«Olindo e Rosa in aula' Decideranno loro come sempre. Ma francamente tendo a escluderlo». Si sbilancia l'avvocato del collegio difensivo, Luisa Bordeaux, alla vigilia dell'undicesima udienza del processo per la strage di Erba che ripartirà domani dopo una settimana di stop.Lunedì scorso, infatti, i due imputati chiesero di lasciare la Corte d'Assise del palagiustizia di Como dopo le dichiarazioni spontanee di Rosa Bazzi e prima - soprattutto - degli audio delle confessioni dei due coniugi davanti ai pubblici ministeri. Domani, in aula, il pm Massimo Astori manderà nuove voci degli imputati. Si sentirà per intero l'interrogatorio che Rosa e Olindo fecero davanti al giudice per le indagini preliminari di Como, Nicoletta Cremona due giorni dopo la confessione in cella. Ma non solo: verrà mandata in onda anche una nuova confessione di Rosa, fatta nel giugno del 2007 al Bassone davanti al magistrato. Molto simile, per non dire identica, a quella di gennaio. Motivi questi che potrebbero convincere la coppia - nuovamente - a disertare l'aula. «Non credo che Rosa e Olindo saranno in aula domani - conferma la Bordeaux - I motivi sono gli stessi della scorsa settimana. Da giovedì prossimo, invece, i Romano torneranno a seguire il processo in Corte d'Assise».Domani, dunque, si riparte dopo una settimana molto travagliata. Più fuori che all'interno dell'aula di Como a dire il vero. Con gli audio delle confessioni di Rosa Bazzi ed Olindo Romani, trasmessi dal pm Astori durante l'udienza scorsa, per poi passare dal video shock a Matrix di una Rosa che piange ed ammette la strage di Erba, per concludere con la fiction dei Ris su Canale 5, molto realistica da sembrare quasi vera, che non ha mancato di sollevare polemiche. L'udienza di lunedì sarà anche l'ultima nella quale prenderà la parola l'accusa. Da quella successiva - che, come detto, sarà giovedì 13 marzo - toccherà alla difesa. Che, così stando le cose, dovrà cercare di rimediare ai punti saldi già portati in aula da un decisissimo Astori. I legali di Olindo e Rosa, che li hanno incontrati nei giorni scorsi, dovranno tirare fuori il meglio dei loro testimoni - un'ottantina quelli che saranno ammessi in aula - per tentare di ribaltare le conclusioni della Procura. Il collegio di difesa si dice certo di riuscirci. La battaglia durerà per tutto il mese. «Abbiamo già un'idea dell'ordine con cui chiameremo i nostri testimoni - commenta al riguardo l'avvocato Fabio Schembri - Di certo non inizieremo già da giovedì con testi per così dire 'importanti'. In parte seguiremo la lista già presentata, ma rinunceremo anche a molti nominativi inseriti». Sempre sul fronte della difesa è da segnalare che il perito Carlo Torre avrebbe già consegnato agli avvocati dei Romano una prima bozza della sua relazione. Il medico legale starebbe lavorando sull'arma del delitto e, più in generale, sulle tracce ematiche e sulla ricostruzione di quanto avvenuto all'interno della palazzina di via Diaz.
Marco Romualdi Corriere di Como 9 marzo 2008
domenica 9 marzo 2008
Spunta una nuova ipotesi: Tore lanciò una corda per salvare Ciccio
Salvatore sarebbe entrato nel pozzo della morte in un secondo momento, per aiutare Francesco, dopo avergli lanciato un secchio con una corda. Intanto domani il Gip deciderà sulla scarcerazione del padre
Roma, 9 marzo 2008 - Nell'ambito dell'indagine sulla morte dei fratellini di Gravina, la polizia sta valutando l'ipotesi che Tore sia entrato nel pozzo in un secondo momento, per aiutare Francesco, dopo avergli lanciato un secchio con una corda.
Lo scrive oggi 'Il Giornale', secondo cui gli inquirenti starebbero valutando sia la distanza tra i corpi dei due fratelli Pappalardi, sia il fatto che Tore sia stato ritrovato aggrappato a un secchio.
Gli investigatori si starebbero in particolare concentrando sulla corda spezzata, per stabilire se la rottura sia stata di molto precedente alla morte dei due fratelli - quindi se la fune si trovasse già lì - o se il lancio del cavo e la successiva rottura possano coincidere con i giorni dell'agonia di Tore e Francesco. In questo caso, si potrebbe ipotizzare un tentativo di soccorso.
SCARCERAZIONE
Intanto è attesa per ldomani la decisione del Gip Giulia Romanazzi sulla richiesta di scarcerazione di Filippo Pappalardi, il padre dei due fratellini di Gravina trovati morti in una casolare a ridosso del centro storico. Attualmente l'uomo detenuto a Velletri con l'accusa di duplice omicidio.
La Procura ha espresso parere negativo sulla richiesta avanzata dal legale di Pappalardi, avvocato Angela Aliani che in subordine ha chiesto i domiciliari. Filippo Pappalardi ha sempre negato ogni addebito come ha fatto anche giovedì scorso dinanzi al Gip.
E a Gravina c'è chi ha organizzato una raccolta di firme per sollecitare la scarcerazione di Pappalardi mentre proseguono a ritmo serrato le indagini, anche ieri c'è stato un sopralluogo della scientifica nella cisterna del casolare abbandonato dove i corpi dei due fratellini sono stati trovati.
Quotidiano. net 9 marzo 2008
Roma, 9 marzo 2008 - Nell'ambito dell'indagine sulla morte dei fratellini di Gravina, la polizia sta valutando l'ipotesi che Tore sia entrato nel pozzo in un secondo momento, per aiutare Francesco, dopo avergli lanciato un secchio con una corda.
Lo scrive oggi 'Il Giornale', secondo cui gli inquirenti starebbero valutando sia la distanza tra i corpi dei due fratelli Pappalardi, sia il fatto che Tore sia stato ritrovato aggrappato a un secchio.
Gli investigatori si starebbero in particolare concentrando sulla corda spezzata, per stabilire se la rottura sia stata di molto precedente alla morte dei due fratelli - quindi se la fune si trovasse già lì - o se il lancio del cavo e la successiva rottura possano coincidere con i giorni dell'agonia di Tore e Francesco. In questo caso, si potrebbe ipotizzare un tentativo di soccorso.
SCARCERAZIONE
Intanto è attesa per ldomani la decisione del Gip Giulia Romanazzi sulla richiesta di scarcerazione di Filippo Pappalardi, il padre dei due fratellini di Gravina trovati morti in una casolare a ridosso del centro storico. Attualmente l'uomo detenuto a Velletri con l'accusa di duplice omicidio.
La Procura ha espresso parere negativo sulla richiesta avanzata dal legale di Pappalardi, avvocato Angela Aliani che in subordine ha chiesto i domiciliari. Filippo Pappalardi ha sempre negato ogni addebito come ha fatto anche giovedì scorso dinanzi al Gip.
E a Gravina c'è chi ha organizzato una raccolta di firme per sollecitare la scarcerazione di Pappalardi mentre proseguono a ritmo serrato le indagini, anche ieri c'è stato un sopralluogo della scientifica nella cisterna del casolare abbandonato dove i corpi dei due fratellini sono stati trovati.
Quotidiano. net 9 marzo 2008
sabato 8 marzo 2008
Strage di Erba:Polemica sulla fiction dei Ris
Polemica sulla fiction dei Ris
Strage di Erba. L'esperto di media Fausto Colombo: «Così si interferisce con un processo in corso»
Avvocati delle parti divisi sulla rispondenza della trama alla realtà
Nomi e luoghi diversi. Un'altra strada e qualche dettaglio sfumato nel canovaccio. Nulla di più. Il resto è stato realmente, drammaticamente, identico. È andata in onda giovedì sera su Canale 5 la puntata della fiction Ris 4 Delitti Imperfetti ispirata alla strage di via Diaz, a Erba. Per la seconda volta (dopo la docufiction dello scorso giugno andata in onda nel corso del programma Matrix sempre su Canale 5, ndr) sia pure nella distorsione naturale di una rappresentazione, è stato possibile partecipare ai fatti dell'11 dicembre 2006.«Hanno ricostruito perfettamente la vicenda e confermato che non ci sono dubbi, sono stati Olindo e Rosa», ha commentato Roberto Tropenscovino, avvocato di Azouz Marzouk. «Più che di fiction parlerei di reality - aggiunge - una ricostruzione ben fatta. Tra l'altro nella realtà vi è un numero ancora maggiore di prove».Tropenscovino non ha dubbi. «Come aveva detto l'ottimo avvocato Pietro Troiano (il primo difensore dei coniugi Romano, ndr) le prove acquisite e le confessioni erano tali da determinare un rito abbreviato subordinato a una perizia psichiatrica. Invece così, in caso di condanna - continua - gli imputati non potranno avere i benefici, credo che otterranno il massimo della pena». Lunedì una nuova udienza. «Si è chiusa la fase in cui abbiamo dimostrato le responsabilità - aggiunge il legale- vediamo quanto saranno bravi i difensori dei Romano a dimostrarne l'innocenza. Ho da tempo il sentore che la difesa chiederà una perizia psichiatrica. Già da settembre ho allertato il nostro perito di parte, il criminologo Francesco Bruno. Gli imputati non sono pazzi ma degli assassini determinati».Manuel Gabrielli, legale dell'unico sopravvissuto alla strage, Mario Frigerio, non ha seguito la fiction. «Non mi interessava - spiega - questo è un processo mediatico, è vero, ma credo che la realtà delle cose dovrebbe avere il suo corso in aula e non in tv». Ora sfileranno i testimoni della difesa. «Credo che i legali dei signori Romano - aggiunge Gabrielli - tireranno fuori le unghie e ogni possibile carta per smontare la ricostruzione della Procura che per me è precisa e inconfutabile». Poco interesse alla fiction anche per Francesco Tagliabue, legale della famiglia Castagna. «Credo che sia un po' presto - ha detto - per realizzare una trasposizione televisiva. Avrebbero dovuto aspettare che tutto fosse accertato in via definitiva anche se, per me, ogni cosa è chiara». In vista della prossima settimana Tagliabue non ha grosse attese. «Molti dei testimoni della difesa sono già stati sentiti - dice - e non credo aggiungeranno molto. Vediamo cosa diranno i pochi che non conosciamo e i consulenti».«Non l'ho vista ma credo non fosse il caso di mandarla in onda durante il processo», così Fabio Schembri uno dei legali del pool difensivo di Olindo e Rosa. «Non conosco la trama della fiction - precisa - ma posso dire che i Ris hanno evidenziato che sulla scena del crimine non vi sono tracce biologiche o ematiche dei coniugi. Inoltre in casa dei Romano non sono state trovate tracce delle vittime». In vista di lunedì Schembri è sibillino. «Sentiremo i testi della difesa. Posso dire che quelli che hanno parlato fino a ora hanno offerto spunti utili».Piaciuta, o meno, la fiction ha creato dibattito e confronto. Il capo degli sceneggiatori di Ris 4 Delitti Imperfetti, Massimo Martella, spiega la scelta di lavorare a stretto giro di cronaca. «Abbiamo scritto la sceneggiatura un mese dopo la confessione - dice - e ci siamo basati sul materiale raccolto fino a quel momento. Poi abbiamo cercato di prendere le distanze dall'originale, ovviamente ci interessava valorizzare il punto di vista dei Ris». Inevitabili, però, alcune valutazioni di opportunità sulla scelta. «È vero - conclude - ma il nostro produttore ha creduto fortemente nel progetto. In genere non scegliamo i grandi casi di cronaca, ma questo episodio è stato emblematico per la sua drammaticità e perché avvenuto, come pare, per liti tra vicini di casa».
Corriere di Como Davide Cantoni
Strage di Erba. L'esperto di media Fausto Colombo: «Così si interferisce con un processo in corso»
Avvocati delle parti divisi sulla rispondenza della trama alla realtà
Nomi e luoghi diversi. Un'altra strada e qualche dettaglio sfumato nel canovaccio. Nulla di più. Il resto è stato realmente, drammaticamente, identico. È andata in onda giovedì sera su Canale 5 la puntata della fiction Ris 4 Delitti Imperfetti ispirata alla strage di via Diaz, a Erba. Per la seconda volta (dopo la docufiction dello scorso giugno andata in onda nel corso del programma Matrix sempre su Canale 5, ndr) sia pure nella distorsione naturale di una rappresentazione, è stato possibile partecipare ai fatti dell'11 dicembre 2006.«Hanno ricostruito perfettamente la vicenda e confermato che non ci sono dubbi, sono stati Olindo e Rosa», ha commentato Roberto Tropenscovino, avvocato di Azouz Marzouk. «Più che di fiction parlerei di reality - aggiunge - una ricostruzione ben fatta. Tra l'altro nella realtà vi è un numero ancora maggiore di prove».Tropenscovino non ha dubbi. «Come aveva detto l'ottimo avvocato Pietro Troiano (il primo difensore dei coniugi Romano, ndr) le prove acquisite e le confessioni erano tali da determinare un rito abbreviato subordinato a una perizia psichiatrica. Invece così, in caso di condanna - continua - gli imputati non potranno avere i benefici, credo che otterranno il massimo della pena». Lunedì una nuova udienza. «Si è chiusa la fase in cui abbiamo dimostrato le responsabilità - aggiunge il legale- vediamo quanto saranno bravi i difensori dei Romano a dimostrarne l'innocenza. Ho da tempo il sentore che la difesa chiederà una perizia psichiatrica. Già da settembre ho allertato il nostro perito di parte, il criminologo Francesco Bruno. Gli imputati non sono pazzi ma degli assassini determinati».Manuel Gabrielli, legale dell'unico sopravvissuto alla strage, Mario Frigerio, non ha seguito la fiction. «Non mi interessava - spiega - questo è un processo mediatico, è vero, ma credo che la realtà delle cose dovrebbe avere il suo corso in aula e non in tv». Ora sfileranno i testimoni della difesa. «Credo che i legali dei signori Romano - aggiunge Gabrielli - tireranno fuori le unghie e ogni possibile carta per smontare la ricostruzione della Procura che per me è precisa e inconfutabile». Poco interesse alla fiction anche per Francesco Tagliabue, legale della famiglia Castagna. «Credo che sia un po' presto - ha detto - per realizzare una trasposizione televisiva. Avrebbero dovuto aspettare che tutto fosse accertato in via definitiva anche se, per me, ogni cosa è chiara». In vista della prossima settimana Tagliabue non ha grosse attese. «Molti dei testimoni della difesa sono già stati sentiti - dice - e non credo aggiungeranno molto. Vediamo cosa diranno i pochi che non conosciamo e i consulenti».«Non l'ho vista ma credo non fosse il caso di mandarla in onda durante il processo», così Fabio Schembri uno dei legali del pool difensivo di Olindo e Rosa. «Non conosco la trama della fiction - precisa - ma posso dire che i Ris hanno evidenziato che sulla scena del crimine non vi sono tracce biologiche o ematiche dei coniugi. Inoltre in casa dei Romano non sono state trovate tracce delle vittime». In vista di lunedì Schembri è sibillino. «Sentiremo i testi della difesa. Posso dire che quelli che hanno parlato fino a ora hanno offerto spunti utili».Piaciuta, o meno, la fiction ha creato dibattito e confronto. Il capo degli sceneggiatori di Ris 4 Delitti Imperfetti, Massimo Martella, spiega la scelta di lavorare a stretto giro di cronaca. «Abbiamo scritto la sceneggiatura un mese dopo la confessione - dice - e ci siamo basati sul materiale raccolto fino a quel momento. Poi abbiamo cercato di prendere le distanze dall'originale, ovviamente ci interessava valorizzare il punto di vista dei Ris». Inevitabili, però, alcune valutazioni di opportunità sulla scelta. «È vero - conclude - ma il nostro produttore ha creduto fortemente nel progetto. In genere non scegliamo i grandi casi di cronaca, ma questo episodio è stato emblematico per la sua drammaticità e perché avvenuto, come pare, per liti tra vicini di casa».
Corriere di Como Davide Cantoni
Gravina, il padre: non sono un assassino. Quel bambino non dice la verità
Davanti al giudice per oltre due ore ancora tante contraddizioni
ENZO CIACCIO Bari. «La sera della scomparsa dei miei figli non ero in piazza Quattro Fontane. Il minore che racconta di avermi visto in quel luogo alle 21.30 in auto con Ciccio, Tore e la mia figliastra non ricorda bene. Comunque, non dice la verità». E poi aggiunge, fra le lacrime che compaiono sul volto scavato: «Magari fossi stato lì, quella maledetta sera. Magari li avessi trovati in tempo. Oggi i miei bambini sarebbero ancora vivi». Si è protratto per più di due ore l’interrogatorio di Filippo Pappalardi, il papà dei fratellini di Gravina ritrovati morti dopo venti mesi di ricerche sul fondo della cisterna della casa «delle cento stanze» nel centro antico del paese. Papà Filippo è in carcere dal 27 novembre con l’accusa di duplice omicidio volontario aggravato. Su sua richiesta. Assistito dall’avvocato Angela Aliani, alle 13 di ieri è stato ascoltato al primo piano, aula L, della procura di Bari, dal giudice per le indagini preliminari, Giulia Romanazzi, che nelle prossime ore dovrà esprimersi sulla sua scarcerazione. All’interrogatorio era presente anche il sostituto procuratore Antonino Lupo, che conduce l’inchiesta e che ha già espresso parere negativo alla liberazione. Papà Filippo è giunto al palazzo della procura di Bari proveniente dal carcere di Velletri. Ha viaggiato a bordo di un cellulare della polizia penitenziaria, scortato da un’auto dei vigili urbani. Senza manette, visibilmente provato dopo gli ultimi, terribili sviluppi della vicenda. Ingresso vietato ai giornalisti. Polemici all’ingresso i familiari, che se la prendono con i mass media. «Se hanno la coscienza pulita, lo libereranno», dicono a voce alta. E il nonno dei Pappalardi, presente in procura: «Abbiamo molta fede, a noi ci salva la fede». Tra loro, anche la convivente di Filippo, Maria Ricupero. Che cosa ha detto papà Filippo al magistrato? Secondo il suo difensore, avrebbe di nuovo negato ogni capo di accusa, dicendosi completamente estraneo ai fatti e ribadendo le precedenti dichiarazioni. O almeno, alcune delle tante versioni finora fornite agli inquirenti nel corso delle sue precedenti dichiarazioni. Contro di lui, solo indizi. Però è vero che molte sue spiegazioni sono apparse tardive e contraddittorie. E proprio su tali contraddizioni avrebbe insistito il giudice. Per esempio, perché per giorni e giorni ripete agli inquirenti che la zona dove cercare Ciccio e Tore è quella intorno al Municipio, cioè lontano da piazza Quattro Fontane che invece indica solo dopo aver compreso che chi stava indagando lo aveva ormai appurato? E ancora: come spiega i suoi ripetuti e chiari tentativi di condizionare le deposizioni della convivente e della figliastra, come si evince dalle intercettazioni? E perché sembra mentire sul fatto che quella sera fosse in possesso di una seconda scheda telefonica? Perché non usa il suo telefonino? E perché racconta di aver chiesto spiccioli (per telefonare) al bar Roxy quando i titolari lo smentiscono? Contro di lui solo indizi. Però troppi punti restano al buio. Lui, per esempio, di sicuro sapeva che Ciccio e Tore avevano l’abitudine di andarsene a giocare in piazza Quattro Fontane: non è strano che non lo riferisca nè subito nè più tardi agli inquirenti? E poi, quelle due ore tra la scomparsa dei figli e la denuncia al commissariato: perché si contraddice tante volte su quel che ha fatto in quel lasso di tempo? Prima racconta di averli cercati da solo, poi con la convivente, poi per un po’ da solo e per un po’ con la convivente. È generico, perdipiù la credibilità dei tempi dei suoi giri per il paese è a dir poco discutibile. Ciò, senza contare le frasi inquietanti con cui al telefono accenna alla sorte dei fratellini. Solo un tragico equivoco? Può darsi. Però, prove a parte, resta un brivido addosso. Che non trova quiete.
Il mattino 7 marzo 2008
ENZO CIACCIO Bari. «La sera della scomparsa dei miei figli non ero in piazza Quattro Fontane. Il minore che racconta di avermi visto in quel luogo alle 21.30 in auto con Ciccio, Tore e la mia figliastra non ricorda bene. Comunque, non dice la verità». E poi aggiunge, fra le lacrime che compaiono sul volto scavato: «Magari fossi stato lì, quella maledetta sera. Magari li avessi trovati in tempo. Oggi i miei bambini sarebbero ancora vivi». Si è protratto per più di due ore l’interrogatorio di Filippo Pappalardi, il papà dei fratellini di Gravina ritrovati morti dopo venti mesi di ricerche sul fondo della cisterna della casa «delle cento stanze» nel centro antico del paese. Papà Filippo è in carcere dal 27 novembre con l’accusa di duplice omicidio volontario aggravato. Su sua richiesta. Assistito dall’avvocato Angela Aliani, alle 13 di ieri è stato ascoltato al primo piano, aula L, della procura di Bari, dal giudice per le indagini preliminari, Giulia Romanazzi, che nelle prossime ore dovrà esprimersi sulla sua scarcerazione. All’interrogatorio era presente anche il sostituto procuratore Antonino Lupo, che conduce l’inchiesta e che ha già espresso parere negativo alla liberazione. Papà Filippo è giunto al palazzo della procura di Bari proveniente dal carcere di Velletri. Ha viaggiato a bordo di un cellulare della polizia penitenziaria, scortato da un’auto dei vigili urbani. Senza manette, visibilmente provato dopo gli ultimi, terribili sviluppi della vicenda. Ingresso vietato ai giornalisti. Polemici all’ingresso i familiari, che se la prendono con i mass media. «Se hanno la coscienza pulita, lo libereranno», dicono a voce alta. E il nonno dei Pappalardi, presente in procura: «Abbiamo molta fede, a noi ci salva la fede». Tra loro, anche la convivente di Filippo, Maria Ricupero. Che cosa ha detto papà Filippo al magistrato? Secondo il suo difensore, avrebbe di nuovo negato ogni capo di accusa, dicendosi completamente estraneo ai fatti e ribadendo le precedenti dichiarazioni. O almeno, alcune delle tante versioni finora fornite agli inquirenti nel corso delle sue precedenti dichiarazioni. Contro di lui, solo indizi. Però è vero che molte sue spiegazioni sono apparse tardive e contraddittorie. E proprio su tali contraddizioni avrebbe insistito il giudice. Per esempio, perché per giorni e giorni ripete agli inquirenti che la zona dove cercare Ciccio e Tore è quella intorno al Municipio, cioè lontano da piazza Quattro Fontane che invece indica solo dopo aver compreso che chi stava indagando lo aveva ormai appurato? E ancora: come spiega i suoi ripetuti e chiari tentativi di condizionare le deposizioni della convivente e della figliastra, come si evince dalle intercettazioni? E perché sembra mentire sul fatto che quella sera fosse in possesso di una seconda scheda telefonica? Perché non usa il suo telefonino? E perché racconta di aver chiesto spiccioli (per telefonare) al bar Roxy quando i titolari lo smentiscono? Contro di lui solo indizi. Però troppi punti restano al buio. Lui, per esempio, di sicuro sapeva che Ciccio e Tore avevano l’abitudine di andarsene a giocare in piazza Quattro Fontane: non è strano che non lo riferisca nè subito nè più tardi agli inquirenti? E poi, quelle due ore tra la scomparsa dei figli e la denuncia al commissariato: perché si contraddice tante volte su quel che ha fatto in quel lasso di tempo? Prima racconta di averli cercati da solo, poi con la convivente, poi per un po’ da solo e per un po’ con la convivente. È generico, perdipiù la credibilità dei tempi dei suoi giri per il paese è a dir poco discutibile. Ciò, senza contare le frasi inquietanti con cui al telefono accenna alla sorte dei fratellini. Solo un tragico equivoco? Può darsi. Però, prove a parte, resta un brivido addosso. Che non trova quiete.
Il mattino 7 marzo 2008
venerdì 7 marzo 2008
Erba, Rosa a Olindo dopo la carneficina:"Così non tisale più la pressione"
ROMA (7 marzo) - «Sono contenta, così non ti sale più la pressione. Niente, io sono contenta di avere fatto quello che abbiamo fatto. Tieni pulita la tua camera». Così parlava Rosa Bazzi, in carcere da 48 ore, rivolta a Olindo Romano, appena dopo aver confessato gli omicidi di Erba, durante un incontro nel parlatoio. La registrazione della conversazione dei due coniugi accusati di aver ucciso l'11 dicembre 2006 Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di due anni, la madre della donna Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini, è stata trasmessa in esclusiva dal Tg1.La frase raccapricciante sulla pressione e la raccomandazione al marito chiude la conversazione tra Rosa e Olindo che sembra avvenga in un salotto e, come sottolinea il Tg1, «riporta alla quotidianità, al vivere in completa simbiosi come se non fosse accaduto nulla».Questa l'intercettazione completa del colloquio fra i due coniugi.Rosa: «Ciao».Olindo: «Ciao».Rosa: «Allora senti un po', ho fatto un incontro con loro, ho detto tutta la verità, sono stata io a ucciderli tutti».Olindo: «No aspetta hai detto proprio il vero vero?».Rosa, ridendo: «Vero vero!».Olindo: «Poi mi ha detto l'avvocato che ci faranno fare la visita psichiatrica. Se ti mandano in un ospedale psichiatrico. Anche a me».A questo punto le voci si abbassano, forse immaginano di essere intercettati e, spiega il Tg1, «nessuno dei due fa cenno alle presunte pressioni subite dai carabinieri per confessare».Olindo: «Non sapevo come comportarmi perché non sapevo come finiva, poi quello che c'era mi ha spiegato tutto e allora effettivamente non volevo fare il primo passo senza prima sentire te».Rosa: «Sono contenta così non ti sale più la pressione. Niente, io sono contenta di avere fatto quello che abbiamo fatto. Tieni pulita la tua camera».
Il Messaggero, 7 marzo 2008
Il Messaggero, 7 marzo 2008
Strage Erba, Rosa a Olindo: contenta di ciò che abbiamo fatto
ROMA (Reuters) - "Sono contenta di avere fatto quello che abbiamo fatto". E' quello che Rosa Bazzi disse al marito Olindo Romano, accusato con lei della strage di Erba, durante un incontro in parlatorio, la cui registrazione è stata mandata in onda stasera dal Tg1.
Durante l'incontro, a poche ore dall'ingresso in carcere, Rosa Bazzi, di buon umore, sembra preoccuparsi più per la pressione del marito e per la pulizia della sua cella che non delle accuse.
"Sono contenta così non ti sale più la pressione. Niente, io sono contenta di avere fatto quello che abbiamo fatto. Tieni pulita la tua camera", dice la donna, accusata col marito di avere ucciso, la sera dell'11 dicembre 2006, la 30enne Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di due anni, sua madre Paola Galli di 57 e la vicina di casa Valeria Cherubini - il cui marito, Mario Frigerio, rimase invece gravemente ferito ed è il testimone chiave contro Olindo e Rosa - con diverse coltellate e sprangate.
Alla moglie che, tra le altre cose, gli racconta di avere detto agli inquirenti la verità e quindi di essere stata lei "a ucciderli tutti", Olindo risponde: "No, aspetta, hai detto proprio il vero vero?".
Nel processo in corso a Como i due coniugi, che in un primo tempo avevano confessato la strage, hanno ritrattato dicendo di avere ricevuto pressioni dagli inquirenti.
7 marzo 2008
Durante l'incontro, a poche ore dall'ingresso in carcere, Rosa Bazzi, di buon umore, sembra preoccuparsi più per la pressione del marito e per la pulizia della sua cella che non delle accuse.
"Sono contenta così non ti sale più la pressione. Niente, io sono contenta di avere fatto quello che abbiamo fatto. Tieni pulita la tua camera", dice la donna, accusata col marito di avere ucciso, la sera dell'11 dicembre 2006, la 30enne Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di due anni, sua madre Paola Galli di 57 e la vicina di casa Valeria Cherubini - il cui marito, Mario Frigerio, rimase invece gravemente ferito ed è il testimone chiave contro Olindo e Rosa - con diverse coltellate e sprangate.
Alla moglie che, tra le altre cose, gli racconta di avere detto agli inquirenti la verità e quindi di essere stata lei "a ucciderli tutti", Olindo risponde: "No, aspetta, hai detto proprio il vero vero?".
Nel processo in corso a Como i due coniugi, che in un primo tempo avevano confessato la strage, hanno ritrattato dicendo di avere ricevuto pressioni dagli inquirenti.
7 marzo 2008
Fratellini Gravina, Pappalardi: «Non sono un assassino»
Ha giurato su Dio di non aver ucciso i figli, ha ribadito la propria estraneità ai fatti, ha detto di aver cercato sempre, la sera del 5 giugno 2006, Ciccio e Tore e ha assicurato di non averli mai incontrati.
Più volte si è commosso ed è scoppiato a piangere. È andato avanti così, per circa tre ore, nel tribunale di Bari, l'interrogatorio di Filippo Pappalardi davanti al gip Giulia Romanazzi che lunedì prossimo deciderà se scarcerarlo. Dall'interrogatorio non sono emersi fatti nuovi rispetto alle precedenti versioni fornite da Pappalardi durante le vecchie audizioni. In alcune occasioni, come accade spesso negli interrogatori, all'indagato il giudice e il pm, Antonino Lupo, hanno contestato presunte incongruenze sui tanti «non ricordo» e su alcuni particolari contenuti nelle dichiarazioni rese nel corso delle indagini. Ma niente di più. L'interrogatorio, quindi, non ha segnato punti né a favore dell'accusa né della difesa. «Le bocce sono rimaste ferme», ha scherzato uno dei due magistrati presenti sintetizzando efficacemente che tutto è rimasto come prima. Quindi, non resta che aspettare lunedì. Giubbotto marrone e pantaloni verdoni, Pappalardi è arrivato in tribunale attorno a mezzogiorno a bordo di un cellulare preceduto da un'auto di scorta proveniente dal carcere di Velletri. Non aveva le manette ed è sembrato fisicamente molto provato. «Pappalardi - ha commentato il suo difensore, Angela Aliani - è addolorato, affranto. È anche invecchiato». Dall'interrogatorio - ha confermato - «non è emerso nulla di nuovo. Ha spiegato i fatti al giudice che deve decidere sulla sua richiesta di revoca della misura» detentiva. «Spesso - ha detto il legale - durante l'interrogatorio ha pianto». Fiduciosa per un'eventuale scarcerazione? «Non so», ha tagliato corto il legale. È certo, invece, che Pappalardi, prima di congedarsi dal giudice, ha detto di essere sconvolto per l'orrenda fine di Ciccio e Tore. «Mi creda, volevo loro molto bene - ha detto - e Ciccio e Tore lo sapevano. Non sarei mai stato in grado di far loro del male». Poi, prima di lasciare palazzo di giustizia per tornare a Velletri, in un vano scale, ha incontrato brevemente la convivente, Maria Ricupero. La donna continua a protestare l'innocenza del suo compagno. Ieri lo ha ripetuto ai numerosi cronisti assiepati davanti al tribunale di via Nazariantz dove è arrivata accompagnata da una sua cugina, dal padre e da una sorella di Filippo Pappalardi. «A noi ci salva solo la fede, Dio sa come sono andate le cose», ha detto l'anziano papà di Filippo. E ha aggiunto, mentre si faceva largo tra le numerose troupe televisive e i fotografi: «Rispettate il nostro dolore per la morte dei bambini». Sua figlia ha invece urlato più volte: «Mio fratello è innocente, scarceratelo».
Il Tempo 7 marzo 2008
Più volte si è commosso ed è scoppiato a piangere. È andato avanti così, per circa tre ore, nel tribunale di Bari, l'interrogatorio di Filippo Pappalardi davanti al gip Giulia Romanazzi che lunedì prossimo deciderà se scarcerarlo. Dall'interrogatorio non sono emersi fatti nuovi rispetto alle precedenti versioni fornite da Pappalardi durante le vecchie audizioni. In alcune occasioni, come accade spesso negli interrogatori, all'indagato il giudice e il pm, Antonino Lupo, hanno contestato presunte incongruenze sui tanti «non ricordo» e su alcuni particolari contenuti nelle dichiarazioni rese nel corso delle indagini. Ma niente di più. L'interrogatorio, quindi, non ha segnato punti né a favore dell'accusa né della difesa. «Le bocce sono rimaste ferme», ha scherzato uno dei due magistrati presenti sintetizzando efficacemente che tutto è rimasto come prima. Quindi, non resta che aspettare lunedì. Giubbotto marrone e pantaloni verdoni, Pappalardi è arrivato in tribunale attorno a mezzogiorno a bordo di un cellulare preceduto da un'auto di scorta proveniente dal carcere di Velletri. Non aveva le manette ed è sembrato fisicamente molto provato. «Pappalardi - ha commentato il suo difensore, Angela Aliani - è addolorato, affranto. È anche invecchiato». Dall'interrogatorio - ha confermato - «non è emerso nulla di nuovo. Ha spiegato i fatti al giudice che deve decidere sulla sua richiesta di revoca della misura» detentiva. «Spesso - ha detto il legale - durante l'interrogatorio ha pianto». Fiduciosa per un'eventuale scarcerazione? «Non so», ha tagliato corto il legale. È certo, invece, che Pappalardi, prima di congedarsi dal giudice, ha detto di essere sconvolto per l'orrenda fine di Ciccio e Tore. «Mi creda, volevo loro molto bene - ha detto - e Ciccio e Tore lo sapevano. Non sarei mai stato in grado di far loro del male». Poi, prima di lasciare palazzo di giustizia per tornare a Velletri, in un vano scale, ha incontrato brevemente la convivente, Maria Ricupero. La donna continua a protestare l'innocenza del suo compagno. Ieri lo ha ripetuto ai numerosi cronisti assiepati davanti al tribunale di via Nazariantz dove è arrivata accompagnata da una sua cugina, dal padre e da una sorella di Filippo Pappalardi. «A noi ci salva solo la fede, Dio sa come sono andate le cose», ha detto l'anziano papà di Filippo. E ha aggiunto, mentre si faceva largo tra le numerose troupe televisive e i fotografi: «Rispettate il nostro dolore per la morte dei bambini». Sua figlia ha invece urlato più volte: «Mio fratello è innocente, scarceratelo».
Il Tempo 7 marzo 2008
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