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giovedì 17 giugno 2010

COGNE BIS:ANNAMARIA FRANZONI IN AULA DOPO TRE ANNI PARLA PER 7 ORE


Cogne bis/ Franzoni: Per mio marito ho ricominciato una vita

Cogne bis/ Franzoni: Per mio marito ho ricominciato una vita

Il ritorno in aula dopo tre anni, 7 ore tra lacrime e sorrisi

Torino, 16 giu.2010 (Apcom) -
"Signor giudice, io sarei voluta venire a tutte le udienze. Ma non me la sento. Per quello che è successo, che succede tuttora fuori. Negli anni ne ho subito le conseguenze pesantemente". Così Annamaria Franzoni, dopo oltre sette ore di deposizione, risponde al giudice Roberto Arata che le chiede se sarà presente alla prossima udienza del 31 luglio. Non tornerà più in aula Annamaria, lascia intendere, parlando con la calma che ha mantenuto per tutta l'udienza, nonostante le lacrime versate a tratti e il tono di voce sommesso, come un lamento. Jeans e polo a mezze maniche, frangetta e capelli lunghi, il viso un po' scavato secondo chi la conosce bene, si è presentata oggi in tribunale dopo tre anni, al Cogne bis, dove risponde di calunnia nei confronti del suo ex vicino di casa Ulisse Guichardaz, che denunciò nel luglio 2004 come responsabile dell'omicidio del piccolo Samuele. Uno scambio di sguardi col marito, alla sua prima uscita in pubblico la Franzoni è apparsa sorridente. Una deposizione iniziata da quando tutto ebbe origine, la conoscenza con Stefano Lorenzi. Da lui è partita e a lui è tornata dopo sette ore di parole. "Ci siamo conosciuti a Cogne per caso e conoscerci ci ha dato il senso della vita vero e proprio" è stato l'incipit. Numerosi gli intervalli per spiegare quanto tenesse "alla vita casalinga, quella quotidianità che ho sempre adorato, che è il mio modo di essere, mi rende felice". A quella villetta a Cogne, costruita dalla famiglia, "l'ho imbiancata io" ha precisato, "la arredavo io e gestivo io", spiegando come la vicina Daniela Ferrod, un'altra dei possibili colpevoli secondo lei fino a qualche tempo fa, la invidiasse per questo. Lei e le 18 mamme "che ogni mercoledì a turno" preparavano la merenda per tutti i bambini. Il giorno prima dell'omicidio di Samuele "le pizze e i dolci per la festa del giorno dopo li ho preparati io, non mi piaceva andarle a comprarli ma farli da me". E poi le lacrime nel ripercorrere, con minuzia di particolari ed estrema precisione, "il fatto", la mattina del 30 gennaio 2002, il giorno dell'omicidio di Samuele. Gli ospiti che vennero la sera prima, lei che non si sentiva bene, quel malore "di stomaco" che è tornato all'alba del giorno dopo, e che "sembra che ti blocchi tutto quanto, il blocco allo stomaco". La guardia medica che accorre e dice che non ha niente, lei che chiede al marito di restare. Ma lui va. E poi la frenesia di essere in ritardo per il figlio Davide, che si intratteneva a letto e poteva perdere lo scuolabus, le corse per farlo vestire, la colazione. Samuele che dormiva, e che piange appena escono di casa. "Sono andata da lui - ha detto scoppiando a piangere - stai tranquillo che tua mamma è qua gli ho detto, che Davide è già andato a scuola, ma Davide era sulle scale, allora lo guardo, mi arrabbio e mi dico, accidenti oggi non me ne va bene una". Il resto è cronaca nota. "Io mi sentivo in colpa, ho pensato che aveva pianto talmente tanto che gli era scoppiata la testa" ha ripetuto anche oggi, rimarcando quanto "mi sentissi sola", in quel momento, con il bimbo ammazzato sul lettone. Dal racconto della tragedia si è passati all'argomento di questo processo: la calunnia per cui la Franzoni è accusata nei confronti di Ulisse Guichardaz, il suo ex vicino di casa, scagionato perché che ha dimostrato di avere un alibi di ferro, denunciato dai Lorenzi nel luglio 2004, dopo la condanna di primo grado. "Non ho mai letto la denuncia, mi fidavo di Taromina", spiega la donna, "gli avvocati erano loro, mi avevano detto che la denuncia serviva ad approfondire le indagini". E poi la "rabbia" espressa da lei ma con pacatezza verso l'ex avvocato, quando le hanno riletto cosa aveva spiegato, interrogato anni fa dai magistrati, sui Lorenzi. " "Erano loro -aveva detto Taormina, che non si è mai presentato al processo - ad aver fatto pressioni perchè io scrivessi questa denuncia e se la sono letta e riletta". E ancora, la stessa rabbia che lei ha spiegato per il lavoro degli inquirenti, perché "io continuavo e continuo a dire che sono innocente, non sono stata io". Fino a citare Berlusconi, che, secondo lei, ma il suo avvocato ha spiegato dopo che si trattava del "governo" e non del premier, sollecitò con un fax l'avvocato Taormina a fare il nome del vero assassino. Ma è con parole rivolte alla sua famiglia e al marito, che ha baciato alla fine dell'udienza tre volte, tra gli sguardi di poliziotti, avvocati e giornalisti, che si è chiusa la deposizione. "Una delle cose che mi ha fatto più soffrire - ha detto alla fine - è la freddezza dopo l'omicidio da parte sua e dei suoceri. Sentivo mio padre che continuamente diceva, c'è qualcosa che non va. C'erano equilibri che si stavano rompendo tra me e Stefano, era un'incomprensione di dolore, di vissuto che mi spinse a tornare a vivere dai miei genitori. Poi, è stato per lui che ho ricominciato una vita un posto diverso".

sabato 27 febbraio 2010

Cogne bis: la Satragni in lacrime ricordando Samuele

Cogne, in tribunale il medico piange ricordando Samuele

Ieri in aula, una nuova udienza sul caso Cogne. A essere presente, questa volta, il medico Ada Satragni, la prima che il 30 gennaio 2002 prestò soccorso al piccolo Samuele.

Ancora una volta si sono ricordati i tristi momenti di quel drammatico episodio. Il medico, tra le lacrime, ha raccontato dicendo: “Quella mattina Annamaria Franzoni non capiva cosa fosse successo, si trovava di fronte a un evento assolutamente inspiegabile che aveva riferito a una patologia e anch'io non avevo preso in considerazione l'ipotesi dell'omicidio. Mi chiedeva cosa stava succedendo a Samuele, cosa avesse il bambino, perchè fosse cosi' pallido. Io le chiesi se era caduto o se aveva preso un colpo, ma lei mi disse che non era accaduto niente di simile”, confessa il medico tra le lacrime.


E ancora, la Satragni ha riportato alla memoria il momento più difficile:dover dire alla mamma che il suo piccolo era morto. L’ha abbracciata forte e dicendole la drammatica notizia, la Franzoni ha avuto un mancamento. Poi si è messa ad urlare a Stefano che il suo fratellino era deceduto. Un drammatico momento non c’è che dire: una famiglia che in un secondo è precipitata dalla gioia nel buio più torrido.


Un buio che ancora oggi non vuole andare via. Da quel momento per AnnaMaria Franzoni è iniziato un difficile percorso: dopo la morte del piccolo, è stata accusata di omicidio e al momento sta scontando la pena di 16 anni nel carcere di Bologna.


Tuttavia, ancora non è ben chiaro con cosa e come si sia svolto il tutto. E come se non bastasse, anche in quest’ultima udienza non sono emersi altri dettagli sorprendenti . A tal proposito è stata aggiornata al 3 marzo


Elisabetta Paladini

giovedì 21 gennaio 2010

Prima udienza Cogne bis



di G.R.
Niente folla, né numerini artigianali. Non c'è il pubblico dei curiosi a contendersi un posto nella tribunetta quando in una delle maxiaule del palazzo di giustizia di Torino comincia la coda del processo per l'assassinio di Samuele Lorenzi. Questa volta non ci sono le telecamere e giornalisti da tutta Italia. Si svolge tutto nel classico rito "sabaudo" il processo che vede sul banco degli imputati Annamaria Franzoni ed Eric Durst, uno dei tecnici svizzeri che, nel 2004, prese parte al sopralluogo all'interno della casa, in frazione Montroz, dove viveva la famiglia Lorenzi e dove fu ucciso Samuele.

Però questa è un'altra storia: Annamaria Franzoni è accusata di calunnia, mentre il tecnico svizzero deve rispondere dell'accusa frode processuale. Annamaria Franzoni aveva indicato come possibile responsabile dell'omicidio un vicino di casa, Ulisse Guichardaz, poi risultato assolutamente estraneo alla vicenda, mentre Durst è accusato di aver lasciato un'impronta digitale sullo stipite della porta di una delle stanze di casa Lorenzi. Secondo il tecnico si trattò di un fatti accidentale, non di un tentativo di inquinamento delle prove e della scena del crimine.

Certo che è difficile allontanare la suggestione del processo per l'assassinio di Samuele, ma questa è un'altra storia e il pm del processo, Giuseppe Ferrando che, con la collega Anna Maria Loreto, rappresenta la pubblica accusa, ci tiene a chiarirlo fin da subito: «Questo processo non è l'occasione per ripercorrere le indagini sull'omicidio di Samuele Lorenzi». Su quello c'è una sentenza definitiva. Lo ricorda Ferrando che sottolinea: «non è neanche l'occasione per una revisione mascherata del processo che l'ha prodotta».

Ad ascoltarlo non c'è Annamaria Franzoni, che potrebbe essere presente ed essere sentita in una delle prossime udienze. Non c'è nemmeno l'avvocato Carlo Taormina, che a suo tempo aveva lasciato il processo per essere sostituito dalla collega Paola Savio. Semmai tornerà in aula, Taormina lo farà come testimone, insieme agli altri 56 testi chiesti della difesa e 27 chiesti dall'accusa, di cui 11 in comune fra le parti.

Al timone, a difendere Annamaria Franzoni c'è ancora Paola Savio, affiancata dal collega Lorenzo Imperato. È lui a rispondere subito alle parole di Ferrando: «Sappiamo bene che questa non è la sede per introdurre surrettiziamente elementi di prova, ma verificare quali avvenimenti hanno portato alla presentazione della denuncia del 2004». Una frase che spiega quella che sarà la linea della difesa: ossia «entrare nella mente» di Annamaria Franzoni e capire che cosa è successo. «Nella perizia psichiatrica del processo d'appello – spiega Paola Savio – si parla di amnesia, di rimozione e anche di separazione fra la coscienza dell'Io e il fatto rimosso. È per questo che vogliamo introdurre i discorsi su quello che è successo nella mente della signora».

Ecco quello che potrebbe essere la chiave di volta del processo: perché Annamaria Franzoni ha accusato un'altra persona? Ed ecco un'altra frase rivelatrice: «è necessario distinguere – ha detto ancora Paola Savio ai giudici – fra chi firma un atto processuale preparato da altri e chi invece partecipa personalmente alla stesura del documento». Di questo e altro si parlerà dalla prossima udienza fissata per il 1 febbraio.
20 gennaio 2010

VIAGGI

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