per 400mila euro): questa ultima accusa coinvolge anche il fratello Angelo, ex dirigente della regione Piemonte che firmava i via libera per l'erogazione dei fondi pubblici a favore del Premio Grinzane Cavour. Angelo Soria è attualmente detenuto nel carce
giovedì 11 giugno 2009
Scandalo Grinzane: scarcerato Giuliano Soria
Torino, 11 giu. (Apcom) - Giuliano Soria, l'ex patron del Premio Grinzane Cavour, è stato scarcerato questa mattina intorno alle 8.00. Per Soria, detenuto nel carcere delle Vallette dal 12 marzo, sono scaduti oggi, infatti, i termini di custodia cautelare e la procura ne ha disposto il ritorno in libertà con l'obbligo di firma quattro volte a settimana. "Il professore si trova in buone condizioni fisiche ed è molto sollevato - ha dichiarato il legale di Giuliano Soria, Roberto Piacentino - ora attendiamo la chiusura dell'indagine preliminare e siamo pronti ad affrontare il processo. Per questo motivo siamo a completa disposizione della Guardia di finanza che continua l'esame tecnico della documentazione. Ritengo l'obbligo di firma - ha concluso Piacentino - un provvedimento incongruo visto che non sussiste il pericolo di reiterazione del reato e non esiste pericolo di fuga. L'ex patron del Premio letterario, che attualmente si trova nella sua residenza torinese di via Montebello - già sede del Grinzane Cavour - è accusato di maltrattamenti e molestie sessuali nei confronti dell'ex maggiordomo originario delle Mauritius e di malversazione ai danni dello Stato (per 915mila euro)oltre che di concorso in peculato (per 400mila euro): questa ultima accusa coinvolge anche il fratello Angelo, ex dirigente della regione Piemonte che firmava i via libera per l'erogazione dei fondi pubblici a favore del Premio Grinzane Cavour. Angelo Soria è attualmente detenuto nel carce
Delitto via Poma, libri: Dodici donne un solo assassino

fonte:http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/09/dodici-donne-una-solo-assassino.html
Il libro di Otello Lupacchini e Max Parisi (edizioni Koinè) prende in considerazione dodici delitti irrisolti nella Roma degli anni 80. Dieci morti e due sparizioni, tra cui quella di Emanuela Orlandi, dietro cui ci sarebbe un’unica mano. La mano è quella di una persona che viene chiamata “l’uomo della Ferrari”, o anche “l’uomo della Avon”. Quest'uomo, che secondo gli autori ha un nome e cognome ed è ancora libero di uccidere, fu individuato dagli inquirenti, ma la pista venne “misteriosamente” abbandonata.
Si tratta di una persona – ben individuata - che avrebbe avvicinato tutte queste donne prima della loro morte o della loro scomparsa, con la scusa di farle collaborare per una nota marca di cosmetici.
Il libro delinea molto bene i depistaggi, l’incuria, la mancata volontà (sia dei giornalisti che degli inquirenti) nell’individuare veramente il colpevole, nonostante in tutti questi delitti ci fossero delle analogie così forti da indurre ben più di qualche sospetto.
Diamo brevemente conto dell’interessante libro dei due autori (un magistrato e un giornalista RAI) aggiungendo alcune nostre considerazioni.
Riepiloghiamo i fatti e le vittime, tralasciando la scomparsa di Mirella Gregori e Emanuela Orlandi, che ci porterebbe a complicare troppo la questione.
7.4.1982 Rosa Martucci. Strangolata. Colpita ripetutamente con un oggetto contundente che non viene trovato. La perizia accerta che la vittima è stata uccisa in un luogo diverso da dove fu ritrovato il cadavere, senza violenza sessuale. Mancano alcuni vestiti che l’assassino ha portato con sé, tra cui uno stivale. I giornali diranno che era una drogata, ma la notizia si rivela non vera.
Nei mesi successivi e con le stesse modalità moriranno: Augusta Confaloni, Bruna Vattese, Lucia Rosa, Giuliana Meschi, Fernanda Durante, Caterine Skerl, Cinzia Travaglia, Marcella Giannitti, Giuditta Pennino. E, infine, Simonetta Cesaroni.
Tutte queste morti presentano un’altra particolarità. Le vittime, dati i colpi che ricevono, perdono una quantità notevole di sangue, ma per la maggior parte di esse non vengono trovate tracce di sangue nei dintorni, in certi casi il cadavere sembra addirittura “lavato”, come dicono gli autori.
Lupacchini e Parisi giustamente individuano un movente rituale in questi delitti. Ma resta da individuare il rituale.
A nostro parere risulta evidente che si tratta di delitti rituali dell’organizzazione massonica ed esoterica chiamata Rosa Rossa.
Per fare questo dobbiamo fare il calcolo del valore numerico delle date, e analizzare altri dati.
Premettiamo che nella ritualistica massonica, i numeri da collegare agli omicidi sono in genere i seguenti:
- 7, il numero perfetto. Che è anche il numero di elezione della Rosa Rossa.
- 8 (che nella Cabala simboleggia la giustizia, quindi uccidere qualcuno significa fare giustizia),
- 11 (che ha assunto lo stesso significato dell’otto nella ritualistica rosacrociana della Golden Dawn, l’ordine magico ed esoterico al cui interno è nata la Rosa Rossa),
- 13 (che simboleggia la morte e la trasformazione)
- infine quasi tutti i multipli di 11, in particolare il 33, che oltre ad essere il numero 11 moltiplicato per tre, è anche il numero del massimo grado dell’iniziazione massonica. E ricordando che, a parte i multipli dell’ 11 e il numero 13, tutti gli altri numeri vanno sempre ricondotti a un numero di una cifra (cioè 8 o 7; ad esempio se il valore numerico di una data è 24, occorre poi sommare nuovamente 2 e 4, quindi il totola che ne risulta è 6).
Ora, calcolando il valore numerico delle singole date, vedremo che ogni data ha un significato rituale. Infatti:
14.8.1982. Augusta Confaloni. Valore numerico della data: (1+4+8+1+9+8+2) =33.
19.2.1983. Bruna Vattese. Valore numerico: 33
5.7.1983. Tea Stroppa. Valore: 33.
14.7.1983. Lucia Rosa. Valore. 33.
31.10.1983. Fernanda Durante. Il valore numerico della data questa volta è 8. C’è una particolarità: qui viene ritrovata l’arma del delitto. L’altra cosa curiosa è che i giornali sbagliano l’età della vittima. Non dicono 53 anni ma…. 33. Il cadavere è colpito con 35 coltellate ma non vengono trovate macchie di sangue, come se la vittima fosse stata uccisa in un altro posto. “Sembrava lavato”, scrivono gli autori del libro.
Per chi non è abituato al calcolo dei numeri, spieghiamo che non è sempre possibile uccidere in una data il cui valore sia 33. Ad esempio nel 2008 nessun giorno ha questo valore. Nel 1983, a partire dal mese di ottobre, nessuna data avrebbe potuto avere questo valore, quindi necessariamente doveva farsi ricorso ad una simbologia numerica diversa, quindi 8 o 11.
21.1.1984. Caterine Skerl. Valore: 8.
28.6.1984. Cinzia Travaglia. Valore: 11.
21.10.1984. Marcella Giannitti. Valore: 8.
14.9.1986. Giuditta Pennino. Valore: 11.
7.8.1990. Simonetta Cesaroni. Qui il valore numerico è sette. Forse perché sette è il numero perfetto. Il numero che si riferisce alla legge del settenario, a cui, nel sigillo di Salomone, conducono le somme di tutti gli altri numeri e che chiude tutti gli altri delitti (Oswald Wirth, I Tarocchi, pag. 84; vedere anche Papus, La scienza dei numeri, pag. 90). Forse è solo una coincidenza. Certo però che troppe sono le altre coincidenze, come il lavaggio del corpo, la posizione ritualistica del cadavere, e ancora una volta, il collegamento con l’uomo della Ferrari.
Veniamo al libro. Gli autori non prendono in considerazione l’ipotesi che i delitti in questione siano delitti rituali dell’organizzazione esoterica e massonica denominata Rosa Rossa.
Eppure per chi conosce, sia pure poco, questa organizzazione, la cosa è di tutta evidenza.
Quanto al sangue, non fu trovato perché, trattandosi di delitti rituali, la vittima è stata uccisa da un’altra parte.
E’ stata uccisa lentamente perché una regola di questi riti è che la vittima deve soffrire, affinché il sangue e l’arma del delitto siano impregnati dell’energia e della paura della vittima.
Se le nostre premesse sono giuste, allora, il cadavere non è stato semplicemente “lavato”, ma il sangue è stato prelevato per essere usato nei riti esoterici dell’organizzazione .
L’omissione degli autori è abbastanza logica in realtà. Quella ipotizzata da noi è una visione quasi fantascientifica, per chi non conosce questa organizzazione, e non sa che essa è ramificata fino ai vertici più alti dello stato. Così come pare fantascientifica l’idea di rituali fatti col sangue e le parti anatomiche delle vittime.
D’altronde, in un dialogo ipotetico con gli autori chiederei loro quale delle due ipotesi è più fantascientifica:
1) che un solo uomo la faccia franca dodici volte in dodici delitti diversi, che gli investigatori siano tutti incapaci, che i giornali volutamente evitino SEMPRE di indagare su una notizia che – in fondo – potrebbe pure essere interessante da esplorare dal punto di vista giornalistico….
2) Oppure è più fantascientifico parlare di un’organizzazione complessa, che copre sempre e sistematicamente tutti i delitti commessi dai loro affiliati, e con ramificazioni tanto in alto da arrivare ai massimi vertici delle istituzioni?
Scrivono gli autori del libro: “Affinché qualcuno ci possa convincere che furono coincidenze fortuite, si prepari a fornirci argomenti ponderosi (pag. 145)”.
La stessa cosa diciamo noi. Affinché qualcuno ci possa convincere che la mancata individuazione dei colpevoli, il lavaggio del sangue, i depistaggi, ecc. sono solo una coincidenza, si prepari a fornirci argomenti ponderosi. E chi è esperto in matematica, ci dica quante possibilità esistono che, prendendo in considerazione alcuni delitti a caso, senza nessun nesso tra loro, possano ricorrere gli stessi valori numerici i quali – guarda caso – sono anche numeri simbolici per la massoneria.
Vi consigliamo di acquistare il libro perché non solo offre un buon quadro di insieme degli apparati investigativi e dell’informazione in Italia, ma fornisce anche numerosi spunti e collega questi delitti a quello di Emanuela Orlandi, offrendo motivi di riflessione molto interessanti a chiunque non si accontenti della verità preconfezionata dei giornali e delle televisioni.
***
PS. Questo libro mi ha fatto tornare in mente una poesia sulla Rosa Rossa che gira in Internet. Inizio a pensare che sia stata composta da qualcuno che la Rosa Rossa la conosce bene, e che non sia solo uno scherzo. Una poesia che si intitola "L’Ordine della Rosa Rossa" e che dice:
13 morti romane e misteriose
13 degli apostoli le accuse
13 il numero di Fatima e del suo segreto
13 i livelli della piramide, alla cui cima il veto
la rosa rossa cospira per governare nel sangue. Ecc…
Vero che secondo gli autori del libro le morti sono dodici, ma pure gli apostoli, a quanto ci è stato tramandato, erano dodici. E, a meno che la poesia non sia un falso come quello di Modigliani, magari un significato ce l’ha.
mercoledì 10 giugno 2009
Processo Perugia: Parlano i parenti di Meredith
Al processo di Perugia hanno parlato i parenti di Meredith Kercher, la giovane inglese uccisa in via della Pergola il 2 novembre 2007. Mentre Amanda Konx si commuove, Raffaele Sollecito chiede giustizia.
di Arianna Luciani
LA MADRE, LA CERCO ANCORA – Dal 16 settembre 2008 – da quando è iniziato il processo a Raffaele Sollecito, Amanda Knox e Rudy Guede – non avevano mai parlato. Ora l’hanno fatto, per spiegare chi fosse Meredith, i suoi sogni, le sue aspirazioni e il dolore incolmabile che ha lasciato la sua assenza. In aula, di fronte alla corte di assise di Perugia, nel silenzio totale, John, Arline e Stephanie Kercher hanno raccontato il loro dolore. Giunti in Italia per "per chiedere giustizia e per dire cosa è successo a una persona speciale come Meredith, che era arrivata qui solo per studiare", i congiunti della giovane hanno ricordato la loro Mez. "La morte di Meredith è stata incredibile, irreale. La cerco ancora...", ha detto Arline, che si è commossa nel rievocare la figlia. “È uno choc tremendo mandare tua figlia a studiare e poi lei non torna più. Non lo supereremo mai", ha aggiunto la madre. "La morte di Meredith - ha affermato Arline Kercher - è stata incredibile, surreale. Non è solo la morte, ma la brutalità e la violenza". Si erano sentite il pomeriggio del 1 novembre 2007, l’ultima volta prima che la ragazza fosse uccisa: "Mi chiamò per farmi sapere che tornava a casa per il mio compleanno" ha spiegato. "Stava portando regali per me - ha aggiunto Arline Kercher - e una valigia piena di cioccolato per la sorella". Riguardo alla sera del primo novembre, la madre di Meredith ha riferito che la figlia "era molto stanca perché aveva fatto tardi la sera prima, quella di Halloween". "Stava per andare da amici - ha detto - ma sarebbe tornata presto, anche perché aveva da fare un tema e voleva completarlo prima di partire". Arline Kercher ha detto che Mez arrivò a Perugia quando aveva 22 anni per approfondire la lingua e la cultura italiana. Scelse la casa in via della Pergola per il "panorama offerto da una delle finestre". La donna, ma anche gli altri familiari. La madre ha poi spiegato che la figlia era "stupita perché Amanda aveva trovato il ragazzo dopo una settimana dal suo arrivo" in Italia.
IL PADRE, VOLEVA FARE LA GIORNALISTA – Ha parlato di quello che sarebbe potuto essere il futuro della figlia John Kercher, raccontando delle sue aspirazioni: "Meredith sognava di fare la giornalista o di lavorare a Bruxelles per la Commissione europea. Qualsiasi cosa avesse scelto per me sarebbe andato bene". Inoltre, l’uomo ha ricordato come lui, un giornalista, proprio dai media abbia saputo dell’omicidio della figlia: "Mi chiamò Arline - ha spiegato - e mi disse che aveva saputo dai telegiornali della morte di una studentessa a Perugia. Contattai i giornali inglesi ma non sapevano niente. Provai una dozzina di volte a fare il numero del telefono cellulare di mia figlia ma rispose sempre la segreteria. Poi richiamai i giornali che avevano il nome della studentessa uccisa - ha concluso John Kercher - ed era quello di Meredith". "Le piacevano tantissimo la pizza e il cioccolato" ha aggiunto John Kercher, ed era stata proprio questa passione che le aveva fatto scegliere, per i suoi studi universitari, Perugia, città nota a livello internazionale per la rassegna Eurochocolate, dedicata proprio a questo prodotto.
LA SORELLA, SAPEVA DIFENDERSI – Da parte sua Stephanie, la sorella di Meredith, ha spiegato che da ragazzina la studentessa inglese aveva seguito un corso di karate, e che quindi era in grado di difendersi. Se fosse stata aggredita "Meredith avrebbe lottato fino alla fine". Inoltre, Stephanie ha descritto la sorella come "molto forte di carattere e fisicamente. Passionale sulle cose importanti per lei". Di Amanda Knox Meredith riferì alla sorella via mail che "cantava sempre". "Non vedeva l'ora di venire a Perugia - ha detto Stephanie Kercher - e prima di partire fece anche due lavori in Inghilterra per risparmiare". In ogni caso, i congiunti della giovane hanno detto di non aver mai sentito parlare di Raffaele Sollecito o di Rudy Guede (già condannato a 30 anni di reclusione per il delitto al quale si dice estraneo).
LEGALE DEI KERCHER, MEZ PIENA ENTUSIASMO E FELICITÀ – In aula ha parlato anche l’avvocato Francesco Maresca, che rappresenta i familiari di Meredith come parte civile nel processo ad Amanda e Raffaele. Anche lui ha tracciato un ritratto della giovane – ricavato dai ricordi dei congiunti – sottolineando come fosse "piena di entusiasmo e di felicità di stare in Italia, impegnata in modo molto forte nello studio". Il legale ha detto di avere "apprezzato ancora una volta la loro assoluta tranquillità nel ricordo della figlia", ha aggiunto che “è stato sicuramente un momento emozionante e importante, per capire che tipo di ragazza è stata uccisa quella notte. Ma anche per qualche aspetto processuale. Più volte il padre mi ricordava che Meredith era una ragazza forte. Abituata a difendersi, a combattere e a ottenere tutto con i denti. John Kercher è quindi rimasto stupito dell'assenza di resistenza da parte della figlia nel momento della sua morte. A conferma che l'aggressione – ha concluso Maresca – è stata forte, ripetuta e sostenuta da più persone".
AMANDA RISPONDERÀ ALLE DOMANDE – Amanda si è commossa quando in aula ha visto i parenti di Meredith, secondo quando ha riportato il suo legale, Luciano Ghirga: È molto commossa perché ha visto i genitori di Mez che per lei era un'amica. Con una trasposizione di affetti, pensando ai suoi genitori ha visto quelli di Meredith e si è commossa. Lei – ha concluso l'avvocato Girga – non l'ha uccisa". Nonostante potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, la giovane di Seattle, “salvo imprevisti”, risponderà nel suo interrogatorio, previsto per sabato 13 giuno davanti alla Corte d'assise di Perugia, e che sarà "a tutto campo". "Ci tiene molto a raccontare il suo punto di vista – ha detto l’avvocato Ghirga – Se l'interrogatorio si svolgerà, come noi pensiamo, nell'assoluta garanzia del dire e del proporre sarà completo e non come davanti al pm quando dovemmo interromperlo. Vogliamo rendere un lungo esame. Lei racconterà fatti, dirà la sua verità poi su come lo farà noi non possiamo intervenire. E la verità di Amanda – ha concluso il suo difensore – è che innocente perché quella sera non era nella casa del delitto".
RAFFAELE, VOGLIO GIUSTIZIA – Rivolgendosi alle telecamere mentre usciva dall’aula, Raffaele Sollecito ha detto: “Attendo giustizia come loro". "Anche io sono una vittima, anche se certamente non come loro", ha ripetuto il giovane pugliese all'avvocato Luca Maori, uno dei suoi difensori. "Oggi abbiamo ascoltato un ricordo della giovane uccisa – ha detto ancora l'avvocato Maori – e capiamo il loro dolore. Era doveroso non fare domande in una giornata come questa e così è stato da parte nostra".
Nell’apprezzare la compostezza dei genitori e della sorella di Meredith, il pubblico ministero Manuela Comodi ha detto: "Finalmente abbiamo potuto sentire anche i congiunti di Mez". Intanto la Corte d'assise di Perugia non ha ammesso la deposizione della psicologa citata come consulente dal legale di Patrick Lumumba Dia sul dolo relativo alla calunnia contestata ad Amanda, nei confronti della quale il musicista è costituito parte civile. Al termine della deposizione dei familiari di Meredith Kercher, l'udienza è stata quindi sospesa e rinviata a venerdì 12 giugno, quando è in programma l'esame della stessa Amanda Knox.
Arianna Luciani
( lunedì 08 giugno 2009-FONTE )
Delitto Perugia: Meredith in un video musicale prima di essere uccisa (video)
9 giugno 2009
(dire, 9 giugno) ROMA - Nei giorni in cui a Perugia, durante il processo, sono stati ascoltati le testimonianze dei suoi genitori, Meredith Kercher "riappare" in un video girato poche settimane prima dell'omicidio. Secondo quanto riportato da "The Sun", infatti, la studentessa barbaramente uccisa a via della Pergola nella notte del 2 novembre del 2007, aveva preso parte al video della canzone Some Say di Kristian Leontiou, parte dell'album "Same Say Soon".
Secondo il tabloid inglese, quindi, la partecipazione alla clip musicale testimonierebbe l'interesse per Mez al mondo dello spettacolo. Gli amici ed i parenti, infatti, parlando della giovane hanno spesso fatto riferimento alle sue velleità artistiche. Le immagini per il video sono state riprese poco tempo prima del delitto e sono, tra l'altro, le ultime che ritraggono Meredith ancora in vita.
Caso Soria: L'interrogatorio
Due ore e mezzo di interrogatorio, a pochi giorni dalla sua scarcerazione. Giuliano Soria, l´ex patron del Premio Grinzane Cavour, è stato sentito in procura e ha scelto di parlare, mentre in un´altra stanza il fratello Angelo decideva di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il professore è stato interrogato dai sostituti procuratori Stefano de Montis e Gabriella Viglione, raggiunti poi dal collega Valerio Longi che si doveva occupare, senza successo, di ascoltare l´ex dirigente della Regione. La scelta dei pm di interrogarli nella stessa mattinata aveva un scopo preciso: chiarire una volta per tutte le modalità dei finanziamenti elargiti da Angelo Soria al fratello. Ma nonostante la loquacità del professore, i chiarimenti non hanno soddisfatto gli inquirenti, che si aspettavano qualcosa di più da entrambi gli arrestati.
Dalle nove e mezzo a mezzogiorno, Giuliano Soria, accompagnato dal suo avvocato Roberto Piacentino, ha dunque risposto a una lunga serie di domande che vertevano tutte sull´accusa di peculato. Non si è toccato l´argomento delle molestie sessuali, quelle che il maggiordomo Mauriziano Nitish aveva tirato fuori permettendo ai pm di sollevare il coperchio su una lunga serie di illeciti di tipo economico.
Sono state esaminate nel dettaglio undici delibere per 400 mila euro firmate da Angelo Soria per le società connesse al premio Grinzane, con le relative anomalie. In gran parte ad esempio venivano indicati gli eventi da finanziare come ancora da svolgersi, mentre nelle domande presentate da Giuliano la manifestazione veniva illustrata come già svolta. Incongruenze che dimostrerebbero un atteggiamento di certo più prudente da parte del dirigente del settore comunicazione per la Regione e più ingenuo da parte del professore. Ma soprattutto molte domande si sono concentrate sulle due società satelliti del pianeta Grinzane: Studi Iberici e Civiltà dei Territori. Mentre la prima aveva delle finalità concrete, la seconda, per stessa ammissione di Giuliano Soria era una scatola vuota, uno schermo per ottenere ulteriori finanziamenti. «Ma quei finanziamenti - ha precisato il professore - venivano utilizzati solamente per spese attinenti al Premio Grinzane, non per altro». «Non c´è mai stato un passaggio di denaro diretto tra me e mio fratello - ha poi voluto ribadire - Angelo sapeva che i soldi servivano per il Grinzane, ma diverse volte mi ha negato dei finanziamenti. Io chiedevo, poi era lui a dirmi eventualmente di sì o di no». Ma sulle domande più specifiche sulle determine la risposta del professore è stata sempre la stessa: «Non so, chiedete a mio fratello. Io mi limitavo solo ad organizzare gli eventi».
Le mani delle banche sulle case di Soria
Il carcere lo ha segnato, come succede a chiunque abbia la sventura di finirci. E ha lasciato tracce, specularmente, anche in chi fino alle manette gli era amico e vicino. «La detenzione - parola dello psichiatria che lo ha visitato più volte, il professor Vincenzo Villari, primario alle Molinette - è una esperienza che cambia chi la subisce e cambia anche coloro che con la persona interessata erano in relazione». Mamma Iolanda è forse la sola che lo accoglierà a braccia aperte. Il fratello Angelo non potrà dargli conforto, destinato a restare ancora in carcere. Persino uno dei collaboratori più fidati, Davide Agnello, ha preso pure fisicamente le distanze a inizio inchiesta: per coprire il professore, si era beccato un avviso di garanzia per favoreggiamento. Un paio di settimane fa ha riempito le valigie e, in partenza per una località lacustre, ha lasciato l´alloggio che occupava nell´ex quartiere generale di via Montebello.
Il piano occupato da Giuliano Soria e dalla madre, il terzo, è sotto sequestro preventivo. Ma è qui, uno dei topos dell´inchiesta, che potrebbe tornare. I "sigilli" non impediscono l´uso del loft e delle abitazioni contigue e le alternative paiono meno praticabili. La casa di Parigi è fuori portata, quella della Liguria distante dagli studi legali. Il trasloco nelle vecchia tenuta di Costigliole d´Asti, il castello del Grinzane non più in comodato, è sconsigliato dagli "effetti collaterali" che potrebbero derivare dalle chiacchiere di paese, dagli sguardi cattivi di una piccola comunità, dalle malelingue. Le due soffitte di proprietà in città sono poco più grandi di una cella. Un ripiego, una delle possibilità che il professore ha considerato, è il ritorno all´insegnamento e alle trasferte nella capitale. Ma l´università di Roma Tre, dove è in organico, in piena bufera lo ha sospeso e gli ha limato lo stipendio, quasi dimezzato rispetto ai tempi d´oro perché sono state tolte tutte le voci accessorie.
I guai giudiziari noti. Il quasi azzeramento delle entrate. La consapevolezza che il gip potrebbe pure imporre un obbligo di firma o il divieto di espatrio. E la spada di Damocle dei pignoramenti. Quattro banche diverse stanno addosso all´ex patron del Grinzane, per le rate del mutuo immobiliare non più pagate e per i debiti dell´associazione, di cui lui si era fatto garante. Intesa San Paolo, Cassa di Risparmio del Piemonte, Banca del Piemonte e Cassa di Risparmio di Saluzzo hanno ottenuto decreti ingiuntivi per 1 milione 285 mila euro. I gravami pesano sulle unità immobiliari "private" del professore: il terzo piano di via Montebello 21 - sul quale lo Stato ha però la priorità, sempre che al sequestro penale sia dato corso e di passi alla confisca - e gli alloggi siti in via Montebello 22 e in via Riberi 2.
Un articolo del quotidiano La Nazione, pubblicato domenica 4 febbraio 1996, riporta la deposizione di un commissario di polizia che parla di pressioni, depistaggi e indagini pilotate dall’alto, oltre al coinvolgimento dei soliti servizi segreti.
Il racconto di un commissario: “L’indagine su via Poma è stata pilotata dall’alto”, di Giorgio Zicari
ROMA – La fitta nebbia che ha impedito fino ad oggi di far luce sull’assassinio di Simonetta Cesaroni, la ragazza trovata uccisa in un ufficio di via Poma 2, il 7 agosto 1990, si va diradando. Una svolta clamorosa si è registrata in questi giorni con l’interrogatorio del commissario Antonio Del Greco, ad opera del procuratore aggiunto Italo Ormanni e del sostituto Cesare Martellino. Si tratta del funzionario di polizia che svolse le prime indagini coordinate dall’allora capo della squadra mobile, dottor Nicola Cavaliere. Antonio Del Greco è stata invitato a spiegare perché alcuni documenti utili alle indagini sul delitto di via Poma si trovassero in una cassetta di sicurezza in uso al pregiudicato austriaco Roland Voller e intestata alla questura di Roma. Una scoperta, questa, della quale il nostro giornale ha riferito a suo tempo.
Voller venne arrestato con l’accusa di aver tentato di depistare le indagini sia sull’uccisione di Simonetta Cesaroni, sia sullo strangolamento della contessa Alberica Filo della Torre, all’Olgiata, nel luglio ’91. Nel corso dell’interrogatorio, il commissario ha dichiarato che tutte le indagini sul delitto di via Poma – dove, a suo dire, c’era un concentrato di Sisde sotto varie sigle – vennero pilotate dall’alto. Invitato a spiegarsi meglio, di fronte all’ipotesi di un’incriminazione per favoreggiamento, Del Greco ha riferito che il prefetto Vincenzo Parisi, all’epoca capo della polizia, telefonava quotidianamente al commissariato Flaminio raccomandando a lui e al dottor Cavaliere «la massima prudenza».
Un’altra rivelazione sorprendente del commissario riguarda il genero di Parisi, il commissario Sergio Costa, all’epoca funzionario del Sisde. Il Costa, a detta di Del Greco, si recava quotidianamente in via Poma 2, nell’ufficio in cui lavorava la Cesaroni, per consultare e ritirare i tabulati con i nominativi che la ragazza inseriva nel computer. Nominativi che, come abbiamo scritto a suo tempo, servivano anche ai Servizi per selezionare giovani stranieri da addestrare alla carriera di 007, e ad alcuni disinvolti trafficoni per altri usi illegittimi.
Secondo il teste, le visite di Costa nell’ufficio dove lavorava Simonetta erano di carattere istituzionale perché quell’ufficio era in realtà una dependance del Sisde. Secondo quanto dichiarato a verbale dal commissario Del Greco, una volta sfumata l’accusa contro il portiere Vanacore, sempre dall’alto ci furono pressioni e manovre per far cadere i sospetti sul giovane studente Federico Valle. A questo scopo sarebbe stato attivato l’austriaco Roland Voller.
Il ruolo di Voller non si limiterebbe a quello di confidente, ma si proietterebbe anche nella gestione di società fantasma (operanti in vari settori: dalle vendite delle auto all’edilizia) delle quali è amministratore unico.
Il giovane Valle e la sua famiglia hanno preannunciato la costituzione di parte civile contro il Voller e il ministero dell’Interno.
(sia il passo del libro di Lopez-Topi, sia l’articolo de La Nazione, sono estratti da “Gli ‘affari riservati’ del mostro di Firenze”, di Pietro Licciardi e Gabriella Pasquali Carlizzi, pagine 58 e 59)
In merito all’omicidio di Simonetta Cesaroni: il libro “Il giallo di via Poma. L’assassinio di Simonetta Cesaroni. Le indagini e le cronache”, di Beppe Lopez e Francesca Topi (edizioni Datanews), collega l’uccisione della ragazza alla vicenda del Mostro di Firenze.
Credo che non sia più in commercio.
Eccone un estratto:
Proprio oggi gli inquirenti fanno trapelare una pista clamorosa: il mostro di Firenze! Proprio così: un collegamento nel caso di via Poma con i dodici assassinii impuniti avvenuti in Toscana. L’elemento nuovo “anche se di difficile lettura” è l’arrivo a Roma di Ruggero Perugini, vicequestore e capo della Squadra Anti-Mostro fiorentina. L’idea è quella di un accostamento fra l’assassino di Simonetta e quello di Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore, avvenuto nel 1974 a Borgo San Lorenzo. Il “mostro di Firenze” non colpiva da cinque anni, dal 1968. Dopo aver usato, come in altre occasioni, la Beretta calibro 22, si è accanito sul cadavere di Stefania “vibrando 97 colpi di coltello o cacciavite, molti dei quali nelle zone sessuali”. Bene, “anche nel caso di via Poma l’arma usata è stata una lama lunga e sottile”. Si rileva, poi, che “anche Stefania, che aveva 18 anni, era una segretaria, né più né meno di Simonetta”. Ci sarebbe infine la “vaga traccia di una ricorrenza macabra”: 8 settembre 1985, scoperta dell’ultimo delitto fiorentino; notte fra 7 e 8 agosto 1990, ritrovamento del cadavere di Simonetta. […]
(sia il passo del libro di Lopez-Topi, sia l’articolo de La Nazione, sono estratti da “Gli ‘affari riservati’ del mostro di Firenze”, di Pietro Licciardi e Gabriella Pasquali Carlizzi, pagine 58 e 59)