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giovedì 24 novembre 2011

YARA, DNA DELL'ASSASSINO ALL'FBI

Indagano anche i Ris negli Usa 

Lo stemma della Fbi statunitense

La soluzione del giallo sulla morte di Yara Gambirasio può uscire solo da un laboratorio. È questo - tra fregole investigative svelate dalla tv, massicce campagne di rilevazione genetica e virate biologiche nella titolazione giornalistica - ciò che si è intuito ultimamente a riguardo dell'inchiesta sulla tredicenne di Brembate Sopra rapita e uccisa il 26 novembre di un anno fa.

Il dna è il solo elemento di una certa importanza in mano agli inquirenti e le quattro tracce repertate sugli indumenti della ragazzina sono, allo stato, gli unici sassolini di Pollicino capaci di tenere aperto il sentiero che porta all'assassino. Insomma, se mai accadrà, sarà un'equazione chimica a svelare il mistero ed è per tale motivo che il pm Letizia Ruggeri sta battendo tutte le strade in tema di investigazioni scientifiche. La notizia non viene confermata (e però neppure smentita) ufficialmente, ma - stando a fonti autorevoli - nelle scorse settimane il dna dell'omicida sarebbe stato consegnato all'Fbi (Federal bureau of investigation), in possesso di strumenti che potrebbero rivelare dettagli significativi sull'assassino.

Stando alle indiscrezioni da noi raccolte, sarebbe stato lo stesso comandante del Ris di Parma, il colonnello Gianpietro Lago, a volare negli Usa con i reperti biologici. La tecnologia investigativa statunitense potrebbe fornire preziose informazioni, quali il colore degli occhi e altre caratteristiche fisiche utili, se non a condurre direttamente all'autore del delitto, almeno a consentire una scrematura dei profili genetici (diecimila) finora raccolti dagli inquirenti. I reperti si troverebbero tuttora nei laboratori dell'Fbi, pronti per essere analizzati, e solo nei prossimi mesi potrebbero giungere in Italia i primi risultati. Sono quattro le tracce biologiche repertate sugli indumenti di Yara, quando il 26 febbraio scorso fu ritrovata nel campo di Chignolo d'Isola.

Due sono certamente di chi l'ha uccisa o comunque di chi ha tentato di abusare di lei. Si tratta della macchia ritrovata sui leggings e di quella presente sugli slip, entrambe appartenenti alla stessa persona, un maschio. Sono gli elementi certi, perché si trovano in zone delicate, dna difficilmente depositatosi dopo un contatto casuale. Più vaghe, invece, le tracce scoperte su uno dei due guanti di lana che la ragazzina teneva nella tasca del giubbotto. Una è riconducibile a una donna, l'altra a un uomo (ma non lo stesso del dna su slip e leggings) finora non identificati. Queste, sì, potrebbero essere il risultato di un contatto che nulla c'entra con l'omicidio. Anche se sembrano appartenere a persone estranee all'ambito familiare o al giro di amicizie, visto che i test genetici a cui sono state sottoposte tutte le persone vicine a Yara hanno dato esito negativo.

È tra la sinuosità di queste eliche genetiche che si nasconde la soluzione del giallo. E l'unica pista che sembra rimasta, passa dall'asetticità dei laboratori. Paradossale, se si pensa al fastidioso chiasso mediatico che, da un anno a questa parte, ha ciclicamente accompagnato l'inchiesta. Ma in questa vicenda s'intravede pure una sorta di contrappasso. E cioè che l'operazione Fbi potrebbe essere stata facilitata proprio dal clamore suscitato da quelle truppe dell'informazione finora viste come fumo negli occhi da chi indaga. Di fronte a un caso di rilevanza nazionale che molto ha colpito l'opinione pubblica, sempre secondo le indiscrezioni da noi raccolte, i piani alti del ministero non avrebbero nicchiato, avallando il tentativo Usa (e la relativa nota spese) e prodigandosi per favorire i contatti con gli investigatori d'oltreoceano.

Stefano Serpellini
http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/542419/

giovedì 9 dicembre 2010

YARA, SONO IN DUE AD AVERLA VISTA VICINO ALLA MACCHINA ROSSA

YARA,IN CAMPO FORZE SPECIALI. SI INDAGA SUI MOLESTATORI
SEGNALATI IN PAESE -


http://www.leggo.it/articolo.php?id=95267&sez=ITALIA

Le parole del 19enne Enrico Tironi, che rivelò per primo di aver visto la 13enne parlare con due uomini, trovano conferma. Un altro testimone, poco tempo dopo la scomparsa della 13enne, ha detto alla polizia di averla vista, a pochi metri dal palazzetto dello sport, vicino a una Citroen rossa


Proseguono senza sosta le ricerche di Yara Gambirasio, tanto che adesso entrano in scena le forze speciali. Adesso al caso lavorano anche il Reparto prevenzione crimine e il Servizio centrale operativo diretto da Gilberto Caldarozzi, protagonisti nella risoluzion di casi importanti come l'omicidio del piccolo Tommy e la cattura di Provenzano. Adesso gli inquirenti stanno setacciando ogni angolo della vita di Yara, parlando con conoscenti, parenti, amici, compagni di scuola e chiunque altro possa aver avuto un contatto, anche minimo con la tredicenne scomparsa. Addirittura la polizia ha provato a percorrere in borghese, le strade e le vie che la piccola percorreva ogni giorno, per andare a scuola o in palestra, cercando possibili indizi o tracce.


LE DUE IPOTESI Le due piste che stanno seguendo gli investigatori sono quelle dei maniaci di Brembate e dei conoscenti. Infatti, prima della scomparsa di Yara, erano stati segnalati due tentati rapimenti, da parte di presunti molestatori. Ad Almè, vicino Brembate, un uomo aveva tentato di far salire sulla propria auto una bambina, all'uscita di una scuola elementare, cosa potrebbe essere successa a Yara, almeno secondo la testimonianza di un giovane compaesano della ragazza. La pista dei conosenti viene battuta perchè secondo la polizia la ragazza avrebbe potuto conoscere la persona che l'ha fatta salie in macchina, così si cerca tra il diario e il cellulare di Yara, per capire se ci sia o no, un personaggio sospetto tra le sue conoscenze.


RICERCHE SUL TORRENTE Le ricerche di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa il 26 novembre scorso, riprese stamani nella zona di Brembate Sopra (Bergamo) sono proseguite in mattinata anche nel greto di un torrente. Si tratta del torrente Silena, che scorre tra Mapello (Bergamo) e Brembate Sopra in un greto costellato di arbusti e rovi, che alcuni agenti del Reparto prevenzione crimine hanno ispezionato lungo entrambe le sponde. Il punto in cui le forze dell'ordine stanno ispezionando il torrente si trova nei pressi di una zona dismessa, la cascina Silena, appunto, abituale rifugio per la notte di extracomunitari. Anche nella cascina sono entrati gli agenti. Le ricerche, nel corso della mattinata, sono state effettuate anche nel grande cantiere del centro commerciale di Mapello, dove sono stati ispezionati dei tombini e in alcuni campi sempre tra Mapello e Brembate Sopra dove vigili del fuoco e polizia si spostano di continuo per controllare invasi, canali, scavi e rogge.


CONOSCEVA L'AGGRESSORE Yara conosceva il suo aggressore. Questa la pista più battuta dagli investigatori nelle ultime ore. La conosceva e si fidava. Questo perché, è evidente, la piccola promessa della danza, dopo aver consegnato uno stereo a una delle sue istruttrici, lascia la sua palestra a Via Morlotti, distante 700 metri da casa, prendendo un'uscita opposta alla direzione abituale, quella che porta verso la sua abitazione. I tre cani specializzati utilizzati in quest'operazione puntano tutti su quell'uscita. Nessuno nota Yara mentre si allontana dalla palestra, ma è chiaro che, se avesse urlato, tutti avrebbero potuto sentirla. Chi la conosceva, è disposto a giurare che la ragazzina non si sarebbe mai allontanata da sola con uno sconosciuto. Nessun amore adolescenziale nascosto, niente segreti nel computer o nella rubrica del cellulare, se Yara ha scelto di uscire da una porta inconsueta, deve esserci un motivo, si ripetono gli investigatori. La risposta che trapela è sempre una: Yara conosceva chi l'ha aggredita.


CELLULARE, TRACCE FINO AL CANTIERE Alle 18.49 il telefonino della 13enne aggancia la cella di Mapello, dove è in costruzione un grande centro commerciale e dove lavora come operaio il 22enne marocchino scarcerato ieri. Un'area isolata distante circa tre chilometri dal punto di partenza e dove le tracce di Yara si perdono. Chi ha spento il cellulare, pochi minuti dopo, non si è limitato, probabilmente, a quello: ha tolto la batteria impedendo finora il ritrovamento. L'ultima certezza arriva, anche in questo caso, dai cani addestrati: tutti fiutano le tracce della 13enne fino al cantiere. Impossibile che Yara abbia percorso da sola quelle strade buie e isolate, improbabile che abbia accettato un passaggio da uno sconosciuto per percorrere i 700 metri che la separavano da casa. Accantonata la pista di Fikri, ieri i carabinieri del Racis, il raggruppamento investigazioni scientifiche di Roma, hanno incontrato i genitori di Yara nella caserma di Ponte San Pietro. Il colloquio, con la madre Maura e papà Fulvio, è durato alcune ore. I genitori hanno ricostruito i contatti della 13enne, studentessa modello e giovane campionessa sportiva. L'obiettivo è quello di ricostruire i legami con parenti e conoscenti per capire se ci sia un possibile sospetto. Prende di nuovo vigore, dopo il rilascio di Fikri pronto a ripartire per il Marocco e a dimenticare l'esperienza del carcere, la pista che ad agire siano stati due uomini. Le parole del 19enne Enrico Tironi, che rivelò per primo di aver visto la 13enne parlare con due uomini, trovano conferma. Un altro testimone, poco tempo dopo la scomparsa della 13enne, ha detto alla polizia di averla vista, a pochi metri dal palazzetto dello sport, vicino a una Citroen rossa. La seconda testimonianza dà peso a quanto visto dal giovane, che ritrattò quanto detto, ma a quasi due settimane dalla scomparsa questa pista non ha portato a nessuna svolta.

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