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giovedì 2 aprile 2009

Vita segreta dei legionari di Cristo, Padre Maciel


Padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dell'ordine


Sesso, denaro e tesori spariti.
Il Vaticano ha aperto un'ispezione:
sospetti sul fondatore Maciel
G. GALEAZZI, G.A. ORIGHI
Padre Marcial Maciel Degollado, il defunto fondatore dei Legionari di Cristo? Un tombeur des femmes che spremeva le sue amanti, latino-americane, spagnole e anche italiane. E forse con altri figli oltre alla madrilena di 30 anni che, come sostiene «El Mundo», starebbe ricattando per l’eredità l’Ordine insieme alla madre, una donna sposata e ricchissima. Non solo: persino la figlia di una sua ex fiamma, la messicana Flora Garza, ha confessato al settimanale «Proceso»: «Maciel, dopo aver ricevuto 50 milioni di dollari e un rapporto durato 20 anni, abbandonò mia madre». Agli ospiti danno ancora da baciare la sua immaginetta, ma ora nella preghiera che i conservatori Legionari di Cristo recitano ogni sera la devozione al fondatore è attenuata. La Santa Sede ha disposto un’ispezione sull’ordine religioso in più forte crescita nel mondo per accertare gli scandali su «relazioni con donne» divampati dopo la conferma che padre Maciel Degollado, morto lo scorso anno a 87 anni e accusato di pedofilia, aveva un’amante fissa e una figlia. Come richiesto anche dal cardinale George Pell, gli ispettori (vescovi ed ecclesiastici indicati dal Papa) dovranno far chiarezza sui Legionari e sul ramo laico «Regnum Christi» per presentare poi un rapporto al segretario di Stato, Tarcisio Bertone.

A rivelare le sacrileghe love story del Rasputin azteco, nel libro «El Ilusionista», è il suo nipote (ed ex legionario) Alejandro Spinosa. La lista delle amanti è lunga e composta da signore che nuotavano tutte nell’oro. Talita Retes, la prima «dama benefactora» negli Anni 40. Poi Pachita Gandarillas, Edmé de Galas, Guillermina Dikins, la paperona Josefita Pérez, figlia di una stirpe di petrolieri che gli donò persino una villa a Cannes, Consuelo Fernández, sposa di un diplomatico di Madrid. Infine la ancor misteriosa amante spagnola. «El Mundo» sostiene che la figlia ha frequentato l’università Francisco de Vitoria (Madrid), dell’Ordine. «Io sono stato testimone di alcune delle sue conquiste, di cui si vantava», assicura Spinosa. I Legionari sono un movimento tradizionalista, retto da un ordine ferreo al suo interno, con sedi in 40 paesi del mondo, 650 sacerdoti e 2.500 seminaristi. A Roma gestiscono l’ateneo pontificio «Regina Apostolorum» e il collegio «Maria Mater Ecclesiae». Un ordine religioso che dal Messico è sbarcato in Spagna e in Irlanda prima di arrivare in Italia e che, alla generalizzata crisi delle vocazioni, oppone una clamorosa crescita nel numero di sacerdoti e chierici che si preparano nei suoi 25 seminari e noviziati sparsi nei cinque continenti.

Nei loro ranghi figurano personaggi quali l’imprenditrice spagnola Alicia Koplowitz, una delle donne più facoltose del mondo. Nelle università occidentali come nelle comunità parrocchiali delle zone rurali e indigene dell’America Latina, i Legionari predicano un’etica dell’economia ispirata più al liberismo cattolico statunitense che al terzomondismo dei teologi progressisti. Entrare nella Congregazione richiede 14 anni di studio e apostolato, tanto che la rivista americana «Time» ha equiparato i Legionari ai Gesuiti per la disciplina e la complessità del percorso formativo. Dall’antologia di scritti del loro discusso fondatore emerge la convinzione che i laici siano investiti di una missione assimilabile a quella sacerdotale. Il loro grande «sponsor» Karol Wojtyla li ha esortati a testimoniare nella società la loro solidarietà, ben sapendo che, a partire da un territorio missionario grande quanto la Svizzera assegnato da Paolo VI nella penisola messicano dello Yucatán, i Legionari sono riusciti a fondare centinaia di istituti superiori e università in tutto il mondo. Ogni dieci anni raddoppiano le vocazioni e migliaia tra i 70 mila membri del «Regnum Christi» lavorano a tempo pieno come assistenti spirituali al servizio delle parrocchie. Come già accaduto per Opus Dei e Comunione e Liberazione, la crescita tumultuosa dei Legionari è stata accompagnata da diffidenze e ostilità, come quella del capo del Sant’Uffizio, Ottaviani, bilanciata però dal favore di vescovi sudamericani e potenti cardinali. Pio XII li ricevette, col loro fondatore Marcial Marciel, con le parole: «Siate come un esercito schierato».

LA STAMPA 2 APRILE 2009

sabato 24 gennaio 2009

Aborto, Vaticano attacca Barack Obama: scelta peggiore

CITTA' DEL VATICANO - "Tra le tante cose buone che poteva fare, Barack Obama ha scelto invece la peggiore" quella di non fermare "la strage di innocenti" nel mondo: così il presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita, mons. Elio Sgreccia, ha commentato con l'ANSA, la decisione del nuovo inquilino della Casa Bianca di concedere nuovamente i finanziamenti alle Ong e alle cliniche che contemplano anche l'aborto come mezzo di pianificazione familiare.

"Si tratta di un duro colpo non solo per noi cattolici ma per le persone che in tutto il mondo si battono contro la strage degli innocenti che si compie con l'aborto", ha detto mons. Sgreccia. "Il diritto alla vita è il primo da tutelare e difendere", ha aggiunto. "E del resto, da una statistica condotta di recente dai vescovi americani, mi pare che l'80% dei cittadini degli States fossero contrari all'aborto. Con tutto il rispetto verso la politica di Obama , questo è qualcosa che come chiesa dobbiamo dire".

ABORTO, OBAMA: ORA BASTA POLITICIZZARE IL TEMA
"E' tempo che noi smettiamo di politicizzare il tema": in questi termini il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è intervenuto in serata con una dichiarazione scritta, per spiegare le ragioni della sua posizione in tema di aborto.

Secondo Obama, "i vincoli posti dalla 'Mexico City Policy' (la legge voluta da Reagan che vietava i finanziamenti a organizzazioni non governative impegnate nell'ambito di iniziative di pianIficazione familiare, ndr) sono ingiustificatamente ampi nella legislazione vigente, e negli ultimi otto anni hanno minato gli sforzi di promuovere una pianificazione famigliare sicura ed efficace nel Paesi in via di sviluppo. Per queste ragioni, riteniamo corretto superare questa politica e rilanciare i tentativi di proteggere e rafforzare in modo consapevole le donne e promuovere un sviluppo economico globale". "Per troppo tempo l'assistenza internazionale della pianificazione familiare è stata usata come un tema politico - ha proseguito il presidente americano - in un dibattito senza sbocco che è servito solo a dividerci. Non ho intenzione a continuare in questo dibattito stantio e infruttuoso". "E' tempo - ha affermato Obama - che la finiamo con la politicizzazione del tema. Nelle prossime settimane la mia amministrazione comincerà una franca conversazione sulla pianificazione familiare, lavorando per trovare aree di un terreno comune in cui fare incontrare al meglio i bisogni delle donne e delle famiglie in America e nel mondo".

Nella sua dichiarazione, diffusa dall'ufficio stampa della Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti prosegue poi in questi termini: "Ho dato indicazioni al mio staff di raccogliere e mettere insieme tutti gli aspetti del tema per raggiungere l'obiettivo di ridurre le gravidanze indesiderate. Lavoreremo anche per promuovere la maternità sicura, per ridurre i tassi di mortalità materna e infantile e per aumentare le opportunità educative ed economiche per donne e ragazze". "Inoltre - ha proseguito - mi auguro di lavorare con il Congresso per ripristinare il supporto finanziario americano al fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA). In questo modo - ha concluso - gli Stati Uniti si uniranno alle 180 altre Nazioni donatrici, lavorando in modo collaborativo per ridurre la povertà, promuovere la salute di donne e bambini, prevenire hiv/aids e provvedere alla assistenza della pianificazione familiare delle donne in 154 Paesi".
(di Marco Bardazzi)
Con un previsto colpo di spugna su una legge di George W.Bush e l'affermazione dell'impegno a "proteggere il diritto di scelta della donna", il presidente Barack Obama ha riaperto il dibattito sull'aborto negli Usa e potrebbe riaprire anche quello sulla ricerca sull'embrione. Ma per ora si tratta di un approccio soft, che lascia la porta aperta al dialogo, a conferma dell'esigenza di Obama di non scatenare battaglie culturali nel paese, in un momento in cui ha bisogno di unità bipartisan per le emergenze economiche. Ma i vescovi cattolici hanno espresso "grande disappunto" per la mossa di Obama.

"Un'amministrazione che vuole ridurre gli aborti non dovrebbe deviare fondi federali verso gruppi che promuovono l'aborto", ha affermato il cardinale di Filadelfia Joseph Rigali, responsabile della commissione per la vita nella Conferenza dei vescovi. La Chiesa teme inoltre che siano in arrivo scelte che rimettano in discussione leggi federali e statali che nel corso degli anni hanno limitato gli effetti della sentenza 'Roe contro Wade', che legalizzò l'aborto 36 anni fa. "Siamo preoccupati - ha detto alla Radio Vaticana il vescovo di Orlando, Thomas Gerard Wenski - per il fatto che gli ideologi pro-aborto possano prevalere in Congresso e presentare a Obama una proposta di legge abortista più radicale". Obama ha firmato un ordine esecutivo con cui rimuove un divieto nell'uso di fondi federali per la promozione dell' interruzione di gravidanza all'estero, che è al centro di un palleggiamento politico da 25 anni. Nel 1984 l'allora presidente repubblicano Ronald Reagan stabilì quella che è stata battezzata la 'dottrina di Citta' del Messicò, dal luogo dove si teneva un vertice dell'Onu sulla popolazione. In pratica, Reagan vietò l'uso di soldi pubblici per organizzazioni non governative, attivisti e cliniche che, nell'ambito di iniziative di pianificazione familiare nei paesi in via di sviluppo, praticavano aborti o li proponevano nei loro consultori. Bill Clinton, al suo arrivo alla Casa Bianca nel 1993, fece della rimozione della 'Mexico City Policy' l'obiettivo del suo primo ordine esecutivo da presidente e scelse di firmarlo il 22 gennaio, nell'anniversario della sentenza 'Roe contro Wade' che nel 1973 ha reso legale l' aborto negli Usa. Bush, non appena diventato presidente nel 2001, annullò la decisione di Clinton sempre nella data simbolica del 22 gennaio, quando a Washington da anni decine di migliaia di persone invadono il Mall per la cosiddetta 'Marcia per la vita', contro l'aborto. Obama aveva fatto sapere da tempo che avrebbe riportato la situazione all'epoca di Clinton, annullando l'ordine di Bush, ma ha scelto - con un altro simbolismo - di non farlo il 22 gennaio.

Un gesto che è stato letto come un segno di volontà di non andare allo scontro con gli antiabortisti, che hanno invaso giovedì la stessa spianata dove, 48 ore prima, circa 2 milioni di persone avevano salutato il giuramento di Obama. Un ulteriore segnale della cautela del presidente su questo terreno, è stata la scelta di firmare l'ordine senza enfasi, lontano dalle telecamere e tenendo un profilo assai più basso di quello scelto per annunciare per esempio l'ordine per la chiusura di Guantanamo e delle prigioni segrete della Cia. I giornalisti in un primo momento dovevano partecipare alla firma, ma la Casa Bianca ha poi cambiato idea. Obama ha diffuso, nell'anniversario di 'Roe contro Wade', una dichiarazione nella quale ha ribadito il proprio impegno per "il diritto di scelta della donna" e sottolineato la convinzione che la sentenza del 1973 "non solo protegge la salute e i diritti riproduttivi delle donne, ma rappresenta un principio più ampio: che il governo non deve interferire nelle questioni familiari più private". Ma le battaglie sul fronte etico sembrano solo rimandate negli Usa.

La Chiesa è pronta a scendere in campo contro Obama se sul suo tavolo arriverà per la firma una legge, il Freedom of Choice Act (Foca), che il Congresso sta sviluppando e che dovrebbe prevedere una rimozione di tutti i limiti all'aborto decisi a livello federale e statale negli ultimi decenni. E un altro possibile scontro potrebbe maturare sul terreno della ricerca sulle cellule staminali embrionali. Obama ha promesso di rimuovere i limiti al finanziamento federale alla ricerca sull'embrione stabiliti da Bush nel 2001. La Fda, l'agenzia federale che vigila sulla ricerca scientifica, ha mandato oggi un segnale di inversione di rotta in questo senso, autorizzando per la prima volta una società privata a svolgere test con staminali embrionali su pazienti umani.

(marco.bardazzi@ansa.it)

venerdì 28 dicembre 2007



PAPA, NESSUNA DISPOSIZIONE SU ESORCISTI
CITTA' DEL VATICANO - Né alla Congregazione per la Dottrina della fede né a quella per il Culto divino "risultano documenti di Benedetto XVI per sollecitare ai vescovi l'istituzione in ogni diocesi di un numero stabile di esorcisti". Lo ha affermato padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, dopo essere stato interpellato dai giornalisti sull'argomento.Il portavoce vaticano smentisce così nella sostanza quanto riferito ieri dal sito cattolico 'Petrus', secondo cui papa Ratzinger starebbe lavorando a una "istruttoria" per obbligare i vescovi, non solo italiani ma di tutto il mondo, a istituire in ogni diocesi un numero stabile di esorcisti per controbattere la presenza di Satana. La testata on-line riferiva anche che tale istruttoria pontificia dovrebbe essere pubblicata nei primi mesi del 2008 e dovrebbe consentire agli 'ammalati nello spirito', ovvero ai posseduti dal maligno, di fare affidamento su uno o più preti "specializzati" della propria Diocesi. Padre Federico Lombardi ha spiegato però oggi che né all'ex Sant'Uffizio né alla Congregazione del Culto divino, cioé i due dicasteri competenti sull'argomento, risulta che sia in cantiere alcuna disposizione di Benedetto XVI in materia di preti esorcisti.

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