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giovedì 6 marzo 2008

Gravina, il padre interrogato dal gip

Accesso vietato ai giornalisti al piano del tribunale di Bari in cui si svolge l’udienza
Il magistrato dovrà decidere se l’uomo, accusato per la morte dei fratellini, potrà lasciare il carcere
BARI - Per Filippo Pappalardi, il padre dei due bambini scomparsi nel 2006 e ritrovati morti in una cisterna a Gravina di Puglia, è arrivato il momento della verità. L’uomo, in carcere con l’accusa di essere il responsabile della morte dei due bambini e dell’occultamento dei loro cadaveri, è sotto interrogatorio dinnanzi al gip del tribunale di Bari, Giulia Romanazzi. Il gip dovrà decidere della sua eventuale scarcerazione, dopo che il ritrovamento dei corpicini ha fatto riemergere l’ipotesi che alla base della vicenda ci sia soltanto una tragica fatalità.
Ansa 6 marzo 2008

sabato 1 marzo 2008

Gravina: Un palloncino accusa il padre di Ciccio e Tore

Potrebbe confermare il racconto del baby-testimone
MARIA CORBI
INVIATA A GRAVINA (Bari) Un palloncino trovato nella tasca di uno dei due fratellini dalla polizia scientifica conferma le testimonianze dei tre amici che la sera della scomparsa dissero di averli visti a piazza quattro Fontane. E rimane credibile, dunque, anche il ragazzino, oggi quattordicenne, che ha raccontato di averli visti salire sull’auto del padre visibilmente arrabbiato perché Ciccio si era bagnato giocando a gavettoni con loro. «Glielo ho strappato ed è scoppiato», raccontava il piccolo teste, aggiungendo che poco dopo, mentre beveva alle fontane, veniva chiamato dalla sorellastra di Francesco, Domenica, che lo invitava ad avvicinarsi all’auto del padre, Filippo Pappalardi. Il ragazzino è stato molto preciso con gli inquirenti nonostante fossero passati due mesi dal fatto. Ricordava anche che Salvatore sedeva dietro al padre e Francesco dietro alla sorella. Le parole di quell’uomo severo gli erano rimaste impresse: «Perché hai strappato il palloncino a mio figlio?». «Con un po’ di timore gli risposi che il mio gesto era stata la risposta a un gesto analogo del figlio». Pappalardi lo lasciò andare : «Se lo fai un’altra volta devi avere le botte...». E quando questo bambino venne a sapere, il giorno dopo, della scomparsa degli amici, disse tutto alla mamma. E lo stesso fecero gli altri due bambini. Informazione che venne passata alla famiglia Pappalardi, come è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare. «Molto stranamente però, Filippo Pappalardi, decideva di riferire la cosa solo il 14 agosto 2006», nota il magistrato, «ad oltre due mesi dalla scomparsa dei figli». E Filippo Pappalardi parlò solo di due ragazzini, lasciando fuori proprio quello che aveva sgridato. I tre testimoni vengono poi ascoltati anche in contraddittorio tra loro, e sempre ripetono la stessa versione. Tanto che nelle motivazioni con cui il Tribunale del riesame respinge la richiesta di scarcerazione, il racconto dei tre minori viene definito «un punto fermo della presente indagine», ossia «l’individuazione del luogo e dell’ora dell’ultimo avvistamento dei fratellini». Rimane critica dunque la situazione del padre. Ma sono troppe le contraddizioni in cui è caduto in questi 20 mesi, come le cose non chiarite. Tra queste anche l’uso «strano» del telefonino fatto da Pappalardi la sera della scomparsa, quando nonostante i due numeri telefonici in suo possesso, andò a telefonare da un bar, il «Roxy», proprio a due passi da questa masseria diroccata. Per questo, quando gli esperti della scientifica hanno trovato una batteria di un cellulare in fondo al pozzo, hanno voluto verificare se fosse compatibile con il telefono dell’indagato (e sembra che non sia così). Per decidere come andare avanti nell’indagine c’è stata ieri una riunione in procura al termine della quale il procuratore Marzano e il capo della mobile Liguori sono tornati nella casa dell’orrore. Ancora aperte tutte le ipotesi: caduta accidentale o causata da un inseguimento, omicidio. Per i periti della difesa la dinamica dei fatti è una sola: Ciccio che cade per sbaglio e Salvatore che scende nel pozzo per aiutarlo (questo spiegherebbe perché il piccolo ha solo una frattura al piede). La speranza di essere liberato, comunque, si fa più remota per Filippo Pappalardi (la risposta all’istanza di scarcerazione dovrebbe arrivare a metà della prossima settimana). Ieri la visita del suo avvocato, Angela Aliani, accolta da «un urlo interminabile». «Anche le guardie - ha detto - sono rimaste sconcertate e di sasso per questa reazione. Come l’ho trovato? Un uomo distrutto, anzi, di più». Si difende e accusa, Filippo Pappalardi: «Lo avevo detto che dovevano cercare da quelle parti». «Mia figlia non dorme da tre giorni; l’altro, il grande non parla, non dice quello che lo turba». Descrive così l’angoscia che attraversa tutte le famiglie di Gravina in Puglia un padre che aspetta il figlio all’uscito dalla scuola media Benedetto XIII, la stessa che frequentavano Francesco e Salvatore Pappalardi. I ragazzini che escono da scuola e i loro fratelli più grandi che li attendono non hanno voglia di parlare di quanto è accaduto. Voltandosi dall’altra parte raccontano solo che in classe se ne parla. Anche i professori evitano di incontrare i giornalisti. Qualcuno dice solo «siamo tutti sconvolti».
La Stampa 1 marzo 2008

GRAVINA, I MEDICI:"FRATELLINI FORSE CADUTI PER UN INCIDENTE"

Gravina in Puglia (Bari) - Quando si è calato là sotto per soccorrere il fratello, non ha perso tempo: lo ha spostato, ha trascinato Ciccio al centro di quella cisterna buia e melmosa, gli ha slacciato i vestiti, gli ha tolto le scarpe mettendole da parte, ha fatto il possibile per aiutarlo ed è rimasto accanto a lui, morto dissanguato dopo qualche ora. Tore invece è sopravissuto per almeno tre, forse quattro giorni: ha tentato in qualche modo di risalire, e quando ha capito che non c’era niente da fare si è lasciato andare e si è rannicchiato con il pollice in bocca, in attesa di un soccorso che non è mai arrivato. Sono queste le fasi della tragedia che si è consumata nel pozzo degli orrori di Gravina in Puglia, è questa la ricostruzione emersa dagli esami medico legali e dai sopralluoghi della polizia, che anche ieri è tornata nella cisterna di quel palazzotto abbandonato per raccogliere altri elementi nelle indagini sulla sorte di Francesco e Salvatore Pappalardi, 13 e 11 anni, scomparsi il 5 giugno del 2006 e trovati senza vita lunedì scorso.
«In 40 anni di professione non ho mai visto niente di simile», dice con gli occhi lucidi e la voce rotta dalla commozione il professor Luigi Strada, il medico legale consulente della difesa del padre dei ragazzini, rimasti intrappolati là sotto in una prigione di buio e paura. «È un posto davvero inaccessibile, i muri sono talmente spessi che nessuno avrebbe potuto sentire le invocazioni di aiuto», dichiara il comandante dei vigili del fuoco di Bari, Giovanni Micunco.
«L’avevo detto, l’avevo detto di cercare dalle parti di via Ianora (vicino alla masseria di via Consolazione, ndr), non mi hanno ascoltato»: così Filippo Pappalardi, incontrando il suo avvocato, Angela Aliani, nel carcere di Velletri, ha dato sfogo al suo dolore. «Pappalardi - racconta il legale - era accompagnato da agenti di polizia penitenziaria. Appena mi ha visto ha iniziato a urlare per la disperazione. Non so per quanto tempo ha gridato e ha pianto, ripetendo sempre le stesse cose. Non sapevo cosa dire. Ho fatto le condoglianze a quell’uomo».
Adesso, con il passare delle ore, prende sempre maggiore consistenza anche tra gli investigatori l’idea che sia stato un incidente, che Ciccio sia precipitato e Tore sia sceso laggiù più lentamente per soccorrerlo, cercando di aggrapparsi alle pareti. L’altra ipotesi è che siano caduti nello stesso momento, e uno sia finito sull’altro. La settimana prossima il gip del tribunale di Bari, Giulia Romanazzi, dovrà decidere sulla richiesta di scarcerazione presentata dall’avvocato del padre dei ragazzini, Filippo Pappalardi, in carcere con l’accusa di aver ucciso i figli e aver fatto sparire i corpi. La Procura per il momento prende tempo, e non ha ancora espresso il parere sull’istanza presentata dalla difesa. Ieri si è tenuta una riunione a palazzo di giustizia alla quale hanno partecipato anche i medici legali, che domani faranno una nuova ispezione nella cisterna dove ieri pomeriggio si è recato il procuratore, Emilio Marzano. Ma le ricerche vanno avanti anche nei casolari e nelle campagne vicine, che potrebbero nascondere uno zaino o gli orologi di Ciccio e Tore, oggetti che non sono stati trovati nel casolare e che i ragazzini potrebbero aver sistemato da qualche altra parte prima di addentrarsi nella casa delle «cento stanze». In questo labirinto di baracche spesso si riunivano i bambini del paese perché – dicono a Gravina in Puglia - la masseria sarebbe stata anche utilizzata come deposito di vecchi biliardini abbandonati. E nella scarpa di uno dei fratellini sono stati trovati un evidenziatore e una pallina da calcio balilla. L’antica residenza nobiliare è divenuta ormai un monumento al dolore dove vengono deposti fiori, messaggi, disegni. La gente sosta in silenzio, lo stesso silenzio che avvolge la scuola media Benedetto XIII, quella frequentata dai fratellini.
Il Giornale 1 marzo 2008

venerdì 29 febbraio 2008

Gravina, il padre accusa: "Dovevate cercare là dentro"

Cronaca Mentre si fa strada l'ipotesi che i due fratellini siano caduti accidentalmente

Gli sviluppi dopo l'esito dei primi rilievi medico-legali

Bari, 29 feb. – Un lungo pianto e un'accusa. Così Filippo Pappalardi ha accolto Angela Aliani, il suo avvocato difensore, venuta a fargli visita nel carcere di Velletri per la prima volta da quando i due figli dell'uomo, Ciccio e Tore, sono stati ritrovati morti nella "casa delle cento stanze" a Gravina di Puglia (Bari). "L'avevo detto io alla polizia che dovevano cercare là dentro", ha urlato al legale prima di esplodere in un pianto liberatorio. Altro per il momento non è trapelato dall'interno del carcere dove il detenuto e l'avvocato hanno avuto circa tre ore di colloquio. Lo stesso legale, appena fuori, ha riferito di essere molto provato e di non voler rilasciare interviste. Per sabato, poi, è attesa la decisione del giudice sulla richiesta di scarcerazione di Filippo Pappalardi presentata dal suo difensore perchè dopo il ritrovamento dei corpi e i primi esami autoptici lo scenario accusatorio sarebbe decaduto. Infatti sembra prendere corpo la convinzione, trapelata da alcune fonti investigative dopo l'esito dei primi esami medico legali, che i due ragazzi siano caduti insieme nel pozzo "accidentalmente". Forse Francesco è stato il primo a precipitare, seguito dal fratellino Salvatore che probabilmente gli è caduto addosso. Intanto, nell'edificio sottoposto a sequestro sono continuati i rilievi della polizia scientifica, che sta ispezionando la cisterna e tutta la costruzione alla ricerca di elementi che possano aiutare a definire le circostanze che hanno portato i due fratellini a cadere lungo il cunicolo del pozzo. Un minuto di silenzio in memoria dei fratellini di Gravina sarà rispettato sui campi di calcio italiani sabato e domenica, ad inizio di partita. La richiesta, partita dall'amministrazione comunale di Gravina, è stata accolta dal presidente della Federazione italiana gioco calcio, Giancarlo Abete. E martedì scenderanno in strada gli studenti di Gravina per ricordare i loro compagni Francesco e Salvatore. R. R.
La Gazzetta del Mezzogiorno 29 febbraio 2008

Fratellini Gravina: Il Sindaco tentò di murare il labirinto

Gravina in Puglia. Qui a Gravina, nel paese che ingoia i bambini, il sindaco Rino Vendola si lamenta perché quando un anno fa provò a murare l’ingresso di alcuni ruderi i proprietari minacciarono di metterlo in croce. Perciò, ancora oggi nelle mille caverne sparse ovunque si può precipitare un giorno sì e un altro pure. E insomma: che razza di paese è un paese che non protegge i suoi figli più fragili? E che li ingoia nei suoi antri più osceni? E che addirittura protesta e minaccia se c’è chi almeno vuol provare a introdurre un rimedio? Sgomento, disagio, poca voglia di commentare. Ora, al di là dei fiori e delle poesie accumulate sul marciapiede davanti alla «casa delle cento stanze», nelle stradine è tutto un rincorrersi di mezze frasi e di sguardi oblunghi e di occhiolini che fanno intendere che si sa e non si sa ma che però, se qualcosa davvero si sa, poco o nulla in concreto si dice. In tanti, anzi in troppi, qui giurano di ricordare, e di aver visto, e di aver sentito, e di aver a suo tempo perfino avvertito. Già, ma avvertito chi? Sentito che cosa? E dove? E come? E quando? È quasi un’orgia di rimembranze, o di un qualcosa che vi assomiglia, però tutte labili e alla fine inconcludenti. I testimoni? Trattasi per lo più di adolescenti, in età di fantasie assai spinte e di immaginazione esasperata spesso al massimo dei decibel. E allora ecco che pure lui, 13 anni, il ragazzino che l’altra sera ha invocato i soccorsi per salvare l’amico Michele finito nella cisterna in cui erano sepolti i fratellini, adesso parla e parla e ricorda e addirittura ammonisce: «Ciccio e Tore? Ma certo che li ho visti giocare anche loro nella casa delle cento stanze». E altri, categorici: «Spesso li sfottevamo perché sembravano intimoriti. Era una sfida entrare in quelle stanze buie». Già, ma alla polizia tutto ciò lo hai confidato? «Certo che l’ho detto - è la risposta - ma forse non mi hanno creduto». E a complicare il già ingarbugliato mosaico spunta il racconto di Annarosa Melillo, psicologa del consultorio familiare di Gravina. Altro che paurosi. Lei disegna Ciccio e Tore esattamente al contrario rispetto ai loro amichetti. E assicura: «Erano bambini abituati ad andare per strada fin da piccolissimi. Sprezzanti di ogni pericolo». E ancora, immaginandoli quasi funamboli qui nel paese dei precipizi: «Camminavano sui cornicioni di casa. E si cimentavano in imprese impossibili». Insomma: vero, verosimile e palesemente improbabile continuano a mescolarsi come se niente fosse in questa orrenda favola raccontata assai male. Un micidiale cockaitl di contraddizioni. E per chi deve scoprire una verità, non è mica facile lavorare. «Le indagini sono state animate da una volontà senza pari», precisa il prefetto di Bari Carlo Schilardi rintuzzando le critiche piovute da più parti. E aggiunge: «Non abbiamo scuse da chiedere. nelle indagini si può dire che si sia magari strafatto ma di sicuro non si è mai sottovalutato alcun dettaglio». E le ricerche? È vero o no che partirono in ritardo? «Partirono immediatamente e con tutti i mezzi disponibili», assicura il prefetto. E si scava, nella vita dei due fratellini. E rispuntano le loro letterine, quelle in cui Ciccio e Tore sussurrano di minacce e violenza, di affetti rarefatti e persi per strada, di quella famiglia sfortunata finita in mille pezzi sparpagliati qua e là. Come poveri resti. Come quei poveri resti ritrovati in cisterna. Sparpagliati. Come le mezze frasi ricucite nei verbali delle intercettazioni, quelle che per i magistrati di Bari inchiodano papà Filippo nel suo ruolo di assassino senza se e senza ma. O quasi. e. c.
Il Mattino 29 febbraio 2008

Gravina - Nuovi rilievi nel casolare

Un corteo per ricordare Ciccio e Tore è stato organizzato per martedì prossimo dagli studenti e dai docenti gravinesi. Sembra che un testimone abbia già ritrattato di aver visto i ragazzi il giorno della scomparsa

GRAVINA IN PUGLIA (BARI) - Aumentano di ora in ora i mazzi di fiori che vengono deposti lungo il muro di cinta del casolare abbandonato dove lunedì scorso sono stati recuperati i corpi di Francesco e Salvatore Pappalardi i due bambini di Gravina in Puglia scomparsi oltre un anno e mezzo fa e ritrovati casualmente in fondo a un pozzo. Nell’edificio sottoposto a sequestro continuano anche oggi i rilievi della Polizia scientifica che sta ispezionando la cisterna e tutta la costruzione alla ricerca di elementi che possano aiutare a definire le circostanze che hanno portato i due fratellini a cadere lungo il cunicolo del pozzo. All’esterno c'è un via vai continuo e commosso di cittadini di Gravina, ma anche di persone che vengono da fuori che portano fiori, leggono i messaggi lasciati lungo il muro e chiedono ai giornalisti che stazionano fuori risposte che nessuno può dare. Per la morte dei due fratellini è tuttora in carcere il padre, Filippo Pappalardi arrestato nel novembre scorso con l'accusa di duplice omicidio e occultamento di cadavere. Benché la procura ritenga ancora intatte le motivazioni che hanno portato all’arresto di Filippo Pappalardi, uno dei testimoni, pare che abbia già ritrattato: «Ho sempre detto alla polizia di non ricordare bene la data, a distanza di tre mesi non era semplice. Ma loro volevano una data certa». Filippo Pappalardi, si trova in regima di detenzione carceraria dallo scorso 27 novembre, quando la procura di Bari gli notificò l'ordine di carcerazione accusandolo di aver: «sequestrato, picchiato, ucciso e occultato i cadaveri dei suoi figli». L'uomo che in carcere piange e si dispera, si è sempre dichiarato innocente. Intanto, domani il Gip potrebbe decidere sulla richiesta di scarcerazione presentata dal legale di fiducia perchè, dopo il ritrovamento dei corpi e i primi esami autoptici lo scenario accusatori è decaduto.
La Gazzetta del Mezzogiorno 29/2/2008

giovedì 28 febbraio 2008

Gravina: L'Italia del pregiudizio

di Piero Ostellino


Ora che i corpi di Salvatore e Francesco Pappalardi sono stati trovati in un pozzo, dove nessuno era andato a cercarli, emerge un volto della nostra giustizia penale a dir poco discutibile. Da un lato, il padre dei due bambini, Filippo Pappalardi, in carcere perché indiziato, sulla base solo di un’intercettazione ambientale e della fragile testimonianza (tardiva) di un bambino, di averli uccisi. Inoltre un' inchiesta che ha cercato Salvatore e Francesco nelle grotte di Matera, nelle campagne delle Murge, persino in Romania, lungo le piste delle sette sataniche e del traffico di organi. Dall'altro, il casuale ritrovamento dei loro corpi in un pozzo nel centro di Gravina, non lontano dalla piazza dove erano stati visti l'ultima volta. Da un lato, dunque, il volto di una giustizia metafisica, che cerca aprioristicamente la verità attraverso la speculazione intellettuale e gli indizi, anche i più inverosimili, costruiti nel laboratorio della mente inquirente. Dall’altra, la scoperta casuale dei corpi dei due bambini morti, ma per fame e per freddo, nella profondità di un pozzo.

Quale verosimiglianza logica si può rintracciare nel gesto di un padre presunto assassino che non avrebbe ucciso i suoi figli, ma li avrebbe gettati vivi in un buco, e non nella sperduta campagna, bensì in un luogo dove qualcuno avrebbe potuto ritrovarli prima della loro morte? Ma il procuratore di Bari, Emilio Marzano, ha detto: «L'impianto accusatorio per ora rimane, non abbiamo elementi per ripensarlo». Sotto il profilo formale, l'affermazione è ineccepibile. Sotto quello sostanziale, appare, però, incauta almeno per due ragioni. La prima: il ritrovamento dei due fratelli nel pozzo dove l’altro giorno è caduto il bambino e l'autopsia dei loro corpi aprono interrogativi nuovi che il dottor Marzano aveva evidentemente sbagliato a escludere a priori. La seconda: per ora, la colpevolezza di Filippo Pappalardi è confermata solo dalla sua carcerazione preventiva, direbbe il filosofo dei diritti civili «per mezzo del castigo», e dal carattere ferocemente arcaico della sua figura.

Forse non è inutile ricordare che l'esposizione prolungata dell'indiziato all'avvenimento minaccia di distruggerne l'immagine e, probabilmente, già l'ha distrutta. La verità mediatica, in questi casi, rischia di apparire più forte di quella vera e non è attraverso la prima che si può ragionevolmente sperare di pervenire alla seconda. Qui non è in discussione la colpevolezza o l'innocenza del Pappalardi. Sono in discussione un pregiudizio giudiziario e la stretta correlazione fra il sistema giudiziario e quello mediatico che sta diventando tale da rendere sempre più difficile capire dove finisca l'uno e incominci l'altro e viceversa. Scrive Daniel Soulez Larivière: «La magistratura scopre con delizia che accanto alle armi terrificanti che esistono già nel codice di procedura penale esiste anche lo strumento mediatico che lo completa efficacemente» («Il circo mediatico- giudiziario», ed. Liberilibri). Eppure, il rimedio a questa confusione dei ruoli che si è imposta in Italia da quindici anni a questa parte e che nuoce sia alla magistratura sia al giornalismo, ci sarebbe: scindere la fase istruttoria e investigativa, rigorosamente coperta da segreto, da quella giurisdizionale e dibattimentale, aperta invece al pubblico.

Corriere della Sera 28 febbraio 2008

Pappalardi: se c'è un Dio scopriranno la verità

Velletri (27/02/2008) - "Se c'é un Dio scopriranno la verità". E' quanto ha detto oggi Filippo Pappalardi, il papà dei due fratellini di Gravina, recluso nel carcere di Velletri (Roma), dove segue attraverso la televisione gli sviluppi della
vicenda, che lo vede accusato di aver ucciso e nascosto i cadaveri dei suoi due figli.
A quanto si è appreso in ambienti del penitenziario, che si trova in aperta campagna ad una quarantina di chilometri da Roma, l'autotrasportatore continua ad avere una vita carceraria tranquilla, con il personale pronto ad intervenire a suo sostegno in caso ce ne fosse bisogno. E' recluso in una cella nel reparto C, noto come "la sezione protetti".
"Pappalardi - ha detto il direttore della casa circondariale Giuseppe Makovech - non è in isolamento e condivide la cella con un altro detenuto".
Il padre di Ciccio e Tore ieri ha ricevuto la visita di due parlamentari e di un consigliere regionale eletti nella circoscrizione di Bari.
Provincia Latina 27 febbraio 2008

Pappalardi: se c'è un Dio scopriranno la verità

Velletri (27/02/2008) - "Se c'é un Dio scopriranno la verità". E' quanto ha detto oggi Filippo Pappalardi, il papà dei due fratellini di Gravina, recluso nel carcere di Velletri (Roma), dove segue attraverso la televisione gli sviluppi della
vicenda, che lo vede accusato di aver ucciso e nascosto i cadaveri dei suoi due figli.
A quanto si è appreso in ambienti del penitenziario, che si trova in aperta campagna ad una quarantina di chilometri da Roma, l'autotrasportatore continua ad avere una vita carceraria tranquilla, con il personale pronto ad intervenire a suo sostegno in caso ce ne fosse bisogno. E' recluso in una cella nel reparto C, noto come "la sezione protetti".
"Pappalardi - ha detto il direttore della casa circondariale Giuseppe Makovech - non è in isolamento e condivide la cella con un altro detenuto".
Il padre di Ciccio e Tore ieri ha ricevuto la visita di due parlamentari e di un consigliere regionale eletti nella circoscrizione di Bari.
Provincia Latina tv 27 febbraio 2008

lunedì 25 febbraio 2008

Trovati Ciccio e Tore: erano nel pozzo

25 febbraio 2008 Trovati Ciccio e Tore:La macabra scoperta dopo il salvataggio di un tredicenne caduto in una cavità profonda 25 metri di Antonio Scotti

Sono stati trovati Ciccio e Tore, i due fratellini scomparsi il 5 giugno 2006. Dopo aver salvato un bambino scivolato nel pozzo durante questo pomeriggio, i soccoritori hanno trovato due corpi all'interno della medesima gravina.

Nel paese sono arrivati il prefetto di Bari Carlo Schilardi e il procuratore Emilio Marzano. Il sindaco di Gravina, Rino Vendola ha riferito ad alcuni giornalisti che i corpi trovati sarebbero quelli resti sono dei due fratellini. A far propendere per questa ipotesi ci sarebbero anche alcuni vestiti ritrovati nel pozzo e che sembrano simili a quelli indossati dai due fratellini il giorno della scomparsa.

"Per le condizioni dei corpi e per il tempo trascorso riteniamo che i resti umani trovati nel pozzo siano quelli di Francesco e Salvatore", ha affermato il questore di Bari Carlo Maria Speranza. Si attendono conferme ufficiali, ma il caso sembra davvero ad una svolta definitiva.
Barilive 25 febbraio 2008

VIAGGI

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