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venerdì 13 marzo 2009

Omicidio Meredith, Sollecito denuncia maltrattamenti

PERUGIA – Raffaele Sollecito ha ribadito oggi alla Corte d’Assise di Perugia di essere rimasto scalzo in questura e di non aver potuto contattare nè il padre nè un avvocato, la notte in cui venne fermato. Il giovane pugliese ha fatto la sua dichiarazione spontanea dopo la testimonianza resa da un ispettore dello Sco di Roma. Il poliziotto ha detto che lo studente di Giovinazzo quella notte «aveva un atteggiamento confuso» e «non chiese di interrompere il verbale».

Il ragazzo - ha aggiunto – «fu messo a suo agio» dagli investigatori e gli furono concesse anche «pause molto lunge». «Mi hanno impedito di telefonare – ha replicato l’imputato -. Non ho potuto contattare nè mio padre nè un avvocato». Sollecito ha riferito di essere rimasto senza scarpe a lungo dopo che la polizia gli aveva chiesto di torgliersele. «Sono rimasto senza scarpe da poco prima della chiusura del verbale fino a quando sono andato a casa mia per il sopralluogo – ha detto -. Ho camminato scalzo in questura e in strada. Nessuno mi diede un paio di scarpe».

13/3/2009

sabato 21 febbraio 2009

Perugia, Meredith: Biglietto trovato in casa, la scientifica controlla anche You Tube

IL DELITTO-MEREDITH, NUOVO GIALLO:UNO STRANO BIGLIETTO NELLA CASA...

C'è anche un biglietto trovato in una delle camere della casa dove venne uccisa Meredith Kercher tra gli elementi al vaglio della polizia che indaga sull'incursione scoperta mercoledì scorso. La notizia è riportata oggi da alcuni giornali sulle pagine locali. Gli investigatori mantengono però il massimo riserbo sul ritrovamento. Il biglietto, secondo quanto si è appreso, non conterrebbe scritte particolari e comunque nessun messaggio riferito alla vicenda. L'ipotesi al vaglio degli inquirenti è che sia accidentalmente caduto a chi è entrato nell'abitazione, sotto sequestro dal momento in cui venne trovato il corpo della Kercher. Non sarebbe stato infatti presente prima dell'incursione. La polizia scientifica sta poi esaminando anche alcuni mozziconi si sigaretta trovati nella casa e i coltelli collocati in vari locali. Gli accertamenti hanno intanto confermato che nell'abitazione, messa a soqquadro, non sono state trovate scritte o altri oggetti riferibili a qualche rito. Anche la candela parzialmente bruciata sarebbe stata usata solo per fare luce. Gli investigatori seguirebbero invece con attenzione la pista di un gesto a sfondo intimidatorio.

IL GIALLO DI VIA DELLA PERGOLA


Alla Scientifica le tracce degli incursori. La Postale controlla anche youtube

Chi si è introdotto nella casa potrebbe essersi tradito. C'è almeno una traccia, lasciata nella fuga, che potrebbe portare la squadra mobile ad una soluzione. C’è un oggetto, forse un foglietto repertato dalla polizia scientifica di Roma che - secondo le prime ipotesi - è caduto ad uno dei profanatori della casa, e della memoria di Meredith Kercher

perugia, la casa di via della Pergola Perugia, 20 febbraio 2009 - Gli 'incursori' si potrebbero essere traditi. Hanno lasciato almeno una traccia, nella fuga, che potrebbe portare la squadra mobile a loro. C’è un oggetto, forse un foglietto repertato dalla polizia scientifica di Roma che - secondo le prime ipotesi - è caduto ad uno dei profanatori della casa, e della memoria di Meredith Kercher. La studentessa inglese assassinata il primo novembre del 2007 e per cui è in corso il processo contro l’‘amica’ Amanda Knox e il fidanzato Raffaele Sollecito.

Il giorno dopo la scoperta del ‘raid’ nel casolare di via della Pergola 7 - ancora sotto sequestro - gli investigatori sono già al lavoro. Nei laboratori della Scientifica si analizzano i tre mozziconi di sigaretta trovati nella stanza di Laura Mezzetti, i quattro coltelli ‘esposti’ come per voler dare un inquietante segnale, la busta di plastica con il logo della polizia di stato ma anche la fioriera di plastica con la quale è stato rotto il vetro della finestra sul retro del villino. Tutto per trovare un’impronta o una traccia genetica che possa dare un nome e un volto agli incursori.

Anche se gli inquirenti tendono ad escludere la pista dei balordi o dei cacciatori di macabri feticci la polizia postale ha avuto incarico di controllare la rete - e in particolare youtube - per verificare se sia stato realizzato un assurdo filmato del sopralluogo illegale. Quasi impossibile stabilire se sia stato portato via qualcosa. Gli agenti della Mobile hanno trovato l’abitazione sottosopra. Anche la valigia di Meredith. Dove erano custoditi abiti e biancheria della vittima, è stata rovistata.

Come pure quella che Amanda aveva sotto il letto: da lì provengono almeno due dei quattro coltelli sparsi nel casolare in bella mostra. Quelli dell’americana erano ancora confezionati e per questo non sono mai stati repertati. Impossibile che si tratti dell’arma del delitto. Intanto la squadra mobile ha acquisito - e li sta visionando - i filmati registrati dalle telecamere a circuito chiuso del parcheggio di Sant’Antonio, davanti al casolare. Gli stessi passati al setaccio dopo il delitto. Quanto al movente nessuno si sbilancia ma agli inquirenti è apparsa l’ennesima 'messinscena'.

Erika Pontini


Meredith: trovato un biglietto in casa delitto

(ANSA) - PERUGIA, 20 FEB - C'e' anche un biglietto trovato in una delle camere della casa dove venne uccisa Meredith Kercher dopo l'incursione scoperta 2 giorni fa. La notizia e' riportata oggi da alcuni giornali sulle pagine locali. Gli investigatori mantengono pero' il massimo riserbo sul ritrovamento. Il biglietto, secondo quanto si e' appreso, non conterrebbe scritte particolari e comunque nessun messaggio riferito alla vicenda. Gli inquirenti ritengono che sia accidentalmente caduto a chi e' entrato in casa.
20 febbraio 2009

mercoledì 28 gennaio 2009

Le 'non impronte' di Amanda :"E' una pulizia rudimentale"

"E’ verosimile" che anche la sera in cui uccise Meredith Rudy Hermann Guede fosse "frastornato dall’ubriachezza". Il suo "era una sorta di habitus". Lo sostiene il gup Paolo Micheli nelle motivazione con le quali ha condannato Rudy a trent’anni di carcere sconfessando anche la tesi difensiva dei coimputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito

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Amanda Knox (ap / Lapresse) e Raffaele Sollecito (Ansa) in aula Perugia, 28 gennaio 2009 - "E’ verosimile" che anche la sera in cui uccise Meredith Rudy Hermann Guede fosse "frastornato dall’ubriachezza". Il suo "era una sorta di habitus". "Parecchie delle persone vicine a lui ricordano che beveva un po' troppo o di averlo visto ubriaco, più o meno spesso". Lo sostiene il gup Paolo Micheli nelle motivazione con le quali ha condannato Rudy a trent’anni di carcere sconfessando anche la tesi difensiva dei coimputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Entrambi infatti sostengono che ad agire fu un uomo solo che entrò in casa passando dalla finestra della stanza della coinquilina italiana trovata rotta. La difesa di Sollecito ha accusato Rudy apertamente.

Ma il gup "esclude l’ingresso di ladri o comunque di soggetti ai quali la vittima non avrebbe spontaneamente aperto la porta". La scena del crimine "fu alterata" e non da Guede. "Venne simulato che qualcuno si era introdotto in casa attraverso la finestra della stanza della Romanelli (verosimilmente per rubare ma non si impossessò neppure di un computer portatile sulla scrivania o di gioielli facilmente accessibili in un cassetto) ed effettuata una più o meno rudimentale attività di pulizia, sufficiente a far sparire da tutta casa, tranne che su un bicchiere nello scolapiatti, le impronte di una ragazza che ci passava giorni e notti".

Il giudice non lo dice. Lascia ovviamente l’onere della prova al dibattimento in corso davanti alla Corte d’assise contro Amanda e Raffaele. Ma dalle relazioni della polizia scientifica emerge che le ‘non impronte’ in casa erano proprio quelle della studentessa americana. "L’attività di depistaggio svoltasi in un secondo momento - secondo il giudice che ricorda la testimonianza di Nara Capezzali, sentì il grido e la contestuale fuga di più persone - non fu orientata a bella e posta per incastrare Guede".

Che lui non c’era però lo dimostrerebbe il fatto che non fece nemmeno sparire le feci dal water. "La decisione di rientrare nell’abitazione fu presa quando chi era scappato si era già separato dagli altri fuggitivi". E "l’interesse fondamentale era comunque orientare le indagini verso soggetti estranei a quella casa". Di Amanda il giudice parla anche per contestare all’imputato il "cambio di rotta". Prima non ne fa parola, poi l’accusa. "Un silenzio ancor più inspiegabile - stigmatizza il gup - ove si pensi che egli aveva avuto la fortuna di vedere e riconoscere una ragazza di cui non soltanto sapeva nome e cognome ma che già già sapeva già essere stata altrimenti accusata di quel delitto, ed era già in carcere per quel motivo".

Di Sollecito invece Micheli non parla mai esplicitamente. Anzi la prova regina che lo incastra - il gancetto del reggiseno con il suo dna - secondo il gup sarebbe stato tolto in un secondo momento rispetto all’omicidio.
Nella sentenza il giudice analizza tutti gli indizi emersi contro l’imputato e ne scarta alcuni ritenendoli non rilevanti. Come il lituano che racconta che Rudy prediligeva le "ragazze bianche", la testimonianza che vuole il cestista introdursi per rubare con in mano un coltello nell’appartamenti di una coppia e l’episodio del furto in un asilo di Milano. Ma ad inchiodare il giovane restano tutte gli altri elementi emersi nel corso delle indagini svolte dalla polizia.

Tra queste ci sono due testimonianze tenute in considerazione da Micheli. Ultimo e non meno importante elemento che sconfessa aliunde le tesi dell’imputato si ricava dalla deposizione della signora Capezzali: "la donna sentì dunque i passi di qualcuno sulla ghiaia una volta sola e tutti insieme, smentendo il Guede che sostiene di essersene andato via dopo un tempo apprezzabile dall’uscita di scena del giovane armato di coltello, tempo che egli aveva trascorso facendo avanti e inditro dal bagno con gli asciugamani". E quella di Formica che dice di essersi imbattuta in un ragazzo di colore "darsela a gambe sulle scalette adiacenti l parcheggio".
Per il giudice si tratta di due testimonianze che, insieme, sono "idonee a scattare un’importante istantanea su quel accadeva nella zona subito dopo l’omicidio".

Quotidiano nazionale Erika Pontin 28 gennaio 2009

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