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venerdì 4 novembre 2011

MELANIA, INTERROGATO PM FERRARO: "SATANA NELLE CASERME"

Venerdì 04 Novembre 2011 - 17:54
Ultimo aggiornamento: 17:58

     
TERAMO - È stato ascoltato per circa tre ore l'ex sostituto procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ferraro, il magistrato che aveva indagato sulla possibile presenza di sette sataniche all'interno delle caserme. L'uomo è stato sentito dai pubblici ministeri che indagano sulla morte di Melania Rea  la mamma 29enne di Somma Vesuviana (Napoli) uccisa nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo). Ferraro ha raggiunto la procura teramana e da qui è stato trasferito nella sede del comando provinciale dei carabinieri di Teramo, nella caserma Porrani. Qui è stato ascoltato dai pm Davide Rosati e Greta Aloisi ai quali aveva chiesto di essere sentito sul delitto. Ferraro è stato al centro di una contrapposizione con il Consiglio superiore della magistratura, che lo ha sospeso in via cautelativa dal servizio per quattro mesi per presunta infermità mentale. Secondo quanto asserito dallo stesso magistrato, che due perizie psichiatriche nel frattempo hanno stabilito essere sano di mente, le sue disavventure sono cominciate quando è stata resa nota la sua attività di indagine su presenze massonico-sataniche all'interno delle caserme, partendo da quanto accertato, sempre secondo le sue affermazioni, nella caserma romana della Cecchignola. A proposito di Melania Rea, lo stesso ex sostituto avrebbe dichiarato di averla notata o di aver notato una donna molto simile alla vittima, qualche tempo prima della sua scomparsa, negli uffici della procura di Roma.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=146688

giovedì 2 aprile 2009

Curia di Siena nella bufera per il "prete in Ferrari"

LA CURIA ARCIVESCOVILE DI SIENA NELLA BUFERA

Dalle intercettazioni trapela il fatto che don Acampa pensava di godere una sorta di impunità «extraterritoriale», aveva preteso dal Procuratore capo di Siena che intervenisse per addolcire l'inchiesta e lo aveva persino offeso.

Dice il prete all'archivista della Curia Nardi: "Stai tranquillo, tanto non hanno indizi e brancolano in alto mare. [...] Devono chiudere.



Duomo di Siena(27/03/2009) - Nella Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d'Elsa e Montalcino, guidata dal 2001 da Mons. Antonio Buoncristiani, 65 anni, perugino, laureato in Diritto canonico e in Scienze politiche, licenziato in Teologia e in Scienze sociali, e Segretario di Nunziatura in Costa Rica, Zambia, e Malawi, si è creato sulla stampa un caso di un certo rilievo che ha fatto discutere tutta Siena: quello di don Giuseppe Acampa, 40 anni, economo diocesano e pupillo dell'Arcivescovo Buoncristiani. L'Arcidiocesi ha solo 117 preti, 186 parrocchie, e 10 diaconi per cui non risulta difficile andare sulla stampa specie se uno è un prete sui generis. In questa città comanda da 60 anni il vecchio Partito Comunista, c'è l'istituzione del Monte dei Paschi, il Palio di Siena, molti giornalisti assunti in RAI, la massoneria guidata dal giornalista Stefano Bisi direttore responsabile del Corriere di Siena, e una magistratura corretta e responsabile rappresentata dal nuovo procuratore capo e dal magistrato Alessandra Chievegatti ora a Catania che ha rinviato a giudizio i vertiici dell'Università e del Policlinico di Siena. Una donna coraggiosa che però preferisce stare a Catania che a Siena. Ma vediamo perchè oltre che sulla stampa don Acampa è finito nel libro "La casta di Siena".

L'inchiesta giudiziaria di Siena muove i suoi primi passi il 2 aprile del 2006, quando alle 11,20 di quella domenica, don Acampa chiama i Vigili del fuoco: «Venite, c'è un incendio....». L' incendio era in realtà divampato una ventina di minuti prima e il reverendo, che si trovava nella Curia, la prima telefonata la fa stranamente ad una impiegata dell'economato. I vigili del fuoco e la Scientifica, nella loro perizia, hanno dimostrato che l' incendio è stato innescato in contemporanea all'arrivo di don Acampa nella Curia. Ma questo lo si accerterà nel corso delle indagini. Alle sue prime battute, don Acampa, sentito dagli investigatori, accusa il povero archivista (e per questo sarà indagato poi per calunnia), il professore Franco Nardi, che finisce come il sospettato numero uno e che adesso aspetta che la sua denuncia contro il Vescovo Buoncristiani (per averlo licenziato per non aver ritrattato le sue accuse) faccia il suo corso. L' incendio aveva distrutto «solo» gli uffici dell' economato con quello di prezioso che c' era: computer, documentazione, lasciti testamentari. Nel prosieguo delle indagini, infatti, una volta che i sospetti si sono concentrati sull' economo, anche perché ad accusarlo sono stati diversi preti di Siena, i telefoni di don Acampa sono stati intercettati e sono emersi presunti rapporti omosessuali tra l' economo e due sacerdoti. La sua immagine ne esce a pezzi.

E c'è il sospetto che qualche ricatto sia girato anche per questo. Dalle intercettazioni trapela il fatto che don Acampa pensava di godere una sorta di impunità «extraterritoriale», aveva preteso dal Procuratore capo di Siena che intervenisse per addolcire l'inchiesta e lo aveva persino offeso. Pensava di essere «protetto» e invece l'inchiesta della Procura di Siena ha accertato almeno un caso in cui don Acampa - e per questo è accusato di truffa - aveva venduto a un imprenditore veneto, Fernando René Caovilla, a prezzi stracciati (un milione e 250 mila euro), un complesso immobiliare di proprietà per il50% della Curia e per l'alto 50% della Associazione della Mise Curia, a ridosso di Porta Tufi, ricevendo in cambio dall'imprenditore una fiammante Audi A3 del valore di 27 mila euro. Pare che un'altra delle ragioni dell'incendio siano le vendite immobiliari di beni noti come 'il commendone' ed il palazzo di Santa Teresa. Sopratutto quest'ultima, parte del patrimonio della Curia, aveva lasciato perplessi riguardo la grande differenza fra la prima stima di un miliardo ed ottocento mila lire di valore ed il prezzo pagato dal comune di Siena (per farne case popolari), di circa 3 milioni di euro.

Un'altra vicenda emersa è quella di un'anziana signora della nobiltà senese, che aveva lasciato tutti i suoi beni all'arcidiocesi con il mandato di venderli e dividere poi il ricavato tra cinque beneficiari: uno di questi, però, il Collegio missionario del Sacro Cuore di Gesù di Andria, prima dell'apertura delle indagini, dalla Curia di Siena non aveva ancora visto un soldo e, anzi, ignorava del tutto l'esistenza dell'eredità. Nel frattempo la procura mette sotto controllo il telefono di don Acampa. Dice il prete all'archivista della Curia Nardi: "Stai tranquillo, tanto non hanno indizi e brancolano in alto mare. [...] Devono chiudere." Questa brutta storia -come abbiamo scritto - comincia tutto il 2 aprile del 2006 quando un rogo divampa nella sede dell’Economato della Curia di Siena. Don Acampa accusa un archivista che lavora in Curia da 35 anni di aver appiccato l’incendio, ma gli accertamenti della polizia delineano un quadro diverso. E alla fine è proprio lui a finire indagato. Secondo i magistrati avrebbe dato alle fiamme l’ufficio «con l’unica finalità di distruggere documenti attinenti operazioni finanziarie promosse dalla diocesi attraverso la Curia». Gli affari curati dal sacerdote vengono analizzati attraverso accertamenti bancari e patrimoniali. Alla fine di giugno arriva la svolta. Le intercettazioni telefoniche e ambientali svelano i tentativi che sarebbero stati fatti dall’arcivescovo di Siena per convincere i testimoni a ritrattare.

Qualche giorno dopol'Arcivescovo Buoncristiani viene sospettato di aver indotto numerose persone «anche con mirate pressioni» a fornire una versione diversa da quella verbalizzata davanti ai pubblici ministeri. Nei suoi confronti verranno fatti gli accertamenti. Eppure mons. Buoncristiani avrebbe avuto molto da spiegare: le intercettazioni, ad esempio, pubblicate dai giornali, in cui don Acampa e il segretario del vescovo, don Andrea Bechi, parlano di rivolgersi al ministro della Giustizia Clemente Mastella per "tappare" l'inchiesta. Tramite per arrivare al ministro sarebbe il presidente della Misericordia di Siena, Mario Marzucchi. D'altra parte, Mastella è stato l'ospite d'onore, lo scorso maggio, delle Feste internazionali cateriniane, con cui l'arcidiocesi ha celebrato la sua santa più illustre. Don Acampa e Bechi - secondo quanto emerso dalle intercettazioni - avrebbero anche pensato di rivolgersi al procuratore Nino Calabrese, che non avrebbe vigilato a sufficienza sul suo sostituto responsabile dell'indagine, Nicola Marini: sorprendentemente, infatti, malgrado fosse ancora ufficialmente parte lesa, sembra che don Acampa fosse interessato ad una rapida archiviazione delle indagini più che alla scoperta del colpevole. Calabrese, d'altra parte, ha un 'debito di riconoscenza' nei confronti della Curia, perché sua figlia ha in affitto, a un buon prezzo, una casa in pieno centro di proprietà dell'arcidiocesi. Ci sono poi le voci di intimidazioni, da parte dell'Arcivescovo e di don Acampa, nei confronti di quei preti che si sono macchiati della 'colpa' di aver collaborato con le indagini: si parla di velate allusioni a trasferimenti nelle parrocchie più 'scomode', di minacce di rimozioni da incarichi; si ripete anche la storia dell'anziano parroco di Vagliagli, don Mino Marchetti, che si sarebbe all'improvviso visto sospendere da parte dell'arcidiocesi la pubblicazione di un'opera storica a cui lavorava da dieci anni. D'altra parte, discutendo con un altro influente amico, Giuseppe Mussari, presidente del Monte dei Paschi di Siena, don Acampa (il cui padre era un importante funzionario della banca) aveva promesso di mettere alle corse i "preti nemici giurati" che sarebbero, secondo lui, all'origine della svolta delle indagini: "Io penso che sia un gruppo di affari politico-pretonzolo", aveva detto. L'arcivescovo


Buoncristiani avrebbe anche preteso - senza ottenerla, malgrado numerose pressioni - una dichiarazione pubblica di sostegno ad Acampa da parte del clero dell'arcidiocesi. Tra i preti di Siena, comunque, l'aria che si respira è pesante: "Questo vescovo non è né un padre né un maestro", ha detto un sacerdote che vuol restare anonimo; "tante cose", aggiunge un altro, "non tornavano nella gestione degli affari della diocesi". Destava sospetti la delega pressoché illimitata per la gestione dei beni della Curia concessa nel 2004, senza alcuna consultazione del clero, da mons. Buoncristiani a don Acampa. L'economo, si racconta, si faceva vedere spesso per le strade di Siena a bordo di una Ferrari. Gli si contestava spesso la gestione squisitamente "affaristica" dei beni della Chiesa: ad esempio, appena nominato arciprete di Colle Val d'Elsa (una delle due ex-diocesi incorporate, assieme a quella di Montalcino, nell'arcidiocesi di Siena) aveva subito avviato la vendita di vari appartamenti di proprietà della Curia, ordinato la riduzione del numero delle messe e chiuso agli studiosi il palazzo vescovile, in vista forse di qualche progetto di sviluppo.

Il PM Marini rinvierà a giudizio don Acampa, ma poi verrà assolto. E tutte le accuse: incendio doloso, truffa aggravata, calunnia ( don Acampa aveva accusato l'archivista della Curia per l'incendio doloso) verranno a cadere. Don Acampa, il prete della fiammante automobile Audi A3, il prete che veste abiti eleganti, ricercati e firmati, il prete accusato da intercettazioni di aver avuto frequentazioni omosessuali con due sacerdoti (anche se ciò non è motivo di reato), il prete delle transazioni finanziarie è stato assolto con formula piena. E noi rispettiamo la sentenza. Però riteniamo che un ministro di Dio, un alter Christus, un sacerdote che ha fatto precetti di castità, povertà ed obbendienza non può condurre una vita lussuosa, un tenore di vita elevato, e una vita sessuale disordinata senza attuare nè il Decalogo nè il Discorso della montagna. Sull'obbedienza sorvoliamo essendo il pupillo dell'Arcivescovo Buoncristiani a cui deve per altri cinque anni l'incarico di economo diocesano. Questo prete moderno si deve domandare come mai a Siena molti suoi colleghi sono sconcertati e disorientati. Il popolo di Dio, don Acampa, ha bisogno di modelli di riferimento, di Pastori credibili, e di guide autorevoli. Non è pensabile che la gente viva questi scandali con l'indifferenza generale di chi è preposto a dare una risposta efficiente ed efficace. Pena: l'allontanamento dalla S. Messa, dai Sacramenti e dall'ora di religione cattolica di giovani e meno giovani. E poi il compito del Vescovo in una Diocesi è quello di vigilare, di sanzionare e, se del caso, di sospendere a divinis o di ridurre alla stato laicale preti che dovessero rivelarsi indegni dell'abito che portano con la loro ortoprassi. "La Chiesa - lo ripetiamo - è santa e immacolata, senza macchia nè ruga". (San Paolo, Efesini 5,25-27)

Alberto Giannino
a_gi@live.it

venerdì 13 marzo 2009

OMICIDIO MARIA GEUSA, SECONDO GABRIELLA CARLIZZI

dal sito:http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-notify/2005-August/0806-u5.html


Lettera con valore giuridico. zacac at libero.it zacac at libero.it


San Giustino 5 Agosto 2005 signor. Loitan

In riferimento all'articolo postato da mano anonima (per il momento), il quale contiene affermazioni calunniose e inverosimili si richiede l'immediata rimozione. L'articolo è il seguente:

http://italy.indymedia.org/news/2004/04/520848_comment.php#844583

l'indagine su complici del pedofilo assassino
by sospettato satana Thursday, Apr. 08, 2004 at 10:34 AM mail:




Crudele, puntuale, nascosto nel codice della «Rosa Rossa», si è saziato un candidato Giglio. Dov'è nascosto il feticcio strappato dalla verginità della piccola Maria di San Giusto?

Gabriella Carlizzi è convinta, il "mostro" ha colpito ancora. Tutto è andato come da copione, un rituale prestabilito, un codice perfetto, giorno, ora, nome cognome, località, movente, consapevole o inconsapevole. Paradossalmente, poco conta chi ha agito sotto comando, quel controllo mentale che improvvisamente induce il raptus nel massacratore, il cui solo compito, spesso, è quello di consegnare la "prova" del compimento della missione.
Come nelle favole: "Vai, uccidi e portami il cuore!".
Quanto ci racconta Gabriella, fa venire i brividi, eppure la sua testimonianza sembra scandire una successione di vicende dalle quali non è poi così difficile comprendere e sintetizzare, che se il Signore ha un Suo progetto per l'umanità, anche Satana ne ha elaborato uno, contrapposto, concorrente, sacrificale.
Gabriella Carlizzi, parla direttamente, e ci introduce in un mondo buio e terrificante.
"Sono in pochi a conoscere i motivi per i quali affermo senza ombra di dubbio che il massacro della piccola Maria Geusa, straziata a San Giustino, nei pressi di Perugia, il 5 aprile, due giorni fa, è stata l'esecuzione di un rito ideato da coloro che temono, da un momento all'altro, di essere smascherati e di far subire un colpo decisivo alla schola esoterica di appartenenza: la "Rosa Rossa".
Ma come sempre accade nella vita, "do ut des", pertanto chiedere protezione a Satana significa prima di tutto, offrire: guai a presentarsi a mani vuote, il Male si paga e l'uomo è costretto a pagare anche il proprio Male.
E' noto che la mia testimonianza è stata e continua ad essere al centro dell'inchiesta giudiziaria sul "Mostro", sia a Firenze sia a Perugia, dove grazie al Sostituto Procuratore dottor Giuliano Mignini, si è fatto un significativo salto di qualità, fino ad avere conferma di quanto sarebbe rimasto oscuro della misteriosa morte del medico perugino, Francesco Narducci.

Nove anni di instancabile lavoro, per me che il Male l'ho guardato in faccia, fino a sfidarlo, quando mi resi conto che se il Signore mi aveva coinvolto in questa mostruosa storia, era perché io dessi il meglio di me, l'onestà, la verità, la sofferenza, fino a incastrarlo questo "Mostro", fino a portarlo sul banco degli imputati.
Ma torniamo alla piccola Maria Geusa.
Un anno fa, un illustre medico di San Sepolcro, cui ero stata inviata per una sciatalgia, si inventò che la causa era una enorme ernia del disco, da operare con urgenza.
Dopo due giorni entravo in una clinica di Roma, dove abito, e rividi il luminare solo in sala operatoria, senza che mi fosse data la possibilità di capire, di convincermi che l'intervento era necessario. Lo vidi discutere con il suo assistente, non erano d'accordo, e lui si avvicinò alla mia barella: "Signora Carlizzi, le comunico che io prenderò le mie decisioni durante l'intervento".
Provai istintivamente a replicare, in fondo la vita era mia, e spettava a me accettare o no quanto a volte si presenta necessario anche se le conseguenze ti possono cambiare la vita.
"Professore, no, mi riporti in cam.", fui anestetizzata mentre parlavo, e feci appena in tempo ad intravedere con la coda dell'occhio un uomo robusto, appena entrato cui infilavano un camice bianco. Chi era? Non lo seppi mai. Il mio risveglio fu drammatico, sfiorai il coma, e le uniche parole che riuscii a pronunciare furono proprio per il Magistrato di Perugia: "Chiamate subito il dottor Mignini, Mignini, Mignini.." E persi i sensi. Non so dire quanto tempo passò, ma la mattina successiva mi telefonò da San Sepolcro il Professore. Non sentivo più la mia gamba, mi disse che era normale, e aggiunse: "Lunedì, verrò per dimetterla, ma le devo parlare.sa, lei sotto anestesia ha detto molte cose.io le devo parlare."

Ero entrata in clinica con le mie gambe, me ne tornavo a casa su una sedia a rotelle, dimessa come "guarita" e con le parole del luminare: una confessione?
" Signora, l'inchiesta di cui lei è testimone, io la seguo fin dall'inizio, lei non lo sa, ma vede io ho sposato una B., e dunque anche come medico me ne interessai subito, appena mia moglie mi disse che avevano ripescato il corpo di Francesco Narducci.". Da quel momento dovetti imparare a muovermi senza poter contare sulle mie gambe, e nessuno dei tanti specialisti consultati ha creduto all'errore, all'incuria professionale. Qualche tempo prima ricevetti un messaggio anonimo: "Se non la smetti, di andare avanti e indietro da Magistrato, finirai su una sedia a rotelle".
Il Magistrato aprì un fascicolo a parte, e proprio due giorni fa, il cinque aprile, i NAS, su delega del Magistrato hanno interrogato come testimoni, quanti condivisero con me quella tragica esperienza.
Nelle stesse ore San Sepolcro diveniva un focolaio incandescente: chi volle fermare le mie gambe?
E chi decise di sacrificare la piccola Maria?
La sera prima fui presa quasi da un presentimento funesto, e come sempre avviene, alle persone cui raccontavo dell'interrogatorio del giorno dopo, esprimevo il mio timore:"Speriamo che quelli della «Rosa Rossa» non sacrifichino qualche innocente, per salvarsi con l'aiuto di Satana dalla galera."
"Perché dici questo, mi chiese qualcuno, perché poi dovrebbe essere un innocente?"
"Già non te lo avevo detto. Mercoledì mi incontrerò con un testimone-chiave, uno che sa che Pacciani e un medico frequentavano Foligno, e abusavano di un adolescente fino a farlo diventare egli stesso un mostro, uno che divenuto adulto ha ucciso il figlio dell'uomo che vado ad incontrare, il suo bambino.Capisci perché temo per una creatura innocente?"

La notizia della piccola Maria, rimbalzò all'improvviso da un telegiornale all'altro, mentre da Perugia mi arrivavano le telefonate di quanti ormai hanno imparato a riconoscere l'impronta del rito, anche quando si presenta sotto forma di violenza, di bestialità.
Volevo essere sicura, e la certezza potevo trovarla solo decriptando il codice, e non potevo procedere senza conoscere il nome e il cognome della vittima.
Immediatamente mi sono rivolta ad un amico importante, e dopo pochi minuti disponevo dei dati richiesti.
Luoghi di riferimento: San Giustino e San Sepolcro. Siamo nella settimana di Passione e Morte di Gesù. E Gesù si manifesterà ancora, con il nome di Giusto. Se anagrammiamo le due parole Gesù Cristo, ne ricaveremo Giusto Recs (cs=x): dunque Giusto Rex.
Su San Sepolcro ho già spiegato. Di San Giustino so che lì vive il fondatore della Chiesa di Satana, LOITAN. Quando a Perugia fu nominato un autorevole personaggio, Loitan dichiarò alla stampa di essersi convertito per intercessione di Santa Rita. Pensai a un messaggio criptato, e considerai la "conversione" di Loitan piuttosto come il passaggio dalla Chiesa di Satana all'Ordine della Rosa Rossa. Infatti, nel linguaggio esoterico, Santa Rita è sinonimo di Rosa Rossa. Tutti sanno che nel giorno di Santa Rita, ai fedeli viene offerta durante la Santa Messa, una rosa rossa.
La data, la stessa del pericolo giudiziario e dell'offerta sacrificale per scongiurarlo, e dunque il risultato della decriptazione va raddoppiato nel seguente modo: Lunedì, 5 aprile 2004= 1 + 5 + 4 + 2 + 4 = 16 = 1 + 6 = 7. Pertanto si scrive: due volte sette = 77 = sette volte sette = 49 quanti sono appunto i Templi della "Rosa Rossa".
La "Rosa Rossa" nell'offerta sacrificale ribalta il rito cristiano. In questo caso, poiché ricorre la settimana di Passione e Morte di Gesù, e tra l'altro la Pasqua Cristiana, quest'anno, coincide con la Pasqua Ebraica, l'offerta di Gesù a Maria, Madre Sua e dell'umanità, diventa sull'altare della "Rosa Rossa" esattamente il contrario, cioè l'offerta di Maria a Gesù.

E la piccola vittima si chiamava Maria Geusa = MARIA A GESU'.
Ora poiché in questa settimana la celebrazione del rito di morte, è indicata nel Venerdì Santo, è presumibile che un brandello di un organo interno della bambina, sia stato sottratto, come feticcio, come l'ostia da "consacrare" sull'altare della "Rosa Rossa".
Dov'è nascosto il feticcio? A chi è stato dato?
E' probabile che l'uomo fermato sappia molte cose, ma poiché su di lui agisce il "controllo mentale" dei mandanti, solo mediante l'ipnosi e la rimozione passiva e inconsapevole, è possibile "sbloccare" l'ingranaggio psico-emotivo del soggetto in questione, ma anche di qualcun altro, forse una donna.
Un'ultima osservazione: un bimbo sacrificato, è un fiore per il Paradiso. Il feticcio, in quanto puro, può essere stato conservato, fino alla celebrazione, o in prossimità di un luogo sacro, o in un luogo che può essere simbolo del Paradiso, dell'EDEN.
Come vedete il "Mostro" è vivo e operante è l'organizzazione esoterico-massonica che stabilisce "ponti astrali" tra territori noti come terre di Santi. L'asse più interessante al momento è quello UMBRIA-PUGLIA, San Francesco e San Padre Pio!
C'è solo da augurarsi che si arrivi in tempo , prima che altre vittime vengano catturate dalla "Rosa Rossa".
Gabriella Carlizzi, ci saluta in fretta, sta partendo per Perugia, ci dice: "Pregate per me, oggi è lì che devo andare."

Gabriella Pasquali Carlizzi


http://www.disinformazione.it

martedì 16 settembre 2008

CECILIA GATTO TROCCHI SU SETTE E MASSONERIA

26 giugno 2002 -
"La Repubblica" edizione Firenze
Per Gatto Trocchi è un mondo "malvagio e pericoloso" l'esperta
"In città almeno 20 sette la matrice è nella massoneria"


"E' un mondo di schifo e di gente malvagia. E anche matta". E' nettissimo il giudizio della professoressa Cecilia Gatto Trocchi, docente di antropologia culturale all'Università di Chieti e studiosa del mondo dell'occulto. Le chiediamo una interpretazione di ciò che è accaduto alle Cappelle del Commiato di Careggi.
Che significato ha l'asportazione di lembi di pelle da tre cadaveri?
"La profanazione dei cadaveri è una delle prove fondamentali per essere ammessi in una setta esoterica o satanica. In genere gli aspiranti cercano antichi cimiteri di campagna, scoperchiano una tomba e portano via un osso. Ciò che è accaduto alle cappelle mortuarie di Firenze potrebbe dunque essere opera di un gruppo di giovinastri che vogliono essere ammessi in una setta".
Qui però non si tratta di ossa di cadaveri scarnificati. Lei conosce casi analoghi di escissioni in persone defunte da poco?
"Questo è molto più raro e fa pensare ai riti di magia nera voodoo di origine africana o afroamericana, nei quali vengono usati pezzi di cadavere, parti organiche dei morti, dalle quali si ritiene di ricavare la forza, il fundamiento. Questa idea è antichissima. Orazio racconta di due streghe che uccidono un ragazzo per prendergli parti del corpo. Il diritto romano puniva severissimamente questo reato: era l'unico caso in cui veniva ammessa la tortura".
Rubare pezzi di corpo per accrescere la propria forza. Non è pazzesco?
"Sono cavolate, ma molto pericolose".
A Firenze abbiamo avuto i delitti del mostro e le mutilazioni delle vittime di sesso femminile. Si ipotizza che dietro agli omicidi vi fosse una setta. Lei crede che possa essere collegata alla profanazione delle tre salme scoperta l'altro ieri?
"Le sette hanno una caratteristica. Si scindono continuamente in microsette. Ce ne sono centinaia, di 1215 persone. Le sette sono affette dal demone scissionista. Ma la matrice è unica. Coloro che hanno agito nelle cappelle mortuarie potrebbero essere gli epigoni di un gruppo originario coinvolto nei delitti del mostro. Sarebbe molto grave".
Le sette e Firenze. Che rapporto c'è?
"A Firenze e nei dintorni è vigoroso l'occultismo iniziatico. Qui operano una ventina di sette a sfondo magico, che ritengono che esistano "poteri". La matrice è la massoneria dei riti, la massoneria di frangia che insiste sull'esoterismo, sui misteri e sui riti riservati ai soli iniziati. La massoneria ufficiale li caccia, li scomunica, è rosa dall'idea di avere un sacco di matti e li tiene a distanza. Ma è un fatto che è stata la massoneria a sdoganare Satana. E' un fatto che nelle logge ufficiali si legge l'Inno a Satana del Carducci. Mi risulta che Licio Gelli avesse rapporti con importanti gruppi esoterici".
Quali sono i rischi dell'esoterismo?
"Il guaio è che la prima cosa che si cancella è la differenza fra il bene e il male. Gli eletti si sentono al di sopra delle leggi e delle regole".
(f.s.)

VIAGGI

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