Tutti hanno cercato di difendersi dalla furia omicida di Olindo e Rosa che, secondo l'accusa, hanno sterminato quattro persone in via Diaz ad Erba. Lo sostiene il medico legale dell'ospedale Sant'Anna di Como, Giovanni Scola, oggi testimone importante nel processo ai coniugi erbesi. Il dottor Scola, che esegue autopsie da 25 anni, non ha potuto trattenere il suo orrore per quanto ha visto ed oggi lo ha spiegato in un'aula attonita e letteralmente "gelata" dalle sue parole. La sequenza dell'orrore inizia con Raffaella colpita alla testa ed al corpo in più punti: su di lei rilevate 18 coltellate. Poi prosegue con la madra Paola Galli, sorpresa con un colpo alla testa di un oggetto contundente e quindi finita con violenza a suon di coltellate. Poi col piccolo Youssef, figlio di Azouz e Raffaella: dalla ricostruzione di Scola - ed è l'aspetto più agghiacciante - uno l'avrebbe trattenuto con le mani (Olindo ?), mentre la moglie l'avrebbe colpito
alla gola: due fendenti, uno mortale perchè ha reciso la carotide. Poi l'orrore prosegue con la signora Valeria Cherubini, moglie di Mario Frigerio: colpita alla testa ed in diverse parti del corpo, sarebbe riuscita a risalire fino al suo appartamento dove si è accasciata al suolo. Uccisa dai colpi, certo, ma più ancora - conferma dal medico legale - dal monossido di carbonio dell'incendio appiccato in casa. Tutti, comunque, avrebbero cercato sia pure minimamente di difendersi. Pure Youssef con la sua piccola manina. Senza dimenticare Mario Frigerio quasi morto e salvato per un soffio.Ma la testimonianza di Scola non è stata giudicata esauriente dalla difesa. Fabio Schembri, uno dei legalid ei coniugi accusati della strage, puntualizza:"Ci sono cose non convincenti e che noi cercheremo di smontare. Parleranno i nostri consulenti al momento debito". Soddisfazione, invece, da parte delle parti civili: tutti concordi nel dire che Scola non avrebbe potuto ricostruire meglio la sequenza della follia e dell'orrore. Nessun commento da parte del Pm Astori che ha lasciato l'aula con i suoi collaboratori e si è in filato subito nell'ascensore. Mercoledì si ritorna in aula.
Ciao Como 4 febbraio 2008
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martedì 5 febbraio 2008
Processo Erba, Olindo si addormenta mentre si descrive la strage
Assopito mentre descrivono la strage
Processo per la strage di Erba. Tribunale di Como. Mentre in aula si discuteva della morte del piccolo Youssef e delle altre tre vittime, Olindo Romano sembrava addormentato. L'uomo, accusato insieme alla moglie del quadruplice delitto, ha tenuto le palpebre abbassate per diversi istanti, forse per stanchezza, proprio quando il medico legale descriveva i corpi delle vittime, finiti a colpi di spranga e coltelli.
Una vera esecuzione: prima Raffaella, uccisa con un corpo contundente che le ha rotto il cranio, poi colpita 18 volte con un'arma da taglio e quindi sgozzata. Colpi inferti "con intensità diversa", da due persone distinte. Stesso trattamento per la madre Paola Galli. Poi, è stata la volta del piccolo Youssef "il meno pericoloso", lo definisce il dottor Giovanni Scola.Oscurati gli schermi al plasma per permettere ad accusa, difesa e consulente di descrivere e spiegare le fotografie dell'autopsia. Dalla gabbia di Olindo e Rosa nessun commento. Olindo chiude e apre gli occhi più volte, sembra assopirsi, come sembra essere già accaduto nel corso dell'udienza. Tra marito e moglie nessun sorriso. Lei appare distratta a quanto accade in aula. Nessun gesto tra loro neanche quando viene descritta la quarta vittima che ha tentato di fuggire. Valeria Cherubini è l'unica che non è stata colta di sorpresa e ha avuto il tempo di scappare. Contro di lei l'uso di coltelli e stranga è stato invertito: prima viene accoltellata più volte, almeno venti i colpi al volto, alla schiena e al corpo, poi sgozzata e finita con un corpo contundente. Per lei il decesso "non è rapido e veloce. Ha avuto modo - sottolinea il medico legale - di respirare molto fumo". Fumo sprigionato dalle fiamme appiccate nell'abitazione per distruggere i cadaveri. Fiamme e agguato da cui Mario Frigerio, marito della Cherubini, è riuscito a salvarsi. "Era sulla soglia della morte: era in arresto cardiaco e le fiamme iniziavano a raggiungerlo", ha concluso il medico legale.Ancora nessun segno sul volto di Olindo e Rosa.
TG COM 5 febbraio 2008
Processo per la strage di Erba. Tribunale di Como. Mentre in aula si discuteva della morte del piccolo Youssef e delle altre tre vittime, Olindo Romano sembrava addormentato. L'uomo, accusato insieme alla moglie del quadruplice delitto, ha tenuto le palpebre abbassate per diversi istanti, forse per stanchezza, proprio quando il medico legale descriveva i corpi delle vittime, finiti a colpi di spranga e coltelli.
Una vera esecuzione: prima Raffaella, uccisa con un corpo contundente che le ha rotto il cranio, poi colpita 18 volte con un'arma da taglio e quindi sgozzata. Colpi inferti "con intensità diversa", da due persone distinte. Stesso trattamento per la madre Paola Galli. Poi, è stata la volta del piccolo Youssef "il meno pericoloso", lo definisce il dottor Giovanni Scola.Oscurati gli schermi al plasma per permettere ad accusa, difesa e consulente di descrivere e spiegare le fotografie dell'autopsia. Dalla gabbia di Olindo e Rosa nessun commento. Olindo chiude e apre gli occhi più volte, sembra assopirsi, come sembra essere già accaduto nel corso dell'udienza. Tra marito e moglie nessun sorriso. Lei appare distratta a quanto accade in aula. Nessun gesto tra loro neanche quando viene descritta la quarta vittima che ha tentato di fuggire. Valeria Cherubini è l'unica che non è stata colta di sorpresa e ha avuto il tempo di scappare. Contro di lei l'uso di coltelli e stranga è stato invertito: prima viene accoltellata più volte, almeno venti i colpi al volto, alla schiena e al corpo, poi sgozzata e finita con un corpo contundente. Per lei il decesso "non è rapido e veloce. Ha avuto modo - sottolinea il medico legale - di respirare molto fumo". Fumo sprigionato dalle fiamme appiccate nell'abitazione per distruggere i cadaveri. Fiamme e agguato da cui Mario Frigerio, marito della Cherubini, è riuscito a salvarsi. "Era sulla soglia della morte: era in arresto cardiaco e le fiamme iniziavano a raggiungerlo", ha concluso il medico legale.Ancora nessun segno sul volto di Olindo e Rosa.
TG COM 5 febbraio 2008
Processo Erba, il medico legale: usati due coltelli. Il piccolo Youssef è morto dissanguato
COMO (4 febbraio) - Sono due le armi che sono state usate nella strage di Erba, in cui persero la vita Raffaella Castagna, sua madre Paola Galli, suo figlio Youssef e una vicina di casa, Valeria Cherubini. Inoltre, il piccolo Youssef è morto dissanguato, probabilmente aggredito da due persone. Questi ed altri particolari sono emersi oggi nell'udienza al Tribunale di Como, che vede imputati per omicidio i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi e in cui sono chiamati a testimoniare i medici legali che intervennero sul posto e si occuparono delle autopsie delle quattro vittime. Di particolare rilievo è stata la testimonianza di Giovanni Scola, che confermerebbe la compartecipazione di due soggetti nelle aggressioni di tutte le vittime. L'ipotesi è risultata ancora più evidente nell'analisi delle 18 coltellate inferte a Raffaella Castagna, le cui ferite risultano provocate da due coltelli utilizzati con una diversa intensità. Le ferite di Raffaella Castagna. L'anatomopatologo ha parlato di ferite con «margini netti e tagli reiterati. La ferita alla spalla sinistra è stata inferta con margini netti e profondi e vibrata con una forza maggiore. Quella all'addome, invece, è stata procurata con un coltello più piccolo che è andato meno in profondità». Infine la donna è stata poi sgozzata: «Un colpo scagliato con l'intento di finirla». Non solo ferite da taglio sul corpo della donna, a queste vanno aggiunti i colpi sferrati al cranio, che sono risultati fatali, in particolar modo «la frattura frontale è stata inferta con una forza notevole e maggiore rispetto alle altre». La ferita “difensiva” è soltanto una, quella riportata da Raffaella mentre cercava di afferrare l'arma. Youssef è morto dissanguato. Per quanto riguarda il piccolo di due anni, Youssef Marzouk, la testimonianza di Scola ha chiarito che le coltellate sferrate sono state due. Il bambino, che è stato trovato riverso con le braccia aperte sul divano e i piedi poggiati per terra, ha riportato due tipi di ferite: «Una breve e netta e profonda, alla base della gola, l'altra invece mortale. L'arma è stata reiteramente mossa all'interno della ferita per procurare il maggior danno possibile». Il colpo mortale ha infatti «provocato la recisione della carotide e la morte per dissanguamento». Una piccola ferita al secondo dito della mano destra è l'unica lesione da riparo «come quando per istinto ci si mette la mano davanti per proteggersi». Il dissanguamento del piccolo è stato evidente sin dalla prima auutopsia in cui Scola non potè fare l'esame ematico perché non c'era più sangue nel corpo. L'aggressione di Valeria Cherubini. L'aggressione che risulta differente è invece quella subita da Valeria Cherubini che ha riportato «ferite da difesa più numerose, segno che c'è stata una colluttazione prolungata con una persona armata di coltello». L'autopsia ha evidenziato che c'è stata nei confronti della donna «un'aggressione complessa e con due coltelli diversi» e che, diversamente dalle altre vittime fu prima accoltellata e poi colpita alla testa e alla schiena. Il decesso della donna, inoltre, «non fu rapido e veloce, al contrario delle altre due donne. La Cherubini ha avuto modo di inalare molto monossido di carbonio», prodotto dall'incendio che gli assassini hanno innestato prima di fuggire. Il sopravvissuto. Anche l'unico sopravvissuto, Mario Frigerio, marito di Valeria, ha sul corpo ferite compatibili con le armi utilizzate sulle altre vittime. L'uomo sarebbe stato molto fortunato perché, come per gli altri, le lesioni sono «profonde e reiterate scagliate con l'intento di ledere organi importanti». Dalla ricostruzione del medico risulta che «Frigerio iniziava a essere raggiunto dalle fiamme. Ha avuto un arresto cardiaco, c'era un evidente pericolo di vita e presto sarebbe rimasto intossicato. Era sulla soglia della morte ed è stato ripreso solo grazie alla rianimazione». Per quanto riguarda Frigerio, oggi è stato ascoltato anche il medico del 118, Mario Fazzari, che per primo lo ha soccorso. Fazzari ha così descritto quel momento: «Era cosciente. Mi guardava con gli occhi aperti, spalancati. Non risuciva a parlare e mi ha fatto segno, prima con l'indice puntato verso l'alto, poi con la mano ha indicato il numero 3». Poi ha dichiarato che in prima analisi Frigerio presentava «dei graffi sul torace verso l'addome, come graffi di un gatto. Poi un eritema al volto e la bruciatura delle sopraciglia e dei peli del naso»L'incendio. Oggi è stata ascoltata anche la deposizione dell'ingegnere Massimo Bardazza, che ha ricostruito la dinamica dell'incendio. Al contrario di come sostengono i due imputati, ossia di aver appiccato il fuoco con solo due accendini e dei libri trovati in casa di Raffaella, per l'ingegnere per l'incendio è stato usato del liquido infiammabile usato solitamente per accendere i caminetti o nei campeggi. Secondo la ricostruzione di Bardazza, i focolai sono stati accesi: nella camera matrimoniale di Raffaella e Azouz, sul letto e nella cesta dei giocattoli di Youssef, dove è stata utilizzata una miscela a "combustione controllata", realizzata con «un liquido accendifuoco con un innesco più facile e meno violento di quello della benzina, ma che produce una fiamma permanente». La stessa impronta del liquido, è stata trovata anche sui corpi di Raffaella e Paola all'altezza delle gambe. E' un particolare che va ad influire sul livello di premeditazione della strage. Olindo e Rosa hanno dapprima confessato di essere gli autori degli omicidi e in seguito hanno ritrattato. Entrambi hanno sostenuto nella prima confessione di essere gli unici responsabili e di aver fatto quasi tutto da soli per discolpare l'altro. Ha suscitato sentimenti contrastanti l'immagine dei due coniugi che durante il processo si sono rivisti, per la prima volta dopo l'arresto, rinchiusi in aula nella stessa cella. Sorridevano per la gioia di rivedersi, ma Azouz Marzouk, marito di Raffaella e padre di Youssef, ha mostrato tutto il suo sdegno per quei sorrisi in una lettera scritta dal carcere di Vigevano, dove è detenuto per spaccio di droga. La lettera di Azouz. Di Olindo e Rosa scrive: «Mi dà fastidio vedere quelle due persone che ridono senza rispetto dopo quello che hanno fatto. Stanno prendendo in giro tutti: gente, giudici e avvocati, ma non rideranno più, perchè per loro è finita. Non si vedranno per tutta la vita e vivranno nella peggiore delle situazioni, la solitudine». Poi commenta la disposizione di non poter presenziare in aula: «E' meglio non esserci. Mia moglie e il mio piccolo angelo mi mancano troppo per sentire il modo in cui sono stati uccisi. Nemmeno in Turchia uccidono così»
Il Messaggero 4 febbraio 2008
Il Messaggero 4 febbraio 2008
Erba: Raffaella, colpi da mani diverse. Il bimbo morì dissanguato
4/2/2008 (14:25) - IL PROCESSO PER LA STRAGE
Il racconto del medico legale al processo nei confronti dei coniugi Romano: bimbo morì dissanguato
COMO«Sono 18 le ferite da punta e taglio con cui Raffaella castagna è stata uccisa». Così Giovanni Scola medico legale racconta nell’aula al piano terra del Tribunale di Como il modo in cui la donna fu uccisa nella strage di Erba. Strage di cui sono imputati i coniugi Romano e in cui morirono anche il figlio di due anni Youssef, la nonna del piccolo Paola Galli e una vicina di casa Valeria Cherubini.Il medico legale parla di due armi da taglio differenti che hanno provocato sulla vittima ferite con «margini netti e tagli reiterati». La donna è stata poi sgozzata: «Un colpo scagliato con l’intento di finirla». Sul corpo di Raffaella, secondo il medico legale, ci sono «due tipi di ferite scagliate con intensità diversa e con due coltelli. La ferita alla spalla sinistra è stata inferta con margini netti e profondi e vibrata con una forza maggiore. Quell’addome, invece, è stata procurata con un coltello più piccolo che è andato meno in profondità».Coltellate a cui vanno aggiunti i colpi sferrati al cranio della donna che le hanno procurato la morte. Soprattutto la «frattura frontale -spiega il medico legale- è stata inferta con una forza notevole e maggiore rispetto alle altre». Solo una, la ferita ’difensivà: Raffaella si è ferita la mano mentre cercava di afferrare l’arma, ma mentre era «impegnata a difendersi dalle coltellate veniva colpita -sottolinea Scola- alla testa».
La Stampa 4 gennaio 2008
Il racconto del medico legale al processo nei confronti dei coniugi Romano: bimbo morì dissanguato
COMO«Sono 18 le ferite da punta e taglio con cui Raffaella castagna è stata uccisa». Così Giovanni Scola medico legale racconta nell’aula al piano terra del Tribunale di Como il modo in cui la donna fu uccisa nella strage di Erba. Strage di cui sono imputati i coniugi Romano e in cui morirono anche il figlio di due anni Youssef, la nonna del piccolo Paola Galli e una vicina di casa Valeria Cherubini.Il medico legale parla di due armi da taglio differenti che hanno provocato sulla vittima ferite con «margini netti e tagli reiterati». La donna è stata poi sgozzata: «Un colpo scagliato con l’intento di finirla». Sul corpo di Raffaella, secondo il medico legale, ci sono «due tipi di ferite scagliate con intensità diversa e con due coltelli. La ferita alla spalla sinistra è stata inferta con margini netti e profondi e vibrata con una forza maggiore. Quell’addome, invece, è stata procurata con un coltello più piccolo che è andato meno in profondità».Coltellate a cui vanno aggiunti i colpi sferrati al cranio della donna che le hanno procurato la morte. Soprattutto la «frattura frontale -spiega il medico legale- è stata inferta con una forza notevole e maggiore rispetto alle altre». Solo una, la ferita ’difensivà: Raffaella si è ferita la mano mentre cercava di afferrare l’arma, ma mentre era «impegnata a difendersi dalle coltellate veniva colpita -sottolinea Scola- alla testa».
La Stampa 4 gennaio 2008
lunedì 4 febbraio 2008
PROCESSO ERBA:VIGILI DEL FUOCO, INCENDIO DEVASTANTE
(AGI) - Como, 4 feb. - "Un incendio, per noi esperti, 'parla'. Abbiamo capito subito che i punti di innesco delle fiamme che hanno dato vita all'incendio dell'appartamento di via Diaz erano almeno 4: nella camera matrimoniale con fiamme devastanti partite dal letto, nella cameretta del bambino e sui corpi delle due donne". Lo ha spiegato stamani davanti ai giudici popolari e togati della Corte di Assise di Como l'ing. Massimo Maria Bardazza, consulente dei vigili del fuoco chiamato dalla pubblica accusa, rappresentata dal sostituto Massimo Astori, per descrivere come sia stato appiccato il fuoco dopo il massacro. Le fiamme piu' devastanti nella camera matrimoniale dove sarebbero state appiccate sul materasso. "Il corpo della nonna era vicino allo stipite, all'esterno della cameretta del bambino. Secondo Bardazza, le fiamme che hanno bruciato lo stipite sarebbero quelle che hanno semicarbonizzato il corpo di Paola Galli e, per questo, stando al perito, quelle interne alla cameretta avevano avuto un altro innesco. Chi quella sera compi' l'eccidio tento' di distruggere i cadaveri di Raffaella Castagna e della mamma Paola dando loro fuoco con liquido infiammabile del tipo usato per il caminetto e versato sulle gambe. Nella cameretta del bimbo furono due gli inneschi: il lettino e la cesta dei giochi. "Al laboratorio cui sono stati inviati i reperti sono state rilevate le 'impronte digitali', ovvero si e' potuto identificare cio' che e' stato usato per dar fuoco ai corpi. Si tratta di un liquido accelerante del tipo 'diavolina', sostanza non presente sugli oggetti intaccati nei due locali". L'esperto ha spiegato come l'intervento dei pompieri, convinti di dover spegnere un normale incendio, abbia compromesso la presenza di tracce sugli oggetti. L'avvocato Enzo Pacia, per la difesa, ha cercato di capire se il tipo di liquido infiammabile utilizzato possa ustionare chi gli si avvicina incautamente con un accendino acceso: "No perche' sono prodotti, composizioni idrocarburi, fatti apposta per non ustionare". Secondo Bardazza e' stato utilizzato un solo tipo di liquido cosparso un po' ovunque. Ultimata la deposizione del perito, una breve pausa dell'udienza per poi riprendere con l'escussione del dott. Giovanni Sola, medico legale che esegui' le autopsie. (AGI)
Strage Erba: Ripreso processo, sentito il medico
4 febbraio 2008 alle 11:03 —
È ripreso questa mattina poco dopo le 9,30 il processo in Corte d’Assise a Como per la strage di Erba.
Dopo una prima eccezione preliminare (la difesa chiedeva che i loro periti di parte potessero assistere alla deposizione del medico del 118, Mario Fazzari, e dell’ingegner Massimo Bardazza dei vigili del fuoco, richiesta che ha avuto l’opposizione da accusa e parti civili) è toccato proprio al medico di origini fiorentine in servizio presso la sede distaccata del 118 di Como ad aprire la carrellata dei testimoni di oggi. “La chiamata è giunta alla nostra centrale operativa alle 20,35 e tre minuti dopo eravamo sul posto”, ha iniziato descrivendo le condizioni di Mario Frigerio che presentava una profonda ferita al collo e delle bruciature alle arcate sopraccigliari, oltre ad alcuni graffi sul torace verso l’addome, “come se fossero graffi di gatto.
Non c’erano altre bruciature oltre a quelle appena dette e ai peli del naso”. Fazzari non è potuto entrare nell’appartamento di Raffaella Castagna: “Mi era stato impedito perché, appunto, dentro c’era un incendio molto esteso”. Fazzari ha detto che Frigerio, pur nella gravità delle sue condizioni “mi ha ripetutamente indicato con un dito il piano superiore e ho pensato che di sopra potessero esserci altre persone”. Particolare questo emerso anche la scorsa settimana dal racconto di Glauco Bartesaghi, il volontario dei pompieri che per primo prestò soccorso all’anziano ex commerciante. Anche oggi Olindo Romano e Rosetta Bazzi sono presenti in aula. Lui con indosso con il solito maglione marrone sotto a una giacca a vento e un paio di jeans. Gli stessi abiti che indossava il giorno dell’arresto. Lei, invece, un golfino di color rosso vivo e un paio di jeans. Uno accanto all’altra, tenendosi spesso per mano, senza tradire sul volto un qualsiasi stato emotivo. L’avvocato della difesa, Luisa Bordeaux, ha chiesto al medico precisazioni su una relazione riguardante le condizioni del piccolo Youssuf. Una, in particolare, riporterebbe aspetti che potrebbero lasciar intendere che il decesso del bambino fosse avvenuto per intossicazione. Sul punto Fazzari, che ha lasciato il banco dei testimoni dopo 20 minuti non ha saputo riferire limitandosi a spiegare alla Corte che “non è una mia relazione. Il bambino non ho potuto vederlo”.
Fonte: Repubblica
È ripreso questa mattina poco dopo le 9,30 il processo in Corte d’Assise a Como per la strage di Erba.
Dopo una prima eccezione preliminare (la difesa chiedeva che i loro periti di parte potessero assistere alla deposizione del medico del 118, Mario Fazzari, e dell’ingegner Massimo Bardazza dei vigili del fuoco, richiesta che ha avuto l’opposizione da accusa e parti civili) è toccato proprio al medico di origini fiorentine in servizio presso la sede distaccata del 118 di Como ad aprire la carrellata dei testimoni di oggi. “La chiamata è giunta alla nostra centrale operativa alle 20,35 e tre minuti dopo eravamo sul posto”, ha iniziato descrivendo le condizioni di Mario Frigerio che presentava una profonda ferita al collo e delle bruciature alle arcate sopraccigliari, oltre ad alcuni graffi sul torace verso l’addome, “come se fossero graffi di gatto.
Non c’erano altre bruciature oltre a quelle appena dette e ai peli del naso”. Fazzari non è potuto entrare nell’appartamento di Raffaella Castagna: “Mi era stato impedito perché, appunto, dentro c’era un incendio molto esteso”. Fazzari ha detto che Frigerio, pur nella gravità delle sue condizioni “mi ha ripetutamente indicato con un dito il piano superiore e ho pensato che di sopra potessero esserci altre persone”. Particolare questo emerso anche la scorsa settimana dal racconto di Glauco Bartesaghi, il volontario dei pompieri che per primo prestò soccorso all’anziano ex commerciante. Anche oggi Olindo Romano e Rosetta Bazzi sono presenti in aula. Lui con indosso con il solito maglione marrone sotto a una giacca a vento e un paio di jeans. Gli stessi abiti che indossava il giorno dell’arresto. Lei, invece, un golfino di color rosso vivo e un paio di jeans. Uno accanto all’altra, tenendosi spesso per mano, senza tradire sul volto un qualsiasi stato emotivo. L’avvocato della difesa, Luisa Bordeaux, ha chiesto al medico precisazioni su una relazione riguardante le condizioni del piccolo Youssuf. Una, in particolare, riporterebbe aspetti che potrebbero lasciar intendere che il decesso del bambino fosse avvenuto per intossicazione. Sul punto Fazzari, che ha lasciato il banco dei testimoni dopo 20 minuti non ha saputo riferire limitandosi a spiegare alla Corte che “non è una mia relazione. Il bambino non ho potuto vederlo”.
Fonte: Repubblica
Strage di Erba: in aula Olindo e Rosa sempre nella stessa gabbia
Strage Erba: udienza dedicata a consulenti medici
(ANSA) - COMO, 4 FEB - Le testimonianze dei medici legali che intervennero sul posto e si occuparono delle autopsie.E' l'udienza di oggi per la strage di Erba. Fuori dal tribunale di Como, pur con il maltempo, sono anche oggi numerose le persone che attendono in coda per assistere al dibattimento. Prima deposizione e' stata quella di Mario Fazzari, medico del 118. In aula sono presenti gli imputati Olindo Romano e Rosa Bazzi che assistono al processo dalla stessa gabbia.
0re 10.44
(ANSA) - COMO, 4 FEB - Le testimonianze dei medici legali che intervennero sul posto e si occuparono delle autopsie.E' l'udienza di oggi per la strage di Erba. Fuori dal tribunale di Como, pur con il maltempo, sono anche oggi numerose le persone che attendono in coda per assistere al dibattimento. Prima deposizione e' stata quella di Mario Fazzari, medico del 118. In aula sono presenti gli imputati Olindo Romano e Rosa Bazzi che assistono al processo dalla stessa gabbia.
0re 10.44
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