«Le accuse contro il padre, restano»
Così il questore di Bari, Vincenzo Maria Speranza ha risposto se si sentiva di escludere l’ipotesi di una caduta accidentale dei due fratellini, Francesco e Salvatore Pappalardi, ritrovati morti ieri pomeriggio, dopo 19 mesi dalla scomparsa, in una cisterna sotterranea a Gravina in Puglia. «Non mi sento di escludere nulla al momento». Per il recupero dei corpi nella cisterna probabilmente occorreranno ore. Il casolare era già stato ispezionato • Il piccolo Michele salvato dalla cisterna: «date un bacio alla mia mamma». Non è in pericolo di vita
GRAVINA DI PUGLIA (Ba) - Otto ore di lavoro per abbattere un muro che ostruiva il passaggio diretto all’interno del grande stanzone dove è stato rinvenuto il primo dei cadaveri. Poi, in un piccolo avvallamento, un metro più in basso e a distanza di circa sette metri ecco anche il secondo cadavere, adagiato su un fianco. Entrambi i corpi Mummificati dal tempo e dalle avversità atmosferiche. Una dura notte di lavoro per i vigili del fuoco e gli speleologi ha consentito questa mattina alle 8 l’intervento del medico legale e della polizia scientifica della Questura di Bari, che già dalle prime ore dell’alba lavoravano all’interno del rudere di via Giovanni Consolazione.
Alle 8 in punto sulla scena si è affacciata la madre dei due fratellini, Ciccio e Tore Pappalardi, scomparsi nel nulla il 5 giugno del 2006. «Un sogno premonitore l’ho fatto circa un anno fa. Mio figlio Salvatore era giù in fondo a un pozzo», queste le prime parole di Rosa Carlucci, che poi ha continuato: «Sono convinta dalle fotografie che ho visto per tutta la notte che questi corpicini in fondo al pozzo sono quelli dei miei figli. Fino a ieri sera - ha proseguito la donna - non avevo mai perso la speranza di ritrovarli vivi, ma poi la telefonata di un giornalista mi ha fatto capire che per Ciccio e Tore ormai non c'era più nulla da fare».
Il medico legale ha lavorato per circa tre ore: fotografie, rilievi, immagini. Poi è stata la volta della scientifica che giù nel pozzo ha iniziato i rilievi veri e propri e i prelievi sui corpi e sullo stato dei luoghi.
«Mi sento di escludere la caduta accidentale», ha ripetuto il questore di Bari, Vincenzo Maria Speranza, che poi ha proseguito: «Come nel caso di ieri sera, quando un bambino è caduto giù gli altri si sono adoperati per chiedere aiuto. Quindi ammesso e non concesso che uno dei due ragazzi fosse andato giù accidentalmente, mi sento di escludere che anche il secondo possa aver fatto la stessa fine». Sul fronte delle indagini il questore di Bari è stato chiaro: «Al momento c'è una persona detenuta, quindi l’impianto accusatorio è e resta quello di omicidio. Dalle indagini in mio possesso effettuate prima e dopo l’arresto di Filippo Pappalardi, la situazione non è cambiata. Aspettiamo di vedere cosa succederà adesso, dopo che il medico legale avrà effettuato l’autopsia sui corpi dei due bambini. Una cosa al momento è certa: non mi sento di escludere nulla. Nessuna ipotesi, tant'è - ha aggiunto il responsabile della questura barese - che stiamo verificando se all’interno di questo pozzo si possa entrare anche da altri luoghi».
«I corpi sono distanti sei-sette metri tra loro, hanno le scarpe, solo una non è stata ancora trovata e la stiamo cercando». Lo ha detto ai giornalisti il questore di Bari Vincenzo Maria Speranza, che ha confermato che «l'ipotesi che dopo la caduta abbiano avuto la possibilità di muoversi è però remota». «Bisogna anche capire – ha aggiunto – se la morte è avvenuta là sotto o in precedenza e questo dovrà chiarirlo il sopralluogo in corso e i successivi accertamenti». «Bisogna anche accertare se sono caduti da questo cunicolo o da altri – ha precisato ancora il questore, – attualmente stiamo verificando se per raggiungere i due corpi si possono utilizzare altri varchi». «Dopo il recupero – ha proseguito – i due corpi saranno trasportati nell’istituto di medicina legale di Bari, dove avverrà il riconoscimento ufficiale»; c'è stata una prima ricognizione dei medici legali ed ora stanno lavorando gli esperti della scientifica.
I luoghi dove sono stati ritrovati i due corpicini erano già stati visitati e ispezionati subito dopo la scomparsa dei due fratellini, ma dalla superficie non si era notato nulla di anomalo, nessuno, infatti, aveva pensato di calarsi fino a giù per ispezionare meglio il luogo dove, dopo venti mesi, sono stati rinvenuti i due cadaveri. Nelle prime ore del pomeriggio è possibile che i due corpi vengano portati in superficie e trasportati presso l’istituto di medicina legale di Bari, dove verrà eseguita l’autopsia.
Gazzetta del Mezzogiorno 26/2/2008
Visualizzazione post con etichetta il padre di ciccio e tore resta in carcere. Mostra tutti i post
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martedì 26 febbraio 2008
Gravina, trovati in un pozzo i corpi dei due fratellini. Iniziate le operazioni di recupero

Il soccorso ad un ragazzino di 11 anni, caduto in un pozzo di una casa abbandonata a Gravina in Puglia, ha fatto scoprire in fondo al cunicolo, completamente privo d'acqua, resti umani, che hanno subito fatto pensare ai due fratellini scomparsi il 5 giugno 2005, Salvatore e Francesco Pappalardi. È certo dell'identità dei due fratellini il questore di Bari Vincenzo Speranza, dopo aver compiuto un sopralluogo: «Abbiamo troppi elementi che coincidono», ha affermato, aggiungendo che i bambini «potrebbero essere caduti come potrebbero essere stati buttati». Un elemento importante, inoltre, sarebbe il ritrovamento di alcuni indumenti insieme ai resti, in particolare, di una maglia con cappuccio, con una scritta sul davanti: una maglia simile a quella che indossava Salvatore il giorno della scomparsa.
L'incidente capitato nel pomeriggio di ieri al ragazzino undicenne, caduto nel pozzo mentre giocava a pallone con gli amici, ha evocato da subito i più neri fantasmi. Il piccolo sta bene, tranne che per la frattura di entrambi gli arti, ma per le due ore in cui è rimasto nel pozzo la sua vicenda ha riportato alla memoria quella di Alfredino Rampi, morto in uno stretto cunicolo sotto terra nel 1981, dopo che per 18 ore tutta Italia aveva tenuto il fiato sospeso per la sua sorte e seguito in tv le fasi del tentativo di soccorso.
Nel pozzo di Gravina si sono calati quattro uomini dei nuclei Saf di Bari e di Matera dei vigili del fuoco e sono riusciti lentissimamente a tirare fuori il ragazzino, dopo averlo imbracato e legato ad un sostegno rigido. Subito dopo il ritrovamento è scattato l'allarme per i resti umani rinvenuti nel pozzo, che si trova nei pressi della pineta e della stazione ferroviaria del centro storico della cittadina murgiana. Il recupero dei corpi inzierà nella mattinata di oggi. Il varco aperto è delle dimensioni di un metro per un metro e mezzo e consente di scendere, dopo aver percorso pochi metri al di sotto del piano stradale, sul fondo della cisterna vuota dove, a poca distanza l'uno dall'altro, ci sono i resti dei due corpicini. È presente anche la madre dei due ragazzi, Rosa Carlucci, cui non è però stato ancora consentito di avvicinarsi al luogo del ritrovamento.
26 febbraio 2008
Ricerche fino in Romania: 20 mesi di false piste
Bari - Li hanno cercati dappertutto, tra le case di parenti, tra le baracche ai bordi del paese, fino in Romania. È il cinque giugno del 2006 quando Francesco e Salvatore Pappalardi, due fratellini di 13 e di 11 anni, scompaiono nel nulla. Persi, dispersi, uccisi, rapiti. Ipotesi che aprono gli scenari peggiori. Dalla loro casa a Gravina a Bari partono gli appelli della mamma, «Tornate a casa vi prego». Al grido di dolore si unisce anche il padre Filippo Pappalardi che dalle telecamere promette: «Tornate presto e non vi preoccupate, non vi faremo nulla».
I genitori sono separati, i bambini vivono con il padre, un uomo violento, già denunciato dalla ex moglie per molestie sessuali nei confronti della figlia. Si pensa subito a una marachella, i bambini, forse, vogliono attirare l’attenzione sulla loro situazione familiare difficile, una condizione di degrado. Una pista, quella della fuga volontaria, che dieci giorni dopo iniziava già a perdere peso. Gli inquirenti spostano l’attenzione sulla madre dei bimbi, partono gli interrogatori. Per ore vengono ascoltati i genitori e il convivente della donna. Il 3 luglio del 2006 il pm Antonino Lupo parte per verificare la «pista romena», basata sull’ipotesi che una donna romena amica della madre possa averli aiutati a raggiungere la Romania. Il Papa Benedetto XVI fa sapere di «seguire con viva trepidazione la vicenda».
La pista romena non sembra produrre risultati, il 17 luglio la questura di Bari diffonde il fotogramma dell’ultimo «avvistamento» di Francesco, ripreso alle 18 del 5 giugno dalla telecamera a circuito chiuso all’esterno di una banca del centro di Gravina, vicino alla casa del padre. Per giorni, i cani da salvataggio delle forze di polizia controllano inutilmente discariche abusive, casolari e grotte. Il 6 settembre il padre dei bambini riceve un’informazione di garanzia per sequestro di persona.
Gli investigatori cercano con il luminol in casa e sui veicoli del padre e ispezionano con il georadar appezzamenti di terreno nella sua disponibilità. In una lettera alla Gazzetta del Mezzogiorno, il sindaco di Gravina sostiene che i due fratellini «sono vivi e in buona salute» e sono stati portati in Romania.
Intanto il Tribunale per i minorenni di Bari dispone il trasferimento in una comunità protetta della sorella adolescente e della mamma dei fratellini. Lo stesso provvedimento sospende la patria potestà sulla 15enne al papà Filippo Pappalardi. A marzo, dopo una segnalazione, si scava senza esito nei terreni vicini all’abitazione della mamma dei bambini, a Santeramo in Colle. A maggio è ancora il padre a essere sottoposto a un lunghissimo interrogatorio nella questura di Bari. Si iniziano a perdere le speranze, si inizia cioè a temere che per i fratellini di Gravina le speranze di ritrovarli vivi affievoliscono. «A questo punto credo che i bambini siano morti. Umanamente mi posso augurare che siano vivi, ma dal punto di vista inquirente vi dico di credere che siano morti», dice il procuratore della Repubblica di Bari, Emilio Marzano nell’ottobre scorso. È il 27 novembre quando scattano le manette per Filippo Pappalardi, con l’accusa di aver ucciso i suoi due figli, averne occultato i cadaveri e aver tentato di sviare le indagini. L’uomo si professa innocente.Il 13 dicembre il riesame conferma che il padre di Ciccio e Tore deve restare in carcere.
Il Giornale 26 febbraio 2008
I genitori sono separati, i bambini vivono con il padre, un uomo violento, già denunciato dalla ex moglie per molestie sessuali nei confronti della figlia. Si pensa subito a una marachella, i bambini, forse, vogliono attirare l’attenzione sulla loro situazione familiare difficile, una condizione di degrado. Una pista, quella della fuga volontaria, che dieci giorni dopo iniziava già a perdere peso. Gli inquirenti spostano l’attenzione sulla madre dei bimbi, partono gli interrogatori. Per ore vengono ascoltati i genitori e il convivente della donna. Il 3 luglio del 2006 il pm Antonino Lupo parte per verificare la «pista romena», basata sull’ipotesi che una donna romena amica della madre possa averli aiutati a raggiungere la Romania. Il Papa Benedetto XVI fa sapere di «seguire con viva trepidazione la vicenda».
La pista romena non sembra produrre risultati, il 17 luglio la questura di Bari diffonde il fotogramma dell’ultimo «avvistamento» di Francesco, ripreso alle 18 del 5 giugno dalla telecamera a circuito chiuso all’esterno di una banca del centro di Gravina, vicino alla casa del padre. Per giorni, i cani da salvataggio delle forze di polizia controllano inutilmente discariche abusive, casolari e grotte. Il 6 settembre il padre dei bambini riceve un’informazione di garanzia per sequestro di persona.
Gli investigatori cercano con il luminol in casa e sui veicoli del padre e ispezionano con il georadar appezzamenti di terreno nella sua disponibilità. In una lettera alla Gazzetta del Mezzogiorno, il sindaco di Gravina sostiene che i due fratellini «sono vivi e in buona salute» e sono stati portati in Romania.
Intanto il Tribunale per i minorenni di Bari dispone il trasferimento in una comunità protetta della sorella adolescente e della mamma dei fratellini. Lo stesso provvedimento sospende la patria potestà sulla 15enne al papà Filippo Pappalardi. A marzo, dopo una segnalazione, si scava senza esito nei terreni vicini all’abitazione della mamma dei bambini, a Santeramo in Colle. A maggio è ancora il padre a essere sottoposto a un lunghissimo interrogatorio nella questura di Bari. Si iniziano a perdere le speranze, si inizia cioè a temere che per i fratellini di Gravina le speranze di ritrovarli vivi affievoliscono. «A questo punto credo che i bambini siano morti. Umanamente mi posso augurare che siano vivi, ma dal punto di vista inquirente vi dico di credere che siano morti», dice il procuratore della Repubblica di Bari, Emilio Marzano nell’ottobre scorso. È il 27 novembre quando scattano le manette per Filippo Pappalardi, con l’accusa di aver ucciso i suoi due figli, averne occultato i cadaveri e aver tentato di sviare le indagini. L’uomo si professa innocente.Il 13 dicembre il riesame conferma che il padre di Ciccio e Tore deve restare in carcere.
Il Giornale 26 febbraio 2008
lunedì 25 febbraio 2008
Trovati Ciccio e Tore: erano nel pozzo
25 febbraio 2008 Trovati Ciccio e Tore:La macabra scoperta dopo il salvataggio di un tredicenne caduto in una cavità profonda 25 metri di Antonio Scotti
Sono stati trovati Ciccio e Tore, i due fratellini scomparsi il 5 giugno 2006. Dopo aver salvato un bambino scivolato nel pozzo durante questo pomeriggio, i soccoritori hanno trovato due corpi all'interno della medesima gravina.
Nel paese sono arrivati il prefetto di Bari Carlo Schilardi e il procuratore Emilio Marzano. Il sindaco di Gravina, Rino Vendola ha riferito ad alcuni giornalisti che i corpi trovati sarebbero quelli resti sono dei due fratellini. A far propendere per questa ipotesi ci sarebbero anche alcuni vestiti ritrovati nel pozzo e che sembrano simili a quelli indossati dai due fratellini il giorno della scomparsa.
"Per le condizioni dei corpi e per il tempo trascorso riteniamo che i resti umani trovati nel pozzo siano quelli di Francesco e Salvatore", ha affermato il questore di Bari Carlo Maria Speranza. Si attendono conferme ufficiali, ma il caso sembra davvero ad una svolta definitiva.
Barilive 25 febbraio 2008
Sono stati trovati Ciccio e Tore, i due fratellini scomparsi il 5 giugno 2006. Dopo aver salvato un bambino scivolato nel pozzo durante questo pomeriggio, i soccoritori hanno trovato due corpi all'interno della medesima gravina.
Nel paese sono arrivati il prefetto di Bari Carlo Schilardi e il procuratore Emilio Marzano. Il sindaco di Gravina, Rino Vendola ha riferito ad alcuni giornalisti che i corpi trovati sarebbero quelli resti sono dei due fratellini. A far propendere per questa ipotesi ci sarebbero anche alcuni vestiti ritrovati nel pozzo e che sembrano simili a quelli indossati dai due fratellini il giorno della scomparsa.
"Per le condizioni dei corpi e per il tempo trascorso riteniamo che i resti umani trovati nel pozzo siano quelli di Francesco e Salvatore", ha affermato il questore di Bari Carlo Maria Speranza. Si attendono conferme ufficiali, ma il caso sembra davvero ad una svolta definitiva.
Barilive 25 febbraio 2008
venerdì 14 dicembre 2007
13 dicembre 2007
Ciccio e Tore, il papà resta in carcere
La decisione è stata assunta dal Tribunale del riesame di Bari
di Antonio Scotti
Confermato, Fillippo Papparaldi, padre di Ciccio e Tore, i due fratellini scomparsi da Gravina lo scorso 5 giugno, rimarrà in carcere. A deciderlo il Tribunale del riesame di Bari, che ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare emessa il 27 novembre scorso dal gip Giuseppe De Benedictis per i reati di sequestro di persona, duplice omicidio volontario e occultamento di cadavere.
I giudici del Tribunale del riesame hanno depositato il dispositivo della decisione. Nei prossimi giorni, invece, sarà possibile conoscere le motivazioni alla base del verdetto. Il pubblico ministero che coordina l'inchiesta, Antonino Lupo, ha dichiarato che "non c'è da essere soddisfatti se non per il fatto che l’ipotesi di accusa portata avanti dalla procura è stata condivisa dal Tribunale del riesame". Filippo Pappalardi è nel carcere di Bari dal 27 novembre scorso. L'uomo, secondo quanto sostentuto dal pm Antonino Lupo e dal procuratore della Repubblica Emilio Marzano, avrebbe ucciso i suoi due figli mentre li picchiava. Prove schiaccianti a suo carico al momento non ce ne sono. Anche se gli investigatori hanno rilevato una serie di intecertettazioni ambientali in cui Pappalardi pare avesse più volte invitato la sua seconda moglie a non riferire a nessuno l'episodio della scomparsa dei bambini.
L'unico testimone di questa vicenda, un bambino amico dei due fratellini, ha raccontato di aver visto Pappalardi nella piazza Quattro Fontane di Gravina il giorno antecedente la scomparsa. L'uomo, dopo che i suoi due figli avevano trasgredito all'obbligo di rimanere a casa, li avrebbe raggiunti per portarli con sè. Successivamente Pappalardi avrebbe picchiato Ciccio e Tore al punto tale da perdere di mano la situazione e causare il decesso dei fratellini. Entrambi, secondo l'accusa, ora sono nascosti in qualche gravina della Murgia barese.
Ciccio e Tore, il papà resta in carcere
La decisione è stata assunta dal Tribunale del riesame di Bari
di Antonio Scotti
Confermato, Fillippo Papparaldi, padre di Ciccio e Tore, i due fratellini scomparsi da Gravina lo scorso 5 giugno, rimarrà in carcere. A deciderlo il Tribunale del riesame di Bari, che ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare emessa il 27 novembre scorso dal gip Giuseppe De Benedictis per i reati di sequestro di persona, duplice omicidio volontario e occultamento di cadavere.
I giudici del Tribunale del riesame hanno depositato il dispositivo della decisione. Nei prossimi giorni, invece, sarà possibile conoscere le motivazioni alla base del verdetto. Il pubblico ministero che coordina l'inchiesta, Antonino Lupo, ha dichiarato che "non c'è da essere soddisfatti se non per il fatto che l’ipotesi di accusa portata avanti dalla procura è stata condivisa dal Tribunale del riesame". Filippo Pappalardi è nel carcere di Bari dal 27 novembre scorso. L'uomo, secondo quanto sostentuto dal pm Antonino Lupo e dal procuratore della Repubblica Emilio Marzano, avrebbe ucciso i suoi due figli mentre li picchiava. Prove schiaccianti a suo carico al momento non ce ne sono. Anche se gli investigatori hanno rilevato una serie di intecertettazioni ambientali in cui Pappalardi pare avesse più volte invitato la sua seconda moglie a non riferire a nessuno l'episodio della scomparsa dei bambini.
L'unico testimone di questa vicenda, un bambino amico dei due fratellini, ha raccontato di aver visto Pappalardi nella piazza Quattro Fontane di Gravina il giorno antecedente la scomparsa. L'uomo, dopo che i suoi due figli avevano trasgredito all'obbligo di rimanere a casa, li avrebbe raggiunti per portarli con sè. Successivamente Pappalardi avrebbe picchiato Ciccio e Tore al punto tale da perdere di mano la situazione e causare il decesso dei fratellini. Entrambi, secondo l'accusa, ora sono nascosti in qualche gravina della Murgia barese.
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